#sondaggione di Febbraio.
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@oblomov io avevo capito immortalità = invecchiamento infinito, e quindi era un NO categorico. Già adesso non credo di voler arrivare ad età importanti se il prezzo è un declino importante delle mie facoltà soprattutto mentali. Perdere qualche colpo ci sta, ma mi spaventano demenze in cui neppure riconosci chi ti sta vicino.
Se immortalità = no vecchiaia, si presentano però quei problemi pratici del sostentamento economico. 35 anni di contributi inps son già abbastanza, di più no grazie
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@oblomov io avevo capito immortalità = invecchiamento infinito, e quindi era un NO categorico. Già adesso non credo di voler arrivare ad età importanti se il prezzo è un declino importante delle mie facoltà soprattutto mentali. Perdere qualche colpo ci sta, ma mi spaventano demenze in cui neppure riconosci chi ti sta vicino.
Se immortalità = no vecchiaia, si presentano però quei problemi pratici del sostentamento economico. 35 anni di contributi inps son già abbastanza, di più no grazie
@oblomov chiarisco anche: io queste cose non le voglio per me, se altrə sono felici di arrivare a 100+ anni seppur con declino buon per loro, o se hanno accanto persone care con demenza e sono comunque contentə, hanno il mio rispetto.
Ma per il corpo mio, sul quale decido io, preferisco di no.
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undefined muffa@puntarella.party shared this topic
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@andre123 @oblomov la vita ha valore perché finisce, è per questo che è preziosa. Che motivazione ci sarebbe s fare qualcosa, tanto la potresti fare anche domani. La vita eterna. Quella che ci sarebbe dopo la morte, sarebbe una vera tortura, altro che paradiso. Perché se non puoi neanche suicidarti ecco che sei veramente fottuto. In attesa del big freezer (vuoi davvero essere immortale per assistere al big freezer in eterno? Al buio e al freddo?) o al prossimo big bang? Quanta noia, quanta sofferenza e nessuna via di scampo.
@andre123 @oblomov @d10c4n3 aggiungo una cosa: ma alla fine, dopo 70 80 100 anni su sta terra, non ci si stanca di vivere? i vecchietti a un certo punto accettano la morte con filosofia come naturale fine della loro esistenza ma anche fossimo in salute e eternamente giovani non ci verrebbe a noia la vita dopo 100 o 200 anni, anche fossimo le persone più curiose del mondo? perchè a me sì sono sicuro che verrebbe a noia. a volte mi viene a noia anche ora che ne ho "solo" 45.
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(Chiaramente anche in questo caso la soluzione ideale sarebbe la darebbe il #RedditoDiBaseIncondizionato (#UBI), ma siamo realistici.)
L'unica cosa su cui mi sembra si sia tutti d'accordo è che se si conduce una vita di merda non vale la pena; questo chiaramente non sorprende, e conferma il perché tra le condizioni per l'immortalità non può mancare «quando mi rompo, stacco».
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@oblomov Io penso che andare in quella direzione, per quanto difficile, vista l'evoluzione tecnologica, finirà per esser necessario prima o poi, altro che irrealistico....
Se continui a toglier lavoro...e la longevità si mantiene mediamente alta (mi gratto, scusate) e la popolazione mondiale idem....prima o poi toccherà metterci mano a sta cosa...se vogliamo rimanere civili eh...
@andre123 si ma io volevo fare una battuta sull'esser realistici parlando di immortalità 8-D
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@andre123 @oblomov @d10c4n3 aggiungo una cosa: ma alla fine, dopo 70 80 100 anni su sta terra, non ci si stanca di vivere? i vecchietti a un certo punto accettano la morte con filosofia come naturale fine della loro esistenza ma anche fossimo in salute e eternamente giovani non ci verrebbe a noia la vita dopo 100 o 200 anni, anche fossimo le persone più curiose del mondo? perchè a me sì sono sicuro che verrebbe a noia. a volte mi viene a noia anche ora che ne ho "solo" 45.
@andre123 @oblomov @muffa e infatti cosa vuol dire restare giovani? Che ti rimane l'incoscienza e lo stupore e l'entusiasmo di quegli anni? No perché con l'esperienza ti viene il carattere da vecchio, essere giovani vuol dire anche uno stato d'animo che ti passa al di là della biologia e sai che bello un'eternità a borbottare.
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L'unica cosa su cui mi sembra si sia tutti d'accordo è che se si conduce una vita di merda non vale la pena; questo chiaramente non sorprende, e conferma il perché tra le condizioni per l'immortalità non può mancare «quando mi rompo, stacco».
C'è in realtà un'altra questione complementare al «immortale in che senso?», ed è la *coscienza* dei limiti della propria (im)mortalità. Questo diventa particolarmente rilevante nel caso in cui l'immortalità sia un “unicum”, anche perché in questo caso il soggetto non è detto che se ne accorga subito.
Per uscire dall'ottica del famoso film di cui non faccio il nome per non spoilerarlo a chi non l'avesse già visto, rimaniamo nel campo del “non morire di vecchiaia”.
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C'è in realtà un'altra questione complementare al «immortale in che senso?», ed è la *coscienza* dei limiti della propria (im)mortalità. Questo diventa particolarmente rilevante nel caso in cui l'immortalità sia un “unicum”, anche perché in questo caso il soggetto non è detto che se ne accorga subito.
Per uscire dall'ottica del famoso film di cui non faccio il nome per non spoilerarlo a chi non l'avesse già visto, rimaniamo nel campo del “non morire di vecchiaia”.
Come già detto, questo potrebbe prendere varie forme:
a) continuare ad invecchiare all'infinito (vedi Titone)
https://it.wikipedia.org/wiki/Titoneb) crescere/invecchiare fino ad una certa età e poi basta (o avvicinarsi asintoticamente ad un'età limite, ma in maniera tale da vedere le differenze solo dopo una certa età; pensate al grafico di 200*arctan(x/100)/pi come esempio)
c) un misto, crescendo all'infinito ma sempre piú lentamente (andamento logaritmico).
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Come già detto, questo potrebbe prendere varie forme:
a) continuare ad invecchiare all'infinito (vedi Titone)
https://it.wikipedia.org/wiki/Titoneb) crescere/invecchiare fino ad una certa età e poi basta (o avvicinarsi asintoticamente ad un'età limite, ma in maniera tale da vedere le differenze solo dopo una certa età; pensate al grafico di 200*arctan(x/100)/pi come esempio)
c) un misto, crescendo all'infinito ma sempre piú lentamente (andamento logaritmico).
Nel caso a), ci si accorgerebbe della propria immortalità solo molto tardi; sarebbe anche difficile non solo pianificare la propria vita, ma anche affrontarla bene man mano che si invecchia. Il caso peggiore (non a caso Titone fu poi “salvato” trasformandolo in cicala).
Negli altri due casi, è probabile che ci si accorgerebbe prima della differenza nella velocità di invecchiamento rispetto agli altri, ed a seconda del ritmo a cui si invecchia dopo la presa di coscienza, nonché dell'età limite >
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Nel caso a), ci si accorgerebbe della propria immortalità solo molto tardi; sarebbe anche difficile non solo pianificare la propria vita, ma anche affrontarla bene man mano che si invecchia. Il caso peggiore (non a caso Titone fu poi “salvato” trasformandolo in cicala).
Negli altri due casi, è probabile che ci si accorgerebbe prima della differenza nella velocità di invecchiamento rispetto agli altri, ed a seconda del ritmo a cui si invecchia dopo la presa di coscienza, nonché dell'età limite >
> si potrebbe avere una buona fetta della vita (relativamente alla vita diun essere umano) da organizzare senza ancora essere fisicamente troppo deperiti.
E qui parlo di deperimento fisico intenzionalmente, perché come alcuni di voi hanno già osservato, bisognerebbe capirci anche su cosa significhi essere giovani o vecchi. (Ho già accennato a questo anche prima <https://sociale.network/@oblomov/116005887367992150>, ma evidentemente il discorso merita di essere meglio sviscerato.)
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> si potrebbe avere una buona fetta della vita (relativamente alla vita diun essere umano) da organizzare senza ancora essere fisicamente troppo deperiti.
E qui parlo di deperimento fisico intenzionalmente, perché come alcuni di voi hanno già osservato, bisognerebbe capirci anche su cosa significhi essere giovani o vecchi. (Ho già accennato a questo anche prima <https://sociale.network/@oblomov/116005887367992150>, ma evidentemente il discorso merita di essere meglio sviscerato.)
Questo diventa ancora piú interessante se l'immortalità non è innata, ma frutto di un procedimento che il soggetto subisce, ed in funzione del quale sa che avrà degli effetti nel ridurre/limitare gli effetti dell'invecchiamento, e quindi potrà da “subito” ragionare in termine di “immortalità nel senso dell'età”, ma non avrà idea del resto: è immune alle malattie? A tutte o solo a quelle mortali? Sopravviverebbe ad un incidente, o a un attentato diretto alla sua persona che farebbe fuori altri?
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Questo diventa ancora piú interessante se l'immortalità non è innata, ma frutto di un procedimento che il soggetto subisce, ed in funzione del quale sa che avrà degli effetti nel ridurre/limitare gli effetti dell'invecchiamento, e quindi potrà da “subito” ragionare in termine di “immortalità nel senso dell'età”, ma non avrà idea del resto: è immune alle malattie? A tutte o solo a quelle mortali? Sopravviverebbe ad un incidente, o a un attentato diretto alla sua persona che farebbe fuori altri?
Dico “interessante” perché molte delle questioni sollevate sul modo in cui l'immortalità potrebbe influenzare il comportamento della persona decadono, soprattutto nella prima parte della tua vita. Se non sai fino a che punto sei immortale, penso che non correresti piú rischi di quanti ne correresti normalmente, e continueresti a cercare di vivere la tua vita come chiunque altro, magari con un occhio di riguardo in piú sul “dopo”.
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Questa è qualcosa su cui io rimugino da età insospettabili, e forse l'unica cosa che è cambiata nel tempo è di aver fatto piccoli aggiustamenti alle condizioni.
Il classico è associare l'mmortalità all'eterna giovinezza, e CI STA, ma bisognerebbe anche capire cosa si intende per giovinezza (max 20? 25? 30?) e capire se questa eterna giovinezza significa anche una certa incapacità di maturare psicoemotivamente o se è solo una questione fisica.
@oblomov ma hai provato a chiedere all'INPS o alla Fornero?
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Dico “interessante” perché molte delle questioni sollevate sul modo in cui l'immortalità potrebbe influenzare il comportamento della persona decadono, soprattutto nella prima parte della tua vita. Se non sai fino a che punto sei immortale, penso che non correresti piú rischi di quanti ne correresti normalmente, e continueresti a cercare di vivere la tua vita come chiunque altro, magari con un occhio di riguardo in piú sul “dopo”.
Ma il “dopo” è il vero problema. Anche supponendo di aver risolto il problema del mantenimento (trovare come campare fuori dalla macina del lavoro salariale, per capirci), è lí che intervengono tutte le questioni psicoemotive, a partire dall'effimerità (relativa alla tua vita) degli affetti che per altri potrebbero essere “eterni” (“finché morte non vi separi”).
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Ma il “dopo” è il vero problema. Anche supponendo di aver risolto il problema del mantenimento (trovare come campare fuori dalla macina del lavoro salariale, per capirci), è lí che intervengono tutte le questioni psicoemotive, a partire dall'effimerità (relativa alla tua vita) degli affetti che per altri potrebbero essere “eterni” (“finché morte non vi separi”).
@oblomov
Penso che sulla questione mantenimento il filone vampiresco offra buoni spunti, infatti non a caso sono sempre stati una sorta di rappresentazione horror della nobiltà.
(Anche un piccolo margine di accumulo portato avanti per lungo tempo genera rendite considerevoli.) -
Ma il “dopo” è il vero problema. Anche supponendo di aver risolto il problema del mantenimento (trovare come campare fuori dalla macina del lavoro salariale, per capirci), è lí che intervengono tutte le questioni psicoemotive, a partire dall'effimerità (relativa alla tua vita) degli affetti che per altri potrebbero essere “eterni” (“finché morte non vi separi”).
A questo negli anni si sommerebbe l'effetto sul “medio” periodo (centinaia di anni) delle trasformazioni della società, e viceversa sempre piú in evidenza i suoi punti fermi: ci sono bellissimi thread qui sul Fediverso con titoli ed articoli di giornali di uno o anche due secoli fa che mostrano come, con tutto quello che è cambiato, ci sono cose che sembrano immutabili, e spesso anche risalendo ancora piú indietro ai grandi classici romani e greci.
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A questo negli anni si sommerebbe l'effetto sul “medio” periodo (centinaia di anni) delle trasformazioni della società, e viceversa sempre piú in evidenza i suoi punti fermi: ci sono bellissimi thread qui sul Fediverso con titoli ed articoli di giornali di uno o anche due secoli fa che mostrano come, con tutto quello che è cambiato, ci sono cose che sembrano immutabili, e spesso anche risalendo ancora piú indietro ai grandi classici romani e greci.
È difficile pensare a cosa potrebbe succedere andando oltre, persino con una retrospettiva; non si può semplicemente pensare ad una persona di mille anni fa trapiantata nella società moderna, perché il soggetto immortale vivrebbe le trasformazioni personalmente, e quindi non subirebbe il trauma della “cesura” che si ha “saltando” la linea temporale.