I giornalisti dovrebbero usare l'IA per scrivere? Dipende, ma perché nessuno parla del pubblico?Un'altra settimana, un altro acceso dibattito online su come i giornalisti utilizzano – e dovrebbero (non dovrebbero) utilizzare l'intelligenza artificiale. Ecco quindi alcune mie riflessioni.Nel caso in cui vi siate persi la discussione (comprensibile, direi), la causa scatenante è il recente articolo di WIRED su sei giornalisti, tra cui Kevin Roose e Taylor Lorenz, e il loro utilizzo dell'intelligenza artificiale, nonché l'articolo di ieri del Wall Street Journal di Isabella Simonetti che traccia un profilo di una giornalista di Fortune che ha puntato tutto sull'IA, producendo centinaia di articoli negli ultimi sei mesi.Le reazioni sono state, diciamo... polarizzate. Alcuni intravedono uno scorcio di un futuro radioso e splendente, con giornalisti liberati dal lavoro più ingrato per concentrarsi sulla riflessione e sulla cronaca. Altri vedono la fine della tecnica, l'ascesa dell'intelligenza artificiale, il giornalismo completamente soccombente alla tecnologia e così via. Entrambi gli schieramenti presentano argomentazioni valide, ma a mio avviso tralasciano la questione più interessante (Spoiler: le reazioni e l'accettazione da parte del pubblico e la capacità delle notizie di offrire qualcosa di significativo e di valore, che valga la pena di pagare e a cui prestare attenzione).In breve, perché alcune persone sono così contrariate?L'articolo di @FelixSimon https://felixsimon.substack.com/p/should-journalists-use-ai-for-writingSe vuoi leggere altre notizie sul giornalismo, puoi seguire il gruppo @giornalismo con il tuo account social Poliversity è un'istanza pensata per chi è interessato ai temi del #giornalismo, della scuola e della ricerca