di Piero Santonastaso, da Morti di lavoroUn centinaio di chilometri e tre anni separano Amendolara da Steccato di Cutro. Due stragi apparentemente diverse ma figlie dello stesso sfruttamento delle migrazioni. Allora gli scafisti, oggi i caporali. Migranti anch’essi, terminali ultimi di organizzazioni criminali sovranazionali in cui italiani ed extracomunitari vanno a braccetto, al servizio di datori di lavoro senza scrupoli. A Cutro morì gente in cerca di futuro, ad Amendolara sono stati uccisi lavoratori che si illudevano di averne agguantato uno. Sullo sfondo, le politiche securitarie e i decreti flussi di un governo che si intesta linee dure, espulsioni e guerre alle ONG ma si muove sulla scia dei precedenti esecutivi. Basti ricordare la collocazione politica del tutto opposta di Marco Minniti, promotore degli scandalosi accordi con i signori della guerra libici. Questa è la realtà dei fatti. A Steccato di Cutro, oltre 1.200 giorni fa, si pensò di risolvere la questione di un battello carico di disperati nel mare in tempesta semplicemente girandosi dall’altra parte. Amendolara altro non è che il frutto della prosecuzione di quella tattica: l’agricoltura italiana ha bisogno di braccia e non poche aziende le vogliono a costo zero. Ecco allora i convogli di invisibili che all’alba popolano le strade di campagna non solo in Calabria ma anche in Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania, su su fino al progredito Piemonte e al ricco Veneto. Tutti sanno, tutti chiudono un occhio. I morti? Vittime collaterali delle eccellenze italiane.Il 4 giugno 2025 in Italia si contavano 447 vittime del lavoro. Quest’anno, al 4 giugno, siamo a 486: in valori assoluti si tratta di 39 morti in più, che tradotti in percentuale equivalgono a un aumento dell’8,7%. La questione interessa poco o nulla al governo Meloni, che anzi sta studiando il modo di alleggerire le pene previste per i datori di lavoro. È la proposta principale della Commissione di studio per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro, istituita nel 2024 al ministero della Giustizia e presieduta dal senatore e viceministro Francesco Paolo Sisto. In un corposo documento si suggerisce di introdurre nel Codice penale l’articolo 590-septies, con lo scopo di limitare la responsabilità dei datori di lavoro ai soli casi di colpa grave. Come se adesso le patrie galere pullulassero di imprenditori condannati per aver causato la morte o l’infortunio grave di un dipendente.Le nostre statistiche Giugno 2026 (fino al 4 del mese): 20 morti (sul lavoro 15; in itinere 5; media giorno 5)Anno 2026: 486 morti (sul lavoro 398; in itinere 88; media giorno 3,1), 39 in più rispetto al periodo 1° gennaio – 4 giugno 202571 Lombardia (sul lavoro 55 – in itinere 16)51 Veneto (39 – 12)43 Campania (39 – 4)40 Lazio (27 – 13)38 Toscana (32 – 6)37 Sicilia (31 – 6)35 Piemonte (31 – 4)32 Emilia Romagna (25 – 7)29 Puglia (24 – 5)15 Calabria (10 – 5)14 Abruzzo (14 – 0)13 Marche (11 – 2)12 Sardegna (9 – 3)11 Estero (11 – 0)9 Friuli Venezia Giulia (6 – 3)8 Liguria (6 – 2)7 Umbria (6 – 1)6 Alto Adige (6 – 0)5 Trentino (5 – 0)4 Basilicata (4 – 0)2 Molise (2 – 0)Per meseMaggio 2026: 111 morti (sul lavoro 87; in itinere 24; media giorno 3,6)Aprile 2026: 105 morti (sul lavoro 89; in itinere 16; media giorno 3,5)Marzo 2026: 99 morti (sul lavoro 84; in itinere 15; media giorno 3,2)Febbraio 2026: 86 morti (sul lavoro 68; in itinere 18; media giorno 3,1)Gennaio 2026: 66 morti (sul lavoro 56; in itinere 10; media giorno 2,1)Da oltre quattro anni (febbraio 2022) il sito “Refrattario e Controcorrente” ti informa, ti documenta, ti fornisce materiale utile ad un approfondimento della realtà nazionale e internazionale, un servizio tanto più necessario in un contesto come quello della sinistra italiana, segnato da un provincialismo linguistico ma anche politico, inaccettabile sempre e soprattutto oggi, quando l’inasprimento della conflittualità interimperialista, il precipitare della crisi climatica, la crescita dell’estrema destra, e la pessima situazione italiana rendono indispensabile cogliere gli spunti che ci vengono dal resto del mondo, senza chiuderci nelle nostre “certezze”.Iscriviti al canale WhatsApp del Refrattario (click qui o sull’immagine sotto)