@elettrona @macfranc cara Elena, le virgolette, nel caso preso in esame nell'articolo, non sono state tolte dai computer o da un algoritmo ma dagli esseri umani per scopi molto poco scientifici e culturali. L'articolo peraltro racconta solo una parte della storia, molto più complessa. Accenno qui la parte che manca nell'articolo di Jonnie Penn.La prospettiva a fondamento dell’approccio computazionale è quella che da Leibniz e Kant arriva a noi passando per Fichte, Hermann von Helmholtz, Hermann Ebbinghaus, William James, Ewald Hering. Il fondamento di questa prospettiva – mi scuso per la semplificazione – è che le sensazioni sono prive di ordine, forma ed estensione. Le intuizioni pure ordinano questo materiale caotico, mentre la messa in forma categoriale dei dati offerti dalla sensibilità consentirebbe di riconoscere gli oggetti del mondo e di orientarsi in esso. Secondo questa prospettiva dunque, l'esperienza risulta intelligibile e dotata di senso solo dopo essere stata ordinata dal pensiero. Saranno poi Helmholz e la sua scuola a declinare in termini fisiologici questa prospettiva.Il modello del cervello come macchina logico-matematica incarnata è il frutto della trasposizione del giudizio sintetico a priori di Kant – conoscenza posseduta a priori e in conformità alla quale deve realizzarsi ogni determinazione della esperienza – nell'ambito neuroanatomico e neurofisiologico.Le porte logiche dei dispositivi digitali e dei computer sono arrivate come base materiale e tecnologica perfetta per tale trasposizione, una volta dato per scontato (anche se non lo è affatto) che le cellule del nostro cervello si comportino come delle macchine a stati.È su questa traiettoria di pensiero che si è poi agganciata la strategia delle virgolette tolte come stratagemma narrativo.