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    Si parla di:TogglePer anni l’autenticazione a più fattori è stata venduta come il rimedio quasi definitivo al furto di credenziali. BigBear 2.0, una piattaforma di phishing-as-a-service (PhaaS) tracciata dal team TRIAD di CloudSEK, dimostra quanto quella promessa sia oggi fragile: costruita su un fork pesantemente personalizzato di Evilginx2, la piattaforma ha compromesso 258 organizzazioni bypassando l’MFA in modo completo, sottraendo oltre 5.100 credenziali — comprese 474 sessioni con secondo fattore già superato — da un bacino di 461 aziende prese di mira in oltre 40 paesi. Non parliamo di un proof-of-concept accademico: è un servizio criminale in abbonamento, con un’infrastruttura da 42 VPS, cinque affiliati attivi e un pannello di amministrazione ancora operativo al momento della scoperta.Adversary-in-the-Middle: la tecnica che rende inutile il secondo fattoreBigBear non ruba solo la password: intercetta l’intero flusso di autenticazione OAuth 2.0 verso Azure AD/Entra ID grazie a un phishlet Evilginx2 personalizzato, ribattezzato internamente “offy”. Il meccanismo è quello classico dell’adversary-in-the-middle (AiTM): la vittima crede di trovarsi sulla pagina di login Microsoft 365, ma in realtà sta dialogando con un reverse proxy controllato dagli attaccanti, che inoltra le richieste al server reale e restituisce le risposte legittime — comprese quelle di verifica MFA. Password, codice del secondo fattore e, soprattutto, il cookie di sessione autenticato finale vengono catturati in tempo reale e possono essere “rigiocati” via API per dirottare la sessione della vittima, aggirando completamente la necessità di ripetere l’autenticazione.La versione 2.0 aggiunge un tassello che la distingue dai kit AiTM più comuni: un JavaScript custom che interferisce attivamente con FIDO2/WebAuthn, disabilitando nel browser la funzionalità che gestisce le chiavi di sicurezza hardware, così da spingere la vittima verso metodi di autenticazione più deboli e aggirabili. A questo si affianca l’iniezione automatica del parametro “keep me signed in” (KMSI), che allunga la vita utile del cookie rubato, e il blocco della telemetria Microsoft lato client per ridurre il rischio che Defender for Identity o i sistemi di risk-based Conditional Access rilevino l’anomalia in tempo reale.Un’infrastruttura pensata per l’affiliazione, non per l’attacco singoloCloudSEK ha identificato 42 nodi VPS ospitati presso The Constant Company LLC (Vultr), tutti dedicati esclusivamente a Microsoft 365 — nessun altro provider di identità risulta tra i bersagli. Per aggirare i controlli anti-frode basati su geolocalizzazione, BigBear instrada il traffico attraverso proxy residenziali geo-matchati che coprono 69 paesi, così che l’IP “visto” dai sistemi antifrode di Microsoft corrisponda plausibilmente alla presunta posizione della vittima. Un controllo aggiuntivo tramite il servizio ipapi.is filtra a monte le connessioni provenienti da datacenter o VPN, riducendo il rischio che ricercatori o honeypot automatizzati vengano serviti con la pagina di phishing.Il modello di business è quello del PhaaS puro: dietro l’alias “General Boss” opera un rivenditore che fornisce l’infrastruttura come servizio a un piccolo network di affiliati, ciascuno con il proprio bot Telegram per ricevere in tempo reale le credenziali rubate e un proprio set di domini di phishing. CloudSEK ha mappato cinque operatori attivi — @Sunagashison, @app_ham, @donplayer00, @workin_161 e @Mazal100 — ciascuno collegato a bot Telegram dedicati (rispettivamente @PackingitonG_bot, @botterxyz_bot, @donplayer_bot, @bolywan_bot, @rdsxtdytguyg75d_bot) e a domini distinti come konceptenterprises[.]com, dnsforward[.]com e cifutura[.]com. Un bot centrale, @comeandget_bot, fungeva da canale primario di raccolta prima di essere revocato durante l’indagine.Chi viene colpito, e perché conta per gli MSPLa distribuzione settoriale delle vittime racconta molto dell’obiettivo strategico della campagna: 151 delle organizzazioni compromesse operano nel settore IT services/MSP, seguite da SaaS/tecnologia (38), oil & gas (22), farmaceutico (20) e consulenza (16). Colpire un provider di servizi gestiti significa, potenzialmente, ereditare l’accesso a decine di clienti a valle attraverso strumenti RMM e privilegi delegati — lo stesso principio dietro molti attacchi ransomware su larga scala degli ultimi anni. Geograficamente, l’India guida la lista delle vittime con 658 record (12,8%), seguita da Francia (463, 9%), Arabia Saudita (circa 353, 6%), con presenze significative anche in Nuova Zelanda e Germania, per un totale di 3.331 IP univoci in oltre 40 paesi.CloudSEK ha individuato la campagna a giugno 2026 e ne segue l’evoluzione da allora; dalla fine di luglio l’attore ha iniziato a ripulire le proprie tracce, dismettendo 26 dei 42 nodi VPS osservati inizialmente — un comportamento tipico di chi sa di essere sotto osservazione ma non ha alcuna intenzione di fermare l’operazione, semplicemente la sposta. Al momento della pubblicazione della ricerca, il pannello di amministrazione di BigBear risultava ancora raggiungibile.Perché l’MFA “classica” non basta piùIl caso BigBear 2.0 conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano ormai da un paio d’anni: i kit AiTM basati su Evilginx2, Modlishka ed Evilnginx hanno reso il phishing “classico” con MFA a tempo (OTP, push notification, codice via app) sostanzialmente equivalente, in termini di sicurezza reale, all’autenticazione con la sola password. Il cookie di sessione, non la password, è oggi il vero bene da proteggere. Le organizzazioni che vogliono davvero alzare l’asticella devono muoversi su tre fronti: imporre chiavi di sicurezza hardware FIDO2/WebAuthn phishing-resistant come unico secondo fattore ammesso per gli account privilegiati (BigBear dimostra che il downgrade software verso metodi più deboli è già una funzionalità del kit, non un’ipotesi teorica); attivare Conditional Access che richieda dispositivi gestiti e conformi, rendendo inutile un cookie di sessione rubato da un dispositivo non registrato; e monitorare pattern di rete distintivi come header HTTP custom (x-evg-*), naming di sessione riconducibile a Evilginx (evginx_session, bigbear_session) e chiamate anomale verso l’API Telegram (sendMessage, sendDocument) che spesso tradiscono l’exfiltration automatizzata dei kit PhaaS.Per chi sospetta una compromissione, la prima azione non è il reset della password ma la revoca esplicita di tutte le sessioni attive e dei refresh token — un cambio password da solo lascia intatti i cookie già rubati, che in molti tenant restano validi per giorni.Indicatori di compromissione# Domini di phishing attivi (fonte: CloudSEK TRIAD, settembre 2026) konceptenterprises[.]com ccpipharma[.]com annastudios-paros[.]com dnsforward[.]com dataclust[.]com cifutura[.]com offtic[.]com # Domini storici associati daengrentacar[.]com arrmmy[.]com captelind[.]com # Infrastruttura Hosting: The Constant Company LLC (Vultr) Nodi VPS osservati: 42 (26 dismessi da fine luglio 2026) Proxy residenziali geo-matchati: 69 paesi Anti-bot check: ipapi.is (blocco datacenter/VPN) # Telegram - affiliati e bot di exfiltration @Sunagashison -> @PackingitonG_bot (soil-management[.]com, kgsscans[.]com) @app_ham -> @botterxyz_bot (dnsforward[.]com, dataclust[.]com) @donplayer00 -> @donplayer_bot (konceptenterprises[.]com) @workin_161 -> @bolywan_bot (annastudios-paros[.]com) @Mazal100 -> @rdsxtdytguyg75d_bot (cifutura[.]com) Bot C2 primario (revocato): @comeandget_bot # Pattern di rilevamento Cookie/sessione: evginx_session, bigbear_session Header HTTP custom: x-evg-* Endpoint exfiltration: api.telegram.org/bot*/sendMessage, sendDocument # Fonte primaria CloudSEK TRIAD - "Tracking BigBear 2.0 Evilginx2 Phishing Campaign" Scoperta: giugno 2026 - Pubblicazione: settembre 2026
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    Si parla di:ToggleBlackFile si è “ritirata” a maggio. Poi è rinata come Redact, Pink, Helix e Falcon, quattro marchi di estorsione apparentemente distinti ma tenuti insieme dalla stessa infrastruttura, dagli stessi template di phishing e dagli stessi operatori. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha appena pubblicato un aggiornamento che ricostruisce, dominio per dominio, come il gruppo che traccia come UNC6671 abbia trasformato il rebranding in una tecnica di offuscamento operativo, colpendo private equity, hedge fund e big del real estate con vishing mirato e phishing AiTM.Un “fallimento” che non è mai avvenutoIl 27 giugno 2026 gli operatori di Redact hanno pubblicato sul proprio data leak site (DLS) un lungo post per spiegare la fine di BlackFile. Versione ufficiale: un affiliato “in fuga” avrebbe dirottato il marchio, gestendo un DLS clone e conducendo estorsioni non autorizzate con identità Tox slegate da quelle originali, orchestrando persino il falso annuncio di chiusura di maggio 2026 per confondere gli analisti di threat intelligence e i negoziatori delle assicurazioni cyber. Per prendere le distanze, il gruppo ha introdotto un singolo Tox ID verificato e una chiave PGP per autenticare tutte le comunicazioni future, negando esplicitamente che il rebranding fosse una risposta a pressioni di gruppi rivali.GTIG non ci crede, o meglio: la telemetria racconta un’altra storia. L’analisi dell’infrastruttura mostra sovrapposizioni sistematiche tra le vittime rivendicate da Redact, Pink, Helix e Falcon, con gli stessi domini root utilizzati in sequenza per colpire organizzazioni poi rivendicate su DLS diversi. La spiegazione più probabile, secondo i ricercatori, è che un nucleo comune di threat actor gestisca più brand di estorsione pubblici in parallelo, per compartimentare le operazioni, nascondere il volume reale delle violazioni e isolare eventuali ripercussioni nelle trattative di riscatto. Restano sul tavolo anche ipotesi alternative — scissione di affiliati, uso condiviso di un ecosistema di phishing-as-a-service, o outsourcing della fase di negoziazione — ma il filo tecnico che lega i marchi è innegabile.La stessa toolchain, riciclata su domini diversiUNC6671 non è un gruppo di intrusione sofisticato dal punto di vista del malware: il suo vantaggio competitivo è l’ingegneria sociale telefonica. Gli operatori chiamano dipendenti aziendali sui loro numeri di cellulare personali, aggirando i controlli di sicurezza aziendali, spacciandosi per l’help desk IT e comunicando l’urgenza di una “migrazione di sicurezza obbligatoria” — tipicamente l’attivazione di una passkey FIDO2 o l’aggiornamento della configurazione MFA. In alcuni casi recenti gli operatori hanno persino spoofato il numero di telefono legittimo dell’help desk per aumentare la credibilità della chiamata.La vittima viene indirizzata verso un sottodominio civetta (ad esempio [azienda].createssopasskey[.]com o [azienda].addssopasskey[.]com) che ospita un pannello Adversary-in-the-Middle: le credenziali e i token MFA inseriti vengono intercettati in tempo reale, dando agli attaccanti una sessione autenticata valida. Da lì, script automatizzati esfiltrano dati direttamente dagli ambienti SaaS aziendali, in particolare Microsoft 365 e Okta, senza bisogno di malware persistente sull’endpoint.GTIG ha ricostruito la catena infrastrutturale che collega i marchi: il dominio passkeyhelpdesk[.]com, ad esempio, è stato usato per colpire un’organizzazione poi rivendicata da Falcon e, contemporaneamente, un’altra rivendicata da Helix. Domini come portalpasskey[.]com e addssopasskey[.]com hanno fatto da ponte intermedio verso l’infrastruttura Helix, mentre cluster come oskeysync[.]com e keysyncos[.]com collegano vittime intermedie ai leak site Helix. Sul fronte Pink, domini come passkeyms[.]com e mysecurepasskey[.]com fungono da bridge verso passkeydeploy[.]com. L’analisi del codice dei pannelli di phishing conferma che template identici, byte per byte, sono stati ospitati simultaneamente su domini diversi, usati per rivendicazioni di brand diversi.Dal manifatturiero alla finanza: l’evoluzione del targetingLa scelta dei bersagli non è casuale e segue una progressione chiara. Tra aprile e maggio 2026 UNC6671 ha colpito in modo ampio grandi aziende manifatturiere, immobiliari, sanitarie e assicurative, privilegiando la raccolta massiva di credenziali. A giugno il focus si è spostato su tecnologia, trasporti e ospitalità, verticali che custodiscono proprietà intellettuale, codice sorgente o dati sensibili di clienti VIP. A luglio il targeting si è ristretto ulteriormente su finanza e settore legale, con infrastruttura dedicata a fondi di private equity, studi legali e agenzie di rating finanziario: aziende coinvolte in fusioni, acquisizioni, deployment di capitale e contenziosi, dove il valore dei dati riservati massimizza la leva estorsiva.Tra le vittime attribuite alle attività Falcon, Helix, Pink e Redact figurano nomi di primo piano del mondo finanziario, tra cui Apollo Global Management, Bain Capital, Blackstone, Bridgewater Associates, CME Group, KKR, Moody’s e TPG. Il ritmo operativo è aumentato in parallelo: tra giugno e luglio 2026 GTIG ha osservato un nuovo dominio ogni 1,6 giorni in media (contro un dominio ogni 2,2 giorni nel periodo aprile-maggio), con un picco di sette domini attivati in 72 ore tra il 20 e il 22 luglio. Alla data di pubblicazione del report, 7 degli 8 domini di phishing ancora risolvibili non usavano DNS wildcard, segno che le vittime individuate tramite dati DNS passivi erano bersagli specificamente selezionati.Evasione e monetizzazioneOltre al vishing, GTIG segnala tecniche di evasione più mature: in diverse intrusioni recenti gli operatori hanno usato account email compromessi per avviare reset password non autorizzati su applicazioni enterprise prive di SSO, cancellando sistematicamente le notifiche di conferma reset, gli alert di sicurezza aziendali e qualsiasi avviso generato da modifiche a MFA o impostazioni di sicurezza dell’account, per evitare che l’utente o i sistemi di detection si accorgano della compromissione.Sul fronte finanziario, l’analisi blockchain condotta da GTIG (con l’assistenza del ricercatore ZachXBT) su 18 wallet Bitcoin collegati a BlackFile, monitorati tra il 7 gennaio e il 12 maggio 2026, ha registrato un totale di 141,65 BTC ricevuti, circa 10,69 milioni di dollari al cambio dell’epoca. Significativamente, i pagamenti di riscatto sono proseguiti anche dopo il presunto annuncio di chiusura del DLS BlackFile dell’11 maggio 2026, con eventi di cash-out rilevanti tra fine aprile e inizio maggio che confermano la continuità operativa durante la fase di rebranding. Le richieste di riscatto iniziali variano da 1 a oltre 3 milioni di dollari, ma gli operatori concedono riduzioni del 50-75% in fase di negoziazione: in oltre il 53% dei casi tracciati, il pagamento finale si è attestato in media sui 750.000 dollari (circa 10,2 BTC).Come difendersiIl denominatore comune di tutte le intrusioni UNC6671 è l’identità: vishing, intercettazione di sessione AiTM ed esfiltrazione SaaS programmatica. GTIG raccomanda ai difensori un set di controlli mirati:Autenticazione phishing-resistant obbligatoria: passkey e chiavi di sicurezza FIDO2, Windows Hello for Business, Okta FastPass su tutti gli ambienti SSO e identity provider, per rendere inutilizzabili i proxy AiTM grazie al binding crittografico dell’origine previsto da WebAuthn.Integrazione di tutte le applicazioni SaaS con un SSO centralizzato (Entra ID, Okta) per evitare configuration drift tra piattaforme.Sessioni più corte, re-autenticazione giornaliera obbligatoria, timeout di inattività stringenti soprattutto per gli accessi privilegiati, e step-up authentication sulle risorse sensibili.Restrizione dell’autenticazione a fonti di rete fidate (VPN aziendale, SASE) e richiesta di dispositivi gestiti (MDM/EDR) per l’accesso.Alert su Google Workspace Password Alert e su Microsoft Defender SmartScreen/Credential Protection per bloccare l’inserimento di credenziali su domini non verificati.Monitoraggio dei log IdP per pattern di “abandoned challenge”: eventi di registrazione MFA (system.multifactor.factor.setup) preceduti da fallimenti di autenticazione o push challenge abbandonate.Audit degli eventi FileAccessed con la stessa criticità dei FileDownloaded quando lo user-agent è una libreria di scripting (python-requests, WindowsPowerShell, Go-http-client) o il volume di accesso supera le soglie di normale navigazione umana.Alert su autenticazioni SSO da VPN commerciali (Mullvad, Private Layer) o pool di proxy residenziali (AT&T, Comcast, Charter) che divergono dalla baseline geografica abituale del dipendente.Il caso UNC6671 è un promemoria utile per chi analizza il crimine informatico organizzato: i brand di estorsione sono etichette usa e getta, non entità stabili. Concentrarsi solo sul nome che compare nel DLS rischia di far perdere di vista la vera unità di minaccia — l’infrastruttura, le TTP, gli operatori — che sopravvive intatta a ogni “chiusura” annunciata.Indicatori di compromissione (IoC)Domini di phishing (selezione recente, luglio-agosto 2026): passkeyhelpdesk[.]com addssopasskey[.]com createssopasskey[.]com portalpasskey[.]com passkeydeploy[.]com oskeysync[.]com keysyncos[.]com myssopasskey[.]com hubpasskey[.]com passkeymfa[.]com ssopasskey[.]com Infrastruttura di rete: 31.7.56.61 - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH) 31.7.56.52 - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH) 193.34.212.132 - Phishing Kit Backend Proxy - AS201814 MEVSPACE (PL) 185.178.208.153 - Phishing Reverse Proxy - AS57724 DDOS-GUARD LTD (RU) 23.234.75.84 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS11878 Tzulo, Inc. (US) 195.140.213.114 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK) 195.140.213.115 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK) 107.128.45.122 - Proxy residenziale M365/Okta - AS7018 AT&T Enterprises (US) 76.103.148.180 - Proxy residenziale M365/Okta - AS7922 Comcast Cable (US) 38.42.59.171 - Proxy residenziale M365/Okta - AS395354 Starry, Inc. (US) 47.218.103.146 - Proxy residenziale M365/Okta - AS19108 Optimum/Suddenlink (US) User-Agent osservati: python-requests/2.28.1 WindowsPowerShell/5.1 Mozilla/5.0 (X11; Ubuntu; Linux x86_64; rv:146.0) Gecko/20100101 Firefox/146.0 0811A9866E.com.okta.android.auth/8.18.0 DeviceSDK/1.0.94 Android/16 Google/Pixel_9_Pro_XL Fonte: Google Threat Intelligence Group / Mandiant, 6 agosto 2026