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Quanto è europea la tua infrastruttura web? Questo strumento te lo dice in un clic

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    Hai mai provato a chiederti quanta parte dell’infrastruttura del tuo sito o del tuo servizio online passa davvero per server europei? Hosting, DNS, certificati SSL, analytics, dipendenze esterne: ognuno di questi elementi può fare capo a un provider americano senza che tu te ne accorga, o senza che tu abbia mai avuto motivo di verificarlo.

    Cloud Infra Atlas è uno strumento gratuito che fa esattamente questa analisi. Basta inserire un URL nella barra di ricerca e in pochi secondi il tool restituisce una panoramica dell’infrastruttura del dominio, voce per voce: dove gira l’hosting, chi gestisce i DNS (i server che traducono i nomi di dominio in indirizzi IP), da dove arriva il certificato SSL (il protocollo che cifra le connessioni), se ci sono servizi di analytics collegati e quali dipendenze esterne carica la pagina. Il tutto viene sintetizzato in un “punteggio di sovranità europea”.

    Se gestisci un sito, un’associazione, una piccola impresa o anche solo un progetto personale e ti interessa capire quanto sei dipendente da infrastrutture non europee, questo sito può essere un punto di partenza rapido. Non serve essere tecnici: il risultato è leggibile anche senza sapere cosa sia un record MX o una CDN (Content Delivery Network, cioè la rete di server distribuiti che velocizza la consegna dei contenuti).

    Lo strumento non si limita al punteggio: per ogni componente che risulta fuori dall’Europa propone alternative sovrane, cioè servizi equivalenti con sede e infrastruttura nel Vecchio Continente. Per chi volesse migrare, ad esempio, la posta elettronica verso un provider europeo, soluzioni come Proton Mail o Infomaniak Mail rientrano esattamente in questo tipo di ecosistema.

    Cloud Infra Atlas non è uno strumento di audit professionale e i suoi risultati vanno presi come punto di partenza, non come verdetto definitivo. Ma per farsi un’idea veloce, o per iniziare a ragionare su dove finiscono i dati della propria infrastruttura, è uno di quei tool che vale la pena tenere a portata di mano.

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
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    @raccoon @yoota ti capisco anche se io in realtà di Proton mi fido abbastanza tanto da usare i loro servizi. Però la loro VPN la utilizzo principalmente perché è inclusa nel pacchetto che già pago ma se dovessi sceglierne una da zero al 99% sceglierei proprio Mullvad VPN. Mi rimane comunque comodo il port forwading che Mullvad non offre più mentre Proton continua a offrire
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    CoMaps, l’app di navigazione offline open source basata su OpenStreetMap, ha rilasciato la versione stabile v2026.03.09-18 con dati cartografici aggiornati al 7 marzo e una manciata di novità concrete.La più curiosa riguarda la visualizzazione dei costi per l’utilizzo di alcune strutture: selezionando un punto di interesse, l’app può ora mostrare informazioni come “2 EUR/100l acqua”, utile soprattutto per chi viaggia in camper o fa escursioni lunghe. Sempre nella scheda informativa dei luoghi, compare ora anche la popolazione per città e paesi, un dettaglio piccolo ma che dà subito un’idea di dove ci si trova.Foto F-DroidSul fronte della mobilità elettrica, sono stati aggiunti i connettori “Type 1 combo” per le colonnine di ricarica. Risolto anche un problema che causava la visualizzazione degli articoli Wikipedia nella lingua sbagliata, e corretti i percorsi della metropolitana in diverse città.Su Android arriva una piccola comodità: toccando il tempo stimato di arrivo nel pannello di navigazione, si vedono ora anche la distanza e l’orario di arrivo alla prossima tappa intermedia. Migliorato anche il menu “Gestisci percorso” e risolto un bug che impediva occasionalmente la registrazione delle tracce.Su iOS la versione si concentra soprattutto sull’organizzazione: le impostazioni sono state ristrutturate con l’aggiunta di icone, e CarPlay riceve due fix, uno sul pulsante di zoom mancante e uno sulla posizione della freccia di navigazione. Chi usa dispositivi di input esterni (tastiere, trackpad) può ora fare zoom sulla mappa anche su iOS.CoMaps è disponibile su Google Play, App Store, F-Droid e Flathub. Per chi cerca un’alternativa a Google Maps che non raccoglie dati e funziona senza connessione, vale la pena tenerla d’occhio. FONTE codeberg.org FONTE comaps.app FONTE en.wikipedia.org FONTE f-droid.org
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    @Imprinted @yoota Non so chi ne sia stato promotore, chi abbia implementato il tutto ecc.Ma sono risorse valide se davvero hanno trasferito tutto e tutto funziona bene; risorse che dovrebbero essere tenute in considerazione ed "esportate" nelle altre regioni /Stato ecc.
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    TRASPARENZA: Questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti tramite questi link potremmo ricevere una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Questo ci aiuta a mantenere il sito gratuito e indipendente. Le nostre opinioni rimangono imparziali.Gli occhiali smart con fotocamera integrata, come i Ray-Ban di Meta, si stanno diffondendo rapidamente. Il problema è che sono praticamente indistinguibili da un paio di occhiali normali, e chi li indossa può registrare video e scattare foto senza che nessuno se ne accorga.Yves Jeanrenaud, sociologo all’Università di Monaco di Baviera e sviluppatore per passione, ha creato Nearby Glasses: un’app Android gratuita e open source che rileva la presenza di occhiali smart nelle vicinanze attraverso i segnali Bluetooth che questi dispositivi emettono costantemente.Come funzionaTutti i dispositivi Bluetooth trasmettono in continuazione piccoli segnali che contengono, tra le altre cose, un codice che identifica il produttore. Nearby Glasses intercetta questi segnali e cerca quelli riconducibili a Meta, Snap e Luxottica, le aziende dietro i principali occhiali smart in commercio.Quando rileva un segnale compatibile entro un raggio di circa 10-15 metri all’aperto (3-10 metri in ambienti chiusi o affollati), l’app invia una notifica. Non raccoglie dati personali, non mostra pubblicità e non trasmette nulla a server esterni.I falsi positivi sono possibili: un visore per la realtà virtuale dello stesso produttore può far scattare l’allarme. Ma come fa notare Jeanrenaud, se non si vedono visori VR nelle vicinanze, le probabilità che si tratti effettivamente di occhiali smart sono piuttosto alte.L’app è disponibile sul Google Play Store e su GitHub per chi preferisce evitare Google. Per ora funziona solo su Android, una versione per iOS non è ancora prevista a causa delle limitazioni imposte da Apple sulla scansione Bluetooth in background.Il tempismo non è casuale.Poche settimane fa il New York Times ha riportato che Meta sta lavorando a una funzione di riconoscimento facciale per i suoi occhiali, che permetterebbe di identificare le persone inquadrate in tempo reale. Una prospettiva che rende strumenti come Nearby Glasses sempre più rilevanti, per quanto imperfetti. Come ammette lo stesso Jeanrenaud: “Non voglio che le persone si sentano falsamente al sicuro. È ancora imperfetto, ma lo considero un piccolo pezzo di resistenza contro la tecnologia di sorveglianza.”Per chi cerca alternative più strutturali alla sorveglianza delle big tech, vale la pena ricordare che anche la scelta del browser e dei servizi quotidiani fa la differenza. Un buon punto di partenza è un servizio DNS che blocchi tracker e pubblicità invasiva, come AdGuard DNS o NextDNS. FONTE github.com FONTE play.google.com FONTE 404media.co FONTE helpnetsecurity.com