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Dalle fake news alla polarizzazione secondo le neuroscienze

Giornalismo e disordine informativo
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  • Le attuali strategie contro le fake news appaiono non del tutto efficaci perché si basano su un modello ontologico errato che presuppone l’utente razionale e non predittivo ... È evidente che le fake news proliferano comunque e non è un problema solo di tecnologia. Un’analisi complessiva, infatti, evidenzia che le fake news sono veicolate da tutti i media e si diffondono anche in ambienti non digitali. Questo porta alla conclusione che la strategia non è adeguata.

    Per strutturare una strategia utile, occorre capire il funzionamento non solo della tecnologia, ma dell’ambiente cognitivo nel quale essa opera (sia essa TV, social, ecc.), ma anche capire come funziona il cervello umano. Occorre, quindi, comprendere che non serve combattere i contenuti ma bisogna intervenire sui modelli.

    In sintesi, non serve puntare ai fatti ma alle predizioni, non puntare al contenuto ma all’identità, non puntare alla logica, ma alla minimizzazione dell’errore. Non sono utili smentite aggressive, né fact-checking diretto, non serve derisione né tentativi di far ragionare le persone. Tutto ciò provoca un errore di predizione che rafforza le credenze (effetto backfire, anche se il backfire effect non è universale ma emerge con forza nei contesti ad alta salienza identitaria).

    Serve, invece, creare ponti predittivi compatibili col modello esistente, agire sulle micro-contraddizioni, cambiare i contesti prima delle credenze, modificare il modo in cui l’informazione viene anticipata.

    Le persone non difendono una fake news, ma difendono il modello di sé e del mondo che quella notizia conferma. Se attacchi la notizia, attacchi il modello, e il cervello si difende irrigidendosi. Per cambiare idea, devi cambiare il modello, non il fatto.

    Internet Archive

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • Le attuali strategie contro le fake news appaiono non del tutto efficaci perché si basano su un modello ontologico errato che presuppone l’utente razionale e non predittivo ... È evidente che le fake news proliferano comunque e non è un problema solo di tecnologia. Un’analisi complessiva, infatti, evidenzia che le fake news sono veicolate da tutti i media e si diffondono anche in ambienti non digitali. Questo porta alla conclusione che la strategia non è adeguata.

    Per strutturare una strategia utile, occorre capire il funzionamento non solo della tecnologia, ma dell’ambiente cognitivo nel quale essa opera (sia essa TV, social, ecc.), ma anche capire come funziona il cervello umano. Occorre, quindi, comprendere che non serve combattere i contenuti ma bisogna intervenire sui modelli.

    In sintesi, non serve puntare ai fatti ma alle predizioni, non puntare al contenuto ma all’identità, non puntare alla logica, ma alla minimizzazione dell’errore. Non sono utili smentite aggressive, né fact-checking diretto, non serve derisione né tentativi di far ragionare le persone. Tutto ciò provoca un errore di predizione che rafforza le credenze (effetto backfire, anche se il backfire effect non è universale ma emerge con forza nei contesti ad alta salienza identitaria).

    Serve, invece, creare ponti predittivi compatibili col modello esistente, agire sulle micro-contraddizioni, cambiare i contesti prima delle credenze, modificare il modo in cui l’informazione viene anticipata.

    Le persone non difendono una fake news, ma difendono il modello di sé e del mondo che quella notizia conferma. Se attacchi la notizia, attacchi il modello, e il cervello si difende irrigidendosi. Per cambiare idea, devi cambiare il modello, non il fatto.

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    Le redazioni prendono di nuovo sul serio i commenti. Tre lezioni apprese dai commenti pubblicati sul Times di Londra.Gli editori consideravano le sezioni dedicate ai commenti un rischio per la reputazione e un costo e, verso la metà del decennio, una dozzina di siti – tra cui Popular Science, Chicago Sun-Times, Motherboard, Reuters e NPR – avevano ridotto significativamente o completamente disattivato le funzionalità di commento. Ognuno di essi sosteneva, spesso senza dati a supporto, che i propri lettori preferissero discutere le storie tramite i social media. E così quella che un tempo era stata annunciata come una nuova frontiera del dialogo tra lettori morì di una morte non proprio silenziosa.Dieci anni dopo, sta accadendo qualcosa di sorprendente...https://www.niemanlab.org/2026/01/newsrooms-are-taking-comments-seriously-again/Se vuoi leggere altre notizie sul giornalismo, puoi seguire il gruppo @giornalismo con il tuo account social Poliversity è un'istanza pensata per chi è interessato ai temi del #giornalismo, della scuola e della ricerca
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    Ci siamo quasi 😱-4 giorni alla fine del crowdfunding e mancano SOLO 820 euro al raggiungimento dell’obiettivo! Se vuoi sostenere l’edizione 2026 di Valigia Blu puoi partecipare al crowdfunding qui👇https://crowdfunding.valigiablu.it/Anche una piccola donazione può fare la differenza 💙#crowdfunding #valigiablu #giornalismo
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    #Informazione #giornalismo #democrazia #attentato #SigfridoRanucci #Report Strategia della tensione.Oggi per @repubblica