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  • Qui fa freddo, inutile ripeterlo.
    gigi17@fedi.bobadin.icuundefined gigi17@fedi.bobadin.icu

    Qui fa freddo, inutile ripeterlo. Fanno rabbrividire anche le notizie di politica interna e internazionale. Chi detiene il potere, ovunque, lo fa in modo repressivo e totalitario. Non c’è spazio per la mediazione e neppure per la discussione.
    Le opposizioni non contano nulla anche perché sono poco coese e talvolta incoerenti. In Italia non sta nascendo un progetto unitario che delinei una strategia minima su cui provare un accordo. Dentro al #Pd si intuisce una continua lotta per il potere dentro il partito stesso, #M5S è ondivago e pure lì i problemi non sono pochi. Il resto è marginale.
    Che fare?
    Immagino un tentativo di prendere la piazza da parte di movimenti che sanno aggregare lo scontento politico e sociale. Si tratta di minoranze che potrebbero aggregarsi attorno a qualche idea più forte: salari, pensioni, lavoro, diritti e sul fronte ideale: #Palestina e #neofascismo al potere in più stati.
    Sembrerebbe fattibile ma, al contrario, la piazza si sta dimostrando sempre più un posto di violenze, un posto in cui i meno attrezzati soccombono.
    Viviamo al limite del benessere e l’idea di una #lotta dura non è allettante, per nessuno. Subire pestaggi per sostenere messaggi di equità sociale non interessa.
    Quindi non resta che la sconfitta di ogni tentativo di opposizione più forte che non sia solo ciarliera.
    A meno che la massa enorme di #povertà e gli idealisti non riescano a coagularsi e organizzare la rivolta.
    E tutto il ragionamento, tuttavia, cade se pensiamo che le masse più bistrattate e meno istruite sono proprio preda dei partiti di governo.
    Che fare?
    Sperare in #avanguardie portatrici di rivolta, capaci di innescare aggregazioni di esclusi.
    Idee un po’ romantiche che sono già state battute sul campo.
    Mi dispiacerebbe morire in un mondo in cui domina ancora il #fascismo.

    Uncategorized m5s palestina neofascismo lotta povertà avanguardie fascismo

  • il manifesto: “Dopo mesi di assedio gli Stati uniti attaccano il #Venezuela.
    gigi17@fedi.bobadin.icuundefined gigi17@fedi.bobadin.icu

    il manifesto: “Dopo mesi di assedio gli Stati uniti attaccano il #Venezuela. Trump fa bombardare #Caracas, le forze speciali catturano #Maduro e la moglie e li rinchiudono a bordo di una nave militare. «Ora governeremo noi», dice il #tycoon. Il dominio delle regole è finito, inizia quello della forza bruta.”

    Con tutto il male che può rappresentare Maduro è comunque il presidente di uno Stato sovrano.
    Ribadisco: uno Stato che galleggia nel petrolio.

    L’Italia non tenta neppure di simulare imparzialità. Proni al boss lasciamo fare, nella speranza che non si arrabbi anche con noi.
    Potrebbe rovinarci in un attimo, come pochi giorni fa a ridotto in maniera enorme i dazi sulla pasta domani potrebbe vedere una situazione che non gli piace, e penalizzarci.
    Brava #Giorgia che si è già buttata a terra.
    Noi speriamo che conosca il burro e abbia visto “Ultimo tango a Parigi”

    Uncategorized venezuela caracas maduro tycoon giorgia

  • Maledetto correttore automatico, comodo per carità ma di tanto in tanto catastrofico.
    gigi17@fedi.bobadin.icuundefined gigi17@fedi.bobadin.icu

    Maledetto correttore automatico, comodo per carità ma di tanto in tanto catastrofico. D’altra parte all’errore non ci si abitua mai e si è sempre pronti ad additare il colpevole.
    Un mio collega, anni fa, stanco di mirabolanti e indecenti errori nei verbali dei consigli di classe (scritti a mano), preparò una specie di tabella con gli errori più frequenti… gli si rivoltarono contro decine di docenti, tra questi gli insegnanti di discipline tecnico scientifiche (per lo più ingegneri dal doppio lavoro) proprio quelli che scrivevano gli strafalcioni peggiori. Io invece sono sempre stato un signore: leggendo il verbale, in caso di errori, sottolineavo in rosso e rispedivo il verbale al docente stesso. Cattivissimo me

    Uncategorized

  • L’autunno mi abbatte, il sole cremoso, le foglie colorate, i petali in giro
    gigi17@fedi.bobadin.icuundefined gigi17@fedi.bobadin.icu

    L’autunno mi abbatte, il sole cremoso, le foglie colorate, i petali in giro.
    Solo alcune rose combattono.
    Mi fermo a guardare queste combattenti rosse, mi danno coraggio.
    Dietro casa, in una stradina alta, stretta con ville da signori, Pilar abbaia, rabbiosa. Altre cagnoline dietro recinti curati se la vorrebbero sbranare. Lei sta al gioco un po’ poi le manda al diavolo.
    Io stesso vivo incazzato perché sono vecchio, ma anche perché vedo un abbrutimento attorno inaspettato.
    Si sognava da ragazzi la rivoluzione e quasi mai significava sangue, al contrario avrebbe potuto essere una presa di potere per sfiducia verso quel vecchio, bigotto mondo.
    Certo erano anni fantastici vissuti a Padova, abitando Padova, studiando a Padova.
    C’era all’epoca una quantità di cinema incredibile. Da quelli delle prime visioni a quelli d’essai. Ho visto una valanga di film d’autore, talvolta incomprensibili, talvolta struggenti.
    Si erano sposati poi Renata, amica intima da sempre, e Mario, abbiamo abitato assieme un appartamentino di quasi periferia.
    Facevamo la spesa anche con i “buoni”. Mario era bravo, laurea in fisica due mesi a scuola, ma poi subito richiamato in università, rapidamente professore. Renata laurea in fisica e subito a insegnare. Io, tra politica e ARCI, alla fine sposato, laureato, scuole e tutto il resto.
    Loro due sono morti entrambi, giovani tutto sommato. Niente più cinema. Tutto finito.
    La domenica mattina, da sposato, andavo a casa loro per colazione, per parlare.
    Eravamo diventati tutti “per bene”, rigorosi, talvolta severi nei nostri lavori.
    Quando ho vinto la Presidenza, Renata già sola, mi abbracciò fortissimo stringendomi e io le sussurrai delle parole che la commossero.
    Cambiavo vita, ormai ero anch’io separato e in guerra. Ma la mia vita subiva allora una consapevolezza vitale.
    Il primo autunno da preside lo passai vicino a casa. Alberi gialli, cemento e grane.
    Renata si è ammalata. È morta nei giorni in cui facevo il presidente in una commissione d’esame.
    Per fortuna era appena scoppiata l’estate.

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