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All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo

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  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow hai quello con antenna interna o esterna?

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow : OOOOOOK! Ho già capito che tra poco devo uscire da qualche anno di QRT e riprendere a piazzare antenne in balcone! 😄

  • @snow hai quello con antenna interna o esterna?

    @francommit Esterna ovviamente.😉

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow@snowfan.it wow, sembra ieri che scrivevi il post in cui eri indeciso se iniziare o no!

    O forse era l'altro ieri?
    🤔😆

    Scherzi a parte, bravo! È molto affascinante come cosa, in effetti.

    Io da casa mia vedo il mare. Sarei curiosa di sapere cosa si prende...

  • @snow@snowfan.it wow, sembra ieri che scrivevi il post in cui eri indeciso se iniziare o no!

    O forse era l'altro ieri?
    🤔😆

    Scherzi a parte, bravo! È molto affascinante come cosa, in effetti.

    Io da casa mia vedo il mare. Sarei curiosa di sapere cosa si prende...

    @SparkIT Si, è da poco che mi sto interessando a questa tecnologia, ma ho la patente di Radioamatore dal 95 e ho lavorato nel settore RadioTelecomunicazioni per 30 anni, diciamo che parto avvantaggiato.😉

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow eh😅 sto già pensando anche io al nodo fisso in balcone , con pannello solare, ma un passo alla volta ! Quando sarà il momento ti chiederò dritte sulle antenne perché sto leggendo ma ne so poco !

  • macfranc@poliversity.itundefined macfranc@poliversity.it shared this topic
  • @snow eh😅 sto già pensando anche io al nodo fisso in balcone , con pannello solare, ma un passo alla volta ! Quando sarà il momento ti chiederò dritte sulle antenne perché sto leggendo ma ne so poco !

    @andre123 Si, non ti ingolfare, un passo alla volta è la cosa migliore.🙏

  • paoloredaelli@mastodon.unoundefined paoloredaelli@mastodon.uno shared this topic
  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow è ovviament fantastic. Ma la domand è: c'è qualcosa di aperto e federato che sia un po' più veloce di questa rete che è pensata per essere "a prova di disatro"? 😀


Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
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  • @ben Next time we need you there!

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  • @evan I'm so sorry for your loss, and that travel nonsense can only be compounding the stress!

    I like Chad couldn't swing the logistics to attend in Montreal, but have got my streaming ticket and looking forward to your talk later!

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  • TRASPARENZA: Questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti tramite questi link potremmo ricevere una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Questo ci aiuta a mantenere il sito gratuito e indipendente. Le nostre opinioni rimangono imparziali.

    Per quasi un mese l’assistente AI di Microsoft ha avuto accesso a email che non avrebbe dovuto toccare. Un bug nella funzione Copilot Chat di Microsoft 365, scoperto il 21 gennaio ma reso pubblico solo il 18 febbraio, ha fatto sì che l’intelligenza artificiale leggesse e riassumesse le email archiviate nelle cartelle “Posta inviata” e “Bozze” degli utenti, anche quando queste erano contrassegnate come riservate con etichette di riservatezza specifiche.

    In pratica, le policy di protezione dei dati (DLP) che le aziende configurano apposta per impedire a strumenti automatici di accedere a contenuti sensibili venivano completamente ignorate da Copilot. Documenti finanziari, comunicazioni legali, informazioni commerciali riservate: tutto potenzialmente finito nel tritacarne dell’AI senza che nessuno se ne accorgesse.

    La risposta di Microsoft

    Microsoft ha confermato il problema attribuendolo a un “errore nel codice” e ha iniziato a distribuire una correzione a inizio febbraio. L’azienda ha precisato che il bug non ha dato a nessuno accesso a informazioni che non fosse già autorizzato a vedere, il che è tecnicamente vero ma non coglie il punto: il problema non è solo chi poteva vedere cosa, ma il fatto che un sistema AI stesse processando dati che erano stati esplicitamente protetti per non essere processati.

    Microsoft non ha comunicato quanti utenti o organizzazioni siano stati coinvolti. La correzione è stata distribuita globalmente, ma il ritardo tra la scoperta (21 gennaio), il riconoscimento ufficiale (3 febbraio) e la comunicazione pubblica (18 febbraio) lascia più di qualche perplessità.

    Il contesto

    La coincidenza è quasi poetica: nella stessa settimana il Parlamento Europeo ha deciso di bloccare le funzionalità AI sui dispositivi dei parlamentari, citando proprio l’impossibilità di garantire che i dati riservati non finiscano dove non dovrebbero. Intanto Amazon Web Services ha avuto due interruzioni significative causate proprio da strumenti AI. Il messaggio che arriva da più parti è abbastanza chiaro: integrare l’intelligenza artificiale ovunque senza le dovute cautele porta a incidenti, e il rischio è che questi diventino la norma piuttosto che l’eccezione.

    Per chi gestisce dati sensibili e cerca alternative che non li passino a sistemi AI non richiesti, servizi di posta come Tuta o Proton Mail continuano a rappresentare la scelta più prudente: la crittografia end-to-end garantisce che nessuno, nemmeno il fornitore del servizio, possa leggere il contenuto delle comunicazioni.

    FONTE bleepingcomputer.com FONTE techcrunch.com FONTE politico.eu

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  • @luca questa parte la trovo assurda Considerando che la notizia riguarda un personaggio pubblico di primo livello:

    l'Associazione degli Editori Norvegesi avrebbe concordato con l'avvocato di Jagland di non dare notizia dell'incidente, avvenuto la scorsa settimana. Ciononostante, alcuni organi di informazione, tra cui la piattaforma OSINT Faytuks Network, hanno pubblicato la notizia
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  • @TheRealPomax @misty good question! @renchap what do you think?

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  • Oscar Wilde, dallo scandalo al simbolo LGBTQ+: “Oggi è un’icona del movimento gay. Sarebbe orgoglioso e felice”, parla il nipote Merlin Holland

    https://www.gay.it/oscar-wilde-nipote-merlin-holland-icona-gay

    > Il nipote di Oscar Wilde, Merlin Holland, racconta il ritorno a Tite Street e il libro After Oscar, ripercorrendo lo scandalo del 1895 e la trasformazione dello scrittore in icona LGBTQ+ della cultura europea.

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    미스키에서도, 마스토돈에서도, 해커스펍에서도 호환이 되는 밋업 플랫폼 만들고 있는데 관심있으신분
  • Ciao a tuttə!

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    @Yuri_Pirovine qua l'esperienza del galiverso tuttora attiva e funzionante: https://www.galileivr.edu.it/it/scuola/notizie-galilei/4599-il-galilei-fa-notizia-nel-fediverso-con-il-progetto-mastodon e stanno creando degli incontri propro in questi giorni:https://mastodon.galileivr.org/@rigoni/116092524869845150