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    @DaveMWilburn "...prohibitive compliance costs and bureaucratic burdens..."I'm sure AI will eliminate the need to monitor or enforce compliance. It'll probably eliminate the need for policies, too, which will save an _awful_ lot of time. How splendid!!FX: gunshot, thud
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    Si parla di:ToggleLo pagavano per salvare le vittime dai ransomware. Invece vendeva le loro strategie di trattativa proprio a chi le stava estorcendo. Il 9 luglio 2026 un tribunale federale della Florida ha condannato Angelo Martino, ex negoziatore per una società di incident response statunitense, a 70 mesi di carcere per aver collaborato dall’interno con la gang BlackCat/ALPHV, passando ai criminali informazioni riservate sulle trattative dei propri clienti e, in un secondo momento, aiutando a distribuire ransomware contro altre vittime. È uno dei casi di insider threat più clamorosi mai emersi nel settore della risposta agli incidenti, e riscrive le regole su chi va fidato quando un’azienda è sotto estorsione.Il ruolo del negoziatore, capovoltoNel settore della cyber incident response, il negoziatore è la figura che si siede — metaforicamente — al tavolo con la gang ransomware per conto della vittima: valuta la credibilità della minaccia, verifica le prove dell’esfiltrazione, tratta il prezzo del riscatto e gestisce la comunicazione con l’attaccante attraverso chat cifrate o portali onion dedicati. È un ruolo che richiede accesso diretto alle informazioni più sensibili di un’azienda compromessa: quanto è disposta a pagare, quali dati sono stati davvero rubati, quali sono le sue coperture assicurative, quanto è disperata la situazione. Martino, impiegato presso una società statunitense di incident response il cui nome non è stato reso pubblico negli atti giudiziari, aveva esattamente questo tipo di accesso.Secondo il Dipartimento di Giustizia USA, a partire dall’aprile 2023 Martino ha iniziato a collaborare con gli operatori di BlackCat/ALPHV — all’epoca una delle ransomware-as-a-service più aggressive al mondo, poi disattivata a inizio 2024 dopo un’operazione internazionale di law enforcement e una successiva, sospetta “exit scam” ai danni degli affiliati. In cambio di un compenso, Martino forniva alla gang informazioni riservate sulla posizione negoziale e sulla strategia dei clienti che stava, formalmente, difendendo: quanto erano disposti a pagare, quali argomentazioni avrebbero usato per abbassare il riscatto, quando stavano per cedere. Con queste informazioni in mano, gli attaccanti potevano calibrare la pressione e massimizzare l’incasso finale, in un conflitto d’interessi totale in cui la vittima pagava — letteralmente — anche lo stipendio di chi la stava tradendo.Da complice a operatore: il salto di qualità criminaleIl caso non si è fermato alla fuga di informazioni. Gli atti giudiziari descrivono un’evoluzione: Martino ha reclutato Kevin Martin, 36 anni del Texas, assunto come suo collega dopo che la cospirazione era già in corso, e si è coordinato con Ryan Goldberg, 41 anni della Georgia, dipendente di un’altra società di incident response con lo stesso accesso privilegiato alle trattative delle vittime. Insieme, tra aprile e novembre 2023, i tre non si sono limitati a passare informazioni: hanno distribuito attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime statunitensi, diventando a tutti gli effetti affiliati della gang che avrebbero dovuto combattere. Una delle estorsioni portate a termine dal gruppo ha fruttato circa 1,2 milioni di dollari in Bitcoin, spartiti tra i cospiratori.Le forze dell’ordine hanno sequestrato asset per oltre 10 milioni di dollari riconducibili a Martino: criptovalute, veicoli, un food truck e persino un’imbarcazione da pesca di lusso, tutti acquistati con i proventi dello schema. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, è stato decisivo per ricostruire il flusso di denaro e collegare i pagamenti in criptovaluta ricevuti dagli affiliati BlackCat all’account personale di Martino.Timeline del casoAprile 2023 — Martino inizia a collaborare con gli operatori BlackCat/ALPHV, passando informazioni riservate sulle trattative dei clienti che sta assistendo.Aprile–novembre 2023 — Martino, Martin e Goldberg distribuiscono attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime negli Stati Uniti; una delle estorsioni frutta circa 1,2 milioni di dollari.2024 — Le indagini federali portano all’incriminazione dei tre; sequestro di asset per oltre 10 milioni di dollari.9 luglio 2026 — Angelo Martino viene condannato a 70 mesi di carcere federale; Martin e Goldberg hanno già ricevuto condanne separate in procedimenti collegati.Perché conta per chi lavora nella risposta agli incidentiIl caso Martino non è un episodio isolato di corruzione: è un campanello d’allarme strutturale per un intero settore che, negli ultimi anni, si è professionalizzato rapidamente ma spesso senza gli stessi controlli di integrità richiesti in altri ambiti a contatto con informazioni finanziarie sensibili, come la consulenza legale o quella assicurativa. Un negoziatore ransomware ha, per definizione, accesso a tutto ciò che serve a un attaccante per massimizzare il danno: la soglia di dolore economico della vittima, le sue debolezze legali, la tempistica delle sue decisioni. Se quella figura può essere corrotta — o è già collusa fin dall’inizio, come sembra essere il caso qui — l’intero modello di negoziazione assistita si trasforma in un vettore di attacco interno.Per le aziende che si affidano a società di incident response e negoziatori esterni, alcune contromisure pratiche emergono direttamente da questo caso:Richiedere che le società di IR dichiarino esplicitamente le proprie policy di vetting interno per il personale che gestisce trattative con gruppi ransomware, incluse verifiche periodiche successive all’assunzione.Separare, dove possibile, chi conduce materialmente la trattativa da chi ha visibilità completa sulla soglia di pagamento autorizzata dal cliente e dalla sua assicurazione cyber.Tracciare e loggare ogni comunicazione tra il negoziatore e l’attaccante, con controlli indipendenti (legale esterno, assicuratore) che rivedano a campione le trascrizioni delle chat di negoziazione.Trattare l’accesso alle informazioni di negoziazione — cifre, scadenze, coperture assicurative — con lo stesso livello di compartimentazione riservato ai segreti industriali, non come normale corrispondenza operativa.Il collasso di BlackCat/ALPHV a inizio 2024, con il probabile exit scam ai danni dei propri affiliati, ha già dimostrato quanto fosse marcio l’ecosistema attorno a quella particolare gang. Il caso Martino aggiunge un tassello inquietante: la marcescenza non riguardava solo il lato criminale dell’equazione, ma si era infiltrata anche in chi, sulla carta, doveva difendere le vittime.Fonti: comunicato del Dipartimento di Giustizia USA (justice.gov/opa), TechCrunch, The Hacker News, CyberScoop, DataBreaches.net.
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    @rysiek Never attribute to malice that which is adequately explained by stupidity or so Hanlon's Razor would have you believe.I'm inclined to agree given their previously demonstrated power level.
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    Si parla di:TogglePer anni Scattered Spider ha costruito la propria reputazione criminale sulla capacità di restare invisibile, nascondendosi dietro VPN, servizi di anonimizzazione e infrastrutture usa e getta. Ora, atti giudiziari appena desecretati mostrano come gli investigatori statunitensi abbiano comunque ricostruito l’identità di un presunto membro del gruppo grazie a un ingrediente inatteso: un identificativo univoco che Windows assegna a ogni installazione e che Microsoft ha fornito all’FBI dietro ordine del tribunale.Chi è Peter Stokes e cosa gli viene contestatoAl centro del caso c’è Peter Stokes, 19 anni, cittadino con doppio passaporto statunitense ed estone, arrestato in aprile in Finlandia mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto in Giappone, con la collaborazione della National Bureau of Investigation finlandese. È stato successivamente estradato negli Stati Uniti e ha affrontato la sua prima udienza davanti a un tribunale federale di Chicago il 30 giugno 2026. I procuratori lo accusano di aver fatto parte di Scattered Spider, il collettivo cybercriminale noto anche con gli alias Octo Tempest, UNC3944 e 0ktapus, e di aver partecipato a molteplici intrusioni informatiche, furti di dati e schemi di estorsione.Secondo l’accusa, le autorità federali attribuiscono al gruppo oltre 100 intrusioni di rete e più di 100 milioni di dollari in pagamenti di riscatto dal 2022 a oggi, con un modus operandi che combina ingegneria sociale, furto di credenziali, SIM swapping e compromissione di ambienti cloud enterprise.GDID: il “device fingerprint” che nessuno può disattivareIl dettaglio tecnico più rilevante della vicenda riguarda il Global Device Identifier (GDID), un identificativo univoco assegnato da Microsoft a ogni installazione di Windows per finalità di telemetria a livello di dispositivo e per l’erogazione di alcuni servizi di piattaforma. Secondo l’affidavit dell’FBI reso pubblico, un account ngrok utilizzato durante una delle intrusioni contestate era stato creato attraverso una VPN — ma Microsoft, dopo aver ricevuto un ordine del tribunale, è stata in grado di associare quell’attività a uno specifico GDID.Da lì, gli investigatori hanno incrociato il GDID con la telemetria storica di Microsoft, individuando ulteriori indirizzi IP riconducibili alla stessa installazione Windows in periodi diversi. Questi indirizzi sono stati poi correlati con i log di accesso ottenuti da Snapchat, Apple, Facebook, con i registri di viaggio e con altre fonti digitali, costruendo — secondo l’accusa — un pattern coerente che collega il dispositivo a Stokes. Microsoft, va precisato, non ha monitorato l’attività in tempo reale: ha fornito telemetria storica e informazioni sul dispositivo solo dopo un iter legale formale, e aveva già inoltrato segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered Spider fin dal 2024.Timeline del caso2024 — Microsoft inoltra alle autorità le prime segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered SpiderMaggio 2025 — intrusione contro un rivenditore statunitense di gioielleria di lusso: l’help desk IT viene manipolato con ingegneria sociale per resettare le credenziali di un dipendenteMaggio 2025 — esfiltrazione di circa 100 GB di dati e richiesta di riscatto da 8 milioni di dollari in criptovaluta; l’azienda rifiuta di pagare ma subisce perdite operative stimate in circa 2 milioni di dollariAprile 2026 — Stokes viene arrestato a Helsinki mentre tenta di imbarcarsi su un volo per il Giappone30 giugno 2026 — prima udienza federale a Chicago dopo l’estradizioneNon solo telemetria: un mosaico di prove digitaliNonostante il dibattito online si sia concentrato quasi esclusivamente sul ruolo di Microsoft, l’affidavit chiarisce che gli investigatori si sono basati su molteplici fonti indipendenti: log dei provider cloud, infrastruttura sequestrata, comunicazioni intercettate e prove digitali raccolte nel corso di un’indagine più ampia. È un promemoria importante per chi si occupa di threat intelligence e incident response: l’attribuzione moderna raramente si basa su un singolo indicatore, ma su una correlazione incrociata tra fonti eterogenee — piattaforma, cloud provider, social network, dati di viaggio — che insieme riducono drasticamente lo spazio delle identità plausibili, anche quando l’attaccante ha fatto ampio uso di VPN e servizi di anonimizzazione.Implicazioni per i difensori e per il settoreIl caso Stokes offre due lezioni parallele. La prima riguarda la resilienza dei processi organizzativi: l’attacco alla gioielleria di lusso è iniziato con un classico vishing/social engineering contro l’help desk IT, lo stesso schema che ha permesso a Scattered Spider di colpire catene alberghiere, compagnie aeree e assicurazioni negli ultimi anni. Rafforzare le procedure di verifica dell’identità per il reset delle credenziali — con callback verification, domande di sicurezza fuori banda o approvazione multi-step — resta la contromisura più efficace e meno costosa contro questo genere di intrusioni.La seconda lezione riguarda l’attribuzione: la vicenda GDID dimostra che le piattaforme cloud e i sistemi operativi moderni generano una quantità di telemetria sufficiente a ricostruire pattern comportamentali anche a distanza di mesi, sollevando al contempo interrogativi legittimi sulla portata e sulla durata di conservazione di questi dati per finalità che vanno ben oltre il semplice funzionamento del prodotto. Per i team SOC, il takeaway operativo è monitorare con attenzione l’uso di strumenti di tunneling come ngrok all’interno del proprio perimetro: la loro presenza, specie se associata ad accessi VPN anomali, resta uno dei segnali più affidabili di attività Scattered Spider in corso.Indicatori e TTP notiGruppo: Scattered Spider (alias Octo Tempest, UNC3944, 0ktapus) Soggetto: Peter Stokes, 19 anni, cittadinanza USA/Estonia Arresto: aprile 2026, Helsinki (Finlandia), tentata fuga verso il Giappone Estradizione/udienza: 30 giugno 2026, tribunale federale di Chicago TTP osservate: - Vishing / social engineering verso help desk IT per reset credenziali - SIM swapping - Furto di token/sessioni cloud (Azure, SaaS enterprise) - Tunneling via ngrok per infrastruttura C2 temporanea - Esfiltrazione dati seguita da estorsione in criptovaluta Caso di riferimento: intrusione maggio 2025 contro rivenditore di gioielleria di lusso USA - ~100 GB di dati esfiltrati - Richiesta riscatto: $8.000.000 in criptovaluta (rifiutata) - Perdite operative stimate: ~$2.000.000 Fonte identificativa chiave: Microsoft Global Device Identifier (GDID) - Fornito all'FBI dietro ordine del tribunale - Correlato con IP storici, login Snapchat/Apple/Facebook, dati di viaggioFonti: CyberScoop, atto d’accusa FBI (U.S. Attorney’s Office, Northern District of Illinois), BreachNews.
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    Si parla di:ToggleSei pacchetti npm, un nome quasi identico a un progetto scaricato oltre un milione di volte al mese, e in fondo alla catena un impianto capace di aprire sessioni SSH, leggere la clipboard e rovistare tra i wallet crypto della vittima. È l’ultima campagna di supply chain attribuita a gruppi legati alla Corea del Nord, documentata da JFrog Security Research il 30 giugno e ancora attiva nei repository pubblici a inizio luglio. Non è un incidente isolato: è l’ennesima iterazione di una macchina offensiva, quella riconducibile all’ecosistema Lazarus/Contagious Interview, che negli ultimi anni ha trasformato l’npm registry in un vettore di spionaggio e furto di criptovalute su scala industriale.Un travestimento quasi perfettoI ricercatori di JFrog hanno individuato due pacchetti “entry point”, rollup-packages-polyfill-core e rollup-runtime-polyfill-core, costruiti per somigliare in tutto e per tutto al legittimo rollup-plugin-polyfill-node: stesso tipo di README (“A modern Node.js polyfill for your Rollup bundle”), stesso link a repository e homepage puntati al progetto originale su GitHub, persino porzioni di codice del plugin reale copiate all’interno del pacchetto malevolo prima della logica dannosa. Il progetto legittimo conta circa 295.000 download settimanali e oltre 1,2 milioni nell’ultimo mese: un bersaglio ideale per un attacco che punta sulla somiglianza superficiale, non sul typosquatting grossolano.Il dettaglio tecnico più rilevante è che solo l’entry point CommonJS (dist/index.js) contiene la backdoor: le versioni ESM restano pulite, un accorgimento che complica le analisi automatiche basate su un singolo file di ingresso.La catena d’infezione, passo dopo passoAll’importazione del pacchetto, una funzione dal nome innocuo (ValidateSvgModule) decodifica una stringa base64 che nasconde il comando npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund, eseguito in silenzio tramite child_process.spawn. Il secondo pacchetto, quirky-token, viene installato allo stesso modo dal gemello rollup-runtime-polyfill-core.Questi pacchetti di secondo stadio si presentano come utility di sanitizzazione SVG, e in gran parte lo sono davvero: rimuovono tag <script>, minificano il markup. Ma in coda al file, una funzione getPlugin() effettua una richiesta verso un endpoint su jsonkeeper.com, estrae un campo JSON chiamato model e lo passa direttamente a eval(). Il codice malevolo, quindi, non risiede mai nei file pubblicati sul registry: vive su un servizio di hosting JSON esterno, invisibile a qualunque analisi statica del pacchetto.Il payload recuperato da JSONKeeper effettua per primo un controllo ambientale, uscendo silenziosamente se rileva variabili tipiche di Codespaces, CodeSandbox, Vercel, AWS Lambda, Google Cloud, Azure Functions, Docker, Render o sandbox di analisi — un chiaro tentativo di colpire solo workstation di sviluppatori reali ed evitare l’esposizione in ambienti di test automatizzati. Superato il controllo, installa axios e socket.io-client e scarica da un IP grezzo (216.126.236.244) un blob cifrato in AES-256-CBC (chiave derivata via scryptSync), lo decifra, lo scrive in una directory temporanea come file pack e lo esegue con node pack.Controllo remoto, furto wallet e sorveglianza della clipboardIl modulo pack altro non è che un loader per almeno quattro componenti distinti, ricostruiti da JFrog in ambiente sandbox: scdata.js, un modulo di accesso remoto che installa ssh2, node-pty e librerie di cattura schermo/input, offrendo all’operatore sessioni terminali interattive (PowerShell su Windows, zsh altrove), sessioni SSH, screenshot, movimento del mouse e digitazione simulata tramite @nut-tree-fork/nut-js; ldata.js, dedicato al furto di dati da browser e wallet crypto, che tenta l’esfiltrazione di file come Login Data, Web Data e lo storage delle estensioni di wallet noti (incluso MetaMask, identificato tramite i suoi ID di estensione); un file collector che scandaglia il filesystem alla ricerca di chiavi SSH, file .env, cronologia di editor come VS Code, Cursor e Windsurf, e directory di configurazione di strumenti AI (.claude, .gemini, .cursor); infine un modulo di monitoraggio della clipboard, che invia ogni nuovo contenuto copiato — password, seed phrase, token — a un endpoint dedicato.La combinazione di queste capacità va ben oltre il semplice furto di credenziali una tantum: garantisce all’attaccante un accesso interattivo e persistente alla macchina compromessa, tipico degli impianti usati da attori state-sponsored per operazioni di raccolta informativa prolungata, non solo per il cash-out rapido tipico del cybercrime finanziario puro.Il contesto: non è la prima voltaQuesta campagna si inserisce in un pattern già documentato. Ad aprile 2026 la società Panther aveva descritto una campagna sostenuta con 108 pacchetti npm malevoli distribuiti in 261 versioni, veicolo dei malware BeaverTail e OtterCookie, entrambi associati al cluster Contagious Interview — l’insieme di operazioni nordcoreane che si finge selezione del personale per convincere sviluppatori a clonare repository infetti come parte di un finto colloquio tecnico. Nello stesso periodo, Google aveva collegato attori nordcoreani anche a un dirottamento di un progetto open source molto diffuso, portato a termine dopo settimane di lavoro di ingegneria sociale ai danni del maintainer. Il filo conduttore è sempre lo stesso: colpire la fiducia implicita che sviluppatori e pipeline CI/CD ripongono nelle dipendenze open source.Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza e gli sviluppatori, la lezione operativa è chiara: la somiglianza del nome non è un indicatore affidabile di legittimità, e i controlli automatici basati su pattern di typosquotting classico (distanza di edit, caratteri sostituiti) non intercettano questo tipo di masquerading semantico. Chi ha installato uno dei pacchetti elencati dovrebbe considerare la macchina compromessa, ruotare tutte le credenziali (npm, GitHub, cloud, SSH, wallet) e verificare la presenza di processi o file residui nelle directory temporanee. Vale la pena ricordare che gran parte della logica dannosa non è mai stata pubblicata sul registry npm: bloccare gli indicatori di rete elencati sotto è quindi essenziale quanto rimuovere i pacchetti stessi.Indicatori di compromissionePacchetti npm malevoli: rollup-packages-polyfill-core rollup-runtime-polyfill-core swift-parse-stream quirky-token react-icon-svgs rollup-plugin-polyfill-connect Indicatori di rete: hxxps[:]//www[.]jsonkeeper[.]com/b/3P9BF hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/98cb54c0b4ac259d30c9c1ca1ae87c68 hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/makelog hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/process/ hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4801 hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4806/upload hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/upload hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/cldbs Indicatori host: /pack /scdata /ldata vhost.ctl Comandi/comportamenti sospetti: npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund npm install quirky-token --no-save --silent --no-audit --no-fund node pack node scdata node ldata
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    Si parla di:ToggleUn attore APT mai documentato prima, battezzato Armored Likho, sta colpendo agenzie governative e il settore elettrico in Russia, Brasile e Kazakistan con un nuovo infostealer Python chiamato BusySnake. Kaspersky, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 3 luglio, descrive un toolkit modulare, offuscato con PyArmor Pro e in parte generato con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale: un caso di scuola di come lo spionaggio informatico stia adottando l’AI-assisted malware development anche nelle campagne di fascia media.Chi è Armored LikhoArmored Likho non è un gruppo esordiente: secondo Kaspersky, il suo profilo operativo mescola campagne a sfondo finanziario contro privati con operazioni di cyberspionaggio mirate contro organizzazioni pubbliche e infrastrutture critiche. È proprio questa doppia natura — cybercrime opportunistico e intelligence gathering mirato — a rendere l’attribuzione complessa e la minaccia particolarmente insidiosa: la stessa toolchain può colpire un privato cittadino per rubare credenziali bancarie o un ministero per sottrarre documenti riservati.I ricercatori segnalano possibili sovrapposizioni con un cluster tracciato da BI.ZONE con il nome Eagle Werewolf, attivo almeno dal maggio 2023 e storicamente focalizzato su enti governativi e della difesa, in particolare organizzazioni coinvolte nello sviluppo e nella produzione di droni (UAV). Nel febbraio 2026 Eagle Werewolf era già stato osservato compromettere un canale Telegram dedicato al mondo dei droni per distribuire il RAT AquilaRAT tramite un dropper Rust travestito da checklist per l’attivazione di dispositivi Starlink. Le sovrapposizioni tecniche tra AquilaRAT e BusySnake — stessi schemi di ricezione dei task dal C2, stessa modalità di persistenza tramite scheduled task, endpoint di comunicazione simili — rafforzano l’ipotesi che si tratti dello stesso ecosistema di sviluppo, se non dello stesso gruppo.La catena d’attaccoIl vettore d’ingresso resta il più classico: email di spear-phishing con esche legate a comunicazioni governative ufficiali o programmi sociali, che distribuiscono un archivio RAR contenente eseguibili droppati da un repository GitHub. Il dropper crea due file VBScript, uno dei quali cancella le tracce dell’esecuzione iniziale mentre l’altro registra un’attività pianificata (scheduled task) per lanciare lo stealer ogni cinque minuti, mascherata da un innocuo processo di sistema chiamato WindowsHelper — la stessa convenzione di naming usata da AquilaRAT con MicrosoftOfficeUpdate.Una catena alternativa sfrutta invece file di collegamento Windows (LNK) che abusano di CVE-2025-9491 (nota anche come ZDI-CAN-25373), la vulnerabilità nella gestione degli shortcut corretta da Microsoft nel Patch Tuesday di novembre 2025 ma già sfruttata in passato da una dozzina di gruppi APT dal 2017. In questo scenario, il file LNK innesca un comando PowerShell offuscato che avvia un loader: quest’ultimo mostra un documento esca alla vittima mentre in background prepara l’ambiente per l’esecuzione del vero payload, scaricando un interprete Python 3.12 portatile, lo script get-pip.py per installare le dipendenze e un archivio contenente il payload finale module.pyw.BusySnake Stealer: un infostealer Python pensato per l’evasioneIl cuore della campagna è BusySnake, un infostealer scritto in Python e mai documentato prima. Il codice è offuscato e cifrato con PyArmor Pro 9.2.0: il malware decripta il proprio bytecode solo nell’istante esatto in cui una funzione viene invocata, per poi ricifrarlo immediatamente dopo l’esecuzione, complicando enormemente l’analisi statica e dinamica. L’estensione .pyw gli permette inoltre di girare in background senza mai aprire una finestra di console visibile.Dopo l’inizializzazione, che legge da un file di configurazione l’indirizzo del C2, i percorsi delle directory, gli intervalli per gli screenshot e uno user-agent dedicato, BusySnake si mette in ascolto di comandi tramite una funzione poll_task che interroga costantemente il server. Tra le capacità operative documentate da Kaspersky:Furto di dati dagli appunti di sistema (clipboard)Enumerazione dei file sul disco con logging dei metadati in un database localeRicerca di chiavi esadecimali a 64 caratteri nei file — un pattern tipico dei wallet di criptovalute — e relativa esfiltrazioneCattura periodica di screenshot, archiviazione e invio al C2Keylogging con invio ed eliminazione periodica del logFurto di cookie e password da browser Chromium e Firefox, tramite lettura diretta dei file Cookies/cookies.sqlite e della master key in Login StateFurto di sessioni e credenziali Telegram dalla cartella tdata, previa terminazione forzata del processo telegram.exeApertura di un tunnel SSH inverso riutilizzando una chiave privata fornita dal C2 (funzionalità ereditata dal tool standalone Go2Tunnel, ora integrata nativamente nello stealer)Installazione o riavvio di RustDesk per ottenere il controllo remoto, con cattura dello screenshot delle credenziali inserite dalla vittima al momento del loginKaspersky ha inoltre individuato una versione più recente dello stealer che introduce un vero e proprio framework di gestione dei task: ogni comando ricevuto dal C2 viene assegnato a un identificativo univoco e transita attraverso quattro stati operativi — SCHEDULED, IN_PROGRESS, SUCCEEDED, FAILED — per un reporting più granulare verso l’infrastruttura d’attacco. Un dettaglio che segnala una maturazione ingegneristica non banale per un tool di questa fascia.L’ombra dell’AI nel malware developmentUn elemento che merita attenzione da parte degli analisti: secondo Kaspersky, i payload di primo stadio (loader e stager) mostrano segni di essere stati generati, almeno in parte, con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale, a giudicare dalla presenza di commenti ridondanti e blocchi di codice ripetitivi tipici dell’output di modelli linguistici. Non è un caso isolato nel panorama 2026, ma conferma una tendenza: gruppi di livello medio stanno abbassando i tempi di sviluppo del malware affidandosi a copiloti AI, con tutte le implicazioni che questo comporta in termini di volume e velocità di iterazione delle campagne.Due righe per i difensoriPer i team di detection, il caso Armored Likho offre alcuni punti di leva concreti. Il monitoraggio di scheduled task con nomi che imitano processi Microsoft legittimi (WindowsHelper, ma anche varianti simili) dovrebbe essere prioritario in ambienti governativi e OT/ICS del settore energetico. Vale la pena bloccare o ispezionare il download di interpreti Python portatili e script get-pip.py da endpoint non di sviluppo, un comportamento anomalo per la maggior parte delle postazioni impiegatizie. È inoltre opportuno verificare che la patch per CVE-2025-9491 sia stata applicata su tutta la flotta Windows, dato che il bug LNK continua a essere riciclato da attori eterogenei quasi un decennio dopo la sua prima comparsa. Infine, il traffico verso servizi di tunneling SSH inverso avviato da processi non amministrativi è un segnale da allarme immediato, così come i tentativi di reinstallazione o riavvio non richiesti di RustDesk.Kaspersky segnala di continuare a monitorare attivamente l’evoluzione della campagna e dell’infrastruttura di rete associata: è ragionevole aspettarsi nuove varianti di BusySnake nei prossimi mesi, considerato il ritmo di sviluppo osservato finora.Indicatori di compromissione (IoC)# Hash MD5 (selezione) 5D5C3E483C5E544260CE98FC29FBF192 - PS1 stager 0041FD1B2358CD08DBCBC28EA8FC3D20 - EXE dropper 894332174F536C2E1EFEDA05CBA79F8B - DLL loader CF74AC018D158EA2C2CFA1B1D71D95BC - LNK malevolo C7622A1EFFA27BBFEE6D6E03D6474343 - BusySnake Stealer (PYW) 80B7700053E115D65365CE7330383320 - BusySnake Stealer (nuova versione, PYW) 6B45DDB39A6E86229348DCBBA3857E7C - Archivio RAR con BusySnake 006887732CA4A4A46A97989CF4DEEEF6 - Archivio RAR con BusySnake 732C31ACF971A81C7E51B2A3DAE82020 - Archivio RAR con BusySnake # Domini C2 winupdate[.]live arvax[.]xyz varenie[.]live lvl99[.]store onetoken[.]ink winupdate[.]ink # CVE sfruttata CVE-2025-9491 (ZDI-CAN-25373) - Windows LNK RCE, patchata Nov 2025 # Scheduled task sospetto WindowsHelper (persistenza BusySnake) MicrosoftOfficeUpdate (persistenza AquilaRAT)Fonti: Kaspersky/Securelist, The Hacker News, BI.ZONE Threat Intelligence.
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    @frelsisbaratta
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    Apple Releases Security Updates for 37 VulnerabilitiesApple released security updates for iOS, macOS, and Safari to fix 37 vulnerabilities, including 26 WebKit flaws.**Update yout Apple devices now. There are no confirmed in-the-wild exploits this round, but the bulk of these flaws live in WebKit and can be triggered simply by visiting a malicious website. That makes them attractive to attackers once patch analysis begins. Update iPhones and iPads first, then Macs. Users on macOS Sonoma and macOS Sequoia should install the standalone Safari 26.5.2 update, since the browser fixes don't reach them through a full OS update this cycle.**#cybersecurity #infosec #advisory #vulnerabilityhttps://beyondmachines.net/event_details/apple-releases-security-updates-for-37-vulnerabilities-l-g-u-1-w/gD2P6Ple2L
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    Si parla di:ToggleIl Dipartimento di Stato americano ha messo sul piatto 10 milioni di dollari per chi fornira’ informazioni utili a identificare o localizzare i membri dei gruppi UNC5792 e UNC4221, entrambi legati ai servizi di intelligence militare e al FSB russo. Nel frattempo, FBI e CISA hanno aggiornato il loro advisory di marzo 2026 con una nuova tattica individuata nella campagna: il furto delle Signal Backup Recovery Key, che consente agli attaccanti di accedere all’intera cronologia dei messaggi delle vittime.Chi sono UNC5792 e UNC4221I due gruppi, tracciati pubblicamente con i designatori UNC di Mandiant/Google, operano nell’ambito dei servizi segreti russi. UNC5792 e’ associato all’FSB (Federal Security Service), in particolare agli ufficiali embedded nelle Guardie di Frontiera russe; UNC4221 opera invece per conto dei servizi militari russi. Le attivita’ delle due entita’ si sovrappongono parzialmente: entrambi prendono di mira individui di alto valore informativo attraverso campagne di phishing su applicazioni di messaggistica, in particolare Signal e WhatsApp.Il profilo delle vittime e’ estremamente specifico e rivela gli obiettivi dell’intelligence russa: funzionari governativi statunitensi e NATO (attuali ed ex), vertici militari, figure politiche, analisti di policy, giornalisti che coprono Russia e Ucraina, ONG attive in supporto all’Ucraina e ricercatori di sicurezza o esperti di affari russi. Secondo l’annuncio ufficiale del programma Rewards for Justice, migliaia di account individuali sono stati compromessi in questo modo.La storia della campagna: dall’account linking al furto delle Recovery KeyLa campagna non nasce oggi. Il primo advisory pubblico di FBI e CISA risale a marzo 2026, quando gli analisti avevano documentato una tecnica di compromissione basata sull’abuso della funzione legittima di device linking di Signal. Gli attaccanti, spacciandosi per il supporto di Signal, inducevano le vittime a collegare un dispositivo controllato dagli attaccanti al proprio account, consentendo la lettura in tempo reale delle conversazioni senza compromettere la crittografia end-to-end del protocollo.L’advisory aggiornato del 26 giugno 2026 documenta l’evoluzione della tattica. Gli operatori hanno ora spostato il loro obiettivo primario: non piu’ solo l’intercettazione in tempo reale, ma il furto delle Signal Backup Recovery Key — le chiavi che proteggono le copie cifrate dell’intera cronologia dei messaggi nei server Signal Secure Backups. Si tratta di un cambio di paradigma operativo significativo: con la Recovery Key, l’attaccante puo’ recuperare su un proprio dispositivo tutti i messaggi storici della vittima, incluse conversazioni private e di gruppo potenzialmente risalenti a mesi o anni.Come funziona l’attacco in dettaglioLa catena di attacco si articola in due fasi di social engineering, entrambe condotte direttamente su Signal spacciandosi per il team di supporto della piattaforma:Fase 1: il pretestoLa vittima riceve un messaggio che afferma che Signal ha registrato un’ondata di attacchi da parte di “hacker iraniani e di paesi post-sovietici” e che, in risposta, la piattaforma sta introducendo una verifica obbligatoria a due fattori. Per “non perdere messaggi e media”, l’utente viene guidato passo per passo ad abilitare i backup e a visualizzare la propria Recovery Key:Istruzioni fornite dagli attaccanti nel messaggio di phishing: Settings -> Backups -> Enable backups -> View recovery key -> Copy to clipboard -> Next -> Enter the recovery key -> Next -> Continue -> Choose your backup plan [Premere "Accept" nel pop-up]Questa sequenza e’ reale: seguendo questi passi, l’utente attiva effettivamente Signal Secure Backups e genera una Recovery Key legittima. La chiave viene copiata negli appunti del dispositivo.Fase 2: l’estrazione della chiavePoco dopo, sempre spacciandosi per Signal, gli attaccanti inviano un secondo messaggio urgente che avvisa l’utente di un “problema di sincronizzazione” che metterebbe a rischio la perdita permanente dei dati. Per “risolvere il problema”, vengono chiesti di andare nelle impostazioni di backup, copiare la Recovery Key e incollarla nel messaggio di chat. Se la vittima esegue, gli attaccanti ottengono la chiave in chiaro.Con la Recovery Key in mano, gli attaccanti possono ripristinare il backup cifrato su qualsiasi loro dispositivo, scaricando l’intera cronologia messaggi della vittima dai server di Signal. L’operazione e’ completamente silenziosa per la vittima: nessuna notifica, nessun alert sul dispositivo.La trappola del recovery: perche’ cambiare account non bastaFBI e CISA sottolineano un aspetto critico spesso sottovalutato: se un attaccante ottiene la Recovery Key di un utente, creare un nuovo account Signal con lo stesso numero di telefono non invalida la chiave compromessa. L’attaccante puo’ continuare a utilizzare quella chiave per scaricare i backup gia’ acquisiti, anche dopo che la vittima ha cambiato account.L’unica azione risolutiva e’ generare una nuova Recovery Key attraverso le impostazioni di backup di Signal, che invalida la chiave precedente per i download futuri. Tuttavia — e questa e’ la parte piu’ critica — una nuova chiave non impedisce l’accesso ai backup che l’attaccante ha gia’ scaricato prima del cambio.Il bounty e gli obiettivi del programma Rewards for JusticeIl programma statunitense Rewards for Justice (RFJ) ha pubblicato il 29 giugno 2026 un annuncio specifico per UNC5792 e UNC4221, offrendo fino a 10 milioni di dollari per informazioni su:Identita’, localizzazione, affiliazioni e biografie dei membri dei gruppi e del personale di supporto.Legami con i servizi di intelligence russi, contractor e fornitori terzi.Infrastruttura operativa: domini, server, hosting, strumenti, framework e software.Fonti di finanziamento, conti bancari, meccanismi di pagamento.Wallet di criptovaluta, transazioni blockchain e reti finanziarie a supporto delle operazioni.L’entita’ del bounty — identica a quella offerta per i responsabili di attacchi ransomware contro infrastrutture critiche — segnala quanto Washington consideri questa campagna una minaccia alla sicurezza nazionale, non un semplice problema di cybercrime.Il fronte ucraino: SMS fasulli per rubare credenzialiParallelamente all’advisory FBI/CISA, l’Ucraina ha confermato che l’intelligence russa ha utilizzato falsi messaggi SMS di “supporto tecnico” per indurre utenti ucraini a rivelare le credenziali dei propri account di messaggistica. La tattica e’ la stessa: impersonare un servizio tecnico legittimo, creare urgenza attraverso una narrativa di sicurezza, estrarre credenziali o chiavi di backup. Il coordinamento tra le due campagne — quella focalizzata su obiettivi occidentali (UNC5792/UNC4221) e quella contro obiettivi ucraini — suggerisce un’operazione di intelligence integrata sotto ombrello comune.Consigli pratici per i difensori e gli utenti a rischioSignal e le sue comunicazioni cifrate restano tecnicamente integre: la crittografia end-to-end del protocollo Signal non e’ stata compromessa. Il vettore e’ esclusivamente il social engineering applicato alla gestione delle chiavi. Le misure di difesa piu’ efficaci sono le seguenti:Non condividere mai la Recovery Key: Signal non la chiedera’ mai via messaggio in-app. Qualsiasi richiesta in tal senso e’ un attacco.Verificare l’identita’ del mittente: il supporto Signal comunica esclusivamente tramite indirizzi email ufficiali, mai tramite messaggi in-app.Controllare i dispositivi collegati: in Settings > Account > Linked Devices, verificare periodicamente che non siano presenti dispositivi non riconosciuti.Ruotare la Recovery Key in caso di sospetto: Settings > Backups > Recovery Key > Create new key. Ricordarsi che i backup gia’ scaricati dall’attaccante rimangono accessibili con la vecchia chiave.Segnalare attivita’ sospette all’IC3 dell’FBI (ic3.gov) o al proprio ufficio locale FBI.Per le organizzazioni con personale ad alto rischio (giornalisti, diplomatici, ricercatori, personale ONG), e’ consigliabile implementare sessioni di awareness specifica sulla gestione delle Recovery Key di Signal e sul riconoscimento di questo pattern di social engineering, ormai sufficientemente documentato da considerarsi una tecnica consolidata nel repertorio dell’intelligence russa.
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    Si parla di:TogglePer due settimane, prima ancora che Oracle pubblicasse una patch, un gruppo di cybercriminali ha avuto le chiavi di oltre cento infrastrutture PeopleSoft in tutto il mondo. Tra le vittime finite nella rete c’è la National Association of Insurance Commissioners (NAIC), l’organizzazione che coordina la vigilanza assicurativa dei 50 stati USA: 3,1 terabyte di dati pubblicati online, agenzie di rating che hanno sospeso i feed verso il regolatore, e la firma inconfondibile di ShinyHunters, oggi meglio nota agli analisti come UNC6240.Chi c’è dietro l’attacco: da ShinyHunters a Scattered LAPSUS$ HuntersShinyHunters non è un nome nuovo per chi segue il cybercrime dei data breach: attivo almeno dal 2019 e comparso pubblicamente nel maggio 2020 con la vendita di dati sottratti a oltre una dozzina di aziende, il gruppo ha costruito la propria reputazione sul modello “pay or leak” — contatto privato con la vittima, richiesta di riscatto, pubblicazione dei dati in caso di rifiuto. Dal 2025 ShinyHunters opera in una struttura più ampia e fluida, la cosiddetta Scattered LAPSUS$ Hunters (SLH), un’alleanza informale che unisce le competenze di Scattered Spider (accesso iniziale tramite social engineering e SIM swap), LAPSUS$ (estorsione ad alta visibilità mediatica) e ShinyHunters stesso, specializzato in exfiltration su larga scala e gestione dei data leak site. È la stessa federazione già dietro le violazioni a catena di Salesforce e Snowflake nel 2025.Mandiant e il Google Threat Intelligence Group tracciano il cluster responsabile della campagna PeopleSoft con la sigla UNC6240, confermando la sovrapposizione operativa con ShinyHunters.CVE-2026-35273: RCE non autenticata nel cuore di PeopleSoftIl vettore d’ingresso è una vulnerabilità critica (CVSS 9.8) in Oracle PeopleSoft Enterprise PeopleTools, versioni 8.61 e 8.62, localizzata nel componente Environment Management Hub, noto anche come PSEMHUB. Tecnicamente si tratta di una Server-Side Request Forgery che, incatenata correttamente, consente l’esecuzione di codice remoto senza alcuna autenticazione né interazione dell’utente: basta accesso di rete via HTTP agli endpoint /PSEMHUB/hub e /PSIGW/HttpListeningConnector per prendere il controllo del server.Il dettaglio più inquietante è la tempistica. Secondo Mandiant, lo sfruttamento attivo in the wild è iniziato il 27 maggio 2026, ben prima che Oracle rilasciasse un advisory di sicurezza: un vero zero-day, sfruttato per circa due settimane a insaputa dei difensori. Solo il 10 giugno 2026 Oracle ha pubblicato una patch fuori banda (Patch Availability Document CPU187), poi confluita nel Critical Patch Update di giugno. Nel frattempo, CISA ha aggiunto la falla al proprio catalogo Known Exploited Vulnerabilities.Una campagna su scala industrialeTra il 27 maggio e il 9 giugno gli attaccanti hanno colpito circa 300 istanze PeopleSoft appartenenti a oltre 100 organizzazioni, con il 68% delle vittime concentrato nel settore dell’istruzione superiore, in gran parte negli Stati Uniti. Il gruppo ha pubblicato i dati sottratti sul proprio data leak site già il 9 giugno, un giorno prima ancora della patch ufficiale.Sul piano operativo, gli attaccanti hanno predisposto ambienti di staging che ospitavano agenti MeshCentral camuffati da servizi Microsoft Azure legittimi (file come meshagent64-azure-ops.exe), utilizzati per eseguire query amministrative ed effettuare movimento laterale. Un elemento tecnico rilevante è lo script di defacement e lateral movement che automatizza il credential spraying via SSH: analizza il file /etc/hosts locale per identificare host interni secondo pattern di naming specifici, poi tenta l’autenticazione con una lista predefinita di credenziali amministrative e applicative comuni.Il caso NAIC: cosa è stato sottrattoNAIC ha rilevato l’accesso non autorizzato al proprio ambiente PeopleSoft l’11 giugno 2026. ShinyHunters ha rivendicato il furto di 3,1 terabyte di dati, oltre 105.000 file: più di 264.000 PDF di filing regolatori assicurativi (rami property, casualty, health e life) relativi al periodo 2017-2024, circa 45.000 file provenienti da importanti agenzie di rating creditizio (tra cui Moody’s, Fitch, S&P, Kroll, DBRS, AM Best), log e file di configurazione di infrastruttura AWS di produzione, oltre a script SQL contenenti credenziali per ambienti produttivi.NAIC ha dichiarato che nessun dato personale identificabile né informazioni di pagamento risultano compromessi, e che i sistemi regolatori critici — SERFF, OPTins, UCAA, EDP e RDC — non sono stati toccati. Ma l’impatto operativo è stato comunque tangibile: diverse agenzie di rating hanno sospeso temporaneamente i feed di dati verso il regolatore, e NAIC ha interrotto momentaneamente l’assegnazione delle proprie designazioni di investimento, i parametri che determinano quanto capitale gli assicuratori vita statunitensi devono accantonare a fronte dei propri portafogli. Un breach che tocca un ente pubblico, quindi, si traduce in frizioni immediate sull’intero mercato assicurativo americano.Cosa devono fare i difensoriApplicare immediatamente la patch CPU187 di Oracle su tutte le istanze PeopleSoft PeopleTools 8.61/8.62.Se il patching non è immediato, bloccare l’esposizione internet degli endpoint EMHub/PSEMHUB o disabilitare il servizio nelle configurazioni multi-server; nelle installazioni single-server valutare la rimozione dell’applicazione PSEMHUB.Verificare i log di accesso WebLogic per richieste POST esterne verso /PSEMHUB/hub o /PSIGW/HttpListeningConnector.Cercare file .jsp non attesi sotto PSEMHUB.war e cartelle anomale (logs, persistantstorage, scratchpad); controllare modifiche recenti ai file XML sotto envmetadata/data/environment, potenziale vettore di persistenza via XMLDecoder al riavvio.Monitorare traffico DNS e connessioni verso il dominio C2 noto azurenetfiles.net.Ruotare le credenziali potenzialmente esposte in script SQL, configurazioni e log applicativi.La campagna NAIC conferma un pattern ormai consolidato per l’alleanza Scattered LAPSUS$ Hunters: individuare zero-day in software enterprise ampiamente diffusi (Salesforce, Snowflake, ora Oracle PeopleSoft), colpire in massa prima che la finestra di patching si chiuda, e monetizzare l’estorsione anche quando i dati sottratti sono in gran parte “pubblici” o di scarso valore diretto — sfruttando la pressione reputazionale e regolatoria che un data leak comporta per l’organizzazione colpita.Indicatori di compromissioneCVE: CVE-2026-35273 (CVSS 9.8, SSRF -> RCE non autenticata) Componente: Oracle PeopleSoft PeopleTools 8.61 / 8.62 - Environment Management Hub (PSEMHUB) Endpoint sfruttati: /PSEMHUB/hub /PSIGW/HttpListeningConnector C2 domain: wss://azurenetfiles[.]net:443/agent.ashx Agenti MeshCentral malevoli (masquerading Azure): meshagent32-azure-ops.exe meshagent64-azure-ops.exe meshagent64-v2.exe IP di staging (Python HTTP server, porta 8888): 142.11.200.186 - 142.11.200.190 Percorsi sospetti da monitorare: /logs/ /persistantstorage/ /scratchpad/ envmetadata/data/environment/*.xml (persistenza via XMLDecoder) Attore: UNC6240 (Mandiant) / ShinyHunters / Scattered LAPSUS$ Hunters Finestra di sfruttamento zero-day: 27 maggio - 9/10 giugno 2026 Patch Oracle: CPU187, rilasciata 10 giugno 2026
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    @FlohEinstein Magic is just technology you don't understand.
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    🔴 News flash: La cybersecurity non si fa con i LED accesi!#redhotcyber #cybersecurity #hacking #hacker #infosec #infosecurity #quotes #meme #comica
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    Si parla di:ToggleIl gruppo APT cinese Mustang Panda ha colpito reti governative indiane e il settore idroelettrico con un toolkit malware completamente rinnovato, abusando di Zoho WorkDrive come canale di comando e controllo. La scoperta, firmata da Acronis Threat Research Unit in collaborazione con il CERT-In indiano, rivela come gli attori statali stiano sempre più sfruttando servizi cloud legittimi per mimetizzare il traffico malevolo all’interno delle reti bersaglio.Il contesto: Mustang Panda e l’IndiaMustang Panda — noto anche come Earth Preta, BRONZE PRESIDENT, RedDelta, STATELY TAURUS e CAMARO DRAGON — è uno dei gruppi di cyberspionaggio più attivi nell’orbita dell’intelligence cinese. Attivo almeno dal 2012, il gruppo ha storicamente preso di mira governi del Sud-Est asiatico, istituzioni religiose, ONG e — con crescente frequenza — obiettivi indiani legati alle dispute territoriali e alle partnership geopolitiche di New Delhi.Il precedente attacco significativo contro l’India risale all’aprile 2026, quando Acronis aveva attribuito al gruppo l’uso del backdoor LOTUSLITE contro il settore bancario indiano e circoli policy sudcoreani, già allora con infrastruttura cloud come relay. Prima ancora, nel 2021, la campagna RedEcho — attribuita a attori cinesi da Recorded Future — aveva preso di mira le centrali elettriche dell’India con ShadowPad. Il pattern è chiaro: la Cina ha un interesse strategico consolidato nelle infrastrutture energetiche indiane.Le due campagne di giugno 2026Acronis TRU ha identificato due campagne parallele con beaconing attivo rilevato tra il 12 e il 22 giugno 2026 su macchine usate da personale amministrativo di alto livello. I bersagli sono stati selezionati con precisione chirurgica:Campagna A: obiettivo il settore idroelettrico indiano, con lure a tema cooperazione su impianti idroelettrici.Campagna B: obiettivo enti governativi indiani coinvolti in accordi di cooperazione (MOU) con istituzioni taiwanesi.Entrambe le campagne sono state consegnate tramite archivi ZIP contenenti una DLL malevola marcata come file nascosto. Il vettore di accesso iniziale è ritenuto lo spear-phishing: il documento esca risultava contestualmente credibile per il destinatario, aumentando drasticamente la probabilità di esecuzione.Il toolkit: SHARDLOADER, MINIRECON e ZOHOMURKIl cuore tecnico dell’operazione risiede in tre componenti inediti o fortemente rielaborati:SHARDLOADERE’ il loader iniziale, eseguito tramite DLL sideloading da un binario legittimamente firmato. Nella campagna A, il binario ospite e’ un eseguibile di Solid PDF Creator; nella campagna B viene utilizzato un binario di Citrix Receiver. La tecnica sfrutta la fiducia del sistema operativo nei confronti dei binari firmati per caricare codice arbitrario senza triggerare alert standard degli EDR. SHARDLOADER funge da stager, deployando uno degli altri due implant a seconda del target.MINIRECONSi tratta di una variante rielaborata del backdoor Toneshell, gia’ documentato da IBM X-Force come strumento tipico di Mustang Panda. La novita’ principale e’ il protocollo di beaconing: MINIRECON comunica con i server C2 tramite connessione WebSocket su HTTPS, rendendo il traffico indistinguibile da normali sessioni web cifrate. Il cambio di protocollo rispetto alla versione originale di Toneshell rappresenta un aggiornamento operativo significativo, pensato per eludere i sistemi di ispezione profonda del traffico di rete.ZOHOMURK: il C2 nascosto nel cloud aziendaleQuesto e’ l’elemento piu’ sofisticato e originale dell’operazione. ZOHOMURK e’ un implant che porta hardcoded le credenziali OAuth di Zoho, utilizzate per autenticarsi su un account WorkDrive controllato dagli attaccanti. Il meccanismo di C2 e’ implementato come un classico dead drop:Inbox folder: i comandi impartiti dagli operatori vengono scritti in questa cartella dall’attaccante.Outbox folder: i dati esfiltrati dalla vittima vengono scritti dall’implant in questa cartella, dove l’attaccante li recupera periodicamente.La scelta di Zoho WorkDrive non e’ casuale: e’ una piattaforma ampiamente adottata nel settore governativo indiano. Il traffico verso i server Zoho e’ quindi whitelistato per definizione nelle policy di rete delle organizzazioni bersaglio. Non c’e’ alcun dominio C2 sospetto da bloccare: tutto il traffico di comando e controllo appare come normale utilizzo di un servizio SaaS autorizzato. E’ esattamente il tipo di Living-off-the-Cloud (LoC) che rende inutili le soluzioni di blocco basate su reputazione dei domini.Attribution e OPSEC: gli errori che hanno tradito il gruppoNonostante la sofisticazione del toolkit, Mustang Panda ha mostrato lacune significative nella sicurezza operativa. Acronis ha potuto attribuire l’attivita’ con alta confidenza grazie a piu’ elementi convergenti: la sovrapposizione di codice con Toneshell gia’ legato al gruppo da IBM X-Force; un typo ricorrente negli implant — la chiave di registro “RunOnece” (anziche’ “RunOnce”) — che funge da fingerprint involontario; l’infrastruttura C2 ospitata nello stesso netblock gia’ associato al gruppo; token OAuth hardcoded e identificatori in plaintext che hanno facilitato l’analisi statica e la notifica a Zoho per la chiusura degli account malevoli.Indicatori di Compromissione (IoC)# Persistenza -- chiave di registro Run HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\RunOnece # Scheduled Task Nome task: SolidPDFPcl2Bmp # Dominio C2 couldinstallup[.]com # Anomalia da monitorare (behavioural) - Processi non-browser che aprono connessioni verso workdrive.zoho.com - User-Agent Zoho rilevato su processi senza legittima ragione di accesso a WorkDrive # DLL sideloading -- binari legittimi da monitorare - Solid PDF Creator che carica DLL inattese dalla stessa directory - Citrix Receiver che carica DLL inattese dalla stessa directoryImplicazioni geopolitiche e due righe per i difensoriLa selezione dei target rivela con precisione gli interessi strategici di Pechino. La campagna focalizzata sull’idroelettrico si inserisce nel contesto della storica rivalita’ sino-indiana sulle risorse idriche himalayane, dove la Cina controlla le sorgenti di fiumi vitali per l’India. La campagna contro gli enti che gestiscono accordi con Taiwan segue invece la logica del monitoraggio delle alleanze diplomatiche di New Delhi.Questo attacco non si contrasta con patch o aggiornamenti software: il vettore e’ l’ingegneria sociale e l’abuso di strumenti legittimi. Le difese piu’ efficaci comprendono: sandbox email configurate per detonare ZIP con DLL nascoste anche se firmate; regole EDR/XDR per rilevare sideloading da Solid PDF Creator e Citrix Receiver; monitoraggio del traffico cloud su processi non-browser verso WorkDrive; threat hunting su chiavi Run con errori ortografici e scheduled task con nomi inusuali; awareness del personale su lure geopolitiche ricevute via email.
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    🐀Cybersecurity Advance Class 🎭 Man-in-the-Middle (MITM)L'obiettivo è semplice: inserirsi tra due soggetti che credono di comunicare direttamente.Una volta nel mezzo, un attaccante può osservare, alterare o reindirizzare il traffico. ARP Spoofing, Rogue DHCP e DNS Spoofing sono spesso il primo passo.HTTPS, VPN e autenticazione forte riducono drasticamente il rischio.@sicurezza #CyberSecurity #MITM #InfoSec #Networking #Nextred
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    Si parla di:ToggleIl panorama delle minacce avanzate ha appena acquisito una dimensione inedita e preoccupante: un malware nordcoreano progettato specificamente per manipolare i tool di analisi basati su intelligenza artificiale, non per sfuggire ai sandbox tradizionali. macOS.Gaslight, scoperto e analizzato dai ricercatori di SentinelOne Labs, introduce una tecnica mai vista in natura: la prompt injection direttamente nel binario, indirizzata ai pipeline di triage assistiti da LLM che oggi affiancano il lavoro degli analisti di sicurezza.Il contesto: l’escalation del malware DPRK per macOSLa Corea del Nord ha sviluppato negli anni una capacità offensiva su macOS di tutto rispetto, tipicamente orientata al furto di criptovalute e all’infiltrazione di aziende nel settore tecnologico e finanziario. I gruppi Lazarus, BlueNoroff e i loro cluster affiliati hanno già firmato strumenti come RustBucket, KANDYKORN e ObjCShellz. macOS.Gaslight si inserisce in questa filiera, ma aggiunge un elemento evolutivo significativo: la consapevolezza che i moderni workflow di analisi del malware si appoggiano sempre più a strumenti di triage automatizzato basati su LLM, e la volontà di sfruttare proprio questa dipendenza come vettore di evasione.La tecnica centrale: prompt injection contro l’analista, non contro il sandboxLa caratteristica distintiva di macOS.Gaslight è un payload da 3,5 KB embedded direttamente nel binario: un blob in formato Markdown contenente 38 messaggi di sistema fasulli, delimitati da token {{DATA}}. Questa struttura imita deliberatamente lo scaffold di un harness LLM per il triage del malware, rendendo indistinguibile il confine tra dati campione non attendibili e istruzioni attendibili del sistema.I messaggi fabricati simulano scenari di errore critici: scadenza del token, kill per esaurimento della memoria (OOM), esaurimento dello spazio su disco, ripetuti fallimenti operativi, avvisi di vulnerabilità da injection e flag da analisi statica. L’obiettivo, secondo SentinelOne, è far dubitare l’agente LLM della propria sessione di analisi, portandolo ad abortire o rifiutare l’esame del campione.«La sua caratteristica più notevole è una cascata di messaggi di sistema fabbricati, progettata per far dubitare un agente di triage assistito da LLM della propria sessione. Attacca la percezione dell’agente, non il sandbox in cui opera.»Phil Stokes, SentinelOne LabsArchitettura tecnica del malwareLinguaggio e firma: il binario è scritto in Rust, compilato per l’architettura macOS aarch64 (Apple Silicon). È firmato in modalità ad hoc e porta l’identificatore endpoint-macos-aarch64-5555494492fc075f441637fb9d894913dde3a2ea. Il campione era stato caricato su VirusTotal il 22 maggio 2026, prima che un aggiornamento di Apple XProtect lo intercettasse basandosi puramente sull’hash.Persistenza: il malware installa un LaunchAgent nel profilo utente, usando il label com.apple.system.services.activity nel file .plist, volutamente progettato per mimetizzarsi tra i processi di sistema legittimi di Apple. Per ottenere il percorso assoluto di se stesso da inserire nell’array ProgramArguments, il binario risolve a runtime la propria posizione tramite __NSGetExecutablePath.Comando e controllo: l’implant utilizza il Telegram Bot API come canale C2, entrando in un ciclo di polling con getUpdates che permette all’operatore di inviare istruzioni tramite una shell interattiva e ricevere i risultati. Una scelta operativa che sfrutta la legittimità del traffico Telegram per eludere blocchi di rete basati su reputazione dei dominio. Il malware si auto-censura eliminando il proprio token Telegram dall’output runtime, impedendo a chiunque catturi log o crash di recuperarlo.Modulo infostealer: incorporato nel binario è presente uno script Python da 6,6 KB codificato in Base64 che funge da suite di raccolta informazioni. Raccoglie: cronologia dei comandi del terminale, lista delle applicazioni installate, snapshot dei processi in esecuzione, profilo hardware e software del sistema, il database Keychain di macOS e credenziali salvate nei browser Chrome, Brave, Firefox e Safari. I dati raccolti vengono compressi in un archivio ZIP (temp/collected_data.zip) e caricati su Telegram.Due righe per i difensorimacOS.Gaslight segna un punto di svolta: per la prima volta in natura si documenta l’uso della prompt injection come tecnica di evasione nei confronti dei pipeline di analisi automatizzata del malware. Non è più sufficiente affidarsi esclusivamente all’AI-assisted triage per la classificazione di campioni sospetti; i team di sicurezza devono implementare approcci a difesa in profondità che combinino analisi statica tradizionale, sandbox comportamentali e revisione umana.Per quanto riguarda la detection su endpoint macOS, è consigliabile monitorare creazioni di LaunchAgent con label che imitano naming convention Apple (com.apple.*), connessioni uscenti verso l’API di Telegram (api.telegram.org) da processi non familiari, accessi al database Keychain da processi non autorizzati, e la creazione di archivi ZIP in directory temporanee non standard.Indicatori di compromissione (IoC)# Identificatore binario endpoint-macos-aarch64-5555494492fc075f441637fb9d894913dde3a2ea # Persistenza LaunchAgent Label: com.apple.system.services.activity Path: ~/Library/LaunchAgents/com.apple.system.services.activity.plist # File creato durante esfiltrazione temp/collected_data.zip # Traffico di rete C2 api.telegram.org (polling via getUpdates) # Caratteristiche binario Arch: macOS aarch64 (Apple Silicon) Linguaggio: Rust Firma: ad hoc signedL’analisi completa con ulteriori indicatori tecnici è disponibile nel report originale di SentinelOne Labs. La scoperta rafforza la necessità di trattare qualsiasi output di analisi AI di campioni sconosciuti con un livello aggiuntivo di scetticismo, verificando manualmente le conclusioni quando i tool automatizzati segnalano errori di sessione o fallimenti operativi insoliti durante il triage.
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    Apple Product Security has time to monitor Twitter for disclosure posts but not to send a status update to the person who found the bug. The incentive structure is working exactly as designed.
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    Si parla di:ToggleTra il 16 e il 19 giugno 2026, i ricercatori di Datadog Security Research hanno osservato una campagna di phishing altamente sofisticata contro la console AWS. Non si tratta del classico furto di credenziali: il kit implementa tecniche adversary-in-the-middle (AiTM) che permettono di catturare i codici MFA in tempo reale, bypassando email, SMS e app di autenticazione TOTP. Un’analisi tecnica dettagliata pubblicata il 24 giugno svela l’architettura del kit, gli IoC e le tecniche di delivery utilizzate.La campagna: tre domini in 48 oreLa campagna si è concretizzata con la registrazione di tre domini in una finestra di soli due giorni, tutti attraverso il registrar NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED e ospitati su infrastruttura Cloudflare. I domini impersonavano con fedeltà la pagina di login della console AWS:us-west-login[.]com (registrato il 18 giugno 2026) — con sottodomini aws.us-west-login[.]com e aws-central.us-west-login[.]comus-east-prod[.]com (registrato il 17 giugno 2026) — con sottodominio aws.us-east-prod[.]comloginportal-aws[.]com (registrato il 16 giugno 2026)In parallelo, sono stati identificati altri tre domini che impersonavano SendGrid, registrati nello stesso arco temporale attraverso lo stesso registrar. La doppia infrastruttura — AWS e SendGrid — suggerisce che gli attaccanti abbiano progettato un sistema integrato: SendGrid per la consegna delle email di phishing, i cloni AWS per la raccolta delle credenziali.Come funziona il kit: AiTM in tempo realeLa caratteristica più pericolosa di questo kit non è la clonazione della pagina login, ma la capacità di intercettare e ritrasmettere il secondo fattore di autenticazione in tempo reale. Il flusso si articola in più fasi:1. Validazione del target prima del rendering: quando la vittima accede alla pagina di phishing, il kit legge il parametro URL input_24 contenente un blob base64 cifrato. Il server decodifica l’indirizzo email della vittima e lo imposta come cookie. Solo se l’email è valida e registrata come target, la pagina viene effettivamente renderizzata — una misura anti-sandbox che rende inutile l’analisi automatica senza una email vittima valida.// Logica di validazione dell'indirizzo vittima let e = new URLSearchParams(window.location.search).get(`input_24`); (e ? fetch(`/api/check`, { method: `POST`, body: JSON.stringify({ encrypted: e }), credentials: `include` }) : Promise.resolve({ ok: !1 })) .then(e => e.ok ? e.json() : null) .then(() => fetch(`/api/me`, { credentials: `include` })) .then(e => e.json()) .then(e => t(e.email || null))2. Furto delle credenziali primarie: la pagina clonata raccoglie username e password tramite i form di login AWS (sia account root che IAM) e li invia a /api/login. Il server, agendo come proxy verso la vera console AWS, ottiene in risposta quale tipo di MFA è configurato sull’account.3. Intercettazione dell’MFA in real-time: il kit presenta alla vittima la challenge MFA corrispondente al secondo fattore configurato — /email, /sms, o /gauth per le app TOTP. Il codice inserito viene intercettato e ritrasmesso immediatamente al server AWS legittimo, completando l’autenticazione prima che il codice scada.Delivery: phishing mirato via SendGrid e NimbuIl 19 giugno 2026 è apparso su VirusTotal un batch file che funge da artefatto di validazione dell’infrastruttura. Il file contiene la struttura di un’email di phishing che impersona il supporto AWS, citando un ticket di supporto fasullo su presunto throttling della banda. La consegna avviene tramite piattaforme email legittime come SendGrid e Nimbu, scelta tattica che permette di passare i controlli SPF/DKIM/DMARC e bypassare i filtri antispam aziendali.L’uso del parametro input_24 per la validazione dell’email suggerisce inoltre che si tratti di una campagna di spear phishing mirato piuttosto che mass phishing: ogni link contiene l’email cifrata della specifica vittima, rendendo impossibile l’accesso alla pagina di phishing senza il link personalizzato.TTPs e mapping MITRE ATT&CKT1566.002 — Spearphishing Link: link personalizzati con email cifrata per targeting precisoT1111 — MFA Interception: cattura in real-time di email OTP, SMS e codici TOTPT1056.001 — Keylogging: raccolta di username, password e codici di verifica prima del forwardingT1583.001 — Acquire Infrastructure: Domains: tre domini registrati nello stesso arco di 48 oreT1133 — External Remote Services: targeting dell’accesso alla console AWSIndicatori di compromissione (IoC)# Domini AWS phishing us-west-login[.]com aws.us-west-login[.]com aws-central.us-west-login[.]com us-east-prod[.]com aws.us-east-prod[.]com loginportal-aws[.]com # Registrar comune NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED # Infrastruttura di hosting Cloudflare (tutti i domini) # Endpoint API del kit /api/check - validazione email vittima /api/me - recupero email da cookie /api/login - furto credenziali e identificazione MFA /email - challenge MFA via email /sms - challenge MFA via SMS /gauth - challenge MFA via TOTP # Parametro URL di targeting input_24 (blob base64 cifrato contenente email vittima)Come rilevare l’attaccoDatadog consiglia le seguenti azioni di hunting per chi sospetti di essere stato targetizzato:DNS hunting: verificare la presenza nei log DNS di query verso i domini elencati negli IoC, inclusi i sottodominiCloudTrail monitoring: controllare eventi ConsoleLogin da IP inusuali o da località geografiche anomale, soprattutto a ridosso delle date di campagna (16-19 giugno 2026)Email gateway review: cercare email provenienti da SendGrid o Nimbu che contengano link con il parametro input_24 nell’URLCredential review: se si sospetta compromissione, revocare immediatamente le sessioni AWS attive, ruotare le credenziali e abilitare notifiche di accesso non familiareLa sofisticazione di questo kit — targeting selettivo, bypass MFA in real-time, uso di infrastrutture email legittime — lo colloca in una categoria diversa rispetto al phishing di massa. Le organizzazioni che utilizzano AWS in ambienti enterprise dovrebbero trattare questa campagna come un rischio attivo, non come una minaccia teorica.
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    🐀 Cybersecurity Advance Class 🌐 DNS SpoofingQuando digiti un indirizzo web, ti aspetti di raggiungere il sito corretto. Con il DNS Spoofing un attaccante può manipolare la risposta DNS e reindirizzarti verso una pagina controllata da lui.Il dominio sembra legittimo. La destinazione no.Difendersi significa verificare, non fidarsi: DNSSEC, DoH e DoT aiutano a ridurre il rischio.@sicurezza #CyberSecurity #DNS #InfoSec #Networking #Nextred
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    @ge0rg The woodpeckers and I
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    Si parla di:ToggleI ricercatori di XLab (Qianxin) hanno scoperto AryStinger, una botnet precedentemente sconosciuta che ha compromesso oltre 4.000 router obsoleti in tutto il mondo, trasformandoli in proxy silenziosi al servizio di attori malevoli. A differenza delle classiche botnet DDoS, AryStinger è progettata per il ricognizione e il supporto alle intrusioni — un’infrastruttura invisibile concepita per penetrare reti aziendali e governative.Scoperta e timeline dell’operazioneIl 12 marzo 2026, il sistema di threat awareness di XLab ha rilevato l’indirizzo IP 107.150.106.14 che diffondeva un campione ELF con zero detection su VirusTotal, sfruttando due vulnerabilità datate: CVE-2013-3307 e CVE-2016-5681. Il campione, implementato in C, prendeva di mira router D-Link DIR-850L e DIR-818LW — dispositivi giunti a fine vita, privi di patch e ancora ampiamente diffusi in ambito SOHO.Il 26 aprile è comparso un secondo campione correlato, questa volta scritto in Go e rivolto a dispositivi NAS, sfruttando CVE-2025-11837. Il percorso nel codice sorgente del campione Go rivela il nome del progetto interno: Ary-Attack — un dettaglio che ha consentito ai ricercatori di attribuire le due famiglie alla stessa operazione.Architettura e capacità operativeAryStinger converte i dispositivi infetti in “executor” telecomandati, capaci di eseguire un insieme ricco di operazioni su richiesta del C2:Scansione di rete: port scanning, identificazione dei servizi, enumerazione di sottodomini — attività tipiche della fase di ricognizione pre-intrusione.Proxying e tunneling: il device infetto instrada traffico malevolo verso destinazioni terze, mascherando l’origine reale dell’attaccante.Esecuzione di comandi arbitrari sul sistema.Modifiche DNS: la botnet può alterare le configurazioni DNS del router per intercettare il traffico web degli utenti connessi.Payload multi-linguaggio: supporta l’iniezione di payload scritti in Go, Java e Python, garantendo flessibilità operativa.Canali di accesso persistente via dropbear (SSH) o gs-netcat.Le comunicazioni con il server di comando e controllo avvengono via HTTP/HTTPS, con traffico serializzato tramite Protobuf e cifrato con XOR — una scelta che garantisce compattezza e una certa difficoltà nell’ispezione del traffico.Distribuzione geografica e targetLa telemetria di Qianxin mostra che la distribuzione delle infezioni è geograficamente concentrata: Corea del Sud (48,5%), Cina (31,8%), Svezia (6,4%), Malesia (3,5%) e Singapore (2,5%). La forte prevalenza asiatica suggerisce che il deployment iniziale sia stato mirato su mercati dove i router D-Link di fascia bassa hanno avuto larga diffusione e dove la sostituzione dei dispositivi a fine vita avviene con ritardi.Il targeting di NAS oltre ai router nella seconda fase dell’operazione indica un’evoluzione verso dispositivi con maggiore capacità di elaborazione e connettività persistente — ideali per operazioni di lunga durata che richiedono stabilità dell’infrastruttura proxy.Perché AryStinger è diversa dalle botnet tradizionaliLa distinzione fondamentale di AryStinger rispetto a botnet come Mirai o AISURU è l’obiettivo operativo: non DDoS né mining di criptovalute, bensì la costruzione di un’infrastruttura di intrusione distribuita. I dispositivi compromessi diventano nodi di una rete di proxy residenziali che conferiscono agli attaccanti un’anonimizzazione difficile da penetrare: il traffico malevolo emerge da indirizzi IP domestici o di piccola impresa, superando spesso i blocchi basati su reputazione IP.Questo modello operativo è tipico di gruppi APT che necessitano di infrastrutture di staging durante la fase di ricognizione e di pivoting nelle reti bersaglio. La capacità di modificare le configurazioni DNS aggiunge una dimensione ulteriore: chi usa un router infetto espone tutte le proprie comunicazioni a potenziale intercettazione.Indicatori di compromissione (IoC)# IP di spreading iniziale 107.150.106.14 # Dominio C2 autenticazione eixfi.ajb8.com (/auth endpoint) # CVE sfruttate CVE-2013-3307 (D-Link DIR-850L - autenticazione bypassata) CVE-2016-5681 (D-Link DIR-818LW - esecuzione remota di codice) CVE-2025-11837 (dispositivi NAS - variante Go) # Processi sospetti da verificare sul dispositivo syswapd0h syswapd0w # Percorso da verificare /tmp/bin/ (presenza di campioni malware) # Nome progetto interno (da path nel codice Go) Ary-AttackDue righe per i difensoriPer chi gestisce reti con dispositivi edge, le azioni prioritarie sono: sostituire immediatamente i router D-Link DIR-850L e DIR-818LW con modelli supportati e aggiornati; applicare gli aggiornamenti firmware più recenti su tutti i dispositivi di rete perimetrali; modificare le credenziali amministrative di default; disabilitare le interfacce di gestione remota se non strettamente necessarie. A livello di monitoraggio, è opportuno inserire il dominio eixfi.ajb8.com e l’IP 107.150.106.14 nelle blocklist e verificare nei log di rete la presenza di connessioni Protobuf verso host sconosciuti su porte non standard.La scoperta di AryStinger conferma una tendenza consolidata: i dispositivi IoT e i router SOHO a fine vita restano un vettore di attacco privilegiato per costruire infrastrutture di intrusione persistenti e difficili da attribuire. La prossima botnet potrebbe già essere nascosta nel router del vostro operatore ISP locale.