Il saggio esplora la complessa dialettica tra Maschile e Femminile nella cultura classica e nella Divina Commedia. Sebbene la storia greca e romana sancisca il primato del "Padre" (dal patriarcato di Zeus allo ius vitae necisque del pater familias), la figura della Madre resta una forza sotterranea e potente: dalla Gaia esiodea alle madri tragiche, fino alla funzione "fabulatrice" di Cornelia. In Dante, questa ambivalenza converge nella figura di Virgilio, che non è solo duca e padre autorevole, ma anche "mamma e nutrice". Egli trasmette il "latte" della poesia e protegge il "Dante-puer" nei momenti di angoscia, finché la sua scomparsa nel Purgatorio segna il traumatico passaggio alla maturità spirituale sotto la guida di Beatrice. Il linguaggio stesso riflette questo dualismo: la locutio naturalis (il volgare materno) si intreccia alla locutio artificialis (il latino paterno), in un’armonia che fonde ispirazione naturale e rigore dottrinale.