Per capire come sia stato possibile, facciamo un passo indietro.
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Per capire come sia stato possibile, facciamo un passo indietro. Prima del lancio, i satelliti passano molto tempo in “camera pulita", in cui ci si muove con tuta, sovrascarpe e guanti, come in sala operatoria, per evitare la contaminazione, e dove vengono assemblati e collaudati tutti i loro strumenti scientifici. Qui i satelliti sono montati su apposite apparecchiature in grado di tenerli bloccati o di ruotarli nelle posizioni adatte per accedere ai vari strumenti o per compiere i test.
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Per capire come sia stato possibile, facciamo un passo indietro. Prima del lancio, i satelliti passano molto tempo in “camera pulita", in cui ci si muove con tuta, sovrascarpe e guanti, come in sala operatoria, per evitare la contaminazione, e dove vengono assemblati e collaudati tutti i loro strumenti scientifici. Qui i satelliti sono montati su apposite apparecchiature in grado di tenerli bloccati o di ruotarli nelle posizioni adatte per accedere ai vari strumenti o per compiere i test.
È proprio su uno di questi dispositivi che incontriamo il protagonista della nostra storia: NOAA-19, un bestione alto più di quattro metri e largo due, come un furgone da trasporto commerciale, dotato di varie strumentazioni per lo studio dell’alta atmosfera. Era stato commissionato alla Lockheed Martin dalla NOAA, l’agenzia che si occupa di previsioni meteorologiche e di monitoraggio delle condizioni degli oceani.
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È proprio su uno di questi dispositivi che incontriamo il protagonista della nostra storia: NOAA-19, un bestione alto più di quattro metri e largo due, come un furgone da trasporto commerciale, dotato di varie strumentazioni per lo studio dell’alta atmosfera. Era stato commissionato alla Lockheed Martin dalla NOAA, l’agenzia che si occupa di previsioni meteorologiche e di monitoraggio delle condizioni degli oceani.
Nel settembre 2003 NOAA-19 era in stato avanzato di costruzione, in un periodo frenetico per la Lockheed Martin di Sunnyvale: l’azienda stava lavorando contemporaneamente su diversi programmi, con scadenze imminenti, e in camera pulita c’era molta concitazione.
Il 6 settembre era previsto che uno strumento scientifico venisse smontato e rimontato per perfezionare il suo posizionamento.
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Nel settembre 2003 NOAA-19 era in stato avanzato di costruzione, in un periodo frenetico per la Lockheed Martin di Sunnyvale: l’azienda stava lavorando contemporaneamente su diversi programmi, con scadenze imminenti, e in camera pulita c’era molta concitazione.
Il 6 settembre era previsto che uno strumento scientifico venisse smontato e rimontato per perfezionare il suo posizionamento.
Per compiere questa operazione, NOAA-19 doveva essere ruotato dalla posizione verticale in cui si trovava a quella orizzontale. Poco dopo aver cominciato la rotazione, una volta giunto a un angolo di 13 gradi, il satellite scivolò e cadde su un fianco da più di un metro di altezza, per l’orrore degli operatori che lo circondavano. Non ci furono feriti, ma il satellite era gravemente danneggiato e richiese costose riparazioni.
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Per compiere questa operazione, NOAA-19 doveva essere ruotato dalla posizione verticale in cui si trovava a quella orizzontale. Poco dopo aver cominciato la rotazione, una volta giunto a un angolo di 13 gradi, il satellite scivolò e cadde su un fianco da più di un metro di altezza, per l’orrore degli operatori che lo circondavano. Non ci furono feriti, ma il satellite era gravemente danneggiato e richiese costose riparazioni.
Fino a quel momento NOAA-19 era costato oltre 230 milioni di dollari, circa 350 milioni di oggi. La riparazione costò altri 135 milioni dell’epoca, di cui 35 pagati dalla Lockheed Martin e il resto dal governo americano.
La successiva indagine della NASA rivelò che il disastro era stato causato da due gravi errori, indipendenti l’uno dall’altro.
Il satellite era collegato al carrello che ne permetteva la rotazione da una piattaforma di interfaccia, ancorata al carrello da da 24 grossi bulloni.
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Fino a quel momento NOAA-19 era costato oltre 230 milioni di dollari, circa 350 milioni di oggi. La riparazione costò altri 135 milioni dell’epoca, di cui 35 pagati dalla Lockheed Martin e il resto dal governo americano.
La successiva indagine della NASA rivelò che il disastro era stato causato da due gravi errori, indipendenti l’uno dall’altro.
Il satellite era collegato al carrello che ne permetteva la rotazione da una piattaforma di interfaccia, ancorata al carrello da da 24 grossi bulloni.
Mentre il carrello era in magazzino, un operatore che aveva bisogno di quei bulloni su un altro progetto li aveva rimossi e, al contrario di quanto previsto dalla procedura, non aveva messo per iscritto questa attività. In seguito, altri operatori che lavoravano su NOAA-19 avevano iniziato la rotazione senza controllare prima che ci fossero i bulloni, anche in questo caso al contrario di quanto richiesto dalla procedura.
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Mentre il carrello era in magazzino, un operatore che aveva bisogno di quei bulloni su un altro progetto li aveva rimossi e, al contrario di quanto previsto dalla procedura, non aveva messo per iscritto questa attività. In seguito, altri operatori che lavoravano su NOAA-19 avevano iniziato la rotazione senza controllare prima che ci fossero i bulloni, anche in questo caso al contrario di quanto richiesto dalla procedura.
Oltre all’impatto economico, l’incidente causò più di un anno di ritardo e il lancio del satellite fu rimandato da dicembre 2007 a febbraio 2009. Nonostante questa disavventura, in orbita NOAA-19 ha funzionato alla perfezione ed è stato dismesso ad agosto del 2025, dopo molti anni di onorato servizio.
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