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  • Luci e ombre della scuola italiana secondo le rilevazioni INVALSI 2026

    invalsi2026
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    comitatoaugusto@poliverso.org
    Luci e ombre della scuola italiana secondo le rilevazioni INVALSI 2026Il rapporto INVALSI 2026 offre una fotografia complessa e a due velocità del nostro sistema scolastico, fornendo un quadro aggiornato sullo stato di salute degli apprendimenti dalle elementari alle superiori.Tra le notizie più confortanti spicca la storica riduzione della dispersione scolastica, sia nell'abbandono precoce sia in quella forma invisibile di studenti che arrivano al diploma senza competenze adeguate, unita a un incoraggiante segnale di ripresa del Mezzogiorno che accorcia le distanze con il Nord.L'altro lato della medaglia mostra come la scuola primaria continui a portare i segni della cappa pandemica, registrando forti fragilità nelle competenze logico-matematiche di base e nella comprensione della lettura tra i più piccoli.E il Liceo Classico come se la passa?Mettendo a confronto i diversi percorsi delle superiori, il Liceo Classico si conferma un'eccellenza assoluta nella padronanza dell'italiano e delle lingue straniere, ma soffre un ritardo strutturale in matematica rispetto allo Scientifico e ai migliori Tecnici, pur posizionandosi nettamente al di sopra degli "altri licei" come Scienze Umane o Artistico; resta purtroppo profondo e inalterato il baratro con gli Istituti Professionali, dove le carenze nelle materie base riflettono un marcato divario sociale prima ancora che educativo.In generale, i dati #INVALSI2026 dimostrano che se da un lato gli investimenti mirati stanno finalmente funzionando per arginare l'abbandono e risollevare le aree più fragili del Paese, dall'altro la scuola italiana fa ancora fatica a essere un vero ascensore sociale, continuando a premiare chi parte da contesti avvantaggiati e lasciando indietro chi avrebbe più bisogno di competenze solide fin dai primi anni di studio.@scuolainvalsi.it/wp-content/uploads/…
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    enzoesco@poliverso.org
    L'Africa scommette sul Software Libero per il futuro della scuola: l'unione fa la forza digitaleDall’Etiopia al Ghana, fino al Kenya, in Africa mi sembra chiaro che la rotta per la digitalizzazione della scuola si faccia anche sotto l'insegna di due principi: open source e sovranità digitale.Anche l'Africa ha compreso che non conviene adottare tecnologie senza promuovere un'istruzione democratica, accessibile e indipendente dalle costose licenze dei colossi privati.@scuolaTre recenti iniziative dimostrano come la cooperazione e le risorse aperte stiano cambiando la didattica:- Piattaforme e AI "Made in Africa": La Commissione dell'Unione Africana ha annunciato le linee guida per l'imminente Expo "Innovating Education in Africa" ad Addis Abeba. L'obiettivo macro è ambizioso: definire standard comuni continentali per l'uso di intelligenza artificiale open source, piattaforme libere e robotica accessibile, spingendo su soluzioni software interamente concepite e costruite in Africa (African-built solutions) per colmare il divario nelle materie STEM.- Risorse educative aperte contro il divario sociale: In Ghana, la Ghana Library Authority e l'organizzazione EIFL hanno unito le forze nel progetto "Digital Learning @ Ghana Public Libraries". Rivolto ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni, il piano contrasta la disinformazione e garantisce il diritto allo studio attraverso percorsi formativi basati interamente su OER (Open Educational Resources), assicurando un accesso democratico alla conoscenza.- Competenze Linux per l'autonomia tecnologica: In Kenya, la digitalizzazione passa dalle competenze di base del sistema operativo del pinguino. Il Linux Professional Institute (LPI), in collaborazione con LANet Consulting Group, ha esteso i programmi di certificazione open source a scuole e università. Un tassello fondamentale del Presidential Digital Talent Program per formare studenti e docenti capaci di gestire autonomamente le infrastrutture scolastiche, abbattendo i costi statali.Il filo rosso? Che si parli di grandi strategie continentali o di progetti sul campo nelle biblioteche locali, la scuola africana ha iniziato a capire che chi fa da sé fa per tre, che le tecnologie offerte dalle potenze globali sono solo una nuova forma di colonialismo e che la vera inclusione digitale si ottiene solo quando la tecnologia è libera, condivisa e priva di barriere economiche.Il comunicato ufficiale dell'Unione AfricanaIl progetto OER in Ghana su EIFLIl piano di certificazioni Linux in Kenya