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    Quindi colgo l’occasione, Presidente Stefani, visto che oggi è qui: le sue promesse sulla copertura totale delle borse di studio sono cruciali, per migliaia di studenti, come lo sarebbero state per me, che l’ho ricevuta inritardo di dodici mesi chiedendomi se mollare tutto e tornare a casa. Ormai sappiamo quanto in Veneto il diritto allo studio assomigli più spesso a una corsa a ostacoli, che a un diritto costituzionalmente sancito. Le ricordiamo che quelle promesse hanno un peso specifico: quello dei 348 studenti che solo a Padova la stanno ancora aspettando, e dei 1812 che la attendono da tre anni. Per molti, questa attesa significa rinunciare del tutto alla prospettiva di studiare.I vostri ritardi non sono degli imprevisti tecnici: sono una chiara scelta politica in cui a perdere siamo sempre noi studenti.Perdiamo, come generazione, quando la cura della nostra salute mentale resta un privilegio. La ringraziamo per la proposta di uno psicologo di base, Presidente Stefani, ma siamo entrambi consapevoli che un milione di euro non sia sufficiente per garantirlo davvero.Ministra Bernini, mi rivolgo anche a lei. Intervenire sull’università dovrebbe significare, prima di tutto, ascoltare chi la vive e la manda avanti ogni giorno. Se lo avesse fatto, avrebbe sentito studenti, dottorandi e ricercatori chiedere conto del sottofinanziamento strutturale dell’università pubblica e di una precarietà che attraversa tutte le fasi della formazione e del lavoro accademico.È un quadro segnato da risorse asfittiche, che colpisce gravemente i giovani ricercatori, spesso retribuiti con borse inadeguate rispetto al costo della vita e impiegati con contratti privi di tutele e stabilità.Trascurare l’università pubblica significa rinunciare all’innovazione e privare il Paese del capitale umano e culturale necessario per costruire il proprio futuro.Il semestre filtro, Ministra, è solo l’ultima di una lunga lista di mancanze a cui non state dando risposta.Da ultimo, nel tentativo di rappresentare questa comunità studentesca, sento la necessità di rivolgermi a chi più di tutti dovrebbe rappresentare noi come cittadini, ovvero al Governo di questo Paese.Vediamo lo sguardo che riservate alla nostra generazione: avete contribuito a costruire un clima in cui chi partecipa viene guardato consospetto, in cui chi protesta viene raccontato come pericoloso, in cui chi si organizza diventa un problema da neutralizzare. E questo clima non colpisce soltanto chi scende in piazza, ma si abbatte con particolare violenza anche su tutte quelle comunità che questo Paese continua troppo spesso a trasformare in capro espiatorio: le persone queer, le persone migranti, chi vive la povertà, chi abita i margini e viene sistematicamente raccontato non come parte della società, ma come una minaccia da isolare e colpevolizzare.E’ così che si impoverisce la vita democratica di questo Paese. Perché una democrazia muore non solo quando si reprime il dissenso, ma anche quando si sceglie di isolare, colpevolizzare e rendere invisibili lepersone che avrebbe il dovere di proteggere. E allora il messaggio che arriva a un’intera generazione è semplice e terribile: state zitti,adattatevi, non disturbate.Proprio l’Accademia che oggi ci troviamo a celebrare, invece, ci insegna che nei momenti di incrocio della Storia non abbiamo scelta, se non compiere delle scelte.Noi abbiamo già deciso. Parteciperemo in tutti i modi che conosciamo: ci prenderemo cura di chi viene lasciato indietro e ci organizzeremo insieme, senza mai voltarci dall'altra parte.Riempiamo di linfa questa nostra Università, abitandola non come un luogo da attraversare in silenzio, ma come uno spazio vivo di sapere, di conflitto, di solidarietà e di trasformazione.Faremo tutto questo, con orgoglio, perché sappiamo che la democrazia non si custodisce nel silenzio, ma nella presenza; non nell’obbedienza passiva, ma nella partecipazione; non nell’indifferenza, ma nellaresponsabilità collettiva.Questo, io credo, è il migliore augurio che possiamo rivolgerci.Buon Anno Accademico a tutte e a tutti.@cultura @istruzione #LorenzoTosa #PadovaAnnoAccademicoInnaugurazione #PaolaBonomo
  • Lorenzo Tosa

    Mondo lorenzotosa albertotrentini albertotrentinilibero
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    Lorenzo TosaÈ arrivata la notizia che tutti aspettavamo. La più bella.Alberto Trentini è LIBERO!Dopo 423 giorni di incubo, carcere e prigionia, è stato finalmente rilasciato il cooperante italiano detenuto illegalmente dal Venezuela.L’unica notizia veramente bella di una serie di vicende veramente orribili.Nessuno nel governo osi mettere il cappello su questa liberazione. Non ci provino nemmeno.Trentini è libero non grazie ma nonostante il governo italiano, che nulla ha fatto in questo lunghissimo anno e mezzo.E nemmeno grazie a Trump, a cui dei venezuelani, figuriamoci dei prigionieri, non è mai fregato assolutamente nulla. Altro che “liberatore”. Resta la grande notizia e la fine di un incubo per una persona che non aveva fatto nulla. Il pensiero in questo momento va alla mamma Armanda che con grande dignità si è battuta per la sua liberazione, spesso lasciata sola, abbandonata dalla politica che oggi esulta, alla famiglia, agli amici, a tutti quelli che non hanno mai smesso di crederci.Buon ritorno a casa, Alberto!#LorenzoTosa #albertotrentini #albertotrentinilibero@news
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    Da Lorenzo TosaQuesta mattina la sindaca di Genova Silvia Salis ha fatto una cosa semplice e preziosa.È andata a Reggio Emilia, città natale della famiglia Cervi e, di fronte ad Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli trucidati dai nazifascisti il 28 dicembre 1943, ha tenuto l’orazione ufficiale.Sono parole di Memoria altissima, la risposta più bella a chi, come La Russa, straparla di “simboli di amore”.“Ci sono storie che non chiedono solo di essere ricordate. Chiedono di essere raccontate.Il massacro dei fratelli Cervi non è una tragedia privata.È una domanda pubblica.Una di quelle domande che attraversano il tempo e tornano, puntuali, ogni volta che una società deve decidere da che parte stare.Sette fratelli. Sette nomi, sette date di nascita, sette vite diverse. E una sola scelta comune: non voltarsi dall’altra parte. Erano una famiglia: la loro casa era aperta ai fuggiaschi, agli stranieri, ai disertori, a chiunque scappasse dalla guerra e dalla violenza.Quando il fascismo chiedeva silenzio, loro offrivano rifugio. Quando chiedeva obbedienza, loro sceglievano la libertà.Per questo furono catturati. E poi, senza difesa, fucilati. Sette fratelli uccisi come messaggio. Come avvertimento. Come lezione. Il fascismo ha sempre avuto questa ossessione: non eliminare solo le persone, ma spezzare l’idea che portano.Ma qui sta il punto che il fascismo non ha mai capito. Si possono fucilare sette uomini. Non si può fucilare un’idea. La libertà è un ciclo. Ogni volta che qualcuno prova a spezzarla con la forza, qualcun altro la risemina. Ecco cos’è l’antifascismo. È la fiducia ostinata nel genere umano e nella sua capacità di seminare, di amare. (…) Più volte mi è stato chiesto se ha ancora senso, nel nostro tempo, dirsi antifascisti. E la risposta è semplice: non solo ha senso, ma è necessario. Non dobbiamo mai stancarci di dirci antifascisti esattamente come non dobbiamo mai stancarci di chiamarci per nome. Antifascismo è il nome dei fratelli Cervi, del popolo italiano, è il nome della nostra Costituzione, è il nome del sangue che è stato versato sulle colline che ci circondano, sui monti che stanno alle spalle della mia Genova. Antifascismo è il nome delle tante donne che hanno reso possibile la Resistenza. Con la loro lotta, con la loro sofferenza. Come quella di Genoeffa Cocconi. Che ha visto morire i suoi figli, che non potuto seppellirli. E che non ha retto al ricordo del dolore, all’infamia fascista che dopo i figli ha provato a toglierle anche la casa e tutto il poco che le rimaneva. (…) Essere antifascisti oggi significa difendere chi è più fragile, anche quando non ci conviene. Significa accettare che il potere vada sempre controllato, soprattutto quando ci piace.Significa ricordare che la libertà di parola vale soprattutto per chi dice cose che non ci piacciono. Il fascismo ha superato i confini di se stesso, ed è diventato sinonimo di “male assoluto”. Eppure, incredibilmente, ancora qualcuno fatica a definirsi antifascista. (…) Non potevo dire di no in segno di riconoscenza per Adelmo e per la sua famiglia, per la testimonianza antifascista che non si stanca mai di portare avanti in tutta Italia. Ci siamo visti a Sant’Anna di Stazzema, ci siamo visti a Genova, non potevamo non vederci qui. E per rendere ancora più saldo questo legame sono contenta di poter annunciare che molto presto anche il Comune di Genova aderirà formalmente all’Istituto Alcide Cervi. Ne abbiamo parlato in giunta, accogliendo il vostro invito. E presto approveremo tutti i documenti necessari. Alcide Cervi è stata ‘una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta’. Poi, anche la quercia è morta, ma vorrei fare mio il suo invito: ‘Guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo’. Perché ‘dopo un raccolto ne viene un altro’. Per unire ancora di più questa terra e la mia terra vorrei che il prossimo 25 aprile, con la collaborazione dell’Anpi, anche a Genova organizzassimo una grandissima pastasciutta antifascista, a cui far partecipare tutta la città: un’unica grande famiglia unita a Casa Cervi. Perché questi nostri sette fratelli ‘son morti sui 20 anni per il nostro domani, come vecchi partigiani. Sangue del nostro sangue’. E, allora: ‘Teniamoci per mano. Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera’” È questo il fiore🌹Grazie Sindaca.#LorenzoTosa #AdelmoCervi #settefratellicervi #GenoeffaCocconi#silviasalis #28dicembre1943 #28dicembre2025#casaCervi #antifascismooggi@attualita