C'è in realtà un'altra questione complementare al «immortale in che senso?», ed è la *coscienza* dei limiti della propria (im)mortalità. Questo diventa particolarmente rilevante nel caso in cui l'immortalità sia un “unicum”, anche perché in questo caso il soggetto non è detto che se ne accorga subito.
Per uscire dall'ottica del famoso film di cui non faccio il nome per non spoilerarlo a chi non l'avesse già visto, rimaniamo nel campo del “non morire di vecchiaia”.