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  • Origin-mo: il trucco pigro che ha aperto 40.000 siti WordPress agli hacker
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    Si parla di:

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    • La vulnerabilità CVE-2026-23550
    • Il trucco con l’header Origin
    • Impatto e risposta

    I ricercatori hanno scoperto una vulnerabilità critica nel plugin Modular DS per WordPress che ha permesso a hacker di compromettere oltre 40.000 siti con un metodo sorprendentemente semplice.

    La vulnerabilità CVE-2026-23550

    Il plugin Modular DS, installato su decine di migliaia di siti WordPress, presentava una falla di privilege escalation classificata con un punteggio CVSS di 10.0, il massimo livello di severità. Questa debolezza, identificata come CVE-2026-23550 e catalogata nel database di Positive Technologies, riguardava le versioni 2.5.1 e 2.5.2 e derivava da una mancanza di autenticazione adeguata nell’endpoint API /apimodular-connector/login. Gli attaccanti potevano inviare una richiesta GET a questo endpoint senza credenziali, sfruttando parametri come login, server-information e manager per elevare i privilegi e ottenere accesso amministrativo completo, inclusi moduli per il login, la gestione del server e i backup.

    Patchstack ha rilevato le prime exploitation il 13 gennaio 2026 alle 02:00 UTC, con richieste anomale provenienti da IP come 45.11.89.19 e 185.196.0.11, che puntavano proprio a quell’endpoint vulnerabile. La tecnica non richiedeva payload complessi né exploit zero-day elaborati: bastava una semplice chiamata HTTP per bypassare i controlli e iniettare un account amministratore, permettendo l’esecuzione di comandi arbitrari sul server sottostante.

    Il trucco con l’header Origin

    Gli hacker hanno affinato l’attacco aggiungendo un header HTTP "Origin: mo.", una stringa apparentemente innocua che il plugin Modular DS interpretava come indicatore di una richiesta legittima proveniente dal dominio “originmo”. Questo header, combinato con la mancanza di validazione sull’API apimodular-connector, convinceva il sistema a trattare la chiamata come interna, eludendo ulteriori verifiche di sicurezza. In pratica, l’attaccante simulava una richiesta dal pannello di controllo del plugin stesso, ottenendo accesso istantaneo a funzionalità sensibili come la gestione dei backup e le informazioni sul server.

    Tale approccio, definito il “metodo più pigro” dagli analisti, ha colpito siti vulnerabili in modo massivo perché non necessitava di scansioni personalizzate o tool avanzati: una semplice modifica all’header in una richiesta GET standard era sufficiente per compromettere l’intero ambiente WordPress. Positive Technologies ha dettagliato come questo meccanismo permettesse non solo l’elevazione di privilegi ma anche l’inserimento di backdoor persistenti, con potenziali ramificazioni su database e file system.

    Impatto e risposta

    L’exploit ha interessato circa 40.000 installazioni attive del plugin, esponendo siti a rischi di defacement, furto dati e ulteriore propagazione di malware tramite i manager di backup integrati. Patchstack ha rilasciato una patch urgente nella versione 2.5.2, che introduce validazioni rigorose sugli header Origin e sull’autenticazione API, bloccando richieste non autorizzate attraverso controlli nonce e verifica IP whitelisting.

    Gli amministratori di WordPress devono verificare immediatamente la presenza del plugin Modular DS, aggiornarlo alla versione corretta e monitorare i log di accesso per endpoint sospetti come /apimodular-connector/.

    Questa discussione è aperta anche su Feddit in @informatica

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