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All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo

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  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow hai quello con antenna interna o esterna?

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow : OOOOOOK! Ho già capito che tra poco devo uscire da qualche anno di QRT e riprendere a piazzare antenne in balcone! 😄

  • @snow hai quello con antenna interna o esterna?

    @francommit Esterna ovviamente.😉

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow@snowfan.it wow, sembra ieri che scrivevi il post in cui eri indeciso se iniziare o no!

    O forse era l'altro ieri?
    🤔😆

    Scherzi a parte, bravo! È molto affascinante come cosa, in effetti.

    Io da casa mia vedo il mare. Sarei curiosa di sapere cosa si prende...

  • @snow@snowfan.it wow, sembra ieri che scrivevi il post in cui eri indeciso se iniziare o no!

    O forse era l'altro ieri?
    🤔😆

    Scherzi a parte, bravo! È molto affascinante come cosa, in effetti.

    Io da casa mia vedo il mare. Sarei curiosa di sapere cosa si prende...

    @SparkIT Si, è da poco che mi sto interessando a questa tecnologia, ma ho la patente di Radioamatore dal 95 e ho lavorato nel settore RadioTelecomunicazioni per 30 anni, diciamo che parto avvantaggiato.😉

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow eh😅 sto già pensando anche io al nodo fisso in balcone , con pannello solare, ma un passo alla volta ! Quando sarà il momento ti chiederò dritte sulle antenne perché sto leggendo ma ne so poco !

  • macfranc@poliversity.itundefined macfranc@poliversity.it shared this topic on
  • @snow eh😅 sto già pensando anche io al nodo fisso in balcone , con pannello solare, ma un passo alla volta ! Quando sarà il momento ti chiederò dritte sulle antenne perché sto leggendo ma ne so poco !

    @andre123 Si, non ti ingolfare, un passo alla volta è la cosa migliore.🙏

  • paoloredaelli@mastodon.unoundefined paoloredaelli@mastodon.uno shared this topic on
  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow è ovviament fantastic. Ma la domand è: c'è qualcosa di aperto e federato che sia un po' più veloce di questa rete che è pensata per essere "a prova di disatro"? 😀

  • @SparkIT Si, è da poco che mi sto interessando a questa tecnologia, ma ho la patente di Radioamatore dal 95 e ho lavorato nel settore RadioTelecomunicazioni per 30 anni, diciamo che parto avvantaggiato.😉

    @snow radioamatore… ho un paio di amici radioamatori che mi hanno spiegato le limitazioni a cui sono sottoposti. A me sembrano un po' troppo restrittive, un po' dittatoriali (per non usare l'aggettivo tipico di una nota dittatura nostrana) 😅
    Tipo, niente crittografia... ma scherziamo? @SparkIT

  • @francommit Esterna ovviamente.😉

    @snow io ce l'ho interna e funziona comunque benissimo

  • @snow io ce l'ho interna e funziona comunque benissimo

    @francommit Non ho detto che non funziona, ma prova con un'antenna esterna e guarda la ricezione.😉

  • @francommit Non ho detto che non funziona, ma prova con un'antenna esterna e guarda la ricezione.😉

    @snow è sicuramente migliore, io però ho optato per quella interna perché è più comodo in tasca ed è comunque accompagnabile da un nodo esterno da lasciare anche in auto

  • @snow è sicuramente migliore, io però ho optato per quella interna perché è più comodo in tasca ed è comunque accompagnabile da un nodo esterno da lasciare anche in auto

    @francommit Ti sei risposto da solo.🙏

  • All’inizio ho preso il T-Deck Plus perché era impossibile non farlo.
    Schermo, tastiera, aria da communicator fantascientifico… lo accendi e dopo cinque minuti stai già parlando via radio senza Internet. È il dispositivo che ti fa dire: ok, questa cosa è bellissima.

    Ed è lì che inizi davvero.

    All’inizio lo vivo come una chat alternativa. Provo, cammino, ascolto, guardo chi compare sulla mappa. Mi sento un esploratore radio moderno. Tutto perfetto.

    Poi arriva la prima realizzazione.

    non è una chat.
    È una rete.

    E una rete non esiste quando io sono online… esiste quando qualcuno rimane acceso anche mentre io non ci sono.

    Il T-Deck è fantastico, ma quando lo spengo sparisco anch’io dalla mesh. È un terminale, non un’infrastruttura.

    A quel punto cambio mentalità.

    Non mi serve più solo qualcosa da usare.
    Mi serve qualcosa che resti lì.

    Nasce così l’idea del nodo fisso.

    Un dispositivo silenzioso, sempre acceso, che ascolta e rilancia segnali anche mentre sto facendo altro, dormendo o lavorando. Non un gadget, ma un pezzo di rete.

    Ed è qui che capisco perché quasi tutti fanno lo stesso percorso: prima comprano un device “divertente”, poi inevitabilmente aggiungono un nodo stabile.

    Perché appena accendi un nodo fisso succede qualcosa di strano.

    Compaiono nodi che prima non vedevo.
    I segnali arrivano più lontano.
    Qualcuno mi intercetta senza che io faccia nulla.
    La mesh continua a vivere anche senza di me.

    In quel momento smetto di usare Meshtastic come utente e inizio a pensarla come infrastruttura.

    Non sto più solo partecipando.
    Sto contribuendo a costruire la rete.

    E mi rendo conto che questa cosa mi è già familiare.

    Prima tenevo accesi server nel Fediverso perché le comunità esistono solo se qualcuno mantiene l’infrastruttura viva. Ora sto facendo la stessa identica cosa… ma fuori da Internet.

    Prima gestivo nodi digitali.
    Adesso sto accendendo nodi nell’aria.🙏

    @snow Sinceramente mi intriga la cosa e ho amici radioamatori che tengono operativo un nodo su Spezia di Meshtastic. Metto in lista desideri per quando avrò budget

  • @snow Sinceramente mi intriga la cosa e ho amici radioamatori che tengono operativo un nodo su Spezia di Meshtastic. Metto in lista desideri per quando avrò budget

    @ziriuz84 Ottimo, tieni presente che puoi iniziare con pochi euro.😉

  • @ziriuz84 Ottimo, tieni presente che puoi iniziare con pochi euro.😉

    @snow Ho visto il tdeck al momento meno di 80-90 euro non si trova. Dovrei prendere la scheda e tutto il resto, ma manca il tempo 😅 E di progetti incompleti il mio lab è già sufficientemente pieno 😅

  • @snow Ho visto il tdeck al momento meno di 80-90 euro non si trova. Dovrei prendere la scheda e tutto il resto, ma manca il tempo 😅 E di progetti incompleti il mio lab è già sufficientemente pieno 😅

    @ziriuz84 Guarda che il T-Deck è bellissimo, ma non è assolutamente il modo più economico per entrare in Meshtastic 😊

    La cosa bella è che puoi iniziare spendendo molto meno e fare già tutto quello che serve. Tantissimi partono con nodi semplici tipo LILYGO T‑Beam Meshtastic LORA32 oppure Heltec WiFi LoRa 32 V3, che costano decisamente meno e ti permettono già di entrare nella rete, vedere i nodi attorno e fare esperienza vera.

    Se invece vuoi qualcosa di già pronto e portatile senza smanettare troppo, anche il LILYGO T‑Echo Meshtastic è un ottimo punto di partenza.

    E soprattutto, cosa che molti non sanno all’inizio…
    non devi usare tastiere strane o mini computer: li gestisci direttamente dallo smartphone. Installi l’app Meshtastic, colleghi il nodo via Bluetooth e fai tutto da lì, messaggi, configurazione, canali, aggiornamenti… praticamente diventa una chat radio controllata dal telefono.

    Il T-Deck è più la fase successiva, quando la scimmia ormai ha vinto e vuoi il gadget definitivo 😄
    Per iniziare basta davvero poco… ed è proprio questo il bello di Meshtastic.🙏

  • @ziriuz84 Guarda che il T-Deck è bellissimo, ma non è assolutamente il modo più economico per entrare in Meshtastic 😊

    La cosa bella è che puoi iniziare spendendo molto meno e fare già tutto quello che serve. Tantissimi partono con nodi semplici tipo LILYGO T‑Beam Meshtastic LORA32 oppure Heltec WiFi LoRa 32 V3, che costano decisamente meno e ti permettono già di entrare nella rete, vedere i nodi attorno e fare esperienza vera.

    Se invece vuoi qualcosa di già pronto e portatile senza smanettare troppo, anche il LILYGO T‑Echo Meshtastic è un ottimo punto di partenza.

    E soprattutto, cosa che molti non sanno all’inizio…
    non devi usare tastiere strane o mini computer: li gestisci direttamente dallo smartphone. Installi l’app Meshtastic, colleghi il nodo via Bluetooth e fai tutto da lì, messaggi, configurazione, canali, aggiornamenti… praticamente diventa una chat radio controllata dal telefono.

    Il T-Deck è più la fase successiva, quando la scimmia ormai ha vinto e vuoi il gadget definitivo 😄
    Per iniziare basta davvero poco… ed è proprio questo il bello di Meshtastic.🙏

    @snow in realtà ci sono due aspetti che mi interessano. Uno è prettamente sperimentale e "ludico". Ma ce n'è un altro molto più "pratico". Di sport faccio Trail Running e ultra Trail, passo ore e ore da solo per monti e boschi e mi sembrava utile l'idea di un dispositivo completamente separato dal telefono e dalle rete cellulare per eventuali emergenze, anche solo da tenerne uno a casa per la moglie in caso di bisogno e uno con me in allenamento

  • @snow in realtà ci sono due aspetti che mi interessano. Uno è prettamente sperimentale e "ludico". Ma ce n'è un altro molto più "pratico". Di sport faccio Trail Running e ultra Trail, passo ore e ore da solo per monti e boschi e mi sembrava utile l'idea di un dispositivo completamente separato dal telefono e dalle rete cellulare per eventuali emergenze, anche solo da tenerne uno a casa per la moglie in caso di bisogno e uno con me in allenamento

    @ziriuz84 Sono alle prime armi per questi dettagli, ma qui potresti trovare ciò che cerchi.😉

    https://www.loraitalia.it/wiki/cose-lora/

  • luciomarinelli@poliversity.itundefined luciomarinelli@poliversity.it shared this topic on

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  • Wind Power Is Taking Off In China– All The Way to 2000 m AGL

    2000 m above ground level (AGL), winds are stronger and much, much more consistent than they are at surface. Even if the Earth were a perfect sphere, there’d be a sluggish boundry layer at the surface, but since it’s got all these interesting bumps and bits and bobs, it’s not just sluggish but horribly turbulent, too. Getting above that, as much as possible, is why wind turbines are on big towers. Rather than build really big tower, Beijing Lanyi Yunchuan Energy Technology Co. has gone for a more ambitious approach: an aerostat to take power from the steady winds found at high altitude. Ambitiously called the Stratosphere Airborne Wind Energy System (SAWES), the megawatt-scale prototype has recently begun feeding into the grid in Yibin, Sichuan Province.

    The name might be a bit ambitious, since its 2000 m test flight is only one tenth of the way to the stratosphere, but Yibin isn’t a bad choice for testing: as it is well inland, the S2000 prototype won’t have to contend with typhoons or other ocean storms. The prototype is arguably as ambitious as the name: its 12 flying turbines have a peak capacity of three megawatts. True, there are larger turbines in wind farms right now, but at 60 m in length and 40 m in diameter, the S2000 has a lot of room to grow before hitting any kind of limit or even record for aerostats. We’re particularly interested in the double-hull construction– it would seem the ring of the outer gas bag would do a good job funneling and accelerating air into those turbines, but we’d love to see some wind tunnel testing or even CFD renderings of what’s going on in there.
    A rear view shows the 12 turbines inside the double hull. It should guide air into the gap, but we wonder how much turbulence the trusses in there are making.
    During its first test flight in January 2026, the system generated generated 385 kilowatt-hours of electricity over the course of 30 minutes. That means it averaged about 25% capacity for the test, which is a good safe start. Doubtless the engineers have a full suite of test flights planned to demonstrate the endurance and power production capabilities of this prototype. Longer flights at higher capacity may have already happened by the time you read this.

    Flying wind turbines isn’t a new idea by any means; a few years ago we featured this homemade kite generator, and the pros have been in on it too. Using helium instead represents an interesting design choice–on the plus side, its probably easier to control, and obviously allowing large structures, but the downside is the added cost of the gas. It will be interesting to see how it develops.

    We’re willing to bet it catches on faster than harvesting wind energy from trees.

    All images from Beijing Lanyi Yunchuan Energy Technology Co., Ltd.

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