Skip to content

Piero Bosio Social Web Site Personale Logo Fediverso

Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

Tor VPN Beta arriva su F-Droid: la rete onion diventa più accessibile su Android

Uncategorized
3 3 1
  • La VPN ufficiale del Tor Project ha fatto un passo avanti significativo: dalla fine di febbraio è disponibile su F-Droid, il catalogo open source per Android. Fino a quel momento era scaricabile solo tramite Google Play o installando manualmente l’APK dal repository del progetto, opzioni meno comode e, nel caso del Play Store, incompatibili con chi ha scelto un sistema senza servizi Google.

    La versione attuale è la 1.5.0 Beta, richiede Android 7.0 o superiore e porta con sé alcune funzionalità già presenti nelle release precedenti ma ora più accessibili. La più interessante è il routing per singola app: si può scegliere quali applicazioni far passare attraverso Tor e quali no, con ogni app che riceve un circuito e un indirizzo IP d’uscita separato. Questo impedisce che un osservatore esterno possa collegare tra loro le diverse attività di rete.

    Sotto il cofano gira Arti, la riscrittura in Rust dell’implementazione classica di Tor in C. Il passaggio a Rust porta una gestione della memoria più robusta e un’architettura più moderna, caratteristiche rilevanti per un’app che maneggia traffico sensibile.

    Cosa non fa (ancora)

    Vale la pena leggere le avvertenze: questa è una beta pensata per utenti che vogliono testare e segnalare problemi, non per scenari ad alto rischio. Le funzioni anti-censura sono ancora parziali, il che significa che in paesi con filtraggio aggressivo la connessione potrebbe non funzionare. Il Tor Project avvisa esplicitamente che alcuni dati a livello di piattaforma Android possono comunque identificare il dispositivo, indipendentemente dalla VPN.

    Per chi usa F-Droid come unico canale di installazione, l’arrivo su questo catalogo è comunque un segnale positivo sulla direzione del progetto.

  • informapirata@mastodon.unoundefined informapirata@mastodon.uno shared this topic
  • La VPN ufficiale del Tor Project ha fatto un passo avanti significativo: dalla fine di febbraio è disponibile su F-Droid, il catalogo open source per Android. Fino a quel momento era scaricabile solo tramite Google Play o installando manualmente l’APK dal repository del progetto, opzioni meno comode e, nel caso del Play Store, incompatibili con chi ha scelto un sistema senza servizi Google.

    La versione attuale è la 1.5.0 Beta, richiede Android 7.0 o superiore e porta con sé alcune funzionalità già presenti nelle release precedenti ma ora più accessibili. La più interessante è il routing per singola app: si può scegliere quali applicazioni far passare attraverso Tor e quali no, con ogni app che riceve un circuito e un indirizzo IP d’uscita separato. Questo impedisce che un osservatore esterno possa collegare tra loro le diverse attività di rete.

    Sotto il cofano gira Arti, la riscrittura in Rust dell’implementazione classica di Tor in C. Il passaggio a Rust porta una gestione della memoria più robusta e un’architettura più moderna, caratteristiche rilevanti per un’app che maneggia traffico sensibile.

    Cosa non fa (ancora)

    Vale la pena leggere le avvertenze: questa è una beta pensata per utenti che vogliono testare e segnalare problemi, non per scenari ad alto rischio. Le funzioni anti-censura sono ancora parziali, il che significa che in paesi con filtraggio aggressivo la connessione potrebbe non funzionare. Il Tor Project avvisa esplicitamente che alcuni dati a livello di piattaforma Android possono comunque identificare il dispositivo, indipendentemente dalla VPN.

    Per chi usa F-Droid come unico canale di installazione, l’arrivo su questo catalogo è comunque un segnale positivo sulla direzione del progetto.

    @yoota
    @informapirata

    io non la trovo su f-droid

  • @yoota
    @informapirata

    io non la trovo su f-droid

    @comandante_virgola @yoota strano perché è nella versione ufficiale di F-Droid: https://f-droid.org/en/packages/org.torproject.vpn/

    Prova a fare un reload dei repository scorrendo dall'alto verso il basso, magari non si è ancora aggiornato.


Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
Post suggeriti
  • Really.

    Uncategorized
    1
    1
    0 Votes
    1 Posts
    0 Views
    Really.… SO, NOW???‘It’s up to the United States Congress, not any president, to declare war’https://www.aljazeera.com/video/quotable/2026/3/5/its-up-to-the-united-states-congress-not-any-president-to-declare?traffic_source=rss> 'It's up to the United States Congress, not any president, to declare war’
  • Yann LeCun sui domini degli LLM.

    Uncategorized
    1
    0 Votes
    1 Posts
    0 Views
    Yann LeCun sui domini degli LLM. – Astrarre e generalizzare è una fallacia https://blog.quintarelli.it/2026/03/yann-lecun-sui-domini-degli-llm-astrarre-e-generalizzare-e-una-fallacia/
  • questo è un test di utf-8

    Uncategorized
    5
    0 Votes
    5 Posts
    6 Views
    @GustavinoBevilacqua @diegor solo i 💩, senza i database di mezzo, giusto? :D
  • 0 Votes
    1 Posts
    0 Views
    TRASPARENZA: Questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti tramite questi link potremmo ricevere una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Questo ci aiuta a mantenere il sito gratuito e indipendente. Le nostre opinioni rimangono imparziali.Farsi generare una password da ChatGPT, Claude o Gemini sembra una buona idea. Il risultato ha tutto l’aspetto di una password robusta: lettere maiuscole e minuscole, numeri, caratteri speciali. Peccato che, secondo una ricerca della società di sicurezza informatica Irregular, quelle password siano tutt’altro che sicure.I modelli di linguaggio, difatti, non sanno essere casuali. Irregular ha chiesto a ciascun modello di generare 50 password da 16 caratteri e ha scoperto che tutti e tre seguivano schemi ripetitivi e prevedibili. Claude di Anthropic, ad esempio, iniziava quasi sempre con una “G” maiuscola seguita dal numero “7”, e riutilizzava lo stesso ristretto gruppo di caratteri in tutte le password. ChatGPT faceva lo stesso partendo quasi sempre da “v”, mentre Gemini preferiva la lettera “K”.Perché è un problema concretoLa sicurezza di una password dipende da quanto è difficile indovinarla provando tutte le combinazioni possibili. Una password davvero casuale di 16 caratteri richiederebbe milioni di miliardi di tentativi. Le password generate dai modelli di linguaggio, secondo i ricercatori, sono circa 2 miliardi di volte più facili da forzare rispetto a quanto dovrebbero essere, proprio perché i pattern ripetitivi riducono drasticamente le combinazioni da provare.I ricercatori hanno anche trovato questi stessi schemi in password già pubblicate su GitHub e in altri documenti tecnici, il che significa che ci sono app e servizi protetti da password che un attaccante potrebbe violare senza troppa fatica.Irregular non pensa che il problema si possa risolvere con aggiornamenti o modifiche ai modelli. I sistemi di linguaggio sono progettati per produrre risultati plausibili e coerenti, che è esattamente l’opposto di quello che serve per generare una password sicura.Il consiglio resta lo stesso di sempre: affidarsi a un gestore di password dedicato. Strumenti come Proton Pass generano password con algoritmi pensati per la casualità reale, non per la plausibilità. FONTE gizmodo.com FONTE irregular.com