Recensione di "Epepe" (4 stelle): Una distopia linguistica
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Libro comprato quasi per caso, incuriosito da recensioni che non volevano accennare alla trama per non rovinare la sorpresa. E così non svelerò neanch'io di cosa parla, ma dirò solo che le premesse di tutta la vicenda sono narrate nelle prime due pagine. Parlerò invece di alcuni aspetti accessori che possano orientare chi volesse leggerlo. L'autore Ferenc Karinthy, oltre che scrittore e giornalista, è stato anche un linguista, così come lo è il protagonista del romanzo. Ecco dunque una prima e forse principale chiave di lettura: la capacità che una lingua ha di strutturare un'intera società creando legami o barriere persino più forti delle differenze culturali o etniche. Secondariamente va sottolineato che l'autore è di origine ungherese e che il romanzo è stato pubblicato la prima volta nel 1970. Il lettore contemporaneo deve considerare questo scostamento temporale e geopolitico perché gli ambienti e le atmosfere della storia ne sono fortemente caratterizzati. Infine un'osservazione personale: le vicende del protagonista mi hanno coinvolto al punto che in certi momenti ho fatto il tifo per lui, mentre magari subito dopo disapprovavo con disappunto le sue scelte. In pratica ho provato sentimenti contrastanti di simpatia/antipatia per questo personaggio così caparbio, ma al tempo stesso incapace di far fronte alle avversità.
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