Andando oltre le oscillazioni di qualche decina di milioni di euro, in un mercato che vale più di tre miliardi, è evidente che nel nostro paese le case editrici possono contare su un habitat molto favorevole: nessun limite vincolante alla riduzione dei compensi per le collaborazioni esterne; abusi endemici dello strumento dello stage; un florilegio di inquadramenti su cui giocare al ribasso sui diritti; tutela del diritto d’autore ignorato senza nessuna conseguenza; e così via. Un contesto ideale, un vivaio a temperatura e umidità controllate, nel quale i grandi gruppi prosperano e le piccole e medie realtà tirano avanti nonostante notevoli dosi di dilettantismo. Un sistema che, alla faccia di chi continua a ripetere il contrario, è molto sostenibile, anzi, resiliente. Peccato che lo sia sulle spalle di chi lavora.EHEHEH