Le metafore della genitorialità attraversano l'intera Divina Commedia, plasmando alcune delle figure più complesse del poema. Questo saggio esplora come Dante intrecci polarità materne e paterne – dalla locutio naturalis del volgare alla locutio artificialis del latino, dalla Nutrice che trasmette il "vocale spirto" al Padre che esercita l'auctoritas – in una dialettica che culmina nella figura emblematica di Virgilio. Maestro e guida, ma anche madre-nutrice che offre il "latte poetico" dell'Eneide; pagano escluso dalla salvezza, eppure profeta inconsapevole; classico che rappresenta la latinità paterna, ma insieme modello di eloquenza che nobilita il volgare materno. Virgilio incarna quella coincidentia oppositorum che rappresenta quasi uno gnostico Metropator simile a quello delle antiche cosmogonie, forse anticipando temi dell'esoterismo rinascimentale.
Emerge, anche sulla scorta del commento di Benvenuto Rambaldi, la complessità di una relazione che fonde dipendenza quasi infantile e magistero spirituale, timore reverenziale e abbandono, in un gioco di rimandi tra classicità e cristianesimo che costituisce uno dei nuclei più pregnanti della Commedia.