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Cinque anni fa misi piede nel #Fediverso

Fediverso
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  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow
    Compagnia urlante è azzeccatissimo 😄

  • @snow
    Compagnia urlante è azzeccatissimo 😄

    @gisgeek 😅

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow io mi sono accorto di come cambia il mio umore qui dentro. Su fb ero sempre inca**ato, avevo voglia di litigare, spinto da un'urgenza. Qui sento il tempo dell'elaborazione, del gusto, della riflessione. E sì, meglio una piccola taverna ben frequentata. Sono anche su Substack, che però mi sembra stia prendendo in fretta i connotati dei grandi social

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow... e menomale!

  • @snow io mi sono accorto di come cambia il mio umore qui dentro. Su fb ero sempre inca**ato, avevo voglia di litigare, spinto da un'urgenza. Qui sento il tempo dell'elaborazione, del gusto, della riflessione. E sì, meglio una piccola taverna ben frequentata. Sono anche su Substack, che però mi sembra stia prendendo in fretta i connotati dei grandi social

    @ronniebonomelli

    Verissimo.

    È l’effetto collaterale più sottovalutato del Fediverso, entri per cambiare social e finisci per salvare anche un po’ il sistema nervoso.

    Sui social classici sei sempre lì, con la sensazione di dover reagire subito, rispondere subito, indignarti subito, come se ogni post fosse una sirena d’allarme e ogni commento un invito al duello nel fango.

    Qui invece no.

    Qui, miracolosamente, si può ancora leggere, pensare, digerire, perfino cambiare idea senza che parta la fanfara dell’algoritmo o la sassaiola dei professionisti della rissa permanente.

    È più una taverna che un’arena.
    Meno circo, meno adrenalina tossica, più esseri umani.

    E secondo me è proprio questo il punto, non è solo una differenza tecnica di piattaforma, è una differenza di clima mentale.
    Nel Fediverso, almeno finché resta così, sembra di stare in un posto dove non tutto è progettato per tenerti arrabbiato, agitato e incollato allo schermo come un criceto in modalità berserk.

    Su Substack capisco cosa intendi.
    Ha ancora una patina da salotto buono, ma si intravede già quel profumino da social in giacca e cravatta che, se lasciato crescere troppo, rischia di portarsi dietro gli stessi vecchi vizi, solo confezionati meglio.

    Per questo continuo a pensare che una piccola taverna ben frequentata valga molto più di una metropoli digitale piena di clacson, megafoni e gente che urla per mestiere.🙏

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow Sono d'accordo con te. E sottolineo due cose: la prima, che i sistemi non diventino mai più importanti delle persone; la seconda, che la diversità venga accettata nei fatti e non solo a parole. Buona serata. Namastè 🙏🏼

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow l'immagine della piccola taverna felice , contrapposta al gigantesco centro commerciale é bella e molto azzeccata 👍

    Lunga vita al Fediverso (e alle taverne accoglienti dove ognuno é benvenuto 🍻🍻)

  • @snow l'immagine della piccola taverna felice , contrapposta al gigantesco centro commerciale é bella e molto azzeccata 👍

    Lunga vita al Fediverso (e alle taverne accoglienti dove ognuno é benvenuto 🍻🍻)

    @andre123 🙏

  • @snow @andre123

    Tavernicoli
    🍺🍺🍺🍺

  • @snow @andre123

    Tavernicoli
    🍺🍺🍺🍺

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow io nei centri commerciali non metto piede, la locanda ha molto più fascino.

  • @ronniebonomelli

    Verissimo.

    È l’effetto collaterale più sottovalutato del Fediverso, entri per cambiare social e finisci per salvare anche un po’ il sistema nervoso.

    Sui social classici sei sempre lì, con la sensazione di dover reagire subito, rispondere subito, indignarti subito, come se ogni post fosse una sirena d’allarme e ogni commento un invito al duello nel fango.

    Qui invece no.

    Qui, miracolosamente, si può ancora leggere, pensare, digerire, perfino cambiare idea senza che parta la fanfara dell’algoritmo o la sassaiola dei professionisti della rissa permanente.

    È più una taverna che un’arena.
    Meno circo, meno adrenalina tossica, più esseri umani.

    E secondo me è proprio questo il punto, non è solo una differenza tecnica di piattaforma, è una differenza di clima mentale.
    Nel Fediverso, almeno finché resta così, sembra di stare in un posto dove non tutto è progettato per tenerti arrabbiato, agitato e incollato allo schermo come un criceto in modalità berserk.

    Su Substack capisco cosa intendi.
    Ha ancora una patina da salotto buono, ma si intravede già quel profumino da social in giacca e cravatta che, se lasciato crescere troppo, rischia di portarsi dietro gli stessi vecchi vizi, solo confezionati meglio.

    Per questo continuo a pensare che una piccola taverna ben frequentata valga molto più di una metropoli digitale piena di clacson, megafoni e gente che urla per mestiere.🙏

    @snow un'altro aspetto interessante è che qui ho solo 4 contatti che conosco nella vita reale (e due li ho portati io), per il resto conosco molte persone che non sono necessariamente "like minded" ma con le quali ho interazioni fruttuose. Su fb avevo millemila "amici" della maggior parte dei quali non sapevo nulla, alcuni fasci recalcitranti, alcuni "compagni" col cervello "berserk hamster mode". È la lentezza che mi affascina e tranquillizza. E anche la possibilità di scambiare due chiacchiere

  • @snow un'altro aspetto interessante è che qui ho solo 4 contatti che conosco nella vita reale (e due li ho portati io), per il resto conosco molte persone che non sono necessariamente "like minded" ma con le quali ho interazioni fruttuose. Su fb avevo millemila "amici" della maggior parte dei quali non sapevo nulla, alcuni fasci recalcitranti, alcuni "compagni" col cervello "berserk hamster mode". È la lentezza che mi affascina e tranquillizza. E anche la possibilità di scambiare due chiacchiere

    @snow... con te, ad esempio, e dirti: "oi snow, secondo me conosci l'ambiente in cui ci muoviamo, mi consigli un traduttore online gratuito che non sia google o big tech? Mi serve per il mio lavoro coi migranti, specialmente benfalesi e pakistani (non tutti parlano inglese)

  • @snow... con te, ad esempio, e dirti: "oi snow, secondo me conosci l'ambiente in cui ci muoviamo, mi consigli un traduttore online gratuito che non sia google o big tech? Mi serve per il mio lavoro coi migranti, specialmente benfalesi e pakistani (non tutti parlano inglese)

  • @snow grazie! ☺️

  • Cinque anni fa misi piede nel

    All’inizio ci fu il grande movimento, la curiosità, l’ondata, il fuggi fuggi dai soliti recinti, anche grazie alle imprese leggendarie del buon Elon Musk su Twitter, che più che un manager, a tratti sembrava un acceleratore di diaspora sociale. E così in tanti arrivarono qui, nel nostro strano, libero, imperfetto, meraviglioso angolo di rete.

    Oggi, dopo 5 anni, la situazione è più calma.
    Molto più calma.

    E sapete che vi dico?
    Va benissimo così.

    Il Fediverso, probabilmente, non potrà mai competere davvero con i colossi classici, Facebook, X, TikTok e compagnia urlante. Lì ci sono i grandi numeri, i soldi, gli algoritmi che decidono cosa devi vedere, le pubblicità infilate ovunque, le piattaforme che ti studiano pure mentre respiri.

    Qui invece no.

    Qui, tra mille limiti, si è creata una cosa che altrove ormai è quasi archeologia digitale... una famiglia.
    Una rete di persone vere.
    Un posto dove non devi combattere contro un algoritmo isterico per vedere i post di chi segui.
    Un posto dove non sei merce.
    Un posto dove, tutto sommato, si respira ancora.

    E forse è proprio questo il punto.

    Magari il Fediverso non crescerà mai a dismisura.
    Magari resterà sempre più piccolo, più di nicchia, più difficile da capire per chi vuole tutto pronto, luccicante e servito in automatico.

    Ma forse è proprio questa la sua salvezza.

    Perché diciamocelo chiaramente... quando le cose diventano troppo grandi, troppo comode, troppo centralizzate, troppo appetitose per chi vuole controllare, monetizzare e addomesticare tutto, il rischio è sempre lo stesso, ritrovarsi lentamente nello stesso identico pantano da cui eravamo scappati.

    Quindi no, non mi lamento affatto se il Fediverso non diventa il nuovo impero galattico dei social.

    Preferisco mille volte una locanda libera piena di gente interessante, piuttosto che un centro commerciale infinito pieno di rumore, sponsor e pupazzi che ballano per attirare clic.

    @snow concordo anche nelle virgole🙏

  • emanuelecariati@varese.socialundefined emanuelecariati@varese.social shared this topic

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