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  • tales of terror told in words of mirth

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    tales of terror told in words of mirth
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    Come quest’isola remota mi ha dato una grande lezione su chi pensavo di essere. El Hierro, Santa Cruz de Tenerife, Spagna El Hierro (seconda parte): il silenzio magico che cura e insegna. – Verso Casa – dove il cuore vuole stare. El Hierro, un luogo perfetto che ha tutto quello che sto cercando.Dopo l’impatto iniziale con il paesaggio arido e il vuoto di El Hierro in questo secondo episodio racconto il tempo lento vissuto sull’isola.Qui il silenzio non è solo assenza di rumore, ma uno spazio che ti ascolta, che ti costringe a fare i conti con te stesso.Ho vissuto giorni particolari, a cavallo tra la noia e una specie di rinascita. La Ragione voleva delle risposte. Al cuore non servivano.Questo episodio parla di tempo denso, di ascolto di se stessi e di come un luogo apparentemente immobile può diventare l'opportunità di capire molte cose di sé.Verso Casa continua da qui:da un’isola che nella sua stranezzati rapisce il cuore.🎧 Guarda di più su YouTube 🌍 Scopri di più sul sito Simone ViaggiatoreI miei Video su El Hierro.=== LOCALITA' CITATE ===- Las Playas- La Frontera- Sendero de la Llanìa- Centro de Interpretaciòn del JulànPossiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto :-)- https://www.simoneviaggiatore.com- https://www.youtube.com/@versocasa- https.//https://www.youtube.com/@simoneviaggiatore- https://www.tiktok.com/@simoneviaggiatore- https://mastodon.uno/deck/@simonperryQuando penso alle nostre città italiane, la prima cosa che mi viene in mente è il rumore. Viviamo immersi nel frastuono. Abbiamo vicini che possono farsi sentire a qualunque ora del giorno e della notte, e poi ci sono le strade con il rombo delle automobili, dei camion e i clacson. Quando andiamo nei centri commerciali siamo invasi dalla musica e ormai divertirsi è un sinonimo di rumore. A El Hierro invece c’è un silenzio magico. Quando avevo preso coscienza di cosa mi facesse stare bene in un posto, il silenzio non l’avevo incluso ma dopo qualche giorno sull’isola mi stavo accorgendo che era fondamentale, e la quiete era il fattore principale che mi stava aiutando a rilassarmi.[…]Al mattino presto, quando l’orizzonte passa dal blu all’arancione, il silenzio magico di El Hierro viene spezzato.Ma in fondo sono in vacanza e mi va bene anche svegliarmi così.[Gallo che canta] È il momento di esplorare la costa est.Ho intuito che l’isola ha alcune caratteristiche importanti, ma non riesco a descriverle finché non arrivo a Las Playas, piccola località balneare con spiaggia di sabbia. Proseguo l’esplorazione di questo tratto di costa, di questo golfo lasciato da questa caldera, anche da questo lato dell’isola collassata in mare chissà quanto tempo fa e mi sto spostando in pratica da nord verso sud. El Hierro è un’isola strana, nel senso che… non ha un vero e proprio centro, cioè mi spiego meglio, non è un’isola rotonda, non è un’isola lunga, non ha un su e un giù. Se guardi la cartina lo capisci subito. È una specie di… immaginati la testa di una mucca, con le corna e il muso in basso e diciamo proprio al centro di questa enorme struttura di questa isola, c’è un altissimo crinale di montagne di 1200-1400 m, quindi davvero non c’è un centro. E se tu vuoi vedere le coste devi comunque salire e scendere. Se vuoi attraversarla devi salire fino al clinale e scendere dall’altra parte oppure devi girarci intorno, quindi diventa un’isola che nonostante non sia grande (perché è 250 km² di estensione), allo stesso tempo non è neanche piccola; le strade sono molto belle, ma percorrele in un senso o nell’altro è comunque una cosa un po’ lunga, per cui è un’isola che sembra più grande di quello che è.El Hierro sembra più grande di quello che è. Ma la realtà è che si tratta di un’isola piccola e abbastanza vuota. I crinali dell’isola e le scogliere separano i paesi tra loro isolandoli.Alle Canarie i governi delle singole isole si chiamano “Cabildo”. Il Cabildo di El Hierro ha costruito dei tunnel che mettono in comunicazione tra loro le valli, che altrimenti resterebbero separate. Resta il fatto però che in quest’isola remota è davvero facile sentirsi isolati. La Frontera, sulla costa opposta dell’isola, è un paese più vivace rispetto ad altri, ma si nota anche qui che la vita scorre lentamente. Verso mezzogiorno vedo che molti ristoranti non aprono. In uno dei pochi aperti mi spiegano che è perché non conviene. Non ci sono abbastanza persone. Tanto vale aprire solo nei fine settimana oppure a cena.L’hotel più piccolo del mondo invece è aperto. È costruito con la stessa lava nera delle scogliere su cui si trova. Ha una sola stanza che si può prenotare, ma anche un ristorante che è molto più grande e può servire molte più persone.Mi dicono che è gestito da un italiano e di italiani residenti qui non ce ne sono ancora. Mi piacerebbe chiedere a questa persona come si vive sull’isola, ma non lo trovo. Da quello che posso vedere io il posto è stupendo, ma non credo che mi piacerebbe viverci. Alle spalle del paese c’è una scogliera alta 1000 m.È il bordo dell’enorme vulcano crollato in mare per metà. Quello che è rimasto in piedi corrisponde quasi a una metà dell’isola e potrebbe starci dentro una città come Mantova o Viterbo. Davanti al paese invece c’è il mare, ma non ci sono spiagge: soltanto scogliere alte una ventina di metri su cui le onde si infrangono con violenza.Per poter consentire ai cittadini di fare il bagno, il Comune ha messo delle scalette che portano in acqua oppure in alcune piscine naturali che si riempiono con le onde del mare. Visto che non sono più tanto giovane, tutto questo per me sarebbe inutile. L’oceano è troppo impetuoso qui, non farei altro che mettermi in pericolo per tutto il tempo.A La Frontera molte persone hanno un che di esotico.Una ricerca veloce in internet mi svela che nel ‘900 in questa città si è svolta un’altra migrazione. Partirono diverse navi cariche di persone che volevano fuggire alla dittatura spagnola che stava nascendo. Quelle navi arrivarono a Cuba e in Venezuela. Oggi diversi eredi di questi migranti stanno tornando alle terre dei loro antenati. Alcuni portano con sé altre persone; parlano già spagnolo e con un accento molto simile a quello di El Hierro, per cui per loro è più facile integrarsi qui e ottenere la cittadinanza. Una signora con cui chiacchiero mi conferma tutto questo. La chiamerò Maria.Maria lavora alla riserva in cui si cerca di recuperare la specie di lucertole che si è evoluta qui nel corso dei millenni. Questi rettili qui vengono chiamati Lagarto Gigante de El Hierro, ma il nome scientifico è Gallotia Simonii, anche se non ha niente a che vedere con me!Parliamo di rettili che possono diventare anche 40 o 50 cm, lucertole di mezzo metro! Si pensava che fossero estinte, ma proprio qui, vicino al centro di recupero, sono stati ritrovati pochi esemplari dai quali è iniziato il recupero della specie. La visita è davvero interessante e con un po’ di fortuna e un po’ di aiuto si possono vedere i lucertoloni che si mimetizzano perfettamente nel grande terrario in cui sono conservati. I loro figli verranno deportati su uno scoglio vicino, come piano B. In fondo qui potrebbe sempre iniziare un’eruzione. Lo capisco benissimo. Anch’io sto cercando un piano B rispetto a Tenerife, in effetti. Seguendo una strada spettacolare, salgo fino ai crinali dell’isola.Ci sono punti panoramici incredibili e addirittura uno di essi ha il pavimento di vetro. Lassù, a 1000 m di quota, lo sguardo può estendersi così tanto da farmi provare una grande sensazione di libertà. Mi chiedo se dovrei restare qui per sempre. Come informatico, probabilmente non avrei molto successo. Sarebbe difficile riempire le mie giornate. Con l’abitudine anche questi panorami eccezionali diventerebbero normali per me. Ci sembra sempre tutto bello quando è nuovo, ma io devo immaginarmi cosa succederà dopo 10 o 20 anni.I crinali dell’isola sono quasi disabitati. Questa zona è spazzata dal vento e ho un po’ freddo, ma vale la pena conoscerla meglio. Trovarsi su questi crinali e quindi camminare sui vulcani che hanno formato l’isola è un’emozione. Vale bene la pena di vincere un po’ di vento, che poi comunque non è detto che ci sia sempre, per vedere spettacoli come questo, però appunto questo era per dirvi di arrivarci preparati perché non è che siccome sono canarie c’è caldo, se venite in inverno… c’è freschino. Uno dei percorsi che consiglio di fare è il “Sendero de la Llanía”.Attraversa boschi composti di vegetazione di diversi tipi che piano piano ha colonizzato i vulcani spenti. È emozionante vedere che la vita lentamente li sta riconquistando dopo le eruzioni. Mentre passeggio per i boschi, mi sento molto in forma. In Italia non sarei riuscito a percorrere i 5 km di questo sentiero facile. È il potere del clima che c’è qui che migliora la mia salute.Nel bel mezzo del bosco trovo il centro di Interpretación del Julan. È un museo con una bella vista sul deserto a sud e che racconta la storia dei Bimbaches.I Bimbaches arrivarono qui dal Nord Africa qualche millennio prima degli spagnoli. Dalle loro scritture sappiamo che discendevano da popolazioni libiche e algerine. Ancora una volta resto di stucco nel vedere quanto si spostasse la gente nel mondo antico. La migrazione dei bimbaces, in un certo senso, non è ancora finita. Oggi El Hierro è diventata una delle porte di accesso dell’immigrazione clandestina in Europa. Le barche continuano ad arrivare dalle coste del Nord Africa, piene di persone che, come al tempo dei Bimbaches, cercano solo di vivere. Una certa stampa la chiama “invasione” e diverse persone chiedono a gran voce di interrompere questi flussi migratori. Queste persone sono state convinte che i loro problemi dipendano da questi arrivi. È curioso che i discendenti di persone che hanno preso queste isole con la forza chiedano di interrompere una migrazione di fatto pacifica.La verità è che non si rifiutano le persone, ma le persone povere e diverse da noi. Perché se hai i soldi o l’aspetto che si ritiene giusto, allora non sarai mai straniero da nessuna parte.Le persone dal sudamerica, sono la prova: sono potute tornare tranquillamente, così come altri europei più o meno facoltosi che stanno comprando le case sull’isola, togliendole ai residenti.Senza contare che gli africani non vogliono fermarsi qui. El Hierro per loro è solo un modo per entrare in Europa, uno come tanti altri. Ma di questi fatti la stampa dice poco. Ragionando su queste cose mi rendo conto all’improvviso che anch’io qui avrei l’aspetto che si ritiene giusto e anche se non sono ricco, di certo non arriverei a mani vuote dopo una vita di lavoro. Potrei entrare tranquillamente perché sono europeo, ma sarei anch’io un migrante. Anzi, sono un migrante: già ora, perché ho deciso di andare, anche se non conosco la destinazione. Cosa mi distingue dalle persone che arrivano sulle barche? Le nostre condizioni di base che sono molto diverse. Io posso scegliere dove vivere e non sto scappando da guerre, carestie o dittature. Non c’è merito in questo, solo fortuna. La fortuna di essere nato in un paese che mi ha dato i mezzi e il privilegio di poter pianificare tutto. [Musica] È arrivato il momento di partire da qui per tornare a Tenerife e poi in Italia. Là la mia casa mi aspetta, ma la vedo sempre di più come una sistemazione temporanea, in attesa che il mio sogno possa realizzarsi.El Hierro mi aveva insegnato l’importanza di avere vicino a me il silenzio, ma anche una comunità numerosa. Non perché mi piaccia la confusione o il cemento, ma perché vivendo lì alla lunga non avrei abbastanza stimoli. Non avrei la possibilità di vedere cose nuove o di conoscere persone nuove, neanche se lo volessi. Ci sarebbero anche problemi di lavoro e sarebbe difficile riempire le giornate. Dubitavo di potermi adattare a quella vita più tranquilla, ma anche più lenta. E se avessi avuto problemi di salute importanti c’era il rischio di non avere cure adeguate. Vivere a El Hierro vorrebbe dire vivere ai margini dell’umanità senza potermici immergere quando lo voglio. Davvero troppo, troppo ai margini. Sull’isola si può sopravvivere e anche bene, ma conoscendomi in breve tempo El Hierro mi sarebbe sembrata una prigione a cielo aperto, troppo lontana da tutto, persino per me. Era arrivato il momento di ripartire per Tenerife. [Musica]Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.Se vuoi aiutarmi nella mia ricerca, condividi questo podcast, seguilo e lascia una valutazione positiva o un commento sulla piattaforma da cui stai ascoltando.Tag per l’episodio:#Podcast#VivereAlleCanarie#CambiamentoDiVita#Resilienza#RicercaDellaFelicità#MinimalismoEsistenziale#VivereConLartrite#DiarioDiViaggio#SlowLiving#versocasa
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    @muffaEstasiato
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