Promossa a pieni voti.
-
Promossa a pieni voti. La commissione di laurea non ha dubbi sulla sua preparazione, tanto che su sessantadue candidati l’ha classificata al terzo posto. La discussione si accende invece sul titolo da assegnarle: donna ingegnere? ingegneressa?
(continua)
-
Promossa a pieni voti. La commissione di laurea non ha dubbi sulla sua preparazione, tanto che su sessantadue candidati l’ha classificata al terzo posto. La discussione si accende invece sul titolo da assegnarle: donna ingegnere? ingegneressa?
(continua)
È una scena di altri tempi: l'anno è il 1908, l'ateneo è il Politecnico di Torino e lei è Emma Strada, la prima ingegnera italiana. Ha ventiquattro anni e una lunga carriera davanti a sé, con la responsabilità di opere importanti e un ruolo da apripista che consente a chi la seguirà di abbracciare la propria passione senza suscitare dubbi e imbarazzi.
-
È una scena di altri tempi: l'anno è il 1908, l'ateneo è il Politecnico di Torino e lei è Emma Strada, la prima ingegnera italiana. Ha ventiquattro anni e una lunga carriera davanti a sé, con la responsabilità di opere importanti e un ruolo da apripista che consente a chi la seguirà di abbracciare la propria passione senza suscitare dubbi e imbarazzi.
Figlia di un ingegnere civile responsabile di uno studio di progettazione, Emma Strada nasce a Torino nel 1884. Prende la maturità al liceo classico Massimo d’Azeglio, fucina di intellettuali, e prosegue gli studi sfruttando il regolamento del 1874 che ha ammesso le donne all’università.
-
Figlia di un ingegnere civile responsabile di uno studio di progettazione, Emma Strada nasce a Torino nel 1884. Prende la maturità al liceo classico Massimo d’Azeglio, fucina di intellettuali, e prosegue gli studi sfruttando il regolamento del 1874 che ha ammesso le donne all’università.
Come ogni aspirante ingegnere dell’epoca, si iscrive al biennio propedeutico di scienze matematiche e fisiche dell’università di Torino. È un corso impegnativo, ma Emma non incontra nessuna difficoltà, grazie anche all’incoraggiamento del padre, immune agli stereotipi del suo tempo. Dopo aver completato il biennio si iscrive al corso di ingegneria civile della Scuola di Applicazione per gli Ingegneri.
-
Come ogni aspirante ingegnere dell’epoca, si iscrive al biennio propedeutico di scienze matematiche e fisiche dell’università di Torino. È un corso impegnativo, ma Emma non incontra nessuna difficoltà, grazie anche all’incoraggiamento del padre, immune agli stereotipi del suo tempo. Dopo aver completato il biennio si iscrive al corso di ingegneria civile della Scuola di Applicazione per gli Ingegneri.
Nel 1906 la Scuola di Applicazione si fonde con il Regio Museo Industriale e nasce così il Politecnico di Torino, in cui confluiscono tutti gli studenti di ingegneria, compresa Emma, che ha il numero di matricola 36.
Si laurea due anni più tardi, suscitando l’interesse dei giornali dell’epoca, come “La Stampa”, che scrive: “La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia ed ha appena due o tre colleghe all’estero”.
-
Nel 1906 la Scuola di Applicazione si fonde con il Regio Museo Industriale e nasce così il Politecnico di Torino, in cui confluiscono tutti gli studenti di ingegneria, compresa Emma, che ha il numero di matricola 36.
Si laurea due anni più tardi, suscitando l’interesse dei giornali dell’epoca, come “La Stampa”, che scrive: “La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia ed ha appena due o tre colleghe all’estero”.
Entra nello studio del padre e il suo primo lavoro è una “galleria di ribasso” in Valle d’Aosta, necessaria per drenare l’acqua da una miniera. È anche assistente del professor Luigi Pagliani, direttore del Gabinetto di Igiene industriale all’Università di Torino, fino al 1915, quando alla morte del padre si dedica interamente al suo studio di progettazione, insieme al fratello.
-
Entra nello studio del padre e il suo primo lavoro è una “galleria di ribasso” in Valle d’Aosta, necessaria per drenare l’acqua da una miniera. È anche assistente del professor Luigi Pagliani, direttore del Gabinetto di Igiene industriale all’Università di Torino, fino al 1915, quando alla morte del padre si dedica interamente al suo studio di progettazione, insieme al fratello.
Progetta edifici, di tratti ferroviari e tramviari, di rami di acquedotto e di una galleria per la funicolare di Catanzaro. Lavora al progetto e alla direzione dei lavori per lo scavo di una miniera d’oro a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa. Non è sposata, altrimenti per poter lavorare le servirebbe il permesso del marito, secondo una norma abolita solo nel 1919. Ma non può firmare i suoi progetti, perché fino al 1923 le donne non potranno registrarsi presso gli ordini professionali.
-
Progetta edifici, di tratti ferroviari e tramviari, di rami di acquedotto e di una galleria per la funicolare di Catanzaro. Lavora al progetto e alla direzione dei lavori per lo scavo di una miniera d’oro a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa. Non è sposata, altrimenti per poter lavorare le servirebbe il permesso del marito, secondo una norma abolita solo nel 1919. Ma non può firmare i suoi progetti, perché fino al 1923 le donne non potranno registrarsi presso gli ordini professionali.
Si adopera costantemente per valorizzare la professionalità delle donne nella scienza e nella tecnica. Nel 1957 fonda infatti insieme a sette sue colleghe l’Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti (AIDIA), di cui è la prima presidente e in cui rimane attiva fino alla morte, avvenuta nel 1970.
Nel 2022 il Politecnico di Torino le intitola l’importante sala consiglio di facoltà, che tutti gli studenti conoscono.
-
Si adopera costantemente per valorizzare la professionalità delle donne nella scienza e nella tecnica. Nel 1957 fonda infatti insieme a sette sue colleghe l’Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti (AIDIA), di cui è la prima presidente e in cui rimane attiva fino alla morte, avvenuta nel 1970.
Nel 2022 il Politecnico di Torino le intitola l’importante sala consiglio di facoltà, che tutti gli studenti conoscono.
Oggi le donne sono più del trenta per cento dei laureati in ingegneria e si avvicinano alla metà, eppure la parola “ingegnera” non è stata ancora del tutto sdoganata. Si dice per correttezza grammaticale: ma se così fosse, perché “ingegnera” non va bene e “infermiera” sì?
(fine)
-
undefined oblomov@sociale.network shared this topic
undefined filobus@sociale.network shared this topic
-
Oggi le donne sono più del trenta per cento dei laureati in ingegneria e si avvicinano alla metà, eppure la parola “ingegnera” non è stata ancora del tutto sdoganata. Si dice per correttezza grammaticale: ma se così fosse, perché “ingegnera” non va bene e “infermiera” sì?
(fine)
@andrea_ferrero e io ancora penso che il termine “scientist” è stato adottato sostanzialmente per descrivere una donna (Mary Somerville?) perché parlando di lei non si poteva usare “man of science” (e guai a dire woman of science, a quanto pare?)
-
undefined ilarioq@poliversity.it shared this topic