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2. Perché voglio cambiare vita.

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  • In viaggio per trovare una nuova casa, un posto dove il cuore vuole stare.

    In viaggio per cambiare vita: una casa dove il cuore vuole stare. Verso Casa – dove il cuore vuole stare.

    Il viaggio ha inizio!In questo primo episodio di Verso Casa, racconto il momento in cui il modo in cui pensavo al viaggio si è trasformato.Non più soltanto relax, fotografia o esplorazione: ma necessità.Tre malattie croniche mi hanno costretto a fermarmi, a rivedere tutto.Ma non hanno spento il desiderio di cercare, capire, raccontare.È iniziato così un viaggio diverso, più profondo, un viaggio tra le isole calde d’Europa, alla ricerca di un luogo dove il corpo smette di fare male e il cuore vuole restare.In questo episodio parlo di resilienza, identità, rivincita e trasformazione.Di come ho continuato a camminare anche quando il corpo mi diceva di non farcela più.Verso Casa è il mio diario sonoro: un viaggio interiore, una mappa fatta di parole, immagini e silenzi.Mi accompagnerai in questo viaggio?🎧 Scopri il ⁠canale YouTube⁠ e visita ⁠il mio sito⁠Possiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto :-)- https://www.simoneviaggiatore.com- https://www.youtube.com/@versocasa- https.//https://www.youtube.com/@simoneviaggiatore- https://www.tiktok.com/@simoneviaggiatore- https://mastodon.uno/deck/@simonperry

    Mi chiamo Simone e sono un viaggiatore di lunghissima data.

    La mia casa si trova in Emilia- Romagna (per ora) e da qualche anno vivo due vite in una. Fino a una decina d’anni fa andava tutto alla grande. Avevo un lavoro stabile, un bel gruppo di amici, la palestra e tante altre cose. Poi c’era la chitarra elettrica, una cosa a cui non sarei mai riuscito a rinunciare.

    Per me la musica non era soltanto una passione, era un’ossessione. Vivevo con la musica sempre in testa.

    Mi piaceva così tanto che potevo suonare anche per 10 o 12 ore senza accorgermi che il tempo era passato.

    La musica era la cosa che mi faceva battere il cuore.

    Ma un giorno le cose sono cambiate. Le mie mani hanno iniziato a perdere agilità e forza e facevo fatica a piegarle. Mi facevano molto male quando le usavo, cioè sempre. Erano gonfie e con degli strani tagli che sembravano aprirsi da soli senza motivo. Come le mani, anche altre articolazioni e i muscoli si sono ridotti male dopo qualche anno. Dolore dappertutto. Alla fine i medici hanno diagnosticato tre patologie croniche e progressive.

    La mia vita sarebbe cambiata.

    Con le mani che funzionavano sempre meno, suonare è diventato impossibile, e allora il mio cuore che pulsava a ritmo di musica ha iniziato a battere solo per tenermi in vita.

    Non mi sono arreso.

    C’erano ancora tante cose che riuscivo a fare e una di queste mi dava tantissima gioia: viaggiare. Ho iniziato a fotografare per avere dei ricordi dei miei viaggi e mi sono accorto in poco tempo che

    la fotografia era solo un altro modo per fare musica, solo che al posto delle note si usavano i colori.

    Sono sempre stato un po’ asociale, in un certo senso, e per i miei viaggi sceglievo i posti in cui andavano poche persone. Lì potevo rilassarmi e apprezzare l’ambiente naturale, l’unico che può offrire silenzio.



    Ritornavo a casa dai miei viaggi con centinaia di scatti pieni di colore e l’unica cosa che volevo era partire un’altra volta per vivere altri momenti così.

    Di viaggio in viaggio, ho capito una cosa che mi avrebbe cambiato la vita.

    I posti che visitavo non erano tutti uguali. Spesso stavo male come a casa, ma altre volte mi sentivo veramente molto bene. In quei casi il viaggio era come una specie di rinascita.

    Stavo bene e i miei pensieri cambiavano.

    Una volta rientrato in Emilia sentivo molta differenza. Tornare a casa era come indossare una tuta aderente, pesante, che faceva male e limitava i movimenti.

    È stato allora che ho iniziato a vivere una doppia vita.

    La prima era quella di tutti i giorni in Emilia-Romagna, dove la sofferenza continuava ad aumentare. L’altro me, invece era quello che veniva fuori solo in vacanza e che voleva tornare nei posti dove stava bene. In quelle destinazioni speciali diventavo allegro, più agile, più forte, senza più nessun dolore. Era come se fossi una persona completamente diversa. Non poteva essere solo l’effetto delle vacanze.

    In poco tempo ho capito una cosa fondamentale: erano proprio i posti a farmi stare bene, non le vacanze in sé.



    In Emilia Romagna mi sentivo male sempre, anche se non lavoravo per settimane. Quando mi allontanavo dalla regione invece cominciavo subito a sentirmi meglio. Un viaggio dopo l’altro prendeva forma un quadro più grande.

    Finalmente sapevo cosa mi facesse stare bene: cinque caratteristiche, cinque bisogni che potevano essere soddisfatti in alcuni luoghi.

    1. Ho bisogno di un clima secco con poca umidità nell’aria, ma non solo.
    2. Devo avere la possibilità di vivere all’aria aperta e prendere un po’ di sole tutto l’anno.
    3. Ho bisogno di aria pulita
    4. e poi di vento che non faccia ristagnare l’aria.
    5. Ultima cosa, ma fondamentale, nel mio posto ideale non deve mai esserci troppo caldo né troppo freddo.


    Conoscendo i miei bisogni, ora sembrava tutto più facile.

    Tutte quelle caratteristiche mi portavano a gridare un solo nome, una sola destinazione: Tenerife, una delle otto isole canarie.

    Ogni volta che ci andavo stavo bene molto in fretta. Già nel giro di un paio di giorni tornavo come nuovo, senza più dolore e malessere, e il mio corpo era di nuovo affidabile.

    Ho cominciato a viaggiare più spesso su quell’isola e me ne sono innamorato.

    Non solo mi piaceva da morire, ma mi faceva stare bene. Ho deciso che era lì che volevo vivere. Subito non era possibile, ma non avevo dubbi che mi sarei trasferito. Ci pensavo ogni momento ed ero felice perché sapevo che il mio dolore poteva finalmente scomparire senza medicine.

    A dire la verità c’era anche qualcos’altro.

    Mi piaceva l’idea di allontanarmi dall’Italia. L’Italia è il paese dove ho avuto la fortuna di nascere, ma lo sentivo sempre meno mio. Mi sentivo sempre più fuori posto in questo Paese. I valori e la cultura che si sono diffusi negli ultimi anni sono molto lontani dal mio modo di vedere le cose.
    Nell’attesa di potere andare via definitivamente, sarei tornato nell’arcipelago ogni volta che potevo, scoprendo di volta in volta anche le altre isole: Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote e La Palma, tutte isole adatte a me, stupende, che mi facevano stare bene, e tutti posti in cui fermarsi per sempre…forse.

    Le cose però non sono andate esattamente come speravo.

    Un viaggio dopo l’altro ho visto le isole peggiorare sempre di più. Alle Canarie si sono trasferite troppe persone, forse per gli stessi motivi che spingono me ad andare via da qui. Tenerife è ormai satura, piena zeppa di persone. Vivere a Tenerife o a Gran Canaria è già difficile oggi, figuriamoci tra qualche anno. La crisi abitativa ha raggiunto un livello molto preoccupante e i prezzi degli immobili sono saliti alle stelle, più alti che a Milano o a Roma. Come se non bastasse, l’arcipelago delle Iole Canarie è una delle zone di Spagna con più povertà e più disoccupazione. Gli stipendi sono bassi e le infrastrutture non sono più adeguate ai 2 milioni di abitanti che ci vivono più i turisti. Mi sono reso conto che laggiù non avrei potuto viverci, né a Tenerife né in nessuna delle altre isole principali. In quel preciso momento ho capito che il malessere non se ne sarebbe mai andato e ho messo da parte la speranza.

    In un angolo della mia mente però, ha cominciato a prendere forma un pensiero sempre più insistente. Come avevo già fatto una volta, non dovevo arrendermi.

    In fondo di Tenerife non sapevo nulla prima di andarci la prima volta, eppure l’isola era sempre stata lì. Se avevo trovato per caso quell’isola, forse ne esistevano altre simili, oppure poteva esserci un altro posto in Europa che potesse farmi stare bene allo stesso modo. Ho capito che l’Italia non sarebbe più stata la mia casa e che dovevo cercarne un’altra, un’altra casa di cui ho iniziato subito a sentire la mancanza, anche senza sapere dove si trovasse.

    Oggi questa è diventata la mia nuova sfida:

    Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio…verso casa.

    Ti aspetto ogni domenica con una nuova tappa del mio viaggio.

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    Love that Betazoids are always trying to get freaky in the weirdest ways.