Skip to content

Piero Bosio Social Web Site Personale Logo Fediverso

Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

La cupa leggenda di Abashiri, carcere costruito sui gelidi confini del Giappone settentrionale - Il blog di Jacopo Ranieri


Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • @Otttoz @cultura
    Scusa ma penso sia meglio puntualizzare: Fermi non era ebreo, lo era sua moglie, e subito dopo le leggi razziali entrambi lasciarono l'Italia...

    read more

  • John Byam Liston Shaw – Cleopatra –Wikipedia, pubblico dominio

    read more

  • RE: https://flipboard.com/@ilpost/news-6pgniha4z/-/a-kFLnW_J8TbiDr0XjpcAZ3w%3Aa%3A2183656918-%2F0

    È anche a questo che servono le nostre tasse. E io ne sono orgogliosissimo

    @cultura

    read more

  • @carlettonico vorrei aggiungere un livello alla riflessione, forse leggermente fuoritema, ma credo fondamentale per una riflessione sul nostro tempo e sulla funzione dell'arte: la funzione museale potrebbe essere non semplicemente sociale, ma anche terapeutica in senso psicologico. Vorrei proporle a tal proposito alcune riflessioni di Félix Guattari, tratte in particolar modo dal testo Caosmosi (in cui condensa tutto l’apparato teorico Deleuze-Guattariano) perchè mi sono subito risuonate appena ho letto il suo post. Guattari è stato uno psichiatra e un pensatore che ci ha offerto alcune mappe e dispositivi per leggere i problemi della contemporaneità come la crisi delle forme di soggettività “universaliste”, l’omologazione imposta dai media e dal mercato, il consumismo come anestetizzante psichico e la frattura tra ambiente, società e psiche. Guattari parla di “ecosofia”: pensare insieme l’ecologia ambientale, l’ecologia sociale e l’ecologia mentale all’interno di un paradigma etico-estetico. In quest’ottica, le questioni che possono riguardare un museo – chi vi accede, quali narrazioni vengono privilegiate attraverso le opere, quali processi di identificazione si posso attivare e tanti altri aspetti non sono semplicemente scelte curatoriali ma implicano dimensioni affettive, simboliche e politiche che vanno ben oltre la sola gestione delle collezioni. All’interno di questo paradigma, un museo può avere funzioni terapeutiche: sicuramente nel senso di Guattari, dove “terapeutico” è intenso come “rigenerante”, un qualcosa capace di attivare processi che permettono alle persone di ritrovare senso, riorganizzarsi interiormente e inventare nuove modalità di esistenza. Ma che in realtà è molto vicino a una dimensione “societerapica”, in grado di generare nuovi legami sociali, offrire spazi di riconoscimento, aprire possibilità immaginative o promuovere l’elaborazione dell’identità o dei legami. Fino ad arrivare ad una dimensioni più clinica e strutturata in cui si possono immaginare e progettare eventi e percorsi museali che siano effettivi dispositivi terapeutici, con setting più definiti rispetto ad un comune percorso guidato. Per concludere questo lungo commento, userei un’immagine: un museo inteso non solo come contenitore di opere, ma come contenitore culturale, dove usare l’arte come catalizzatore per comunità migranti, soggetti fragili, pazienti psichiatrici o semplicemente per pubblici diversi. Uno scenario impossibile ahimè davanti alla prospettiva di "musei vetrina prigionieri dei brand", ma forse è proprio riscoprendo la funzione/possibilità dei Musei che possiamo invertire il trend.
    read more

  • read more

  • Musei e valore collettivo

    Da sempre ci hanno abituato a vivere i musei come luoghi di sola contemplazione: spazi silenziosi dove le opere vengono osservate a distanza, come reliquie intoccabili. Io credo che questa impostazione rischi di trasformare il patrimonio culturale in un oggetto morto, separato dalla vita reale e soprattutto dalle persone che lo vivono o lo vorrebbero vivere.

    Forse è arrivato il momento di ribaltare questa prospettiva. I beni culturali non sono semplicemente una testimonianza del passato: possono diventare strumenti per leggere il mondo di oggi, per capire come siamo arrivati fin qui e quali possibilità abbiamo davanti. Una delle cose da fare è rimettere al centro la ricerca nei musei, e farla dialogare con altre discipline, dalla sociologia all’ecologia, dall’antropologia alle scienze politiche. Un museo che ricerca, sperimenta e si interroga è un museo vivo, capace di generare senso, non solo di conservazione, ma di generare valore.

    C’è poi un aspetto che spesso passa in secondo piano: il patrimonio culturale in Italia non dovrebbe essere un lusso, né un privilegio per addettə ai lavori. La nostra Costituzione lo dice chiaramente: la Repubblica tutela e promuove il patrimonio storico e artistico della Nazione, e lo fa perché appartiene a tuttə. Non è un dettaglio. Significa che ogni cittadinə dovrebbe avere il diritto non solo di accedere ai beni culturali, ma anche di comprenderli, interpretarli e usarli per orientarsi nel presente.

    Mi piace immaginare musei più aperti e connessi con la società in cui vivono, proprio per questo: restituire al patrimonio la sua funzione sociale. Non solo luoghi di conservazione, ma spazi di confronto e di partecipazione. Dove si costruisce comunità, e perché no, si affrontano temi scomodi e si sperimenta. Luoghi che non si limitano a esporre opere, ma che generano domande e dialogano direttamente con noi.

    Altrimenti dobbiamo accontentarci di questa deriva da cimitero, musei come luoghi sacri con oggetti e opere da contemplare, senza che siano più in grado di dialogare con la nostra contemporaneità, allora sì che avremo dei musei vetrina prigionieri dei brand, invece che essere strumenti per la collettività con una funzione sociale.

    Queste riflessioni me le hanno stimolate un po' l'articolo nel link e parecchio diverse puntante del podcast Le comari dell'arte.

    @cultura

    LINK ARTICOLO: finestresullarte.info/opinioni…

    LINK PODCAST: antennapod.org/deeplink/subscr…

    read more

  • Nicolas III de Larmessin – Incisione su rame con il ritratto di Tommaso Campanella – Wikipedia, pubblico dominio

    read more

  • Sant’Agnese Vergine e martire – Wikipedia, pubblico dominio

    read more
Post suggeriti
  • 0 Votes
    1 Posts
    0 Views
    Adoratore maschio in piedi, scultura in pietra – Museo Metropolitano d’Arte, NYC. Immagine resa disponibile sotto la Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication.
  • 0 Votes
    1 Posts
    4 Views
    Il mondo della noia.Opera teatrale di Edouard Pailleron, molto celebre a metà dell'Ottocento. Si può scaricare gratis, in pdf, da:https://liberliber.it/autori/autori-p/edouard-pailleron/il-mondo-della-noia/@cultura #UnoLibri #libri #letteratura #public_domain #cosediscuola #cultura
  • 0 Votes
    1 Posts
    2 Views
    This post did not contain any content.
  • 0 Votes
    1 Posts
    8 Views
    Da oltre 70 anni, Eastpak realizza zaini e borse che non servono solo a trasportare oggetti, ma raccontano una storia. Pensati per accompagnare la vita di tutti i giorni, i prodotti Eastpak sono da sempre una tela bianca da personalizzare e rendere unici. Oggi più che mai, Eastpak abbraccia questo concetto. Per il 2025, Eastpak lancia Your Canvas, Built To Resist, una nuova campagna che mette sotto i riflettori l’arte della personalizzazione. Ispirata al modo in cui diverse generazioni e sottoculture hanno trasformato gli zaini Eastpak in dichiarazioni personali, la campagna cambia prospettiva: dal prodotto alla personalità. L’espressione creativa diventa il mezzo per affermare la propria individualità, con il prodotto che assume il doppio ruolo di tela e catalizzatore: uno strumento che accompagna il viaggio fisico e personale di ogni persona. Questa ricca storia di personalizzazione consolida il ruolo autentico di Eastpak come simbolo di self-expression, reinterpretato per una nuova generazione più libera e creativa che mai. Dimenticate il concetto di “perfetto”. Dimenticate l’idea di “intatto”. Questa è una celebrazione dei segni che lasci lungo il cammino. Che sia uno disegno su una spallina o un portachiavi attaccato alla zip, ogni personalizzazione è una firma, un segno d’identità. Riflette vite vere, percorsi autentici. Eastpak non è solo progettato per durare: è progettato per essere davvero tuo. Your Canvas, Built To Resist non è solo un claim. È un’attitudine. Un invito a personalizzare. A creare. A resistere alla conformità. E a indossarlo con orgoglio. About Eastpak Dal 1952, Eastpak realizza accessori da viaggio che ispirano le persone a muoversi. Nato come produttore di zaini e borsoni militari per l’esercito degli Stati Uniti, il brand si è evoluto fino a diventare un'icona lifestyle per chi vive, lavora e si diverte in città. Dal 2000, Eastpak fa parte del portfolio di brand internazionali di VF Corporation. La qualità che ha reso Eastpak celebre continua a essere il fulcro della sua offerta di zaini, borse a tracolla, valigeria e accessori, combinando stile e funzionalità. Sempre in evoluzione insieme alla sua community, Eastpak resta fedele al suo spirito originale: Built To Resist. www.eastpak.com | @eastpak