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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

Un viaggio nel FEDIVERSO: la soluzione al problema dei social

Fediverso
4 3 22
  • In questo articolo parlo di social network, un argomento non direttamente collegato al viaggio, ma comunque molto importante se pensiamo a tutti i contenuti di viaggio che transitano sulle pagine social e le nostre interazioni con altre persone attraverso i social, ma anche a quante ore trascorriamo davanti agli schermi “grazie” ad essi.

    Sui social ormai ci siamo tutti, ci si parla di tutto, e sappiamo bene che tutti passiamo molte ore al giorno davanti alle pagine social, ma possiamo dire anche, più in generale, utilizzando servizi on line “gratuiti”. Spesso è su quelle pagine che scopriamo cosa succede nel mondo, gli ultimi eventi su un certo argomento, i risultati elettorali.

    È un dato di fatto che al giorno d’oggi tutti i grandi social siano nelle mani di aziende, ma non aziende qualunque: veri e propri colossi dell’informatica, che investono cifre da capogiro per capire come tenerci incollati alle alle loro piattaforme per un tempo sempre maggiore. Quel tempo lo togliamo ai nostri cari, alle nostre attività, ad altre cose che amiamo, e più in generale alla nostra presenza nel mondo.

    Un altro grande problema di tutto questo è che quelle piattaforme vendono ad altri ciò che scriviamo, le nostre abitudini e preferenze di ogni tipo, affinché questi “altri” possano farne ciò che vogliono, compreso analizzarci per capire sempre meglio come indurci ad acquistare di tutto.

    Di più: chi possiede il social network e quindi i dati che hanno origine da noi, può sapere chi siamo meglio di noi stessi a volte, e può usare queste informazioni per plasmare le nostre idee.

    Cosa c’entra il Fediverso in tutto questo? Ci sto arrivando. 🙂

    Se quello che ti ho descritto ti sembra una teoria del complotto, purtroppo ti stai sbagliando. Tutto questo è reale, e basta fare una ricerca on line per trovare le conferme di ciò che dico.

    D’altra parte, nel mondo dell’informatica e del web, c’è un detto: se un servizio è gratuito, allora il prodotto in vendita sei tu.

    Nelle piattaforme social come Facebook, Instagram, TikTok o similari, i proprietari hanno investito miliardi di dollari. Si potrebbe pensare che i costi sostenuti siano in gran parte per l’infrastruttura, ma la parte più impegnativa di un social network è la messa a punto e il mantenimento dell‘algoritmo, ossia quell’insieme di meccanismi che sulla base di una serie di eventi (i nostri comportamenti on line), decidono cosa farci vedere, e di conseguenza cosa nasconderci.

    Per fare un esempio pratico, supponiamo che  un utente abbia un vago interesse per un argomento spinoso come l’immigrazione. Gli algoritmi intercetteranno alla perfezione questo interesse (sono lì apposta del resto, anche se l’utente non li vede; possiamo dire che il social stesso è un algoritmo molto complesso).

    Una volta compreso il nostro interesse, verrà deciso quale sarà il prossimo articolo o il prossimo video che vedremo scorrendo verso il basso, o a quale notifica dare la priorità, quale annuncio pubblicitario farci vedere prima, eccetera. Negli ultimi anni gli algoritmi social sono diventanti anche esperti nel creare curiosità che non abbiamo.

    Badate bene che l’interesse della piattaforma non è quello di darci un’idea chiara, equilibrata ed imparziale su un argomento, ma di trattenerci sulla piattaforma il più possibile affinché continuiamo a vedere gli annunci pubblicitari (ciò che li fa guadagnare tanti bei miliardi).

    E qual è il metodo migliore per raggiungere questo obiettivo? La paura, o la rabbia, o entrambe.

    L’algoritmo comincerà a proporci video in cui si dice che i nostri problemi derivano dagli immigrati, e che se non facciamo qualcosa “ci rimpiazzeranno” (ti suona familiare?).

    Ci è appena stata instillata la paura, più o meno conscia, che qualcuno voglia portarci via qualcosa, che il nostro stile di vita è in pericolo, che non è colpa nostra se la vita non ci riesce proprio come vorremmo, ma anzi è colpa di una persona disperata che è morta attraversando il Mediterraneo su un pezzo di legno scadente. Donne, uomini, bambini, neonati, non importa: tutti ugualmente destabilizzanti per le nostre vite.

    La frittata è fatta. Vorremo saperne di più, staremo lì ancora e ancora per cercare qualcosa che ci tranquillizzi, che ci tolga quella paura; ma quel qualcosa non arriverà. Anzi, l’idea di base, la paura, verrà sempre più rinforzata, video dopo video, articolo dopo articolo.

    Pur essendo un grande utilizzatore di questi social (lo ammetto), io trovo sconcertante che esistano aziende dal potere – enorme – di decidere cosa dobbiamo guardare, e di conseguenza cosa dobbiamo pensare, che idee dobbiamo farci. Se a fare tutto questo fosse un Governo, diremmo che si tratta di una dittatura. Perché non ci scuote l’idea che possa farlo un privato?

    È proprio per tutte queste ragioni che sempre più persone riconoscono che questo sistema di cose è una grande anomalia per le democrazie.

    Rifiutare questo sistema è un atto rivoluzionario.

    Ma come fare? Rinunciare per sempre alla propria vita on line?
    È qui che entra in gioco il Fediverso.

    Cos’è? Può sembrare qualcosa di complesso ma in realtà è qualcosa di molto semplice.

    Immagina di vivere nell’appartamento di un condominio. Quando vuoi parlare con qualcuno, o sapere di cosa si parla nel condominio, puoi uscire dal tuo appartamento e incontrare i tuoi vicini di casa. Puoi parlare con loro privatamente, ma anche in uno spazio comune, come il pianerottolo, dove puoi parlare a tutti gli altri inquilini che stanno sul pianerottolo insieme a te.

    In questo esempio, è come se il condominio fosse un social network.

    Esistono persone nel mondo che hanno creato diversi social network (condominii) che sono liberi dalle logiche di cui parlavamo sopra.

    Queste persone hanno creato il codice d social network del tutto nuovi, e lo hanno messo a disposizione di chiunque lo voglia usare, a patto che lo distribuisca di nuovo in quella forma.
    Può sembrare una cosa da poco, ma non la è: chiunque abbia sufficienti competenze può prendere questo codice e costruire un nuovo condominio (una istanza del social network), dove le persone possono “abitare”, digitalmente parlando.
    Inoltre, è anche possibile verificare che i “mattoni” che costituiscono questi nuovi condominii non contengano algoritmi poco desiderabili, come quelli dei social di cui parlavamo prima: Facebook, Instagram, Tiktok e tutti gli altri. Se anche dovessero all’improvviso contenerli, la licenza adottata consentirebbe di rimuoverli e redistribuire di nuovo il codice (ma chi vorrebbe mai usarlo senza modifiche, a quel punto?).

    I programmatori dei nuovi social liberi non si sono fermati qui, ma hanno fatto qualcosa di ancora più utile e straordinario: hanno messo in comunicazione tra loro i condominii.

    Restando nella metafora dei condominii, hanno fatto in modo che gli inquilini di un condominio possano parlare con le persone che si trovano negli spazi comuni di un altro condominio, e viceversa. Hanno fatto in modo che gli abitanti di un condominio possano parlare con gli abitanti di una villette a schiera, o di uno chalet di montagna.

    In sostanza, non è più necessario abitare lo stesso tipo di casa per potersi parlarsi.

    Questa è una delle enormi differenze tra i social vecchi e i nuovi social network liberi. Se hai un account Facebook, da Facebook non potrai vedere i video che vengono pubblicati su YouTube: al limite potrai seguire un collegamento che ti porta là, abbandonando quindi Facebook. Poi dovrai aprire un altro account, regalare i tuoi dati personali anche a TikTok, e allora potrai vedere i video ma i due mondi resteranno separati.

    Nei social liberi non è così. Ne esistono di diversi tipi, e sono TUTTI interconnessi l’uno all’altro.

    Questo è il Fediverso, un social network fatto da tantissimi social network più piccoli, collegati tra loro. Una città formata da tante abitazioni diverse, siano esse condominii, villette indipendenti o casette a schiera.

    Le “case” che compongono la grande città del Fediverso (le ho chiamate istanze) sono fabbricate usando il codice di cui parlavamo prima da chiunque lo voglia, e di conseguenza si assomigliano tra loro per gruppi omogenei.

    In sostanza è una federazione di social network, ed ecco perché viene chiamata “Fediverso”.

    Quali sono i social network che compongono il Fediverso?

    Ne esistono tanti, ma vediamo brevemente i più popolari:
    Mastodon: adatto per il microblogging, cioè testi molto brevi. E’ il social più popolare nel Fediverso, anche in Italia. A prima vista può somigliare a X (ex Twitter), BlueSky o Threads.
    Friendica: più adatto ai testi lunghi, e quindi più simile a Facebook (anche nell’interfaccia). Il primo approccio però può essere meno semplice rispetto a Mastodon.
    Pixelfed: nasce per la condivisione di Foto, ed è quindi paragonabile ad Instagram.
    PeerTube: nasce come piattaforma di condivisione di video, similmente a quanto fa Youtube o TikTok.
    Lemmy: in grado di dare vita ad una piattaforma di aggregazione dei contenuti, similmente a Reddit.

    In nessuno di questi nuovi social ci sono algoritmi che decidono cosa tu debba vedere. Le pubblicazioni sono – e rimangono – sempre in ordine cronologico: i contenuti si scoprono seguendo i tag degli argomenti che ci interessando, o ricercandoli tramite la funzione di ricerca.
    All’interno delle istanze, ad ora, non c’è pubblicità.
    Cosa non da poco, i nostri dati personali non vengono venduti o ceduti a nessuno.

    Per i motivi di cui sopra, quando ci si iscrive ad una delle istanze dei social network che ho citato, si può rimanere un po’ spaesati e spiazzati, e ci si può sentire un po’ soli.
    Questo non deve bloccarci, ma anzi è la prova che la piattaforma non ci “spinge” a vedere ciò che lei desidera (a chi gioverebbe?).

    Ci sono molte organizzazioni, aziende e persino privati nel mondo che gestiscono attivamente istanze di questi social.
    Tra tutti, credo che i privati siano quelli che più di tutti hanno bisogno del nostro supporto come utenti finali, perché…sì, mantenere questi social costa. Ci vogliono server che li ospitano, tempo da dedicarvi per l’installazione, gli aggiornamenti e la moderazione dei contenuti, quando qualche utente viola le regole richieste per la permanenza sulla piattaforma (le regole sono semplici, ben chiare ed evidenti al momento dell’iscrizione).
    L’accesso alle istanze generalmente è gratuito, ma non sorprendetevi se i gestori – giustamente – pubblicheranno di tanto in tanto qualche invito alla donazione.
    Il mio suggerimento è di trovare un’istanza che ci piace, “sposarla” e sostenerla economicamente con un piccolo obolo mensile, anche pochi euro, che possono fare la differenza. Per quanto mi riguarda li investo molto volentieri in questo tipo di supporto.

    Io ho diversi account nel Fediverso perché pubblico molti contenuti, ma ribadisco che da “spettatori” può bastarne anche soltanto uno.

    Sono iscritto e sostengo economicamente sia l’istanza Mastodon.uno (https://mastodon.uno) che gli svilupatori del codice del social. Mi trovate su Mastodon come @simonperry.

    Sono iscritto a Pixelfed.uno, (https://pixelfed.uno) dove condivido gli scatti dei miei viaggi che ritengo più interessanti. Lì potete trovarmi come “@Perry77

    I miei 3 podcast sono tutti ospitati su castopod.it, una piattaforma di podcasting federata con il Fediverso.
    Il mio ultimo podcast Verso Casa, ad esempio, può essere seguito dando il follow al profilo “@versocasa” da qualunque account del Fediverso (cioè, serve essere iscritti a castopod per sentirlo).

    Il sito che stai leggendo, ospitato su wordpress, è associato ad un account nel Fediverso. Ogni articolo che pubblico qui viene automaticamente condiviso nel Fediverso.
    Il profilo che si può seguire da qualsiasi social del Fediverso, per vedere gli articoli che pubblico, è quello citato prima, di Mastodon.uno @simonperry.

    Tutti i nomi account che ho riportato, sono scritti in questa forma: @nomeaccount

    Chiarito che Mastodon.uno, Pixelfed.uno, ecc sono solo alcune delle tante istanze (server) che compongono il Fediverso, questo è il modo in cui puoi cercare un utente all’interno dell’istanza dove tu e lui siete iscritti. Se dovrai cercare un utente di un’altra istanza, ti basterà mettere @nomeistanza dopo il nome utente, ovviamente scrivendolo tutto attaccato, ossia: @nomeutente@nomeistanza.xxx

    Il Fediverso, per ora, è un posto magico per me: senza pubblicità, ben moderato da esseri umani (non certo da algoritmi) e ogni volta che ci entro per me è come ritrovare quella pace che si ritrova in un bosco. Parliamo sempre di social newtork, ma non c’è confusione: solo contenuti.

    Per restare in questo modo, il Fediverso ha bisogno di più iscritti che capiscano il valore di quanto hanno tra le mani, e di qualche donazione in più.

    Date una chance al Fediverso, iscrivetevi ad una delle istanze.

    Non sentitevi spaesati, ma apprezzate il silenzio. Potrete dare maggior valore alle interazioni, che saranno reali e non forzate dagli algoritmi che fomentano il litigio.

    [Nota: ogni litigio nel Fediverso, che comunque capita, saprai che è autentico].

    Per qualsiasi dubbio io possa chiarire, fammi sapere qui sotto con un commento!

  • In questo articolo parlo di social network, un argomento non direttamente collegato al viaggio, ma comunque molto importante se pensiamo a tutti i contenuti di viaggio che transitano sulle pagine social e le nostre interazioni con altre persone attraverso i social, ma anche a quante ore trascorriamo davanti agli schermi “grazie” ad essi.

    Sui social ormai ci siamo tutti, ci si parla di tutto, e sappiamo bene che tutti passiamo molte ore al giorno davanti alle pagine social, ma possiamo dire anche, più in generale, utilizzando servizi on line “gratuiti”. Spesso è su quelle pagine che scopriamo cosa succede nel mondo, gli ultimi eventi su un certo argomento, i risultati elettorali.

    È un dato di fatto che al giorno d’oggi tutti i grandi social siano nelle mani di aziende, ma non aziende qualunque: veri e propri colossi dell’informatica, che investono cifre da capogiro per capire come tenerci incollati alle alle loro piattaforme per un tempo sempre maggiore. Quel tempo lo togliamo ai nostri cari, alle nostre attività, ad altre cose che amiamo, e più in generale alla nostra presenza nel mondo.

    Un altro grande problema di tutto questo è che quelle piattaforme vendono ad altri ciò che scriviamo, le nostre abitudini e preferenze di ogni tipo, affinché questi “altri” possano farne ciò che vogliono, compreso analizzarci per capire sempre meglio come indurci ad acquistare di tutto.

    Di più: chi possiede il social network e quindi i dati che hanno origine da noi, può sapere chi siamo meglio di noi stessi a volte, e può usare queste informazioni per plasmare le nostre idee.

    Cosa c’entra il Fediverso in tutto questo? Ci sto arrivando. 🙂

    Se quello che ti ho descritto ti sembra una teoria del complotto, purtroppo ti stai sbagliando. Tutto questo è reale, e basta fare una ricerca on line per trovare le conferme di ciò che dico.

    D’altra parte, nel mondo dell’informatica e del web, c’è un detto: se un servizio è gratuito, allora il prodotto in vendita sei tu.

    Nelle piattaforme social come Facebook, Instagram, TikTok o similari, i proprietari hanno investito miliardi di dollari. Si potrebbe pensare che i costi sostenuti siano in gran parte per l’infrastruttura, ma la parte più impegnativa di un social network è la messa a punto e il mantenimento dell‘algoritmo, ossia quell’insieme di meccanismi che sulla base di una serie di eventi (i nostri comportamenti on line), decidono cosa farci vedere, e di conseguenza cosa nasconderci.

    Per fare un esempio pratico, supponiamo che  un utente abbia un vago interesse per un argomento spinoso come l’immigrazione. Gli algoritmi intercetteranno alla perfezione questo interesse (sono lì apposta del resto, anche se l’utente non li vede; possiamo dire che il social stesso è un algoritmo molto complesso).

    Una volta compreso il nostro interesse, verrà deciso quale sarà il prossimo articolo o il prossimo video che vedremo scorrendo verso il basso, o a quale notifica dare la priorità, quale annuncio pubblicitario farci vedere prima, eccetera. Negli ultimi anni gli algoritmi social sono diventanti anche esperti nel creare curiosità che non abbiamo.

    Badate bene che l’interesse della piattaforma non è quello di darci un’idea chiara, equilibrata ed imparziale su un argomento, ma di trattenerci sulla piattaforma il più possibile affinché continuiamo a vedere gli annunci pubblicitari (ciò che li fa guadagnare tanti bei miliardi).

    E qual è il metodo migliore per raggiungere questo obiettivo? La paura, o la rabbia, o entrambe.

    L’algoritmo comincerà a proporci video in cui si dice che i nostri problemi derivano dagli immigrati, e che se non facciamo qualcosa “ci rimpiazzeranno” (ti suona familiare?).

    Ci è appena stata instillata la paura, più o meno conscia, che qualcuno voglia portarci via qualcosa, che il nostro stile di vita è in pericolo, che non è colpa nostra se la vita non ci riesce proprio come vorremmo, ma anzi è colpa di una persona disperata che è morta attraversando il Mediterraneo su un pezzo di legno scadente. Donne, uomini, bambini, neonati, non importa: tutti ugualmente destabilizzanti per le nostre vite.

    La frittata è fatta. Vorremo saperne di più, staremo lì ancora e ancora per cercare qualcosa che ci tranquillizzi, che ci tolga quella paura; ma quel qualcosa non arriverà. Anzi, l’idea di base, la paura, verrà sempre più rinforzata, video dopo video, articolo dopo articolo.

    Pur essendo un grande utilizzatore di questi social (lo ammetto), io trovo sconcertante che esistano aziende dal potere – enorme – di decidere cosa dobbiamo guardare, e di conseguenza cosa dobbiamo pensare, che idee dobbiamo farci. Se a fare tutto questo fosse un Governo, diremmo che si tratta di una dittatura. Perché non ci scuote l’idea che possa farlo un privato?

    È proprio per tutte queste ragioni che sempre più persone riconoscono che questo sistema di cose è una grande anomalia per le democrazie.

    Rifiutare questo sistema è un atto rivoluzionario.

    Ma come fare? Rinunciare per sempre alla propria vita on line?
    È qui che entra in gioco il Fediverso.

    Cos’è? Può sembrare qualcosa di complesso ma in realtà è qualcosa di molto semplice.

    Immagina di vivere nell’appartamento di un condominio. Quando vuoi parlare con qualcuno, o sapere di cosa si parla nel condominio, puoi uscire dal tuo appartamento e incontrare i tuoi vicini di casa. Puoi parlare con loro privatamente, ma anche in uno spazio comune, come il pianerottolo, dove puoi parlare a tutti gli altri inquilini che stanno sul pianerottolo insieme a te.

    In questo esempio, è come se il condominio fosse un social network.

    Esistono persone nel mondo che hanno creato diversi social network (condominii) che sono liberi dalle logiche di cui parlavamo sopra.

    Queste persone hanno creato il codice d social network del tutto nuovi, e lo hanno messo a disposizione di chiunque lo voglia usare, a patto che lo distribuisca di nuovo in quella forma.
    Può sembrare una cosa da poco, ma non la è: chiunque abbia sufficienti competenze può prendere questo codice e costruire un nuovo condominio (una istanza del social network), dove le persone possono “abitare”, digitalmente parlando.
    Inoltre, è anche possibile verificare che i “mattoni” che costituiscono questi nuovi condominii non contengano algoritmi poco desiderabili, come quelli dei social di cui parlavamo prima: Facebook, Instagram, Tiktok e tutti gli altri. Se anche dovessero all’improvviso contenerli, la licenza adottata consentirebbe di rimuoverli e redistribuire di nuovo il codice (ma chi vorrebbe mai usarlo senza modifiche, a quel punto?).

    I programmatori dei nuovi social liberi non si sono fermati qui, ma hanno fatto qualcosa di ancora più utile e straordinario: hanno messo in comunicazione tra loro i condominii.

    Restando nella metafora dei condominii, hanno fatto in modo che gli inquilini di un condominio possano parlare con le persone che si trovano negli spazi comuni di un altro condominio, e viceversa. Hanno fatto in modo che gli abitanti di un condominio possano parlare con gli abitanti di una villette a schiera, o di uno chalet di montagna.

    In sostanza, non è più necessario abitare lo stesso tipo di casa per potersi parlarsi.

    Questa è una delle enormi differenze tra i social vecchi e i nuovi social network liberi. Se hai un account Facebook, da Facebook non potrai vedere i video che vengono pubblicati su YouTube: al limite potrai seguire un collegamento che ti porta là, abbandonando quindi Facebook. Poi dovrai aprire un altro account, regalare i tuoi dati personali anche a TikTok, e allora potrai vedere i video ma i due mondi resteranno separati.

    Nei social liberi non è così. Ne esistono di diversi tipi, e sono TUTTI interconnessi l’uno all’altro.

    Questo è il Fediverso, un social network fatto da tantissimi social network più piccoli, collegati tra loro. Una città formata da tante abitazioni diverse, siano esse condominii, villette indipendenti o casette a schiera.

    Le “case” che compongono la grande città del Fediverso (le ho chiamate istanze) sono fabbricate usando il codice di cui parlavamo prima da chiunque lo voglia, e di conseguenza si assomigliano tra loro per gruppi omogenei.

    In sostanza è una federazione di social network, ed ecco perché viene chiamata “Fediverso”.

    Quali sono i social network che compongono il Fediverso?

    Ne esistono tanti, ma vediamo brevemente i più popolari:
    Mastodon: adatto per il microblogging, cioè testi molto brevi. E’ il social più popolare nel Fediverso, anche in Italia. A prima vista può somigliare a X (ex Twitter), BlueSky o Threads.
    Friendica: più adatto ai testi lunghi, e quindi più simile a Facebook (anche nell’interfaccia). Il primo approccio però può essere meno semplice rispetto a Mastodon.
    Pixelfed: nasce per la condivisione di Foto, ed è quindi paragonabile ad Instagram.
    PeerTube: nasce come piattaforma di condivisione di video, similmente a quanto fa Youtube o TikTok.
    Lemmy: in grado di dare vita ad una piattaforma di aggregazione dei contenuti, similmente a Reddit.

    In nessuno di questi nuovi social ci sono algoritmi che decidono cosa tu debba vedere. Le pubblicazioni sono – e rimangono – sempre in ordine cronologico: i contenuti si scoprono seguendo i tag degli argomenti che ci interessando, o ricercandoli tramite la funzione di ricerca.
    All’interno delle istanze, ad ora, non c’è pubblicità.
    Cosa non da poco, i nostri dati personali non vengono venduti o ceduti a nessuno.

    Per i motivi di cui sopra, quando ci si iscrive ad una delle istanze dei social network che ho citato, si può rimanere un po’ spaesati e spiazzati, e ci si può sentire un po’ soli.
    Questo non deve bloccarci, ma anzi è la prova che la piattaforma non ci “spinge” a vedere ciò che lei desidera (a chi gioverebbe?).

    Ci sono molte organizzazioni, aziende e persino privati nel mondo che gestiscono attivamente istanze di questi social.
    Tra tutti, credo che i privati siano quelli che più di tutti hanno bisogno del nostro supporto come utenti finali, perché…sì, mantenere questi social costa. Ci vogliono server che li ospitano, tempo da dedicarvi per l’installazione, gli aggiornamenti e la moderazione dei contenuti, quando qualche utente viola le regole richieste per la permanenza sulla piattaforma (le regole sono semplici, ben chiare ed evidenti al momento dell’iscrizione).
    L’accesso alle istanze generalmente è gratuito, ma non sorprendetevi se i gestori – giustamente – pubblicheranno di tanto in tanto qualche invito alla donazione.
    Il mio suggerimento è di trovare un’istanza che ci piace, “sposarla” e sostenerla economicamente con un piccolo obolo mensile, anche pochi euro, che possono fare la differenza. Per quanto mi riguarda li investo molto volentieri in questo tipo di supporto.

    Io ho diversi account nel Fediverso perché pubblico molti contenuti, ma ribadisco che da “spettatori” può bastarne anche soltanto uno.

    Sono iscritto e sostengo economicamente sia l’istanza Mastodon.uno (https://mastodon.uno) che gli svilupatori del codice del social. Mi trovate su Mastodon come @simonperry.

    Sono iscritto a Pixelfed.uno, (https://pixelfed.uno) dove condivido gli scatti dei miei viaggi che ritengo più interessanti. Lì potete trovarmi come “@Perry77

    I miei 3 podcast sono tutti ospitati su castopod.it, una piattaforma di podcasting federata con il Fediverso.
    Il mio ultimo podcast Verso Casa, ad esempio, può essere seguito dando il follow al profilo “@versocasa” da qualunque account del Fediverso (cioè, serve essere iscritti a castopod per sentirlo).

    Il sito che stai leggendo, ospitato su wordpress, è associato ad un account nel Fediverso. Ogni articolo che pubblico qui viene automaticamente condiviso nel Fediverso.
    Il profilo che si può seguire da qualsiasi social del Fediverso, per vedere gli articoli che pubblico, è quello citato prima, di Mastodon.uno @simonperry.

    Tutti i nomi account che ho riportato, sono scritti in questa forma: @nomeaccount

    Chiarito che Mastodon.uno, Pixelfed.uno, ecc sono solo alcune delle tante istanze (server) che compongono il Fediverso, questo è il modo in cui puoi cercare un utente all’interno dell’istanza dove tu e lui siete iscritti. Se dovrai cercare un utente di un’altra istanza, ti basterà mettere @nomeistanza dopo il nome utente, ovviamente scrivendolo tutto attaccato, ossia: @nomeutente@nomeistanza.xxx

    Il Fediverso, per ora, è un posto magico per me: senza pubblicità, ben moderato da esseri umani (non certo da algoritmi) e ogni volta che ci entro per me è come ritrovare quella pace che si ritrova in un bosco. Parliamo sempre di social newtork, ma non c’è confusione: solo contenuti.

    Per restare in questo modo, il Fediverso ha bisogno di più iscritti che capiscano il valore di quanto hanno tra le mani, e di qualche donazione in più.

    Date una chance al Fediverso, iscrivetevi ad una delle istanze.

    Non sentitevi spaesati, ma apprezzate il silenzio. Potrete dare maggior valore alle interazioni, che saranno reali e non forzate dagli algoritmi che fomentano il litigio.

    [Nota: ogni litigio nel Fediverso, che comunque capita, saprai che è autentico].

    Per qualsiasi dubbio io possa chiarire, fammi sapere qui sotto con un commento!

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    @talksina

    Ma che bello!

    Spero che anche questo sia utile!

    @simoneviaggiatore.wordpress.com

  • @talksina

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    @simoneviaggiatore.wordpress.com

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • @Popolon non non je me suis mal exprimé, j'apprécie! @GillesLeCorre2

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  • C'est pas grave, et je comprends ^^ désolé, je suis un peu trop omnibulé par les écritures et langues je pense. Ça servira à d'autres peut être, et je vais essayer d'en tirer un billet de blog, ça peut aider les gens lisant les hanzi (hanja/kanji/han thu/) à se dépatouiller. Je me disait que ça serait amusant de faire un générateur de noms de villes japonaises à partir de ça aussi :).

    CC: @GillesLeCorre2@toot.aquilenet.fr
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  • @Popolon après plusieurs lecture de votre dernier message, je peut confirmer que je n'ai rien compris!
    Ma méconnaissance surclasse tous vos aimables effort de m'expliquer. @GillesLeCorre2

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  • J'avoue que je me débrouille assez bien au Japon à la lecture avec mon niveau de compréhension du chinois. J'ai tout de même un petit vocabulaire pour l'hiragana (souvent indispensable pour comprendre la négation ou la relation entres les mots d'une phrase (objet, direction, etc), mais pour les interdits, là le chinois suffit), et le katakana (pas loin de 30% du vocabulaire aujourd'hui je pense), étant majoritairement des mots en anglais prononcé à la japonaise, dont une énorme partie vient du français, ça dépanne aussi bien.

    La compréhension de la prononciation à la chinoise des caractères chinois en japonais n'est pas si compliqué que ça quand on comprend les principes, par contre, pour deviner à la japonaise (où il y a aussi plusieurs possibilités), ça commence à devenir compliqué. Surtout certains noms de villages, qui sont heureusement, sous titrés en hiragana dans les gares). Je m'amusait à deviner la prononciation à la japonaise (kun'yomi) des villes, depuis leurs caractères chinoise (seules les villes impériales sont prononcées à la chinoise, on'yomi et il y un mélange, voir en dessous). C'est pas trop compliqué non plus on retrouve une grande fréquence de certains termes de descriptions géographiques (et dans les noms de famille souvent lié à une ville aussi du coup) avec leur version rendaku (la première consonne est adoucie quand ça n'est pas le premier terme, comme en Coréen) ( ) :

    champs (田 ta/da)rivière (川 kawa/gawa)montagne (山 yama, sauf pour Fuji, à la chinoise, san)colline (岡, oka)île (岛 ile, shima/jima)pont (橋 hashi/bashi)village (村 mura)bois (林 hayashi/bayashi)forêt (森 mori)bambou (竹 take/dake)racine (根 ne)pin (松 matsu, enfin résineux)porte (coulissante uniquement en chinois) (戸, he/be)esprit (神 kō, comme dans kōbe 神戸, et non kami/gami, mais il doit y en avoir)bouche/port (口 kuchi/guchi)sous (下 shita)milieu (中 naka)sur (上 ue)Est (東 higashi)Ouest (西 nishi)Nord (北 kita/gita)Sud (南 minami)grand (大 ō)large (広 hiro, forme ancienne/kyūjitai/chinois traditionnel: 廣)haut/grand (高 taka/daka)bleu(-vert) (青 ao)et quelques autres du même genreC'est un peu comme en France les -sur-Mer, -sur-Seine, en-, -la-Forêt, sous-Bois, -le-Pont, etc

    On en prend 2 (si adjectif ou terme de position relative, qu'en premier caractère), on mélange au hasard et on a la grande majorité des noms des villes.

    Les exceptions, prononcées à la chinoise (lecture on'yomi)
    Le nom du pays
    Nihon (日本, Japon)Les quatres principales îles
    Hokkaidō (北海道, l'île de la mer du nord)Hontō (本当, l'origine de l'existence pas sur de l'étymo )Shikoku (四国/四國 quatre pays)Kyūshū (九州 neufs préfectures)Les noms des principales îles, le mont Fuji et les capitales impériales prononcées à la chinoise:
    Fuji san (富士山, montagne de l'homme cultivé abondant (peu sans doute être mieux traduit) )Tōkyō (東京, (Dongjing/Tonkin, même étymologie que la région au Vietnam) capitale de l'Est, comme Beijing/Pékin c'est celle du Nord, et Nanjing/Nankin celle du Sud.Kyōto (京都, capitale (sens général), c'est l'ancienne capitale)Naha (那覇, cette domination/hégémonie (peut être meilleure traduction possible), la plus ancienne capitale nationale)Je ne sais pas pourquoi, c'est une référence aux immortels du taoïsme, pas pratiqué au Japon, peut être lié au paysage très chinois de la baie(?), le groupe de divinités humaine du Shinto ou tout de même pas mal de ressemblances avec les huit immortels.
    Sendai (仙台, plateforme des immortels)Quelques mélanges on'yomi/kun'yomi, lorsqu'il y a le mot fortune/bonheur (福 fuku) fuk/fuq en chinois médiéval et dans différentes langues chinoises du sud, devenu fu en mandarin standard moderne.
    Fukushima (福島, île de la fortune/bonheur)Fukuoka (福岡, colline de la fortune/bonheur)Fukuyama (福山, la montagne de la fortune/bonheur)Sinon, J'ai trouvé une liste plus à jour d'Ethnologue pour les langues parlées (pas langues natives cette fois), il y a l'arabe standard (334 millions) et égyptien (118 millions), toujours pas de mandarin du Sud-Ouest à l'horizon.

    L'anglais passe en tête, mais je pense qu'il s'agît du globish, et je ne sais pas à partir de quel niveau ils le considèrent parlé (une pensée à Louis de Funès pour sa caricature de l'anglais des français) ?

    CC: @ilarioq@poliversity.it
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  • @ed non sono un amante di di Pixelfed, anzi... 😅 però riconosco che l'esperienza d'uso è migliorata tantissimo, il sistema si è evoluto abbastanza e la creazione dell'app è stata determinante per il suo successo.

    Il tool di moderazione poi, anche se non è pratico come quello di mastodon, è stato progettato bene ed è Addirittura è stato pensato per essere virtualmente portabile anche su altre piattaforme del Fediverso.

    @fediverso @filippodb

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  • @informapirata @ilsimoneviaggiatore c'è da aggiungere che molti nuovi iscritti che gonfiano le statistiche sono link farm vietnamite che creano molti account al giorno e gonfiano a dismisura le statistiche degli utenti attivi.
    Sono tutte registrazioni manuali e quindi riescono ad aggirare i captcha.

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  • @informapirata @fediverso 'sta cosa di Pixelfed mi manda ai matti: è chiaramente qualcosa che la gente vorrebbe usare, ma ha un sacco di problematicità anche solo dal punto di vista pratico.

    @filippodb rispetto a Mastodon come vi trovate lato strumenti di moderazione, documentazione sui vari problemi & co.?

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  • @informapirata @ilsimoneviaggiatore per quanto riguarda pixelfed, ma anche peertube, sono delle istanze pioniere in italia e sostanzialmente sono rimaste le uniche italiane consigliate nei rispettivi siti ufficiali.

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    Salut et adelphité #camarades et #sallesconnes de la #fediverse et du #mastodon Il pleut ici mais ça n'est pas la tempête. Juste la douche. Gratuite en plus, profitons-en pendant que ça se donne. Pas encore l'eau chaude, dommage. 🥶 Aujourd'hui journée banale : Atelier et cuisine, peut être bien je vais faire saumon sur lit de courgettes à la crème de soja., donc vite, je fonce à l'atelier il faudra en descendre vers 11h 15.Joyeux #dredi touste le monde !🤗 ✊ 🥰 🌧️ 🤗 ✊ 🥰 🌧️ 🤗 ✊ 🥰 🌧️
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    @dontblink grazie a te per il riscontro positivo
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    Bonus #Joke :What do you get when you cross a snowman and a vampire? Frostbite!(It's #HootinTootinTuesday again! Post some jokes or funny memes under this hashtag today, and bring lots of smiles to #Mastodon.)#Humor #Humour #FunnyMeme #Autumn #Halloween #TrickOrTreat #HalloweenMeme #HalloweenMemes #TrickOrTreating #KnockKnockJokes #KnockKnockJoke #ScottMetzger #CatComic #Catstodon #Cats
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    Summer/Autumn 2025: Little coding, but lots of socializing and planningAt the first October weekend I (@linos) was attending the Berlin FediDay 2025. It was a meetup of the Berlin and German community, developers of Fediverse applications, and representatives of German speaking media institutions. It was great to see old friends again and meet some online contacts for the first time. We were discussing the future and the role of the Fediverse, which was super motivating. #FediDayTwo weeks later, I travelled to Sofia, Bulgaria, to attend this year’s OpenFest, give a talk and lead a workshop on how the Fediverse can help announce and discover events. Unfortunately, the talk didn’t attract much attention, as LLMs are currently drawing more of an audience. But the discussions with those in attendance were very interesting. The workshop was mainly about trying out #Gancio, #WordPress and #Mastodon and learning about the possibilities for local communities by trying out the applications themselves. I simply provided real test instances, created a list of tasks, including minor pitfalls, and, of course, answered all the questions that came up – and there were quite a few! And a big thank you to the crew and the organizing team, who were so friendly and simply wonderful throughout. #OpenFestYesterday, I had an awesome online meeting with the incredibly cool folks behind LAUTI, a free and open-source software for hosting small event calendars. #LAUTI is aimed at small and medium-sized communities and has a big focus on social, cultural and activist stuff. The instance for the Stuttgart area, run by the collective that develops it (@klasse_methode@chaos.social), can be found at https://einftopf.info. The developers are in the process of exploring the potential of #ActivityPub and the #Fediverse. I’m very excited and think this could be really great! In case you’ve been wondering: I see LAUTI kind of in between #Mobilizon and #Gancio. In my opinion, it would not be a competitor to them, but it could be a great addition to the Fediverse by filling this gap.I will be at the #SFSCON in Bolzano, Italy, in two weeks. There will be a whole afternoon focusing on the Fediverse! So in case you’re there you’re invited to join my short talk about Interoperability of Events in the Fediverse: status quo and vision. Or you’re welcome any time to say hello and let’s have a chat.After that, it’s time to sit down and get back to programming. But it’s very important to me to continually evaluate and understand what the priorities are, and to remind myself why it’s so important that we all continue our work in this area.#ActivityPub #FediDay #Fediverse #Gancio #Lauti #Mastodon #Mobilizon #OpenFest #SFSCON #WordPress