Kenobit, Assalto alle piattaforme.
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Kenobit, Assalto alle piattaforme. La recensione di Stefano Spataro
Un mattino di circa un mese fa, in tutta tranquillità, apro il pannello di controllo di KDP Amazon e leggo un messaggio del tipo Tutti i tuoi prodotti non sono più disponibili. Non era questo il messaggio originale – il trauma è stato troppo forte e forse qualcosa ho rimosso – ma il senso era che, in un attimo che tutti i libri autoprodotti della nostra casa editrice, la nuova carne, non erano più disponibili nello store. Non solo. Non erano neanche recuperabili le royalties residue né i report delle vendite. Tutto perduto nel nulla. Non c’era stato né un messaggio minaccioso né una e-mail chilometrica in legalese. È successo nel modo peggiore: come se niente fosse. Nessun preavviso, se non il fatto che anche un nostro collega ci era passato poco tempo prima, nessuna spiegazione sensata, nessuna reale possibilità di interlocuzione, nessuna risposta concreta alla nostra e-mail di richiesta di delucidazioni, se non un gelido rimando alle plutoniche linee guida che tutti noi accettiamo quando accediamo a una piattaforma, ma che nessuno veramente legge. Un click e anni di lavoro, testi, progettualità editoriali, relazioni con autrici e autori, erano semplicemente spariti. Non censurati apertamente, non contestati pubblicamente: rimossi unilateralmente da un’infrastruttura privata che nel frattempo si è imposta come standard globale della distribuzione editoriale (e non solo).
La recensione all'ultimo libro di @kenobit scritta da @stspataro per la rivista IBRIDAMENTI / DUE
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Kenobit, Assalto alle piattaforme. La recensione di Stefano Spataro
Un mattino di circa un mese fa, in tutta tranquillità, apro il pannello di controllo di KDP Amazon e leggo un messaggio del tipo Tutti i tuoi prodotti non sono più disponibili. Non era questo il messaggio originale – il trauma è stato troppo forte e forse qualcosa ho rimosso – ma il senso era che, in un attimo che tutti i libri autoprodotti della nostra casa editrice, la nuova carne, non erano più disponibili nello store. Non solo. Non erano neanche recuperabili le royalties residue né i report delle vendite. Tutto perduto nel nulla. Non c’era stato né un messaggio minaccioso né una e-mail chilometrica in legalese. È successo nel modo peggiore: come se niente fosse. Nessun preavviso, se non il fatto che anche un nostro collega ci era passato poco tempo prima, nessuna spiegazione sensata, nessuna reale possibilità di interlocuzione, nessuna risposta concreta alla nostra e-mail di richiesta di delucidazioni, se non un gelido rimando alle plutoniche linee guida che tutti noi accettiamo quando accediamo a una piattaforma, ma che nessuno veramente legge. Un click e anni di lavoro, testi, progettualità editoriali, relazioni con autrici e autori, erano semplicemente spariti. Non censurati apertamente, non contestati pubblicamente: rimossi unilateralmente da un’infrastruttura privata che nel frattempo si è imposta come standard globale della distribuzione editoriale (e non solo).
La recensione all'ultimo libro di @kenobit scritta da @stspataro per la rivista IBRIDAMENTI / DUE
Inquietante e significativa (ma purtroppo non sorprendente) l'esperienza personale che introduce il resto della recensione di @stspataro
https://poliverso.org/display/0477a01e-1469-aaea-338e-38c273013941