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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone
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    Si parla di:ToggleUn malware che si rifiuta di funzionare su qualsiasi macchina tranne quella del bersaglio designato: è questa l’arma di precisione che un attore cinofono ha usato per almeno diciotto mesi contro ministeri, ospedali e centri di ricerca dell’Asia Centrale. Kaspersky GReAT ha battezzato l’operazione con i nomi dei due impianti che ne costituiscono il cuore, OctLurk e SilkLurk, e i dettagli tecnici pubblicati da Securelist disegnano il profilo di una campagna di cyberspionaggio pensata apposta per resistere all’analisi forense.Un bersaglio, una chiaveDa gennaio 2025 il gruppo, non ancora attribuito a un cluster APT noto, ha colpito enti governativi e organizzazioni critiche in Afghanistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan e, fuori dall’area, in Siria. La vittimologia comprende ministeri degli Esteri, forze dell’ordine, sanità, ricerca, logistica, pianificazione urbana e persino istituti scolastici pubblici — un ventaglio tipico delle operazioni di raccolta informativa a lungo termine piuttosto che del cybercrimine opportunistico.Il tratto distintivo della campagna è la codifica “victim-specific”: entrambi i backdoor lasciano sul disco solo un minuscolo loader, mentre il payload vero e proprio resta cifrato finché non viene eseguito sulla macchina giusta. OctLurk usa il numero seriale del disco fisso come chiave di decifratura, SilkLurk il nome del computer. Se un analista prova a eseguire il campione in sandbox o su un sistema diverso da quello infettato, il payload semplicemente non si apre. È una tecnica che complica enormemente sia il rilevamento automatico sia il reverse engineering, perché toglie ai difensori la possibilità di “detonare” il malware in un ambiente controllato per osservarne il comportamento.OctLurk: ricognizione e movimento laterale in memoriaOctLurk viene iniettato interamente in memoria tramite un loader dedicato. Prima di eseguire il payload principale, gli attaccanti verificano la connettività verso il dominio dns.ssentialserv[.]xyz, poi lanciano uno script batch che avvia LurkProxy, l’utility di proxying che stabilisce il contatto con il server di comando e controllo (C2) all’indirizzo 154.196.162[.]76.Una volta operativo, OctLurk raccoglie le informazioni di sistema, le cifra e le invia via socket a un secondo C2 hard-coded, dns.multitoconference[.]com. Da quel momento il backdoor può caricare in memoria plugin aggiuntivi per l’esecuzione di comandi, operazioni sul filesystem, raccolta e manipolazione degli appunti, cattura di screenshot ed emulazione di mouse e tastiera. Gli operatori hanno sfruttato in particolare il plugin “command shell” per una sequenza di azioni molto concreta:fingerprinting completo dell’host e raccolta di informazioni estese sul sistema compromesso;esportazione e query degli eventi di logon interattivo remoto per individuare utenti specifici;dump degli hash delle password dai domain controller tramite secretsdump.py di Impacket;installazione di un keylogger travestito da AnyDesk per evitare il rilevamento;decifratura ed estrazione delle password salvate in Google Chrome e Mozilla Firefox;accesso remoto persistente tramite l’agente Pandora RC;scansione di reti interne e pubbliche con Fscan, alla ricerca di servizi SSH (porta 22) e MySQL (porta 3306), con tentativi di accesso usando credenziali da un file chiamato pp.txt;connessione a server di posta per raccogliere o manipolare messaggi email.LurkProxy, il terzo strumento del set, può operare come proxy SOCKS5 o come proxy trasparente — una modalità alla volta — per instradare il traffico verso un indirizzo target, un accorgimento che aiuta gli attaccanti a mascherare l’origine delle connessioni C2 dentro il traffico di rete della vittima.SilkLurk e il salto verso l’esfiltrazioneSilkLurk viene avviato tramite una DLL caricata con una sequenza di DLL side-loading, tecnica ormai marchio di fabbrica di diversi gruppi cinofoni. Dopo aver creato un socket TCP verso il proprio C2, invia le informazioni sulla vittima e attende istruzioni: sincronizzazione dell’orologio di sistema, impostazione dell’intervallo di polling, aggiornamento della configurazione o iniezione di ulteriori plugin in memoria.L’attività post-compromissione osservata è quella di un’operazione di furto documentale mirato: tramite cmd.exe e PowerShell gli operatori si connettono a risorse di rete condivise usando credenziali amministrative, cercano e mettono da parte documenti riservati, si disconnettono dalle condivisioni e infine comprimono i dati rubati con WinRAR o 7-Zip. In alcuni casi la stessa catena di side-loading viene riutilizzata per distribuire PlugX, backdoor storicamente associata a gruppi di hacking cinesi.Le tracce di un ecosistema più ampioKaspersky ha individuato sovrapposizioni infrastrutturali tra questa campagna e un impianto C++ precedentemente documentato, SilentRaid (noto anche come MystRodX o TrustFall), collegato a sua volta a un cluster di attività denominato UAT-7290 attivo contro operatori telco. I ricercatori restano cauti sull’attribuzione — non è chiaro se le due campagne siano state condotte in parallelo dallo stesso gruppo o se semplicemente condividano fornitori di infrastruttura — ma il quadro complessivo conferma quanto gli ecosistemi di cyberspionaggio cinofono continuino a riciclare toolkit, loader e provider tra operazioni distinte, rendendo la clusterizzazione un esercizio sempre più complesso per i difensori.Cosa devono fare i difensoriIl vettore di accesso iniziale resta sconosciuto, il che rende la telemetria di rete l’unica difesa realmente efficace contro un impianto che vive quasi esclusivamente in memoria. Per le organizzazioni governative e critiche nell’area centroasiatica e per chiunque abbia rapporti con enti di quella regione, ha senso monitorare le connessioni verso i domini e l’IP indicati più sotto, verificare la presenza di keylogger mascherati da eseguibili legittimi come AnyDesk, controllare i log di logon interattivo remoto per pattern anomali di query mirate e, soprattutto, dare priorità a EDR capaci di ispezionare l’esecuzione in memoria piuttosto che il solo file scanning su disco, dato che il loader lasciato sul filesystem è deliberatamente minimale e poco significativo per il rilevamento signature-based.Indicatori di compromissioneDomini C2: dns.ssentialserv[.]xyz dns.multitoconference[.]com Indirizzo IP C2: 154.196.162[.]76 Strumenti abusati: Impacket secretsdump.py Fscan (github.com/shadow1ng/fscan) Pandora RC agent Keylogger camuffato da AnyDesk WinRAR / 7-Zip per l'archiviazione dei dati esfiltrati File di credenziali: pp.txt Malware correlato: PlugX (via DLL side-loading) SilentRaid / MystRodX / TrustFall (overlap infrastrutturale)
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    Si parla di:ToggleNon serve sempre un exploit da milioni di dollari per compromettere un bersaglio di alto valore: a volte basta un cacciavite, una chiavetta USB e una cena fuori dalla stanza d’albergo. È questo lo scenario descritto dal CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report, pubblicato il 3 agosto, che rivela come tra marzo e maggio 2026 il team OverWatch abbia individuato e neutralizzato una serie di operazioni “close access” condotte in Cina dall’adversary OVERCAST PANDA contro i laptop di giornalisti, ricercatori e altri professionisti stranieri in viaggio nel Paese.Chi è OVERCAST PANDAOVERCAST PANDA è un adversary china-nexus attivo almeno dal 2019, in precedenza tracciato con il nome di cluster ClearVariable. Il suo tradecraft è storicamente caratterizzato dall’uso di due impianti proprietari, FlowCloud e LookBack, distribuiti attraverso vettori diversi a seconda dell’operazione. Ciò che distingue questa campagna dalle tipiche intrusioni china-nexus — solitamente basate su spear phishing, sfruttamento di vulnerabilità edge o compromissioni della supply chain software — è la scelta di un approccio interamente fisico, capace di bypassare di netto qualunque difesa di rete o endpoint basata su telemetria da remoto.La tecnica: accesso fisico opportunistico e boot da USBSecondo la ricostruzione di CrowdStrike, gli operatori di OVERCAST PANDA hanno sfruttato momenti di assenza dei bersagli — tipicamente durante cene o eventi collaterali di conferenze — per accedere fisicamente a laptop lasciati incustoditi nelle stanze d’albergo. Il dispositivo veniva avviato da un supporto USB rimovibile, bypassando così il sistema operativo in esecuzione e le relative protezioni, incluso qualunque agente EDR installato: l’impianto FlowCloud veniva scritto direttamente sul disco, fuori dal contesto del sistema operativo attivo.Al successivo riavvio del laptop — un’operazione del tutto ordinaria che non insospettisce la vittima — il backdoor si avviava automaticamente e restava operativo in modo persistente e silenzioso. Su almeno uno dei casi disinnescati da OverWatch, il laptop non aveva mai mostrato alcun segno di intrusione a livello di rete, a conferma che l’intero attacco si era consumato offline, senza lasciare tracce nei log di traffico che i team di sicurezza normalmente monitorano.Le capacità di FlowCloudUna volta attivo, FlowCloud fornisce agli operatori un accesso pressoché completo alla macchina compromessa: keylogging, cattura di screenshot, raccolta ed esfiltrazione di file, furto di credenziali salvate. Per un giornalista che sta lavorando su fonti sensibili o per un ricercatore che porta con sé dati proprietari o pre-pubblicazione, l’impianto rappresenta un rischio equivalente a una sorveglianza fisica prolungata, ma condotta interamente a livello digitale e senza necessità di ulteriore contatto con il bersaglio dopo l’installazione iniziale.Il contesto: il Threat Hunting Report 2026 di CrowdStrikeIl caso OVERCAST PANDA si inserisce in un quadro più ampio disegnato dal report, che descrive un ecosistema china-nexus sempre più aggressivo e rapido. Gli adversary VAULT PANDA e GENESIS PANDA, ad esempio, hanno sfruttato vulnerabilità critiche entro 24 ore dalla pubblicazione di proof-of-concept pubblici — un ritmo nettamente superiore alla media generale osservata da CrowdStrike, secondo cui l’88% degli sfruttamenti di vulnerabilità con PoC disponibile avviene comunque entro 48 ore dalla release. Il report segnala inoltre una crescita del 30% negli annunci di initial access broker relativi a società tecnologiche (277 aziende offerte in vendita), a testimonianza di una domanda crescente per accessi già pronti all’uso.In questo contesto, le operazioni close access di OVERCAST PANDA rappresentano un promemoria che la sofisticazione offensiva cinese non si esaurisce nel dominio puramente informatico: la disponibilità di personale sul territorio nazionale permette di condurre operazioni ibride, fisiche e digitali, contro bersagli che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere da remoto.Implicazioni pratiche per viaggiatori e organizzazioniPer chi viaggia in Cina — o in qualunque contesto ad alto rischio — con dispositivi aziendali, alcune contromisure restano fondamentali:non lasciare mai laptop o dispositivi incustoditi in stanze d’albergo, anche per periodi brevi; usare cassaforte in camera solo come deterrente minimo, non come garanziaabilitare la crittografia full-disk con autenticazione pre-boot e disabilitare il boot da dispositivi USB o esterni via firmware/BIOS, con password dedicatautilizzare dispositivi “da viaggio” dedicati, privi di dati sensibili e reimmagati al rientro, per le trasferte in giurisdizioni ad alto rischioattivare soluzioni di tamper-detection e monitorare eventuali riavvii anomali o modifiche allo stato del disco al rientroistruire il personale — giornalisti, ricercatori, dirigenti — sui rischi specifici degli attacchi close access, distinti da quelli più noti di phishing e compromissione di reteIl caso dimostra che, contro adversary con risorse statali e accesso fisico al territorio, anche l’igiene di sicurezza informatica più rigorosa deve essere affiancata da protocolli di sicurezza operativa (OPSEC) pensati per il mondo fisico.Indicatori e TTPAdversary: OVERCAST PANDA (ex cluster ClearVariable), china-nexus, attivo dal 2019 Malware: FlowCloud (impianto principale), LookBack (impianto storico) TTP osservate: - T1200 – Hardware Additions (uso di supporto USB rimovibile per boot esterno) - Bypass del sistema operativo e degli agenti EDR tramite avvio da media esterno - Scrittura dell'impianto direttamente su disco, fuori dal contesto OS - Persistenza tramite avvio automatico al riavvio successivo del sistema - Capacità: keylogging, screenshot capture, file collection, credential theft - Nessuna attività di rete rilevabile durante la fase di compromissione iniziale Finestra operativa nota: marzo-maggio 2026 Bersagli: giornalisti, ricercatori/scienziati e altri professionisti stranieri in viaggio in Cina Contesto di compromissione: laptop incustoditi in stanze d'albergo durante eventi/conferenze Fonte: CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report (pubblicato 3 agosto 2026)
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    🚨 Si chiama DATABREACH, non "piccolo inconveniente tecnico"! 🚨#redhotcyber #meme4cyber #meme #comico #cyber #hacking #hacker #infosec #infosecurity #quotes #meme #comica
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Alle volte, la vita di un tecnico è veramente frustante! 😆😆#redhotcyber #cybersecurity #hacking #hacker #infosec #infosecurity #quotes #meme #comica #vignette #citazioni #cybersec #sicurezzainformatica #malware #cybercrime #awareness #meme #memetime
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    Mondo openbsd privacy philosophy infosec
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    nicolabaudo@mastodon.bsd.cafe
    I've started a newsletter. NoBrain Inside — Use Your Own.Every Sunday: philosophy of digital sovereignty. Aristotle meets AI. Socrates dismantles Dataism. Closed-source privacy is a square circle.First issue just went out: https://nicolabaudo.ghost.io/#OpenBSD #privacy #philosophy #infosec
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    Si parla di:ToggleMigliaia di email di conferma iscrizione e newsletter che intasano la casella di posta in pochi minuti, seguite — puntuale come un copione — da un messaggio Teams di un fantomatico “IT Support” pronto ad aiutare. È la sequenza che eSentire’s Threat Response Unit (TRU) ha documentato in una campagna di luglio 2026 contro un’azienda del settore software, attribuita al broker di accessi iniziali UNC6692. Il bersaglio finale non è un semplice furto di credenziali: è l’installazione di Edgecution, un’estensione malevola per Microsoft Edge capace di evadere la sandbox del browser e prendere il controllo dell’host sottostante.UNC6692 non è un nome nuovo per chi segue il crimine informatico organizzato: Google Cloud/Mandiant lo ha già descritto come un initial access broker (IAB) che prepara il terreno per gruppi ransomware, tra cui la syndicate nota come Payouts King. La catena osservata da eSentire — email bombing, impersonificazione IT via Teams, Quick Assist e una suite di malware modulare battezzata “SNOW” — è la stessa tradecraft già segnalata da Google e da The Hacker News nei mesi scorsi, ma il report più recente aggiunge dettagli tecnici granulari sull’ultimo anello della catena, l’estensione Edgecution, e sui suoi indicatori di compromissione.Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamataL’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-onIl finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browserIl payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.Un IAB al servizio del ransomwareIl quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.Due righe per i difensoriPer i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.Indicatori di compromissione[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront] d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net (+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU) [URL di delivery phishing/payload - Amazon S3] hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a (+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU) [Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload] 232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5 da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c [Comandi osservati in fase di deployment] tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase "" cmd.exe /c python --version 2>&1 cmd /c start /min ... & del [Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT] Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)" (indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale) [Persistenza] Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\ Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricataFonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.
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    Si parla di:ToggleSui forum underground si vende come “il crypter più letale del sottosuolo”. Cruciferra, in vendita dall’autunno 2025 su Exploit[.]in a partire da 450 dollari al mese fino a 2.000 per la versione completa, non è l’ennesimo offuscatore di malware: secondo un’analisi pubblicata da Proofpoint il 20 luglio, il servizio combina disattivazione degli EDR via driver vulnerabili, syscall indiretti, un motore di cifratura polimorfico con oltre 90 combinazioni di algoritmi e una variante custom della tecnica di Process Ghosting. Il risultato è un payload che gira in memoria senza mai esistere in forma scansionabile su disco.Un “umbrella service” per decine di gruppi criminali scollegati tra loroCruciferra non è legato a un singolo attore: Proofpoint lo descrive come un servizio “ombrello”, utilizzato in decine di campagne indipendenti per proteggere payload molto diversi tra loro, da AsyncRAT e Agent Tesla a Remcos, XWorm, zgRAT, Formbook/XLoader, DarkCloud Stealer, Phantom Stealer, Snake Keylogger e ValleyRAT. Scritto in Mono, il crypter viene sempre eseguito tramite DLL side-loading: la vittima scarica un archivio contenente un eseguibile legittimo in apparenza e una DLL malevola, che viene caricata automaticamente al lancio del programma principale.Tra i clienti identificati da Proofpoint figura TA4922, gruppo cinese di cybercrime già noto per l’espansione delle proprie campagne a livello globale. Tra fine aprile e inizio giugno 2026, TA4922 ha condotto almeno quattro campagne da poche centinaia di email ciascuna, con esche a tema fiscale che impersonavano l’Income Tax Department indiano per convincere le vittime a scaricare archivi ZIP contenenti il loader di AsyncRAT. Altre campagne osservate hanno sfruttato notifiche fasulle della Social Security Administration statunitense per distribuire XWorm e AdaptixC2 tramite file VHD, mentre una campagna di fine giugno ha usato reclami di ospiti su presunte cimici da letto per colpire il settore alberghiero con zgRAT.Come Cruciferra acceca gli EDRPrima ancora di eseguire il payload finale, Cruciferra dedica gran parte del proprio codice a rendersi invisibile agli strumenti di analisi e difesa. Il DLL principale contiene spesso centinaia o migliaia di funzioni esportate fittizie che puntano a codice spazzatura: solo una manciata di export porta effettivamente al codice malevolo, rendendo più difficile per un analista o un sandbox individuare il punto di ingresso reale. Il malware nasconde poi le finestre di console che potrebbero tradire un’infezione, tramite un thread in background che scandisce ripetutamente l’albero dei processi cercando finestre di classe “ConsoleWindowClass” da occultare con ShowWindow e SetWindowPos.Sul fronte della telemetria, Cruciferra applica un unhooking sistematico delle funzioni monitorate da EDR e antivirus, ripristinando una copia pulita delle DLL di sistema in memoria per rimuovere gli hook installati dai prodotti di sicurezza. Ricorre inoltre a syscall indiretti: legge una copia pulita di ntdll.dll dal disco e ne conserva gli stub in una struttura globale, così da invocare le API senza passare dagli hook inline che gli EDR installano solitamente su ntdll.dll. A completare il quadro, il malware ripara anche eventuali hook sulla Import Address Table (IAT), una tecnica più datata ma qui reintrodotta deliberatamente, e disabilita le notifiche di sistema modificando chiavi di registro come ToastEnabled e Balloon, per impedire che Windows Defender o il Security Center mostrino avvisi visibili all’utente.BYOVD: un driver forense trasformato in killer di EDRL’elemento più aggressivo del crypter è l’abuso di driver kernel legittimi ma vulnerabili, tecnica nota come Bring-Your-Own-Vulnerable-Driver (BYOVD). Cruciferra rilascia sul sistema un “helper driver” firmato digitalmente, spesso il driver GoFlyDrv.sys, e lo usa per inviare comandi IOCTL a basso livello che terminano i processi degli agenti EDR individuati scandendo la lista dei processi attivi. In alternativa, gli analisti hanno osservato anche altri driver impiegati con la stessa logica: Core64.sys, HwOs2Ec.sys, LnvMSRIO.sys, MemoryInformer.sys, NTIOLib_X64.sys, ProcessMonitorDriver.sys e selfprot.sys. Trattandosi di driver firmati da produttori legittimi (spesso strumenti diagnostici o di manutenzione hardware), Windows li carica senza obiezioni nonostante le vulnerabilità note che permettono di trasformarli in armi contro gli stessi prodotti di sicurezza che dovrebbero fermarli.Per elevare i propri privilegi quando non gira già come amministratore, Cruciferra sfrutta inoltre il bypass dello User Account Control tramite COM Elevation Moniker, e garantisce la persistenza scrivendo una voce denominata “putty” nella chiave di registro Run, così da rieseguirsi automaticamente a ogni riavvio del sistema.Process Ghosting “potenziato”: nessun file da scansionarePer l’esecuzione finale del payload, Cruciferra adotta una variante della tecnica di Process Ghosting: crea un file temporaneo, lo marca per l’eliminazione tramite NtSetInformationFile, vi scrive il payload malevolo, quindi crea una sezione immagine con NtCreateSection e SEC_IMAGE prima di chiudere l’handle. Il file viene cancellato dal disco dal sistema operativo, ma la sezione di memoria che lo rappresenta resta viva; un processo legittimo viene poi creato in stato sospeso, la sezione “fantasma” vi viene mappata tramite NtMapViewOfSection, e il contesto del thread viene reindirizzato al vero punto di ingresso del payload prima di riprendere l’esecuzione. Il risultato è un processo in esecuzione supportato da un’immagine PE che non è mai esistita su disco in una forma analizzabile.Cruciferra aggiunge due ulteriori accorgimenti a questa tecnica, già di per sé insidiosa: applica una patch a ZwQueryVirtualMemory in modo che, quando un EDR interroga la regione di memoria “fantasma”, riceva una risposta manipolata che nasconde l’anomalia del file cancellato; e neutralizza NtManageHotPatch, funzione che il sistema operativo può usare per validare l’integrità delle sezioni immagine caricate rispetto al file su disco che le supporta, impedendo così qualunque verifica di coerenza da parte del kernel.Crittografia su misura: oltre 90 algoritmi ricombinatiIl payload viene conservato nella sezione “.reloc” del binario, codificato in Base16 con un set di caratteri personalizzato, e protetto da uno delle oltre 90 varianti di algoritmi crittografici che Cruciferra può generare combinando componenti presi da cifrari e generatori di numeri pseudocasuali noti: Keccak (SHA-3), convoluzione ciclica, reti Feistel generalizzate, SPECK-128/256 in modalità CTR, PRNG multiply-accumulate, una versione modificata di Threefish-256, combinazioni Xorshift64/middle-square e diverse varianti ARX (Addition-Rotation-XOR). L’unico algoritmo standard rimasto intatto è DES-CBC-PKCS7. Questo approccio “bring your own crypto” rende ogni campione sostanzialmente unico dal punto di vista crittografico, complicando enormemente il rilevamento basato su firme statiche.Un dettaglio utile ai difensori: i metadati “File Version Information” dei binari generati da Cruciferra contengono spesso stringhe casuali generate combinando due o quattro parole a caso (ad esempio “2026 Colpoplastric Semipreactical Group” nei campi Copyright, Product e Description), un pattern che, unito a firme YARA mirate, ha permesso a Proofpoint di tracciare su VirusTotal nuove build del crypter caricate a intervalli di pochi minuti, segno di un servizio in sviluppo attivo e continuo.Due righe per i difensoriBloccare il caricamento dei driver kernel noti come vulnerabili tramite la lista di blocco di Microsoft (HVCI/driver blocklist) e strumenti come LOLDrivers, includendo GoFlyDrv.sys e gli altri driver associati a Cruciferra.Monitorare la creazione di sezioni immagine da file marcati per l’eliminazione (NtCreateSection su file con delete-pending) come indicatore di Process Ghosting, oltre a chiamate anomale a NtManageHotPatch.Verificare la presenza della chiave di persistenza “putty” nel Run key del registro, un IOC comportamentale a basso costo di rilevamento.Applicare filtri anti-phishing rafforzati sulle esche a tema fiscale e previdenziale, particolarmente ricorrenti nelle campagne osservate.Dare priorità a soluzioni EDR con protezione kernel indipendente dal proprio agente in user-mode, per resistere a tecniche BYOVD che colpiscono direttamente il processo dell’agente.Cruciferra conferma una tendenza ormai consolidata nel malware-as-a-service: la sofisticazione tecnica un tempo riservata agli APT state-sponsored è oggi acquistabile con un abbonamento mensile, e la vera barriera all’ingresso per il cybercrime commodity non è più scrivere codice evasivo, ma semplicemente pagare chi lo ha già scritto.IoC# Driver BYOVD abusati da Cruciferra (SHA-256) Core64.sys 17aae57cf6255c7eb169bf62ea67376d9708976eb7831f8cdd0ea38bdcb37dc4 GoFlyDrv.sys 2fdfdd13a0c548bb68c9d5aa8599a9265d4659da3e237fe7a42ac6ac06b9a06a HwOs2Ec.sys c4e93449453cf67c5d5605bb8f425207a738a242fdb432d720acc32faa74926c LnvMSRIO.sys c5b1e9aafc8f2b4ab05effc00fd43f3114b9ef1d592a086c952793ac4e299809 MemoryInformer.sys 7887e919555fb5948c217556ba149392a72982b1bc427d3db779db9dcbf09ee8 NTIOLib_X64.sys 09bedbf7a41e0f8dabe4f41d331db58373ce15b2e9204540873a1884f38bdde1 ProcessMonitorDriver.sys 5b4f59236a9b950bcd5191b35d19125f60cfb9e1a1e1aa2e4f914b6745dde9df selfprot.sys c46e907886e2158cbc453e767183aecf07887b5ac8848f19684451883d69f5f0 # Campagna TA4922 / Cruciferra / AsyncRAT hxxp://hsahyteiows[.]gu[.]cc hxxp://yicoweytcbtw[.]gu[.]cc hxxp://xkcifgieusr[.]gu[.]cc hxxp://fuaytrwese[.]love 3c181f642e24c28602a87be7f195e2f3d1ffa30b37e20f5121d99f88b22ab80e (Tax-Number52563.zip, SHA256) 66dbe675480dc229e5b3ab8ad74207f73486e64e57805074f784bb2e01bcb865 (Tax-Number809863.zip, SHA256) # Campagna XWorm gatuso[.]duckdns[.]org (C2) # Campagna zgRAT digital-magicians[.]com/photo295825092412[.]zip (Payload URL) 0zbqnac1t4dv2t2wuodv1m[.]com (C2) 89[.]34[.]90[.]99:56001 (C2) # Persistenza Registro: HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\putty
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    Si parla di:ToggleUn impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.Il calendario come dead dropHollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.Il secondo canale: DNS tunneling per restare viviPerché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.Chi c’è dietro: Cavern e l’ombra di TeheranGroup-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.Perché conta per i difensoriNon c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.Cercare eventi di calendario con data remota 2050-05-13Verificare oggetti che siano un GUID nudo o seguano schemi tipo Event ID: o Boss{..}ID{..}Individuare allegati con nome File{n}.txtAuditare le modifiche al calendario generate da un’applicazione anziché da una persona (eventi creati, allegati caricati, oggetti rinominati via app)Monitorare query DNS AAAA insolitamente frequenti verso un singolo dominio, con sottodomini lunghi e ad alta entropiaCercare il dominio cloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txtL’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.Indicatori di compromissioneDominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com File di configurazione: logAzure.txt Evento calendario esca: data 2050-05-13 Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}" Allegati di comando: File{n}.txt Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum) Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026 Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"
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    Si parla di:TogglePer quasi due anni un gruppo criminale ha pubblicato su Steam videogiochi apparentemente innocui — tra cui BlockBlasters, Dashverse, Lunara e PirateFi — che nascondevano malware capace di svuotare i portafogli cripto delle vittime. Il 15 luglio 2026 l’FBI ha arrestato il primo membro pubblicamente noto dell’operazione: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, di North Lauderdale, Florida, noto online come Sibel.eth. A incastrarlo non è stata un’indagine sulla blockchain, ma un dettaglio molto più terreno: un ordine di cibo a domicilio pagato con una gift card comprata con Bitcoin rubato.Uno schema attivo da maggio 2024Secondo la denuncia penale di 15 pagine depositata a Seattle — sede scelta non a caso, essendo la città più vicina al quartier generale di Valve a Bellevue — lo schema ha infettato circa 8.000 dispositivi e sottratto almeno 220.000 dollari da circa 80 portafogli di criptovalute, tra maggio 2024 e febbraio 2026. Il tasso di successo, poco sopra l’1% dei dispositivi infettati, non è casuale: gli otto giochi elencati nell’atto d’accusa venivano promossi su Discord, Telegram, X e LinkedIn, e i complici usavano bot per identificare utenti con portafogli cripto consistenti e contattarli direttamente, invece di affidarsi alla sola diffusione di massa.Wilkins, secondo l’accusa, non ha scritto il malware ma ne ha finanziato lo sviluppo e curato la promozione. Chat Signal sequestrate a casa dello sviluppatore del malware — non identificato nell’atto d’accusa e a oggi non incriminato — collegano Wilkins, sotto lo pseudonimo Sibel.eth, a un pagamento di 10.000 dollari per l’acquisto di un trojan ad accesso remoto (RAT) e a discussioni su come indurre le vittime ad approvare transazioni che ne svuotavano i portafogli.Il precedente di BlockBlasters e i fondi di beneficenza rubatiNon è la prima volta che questo cluster di giochi malevoli fa notizia. I ricercatori ZachXBT e il collettivo vx-underground avevano già stimato che il solo BlockBlasters avesse sottratto oltre 150.000 dollari a un numero di vittime compreso tra 261 e 478, incluso un episodio particolarmente odioso nel settembre 2025: 32.000 dollari donati per curare un tumore, rubati dal portafoglio di una streamer Twitch che stava raccogliendo fondi per le proprie cure oncologiche. L’FBI aveva iniziato a cercare pubblicamente le vittime di questi giochi infetti a marzo 2026, e Steam negli ultimi due anni ha visto una serie costante di incidenti simili, incluso il caso Chemia, un gioco in accesso anticipato che nascondeva tre ceppi di malware diversi: cryptojacking, infostealer e una backdoor per installare ulteriore malware in futuro.Dalla blockchain a Uber Eats: come è stato individuatoLa parte più istruttiva del caso, dal punto di vista investigativo, è la catena di tracciamento. Gli inquirenti hanno seguito i Bitcoin rubati fino a un portafoglio dello schema che li ha convertiti in oltre 150 gift card tramite Bitrefill, un servizio che permette di acquistare buoni regalo con criptovalute. Una parte consistente di quelle gift card è stata spesa su Uber Eats. Una richiesta formale (subpoena) inviata a Uber ha permesso di collegare le gift card a un account che riceveva consegne proprio all’abitazione della famiglia Wilkins a North Lauderdale e agli indirizzi frequentati dall’indagato all’Università della Florida Occidentale.Quando gli agenti hanno perquisito l’abitazione, una settimana prima dell’arresto, hanno sequestrato diversi dispositivi e tre seed phrase di portafogli cripto, una delle quali relativa a un wallet Monero — la criptovaluta privacy-oriented spesso usata proprio per rendere più difficile questo tipo di tracciamento. La cronologia delle transazioni di Wilkins, secondo l’atto d’accusa, mostra un flusso complessivo di 382.000 dollari in criptovalute inviate o ricevute, ben oltre i 220.000 dollari attribuiti direttamente allo schema contestato.TimelineMaggio 2024 – febbraio 2026: periodo di attività dello schema, otto giochi infetti distribuiti su SteamSettembre 2025: BlockBlasters svuota il portafoglio di una streamer Twitch che raccoglieva fondi per cure oncologiche (32.000 dollari)Marzo 2026: l’FBI rende pubblica la ricerca di vittime dei giochi Steam infettiInizio luglio 2026: perquisizione dell’abitazione di Wilkins a North Lauderdale, sequestro di dispositivi e seed phrase15 luglio 2026: arresto di Zyaire Wilkins e deposito della denuncia penale presso il tribunale federale di SeattleCosa resta apertoWilkins deve rispondere di cospirazione per l’ottenimento di informazioni tramite computer a scopo di profitto privato, un capo d’accusa che prevede fino a dieci anni di carcere. Ma la parte tecnica dell’operazione resta scoperta: lo sviluppatore del RAT e del malware che infettava i giochi non è nominato nell’atto d’accusa e, a oggi, non risulta incriminato, nonostante la sua abitazione sia già stata perquisita. È un pattern comune nelle indagini su cybercrime organizzato attorno alle criptovalute: chi finanzia e promuove viene identificato per primo, spesso tramite un errore operativo banale, mentre chi scrive il codice — più attento all’anonimato tecnico ma non necessariamente a quello finanziario — richiede più tempo.Per i difensori, il caso conferma due lezioni già note ma sistematicamente ignorate: primo, la promozione mirata via bot verso utenti con portafogli consistenti rende inefficaci le difese basate solo sul volume di download o sulle recensioni Steam; secondo, ogni conversione di criptovaluta rubata in un servizio che tocca il mondo reale — gift card, delivery, e-commerce — riapre una superficie di tracciamento che l’uso di Monero a monte non riesce a chiudere del tutto. Per chi acquista giochi indie su Steam, resta valida la raccomandazione di isolare il portafoglio cripto su un dispositivo separato da quello usato per il gaming, e di trattare con sospetto qualsiasi titolo nuovo che chieda permessi di sistema non giustificati dal gameplay.Indicatori e riferimenti del casoIndagato: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, North Lauderdale (FL) Alias online: Sibel.eth Capo d'imputazione: cospirazione per ottenimento di informazioni tramite computer a scopo di profitto privato (fino a 10 anni) Foro competente: Tribunale federale di Seattle, WA Giochi Steam associati allo schema: BlockBlasters, Dashverse, Lunara, PirateFi (+ 4 titoli aggiuntivi non ancora resi noti) Canali di promozione: Discord, Telegram, X, LinkedIn Servizio di conversione: Bitrefill (BTC -> gift card, 150+ carte, prevalenza Uber Eats) Wallet sequestrati: 3 seed phrase, incl. 1 wallet Monero Flusso cripto totale osservato sul conto dell'indagato: ~382.000 USD Perdite attribuite allo schema: ~220.000 USD da ~80 wallet, ~8.000 dispositivi infettiFonti: denuncia penale depositata presso il tribunale federale di Seattle, prima riportata da WPLG Local 10; ricostruzione tecnica di Tom’s Hardware (17 luglio 2026); dati sulle perdite di BlockBlasters da ZachXBT e vx-underground.
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    Si parla di:TogglePer la prima volta un fornitore di infrastruttura AI ammette pubblicamente di essere stato violato da un attacco condotto end-to-end da un agente AI autonomo, senza un operatore umano al comando durante l’intrusione vera e propria. Hugging Face, il più grande repository al mondo di modelli e dataset open source, ha reso noto il 16 luglio di aver rilevato e contenuto un’intrusione nella propria infrastruttura di produzione partita da un dataset malevolo e proseguita per un intero weekend attraverso migliaia di azioni automatizzate. L’ironia non è sfuggita a nessuno: la piattaforma che ospita gran parte dell’ecosistema AI open source è stata compromessa da un attacco reso possibile proprio dall’AI agentica.Il vettore: la pipeline di elaborazione datasetIl punto di ingresso non è stato un endpoint applicativo generico, ma il cuore stesso del business di Hugging Face: la pipeline che processa i dataset caricati dagli utenti. Un dataset predisposto ad hoc ha sfruttato due distinti code-execution path nel sistema di elaborazione: un remote-code dataset loader (una funzionalità che consente l’esecuzione di codice personalizzato durante il caricamento di certi formati di dataset) e una vulnerabilità di template injection nella configurazione del dataset stesso. La combinazione ha permesso l’esecuzione di codice arbitrario su un processing worker — il classico “primo piede nella porta” che qualunque red teamer riconoscerebbe, solo che qui a orchestrare i passi successivi non c’era una persona.Da quel singolo worker compromesso, l’attaccante ha scalato privilegi fino ad accesso a livello di nodo, raccolto credenziali cloud e di cluster, e si è mosso lateralmente in diversi cluster interni nell’arco di un intero fine settimana — la finestra temporale preferita da chi attacca infrastrutture aziendali, quando il personale di sicurezza è ridotto e la reattività cala. Hugging Face ha successivamente confermato l’accesso non autorizzato a un insieme limitato di dataset interni e a diverse credenziali di servizio, ma nessuna evidenza di manomissione di modelli, dataset o Spaces pubblici, e la supply chain software (immagini container, pacchetti pubblicati) è risultata pulita.Uno sciame di sandbox, non uno scriptCiò che distingue questo incidente da un normale attacco automatizzato è la scala e l’autonomia dell’orchestrazione. Secondo Hugging Face, la campagna è stata condotta da un framework di agenti autonomi — verosimilmente costruito su un harness da security research agentico, anche se il modello linguistico usato dall’attaccante resta sconosciuto — capace di eseguire migliaia di azioni individuali distribuite su uno sciame di sandbox effimere, con un’infrastruttura di comando e controllo self-migrating ospitata su servizi pubblici legittimi (una tecnica di “living off trusted services” che rende il traffico C2 difficile da distinguere da normale attività cloud). È esattamente lo scenario dell'”agentic attacker” che l’industria della sicurezza discute da mesi come previsione teorica, qui osservato per la prima volta in produzione contro un target reale.La caccia forense: quando i guardrail bloccano i difensoriLa parte più istruttiva della disclosure riguarda la risposta all’incidente. Il rilevamento iniziale è arrivato da una pipeline di anomaly-detection che usa LLM per il triage della telemetria di sicurezza: è stata la correlazione automatica dei segnali a far scattare l’allarme. Per ricostruire cosa avesse fatto realmente lo sciame di azioni automatizzate, il team ha fatto girare agenti di analisi LLM sull’intero log delle azioni dell’attaccante — oltre 17.000 eventi registrati — per ricostruire la timeline, estrarre indicatori di compromissione, mappare le credenziali toccate e separare l’impatto reale dalle attività diversive. Un lavoro che con metodi tradizionali avrebbe richiesto giorni, completato in poche ore.Ma è qui che Hugging Face ha incontrato un ostacolo inatteso, e potenzialmente rilevante per ogni team di incident response che lavora con modelli commerciali “hosted”: i primi tentativi di analisi con modelli frontier dietro API commerciali sono falliti, perché le richieste — che necessariamente contenevano comandi di attacco reali, exploit payload e artefatti C2 — venivano bloccate dai guardrail di sicurezza dei provider, incapaci di distinguere un incident responder legittimo da un attaccante. La soluzione è stata spostare l’analisi forense su GLM 5.2, modello open-weight del laboratorio cinese Z.ai, eseguito sull’infrastruttura interna dell’azienda: un doppio vantaggio, perché ha sbloccato l’analisi e ha evitato che dati dell’attaccante e credenziali compromesse uscissero dal perimetro aziendale.L’asimmetria che nessuno aveva pianificatoHugging Face descrive questo come “un gap su cui vale la pena pianificare”: non si sa quale modello alimentasse gli agenti dell’attaccante — un modello hosted jailbreakato o uno open-weight senza restrizioni — ma in ogni caso l’attaccante non era vincolato da alcuna policy d’uso, mentre il lavoro forense legittimo dei difensori è stato bloccato proprio dai guardrail dei modelli hosted inizialmente scelti. La lezione pratica che l’azienda condivide con il settore: avere già pronto e validato, prima che scoppi un incidente, un modello capace eseguibile sulla propria infrastruttura, sia per evitare il lockout dei guardrail sia per mantenere dati e credenziali sensibili entro il proprio perimetro. Non è, precisano, un argomento contro le misure di sicurezza sui modelli hosted — è un feedback che l’azienda dice di aver già condiviso con i provider coinvolti.Timeline dell’incidenteSettimana del 6 luglio 2026: rilevamento dell’intrusione nella pipeline di elaborazione dataset tramite anomaly-detection basata su LLM.Weekend successivo al primo accesso: escalation di privilegi, raccolta di credenziali cloud/cluster, movimento laterale su più cluster interni condotto dallo sciame di agenti autonomi.16 luglio 2026: pubblicazione della disclosure ufficiale sul blog Hugging Face, con dettaglio tecnico del vettore e delle contromisure adottate.Contestualmente: chiusura dei code-execution path usati come accesso iniziale, rotazione precauzionale di credenziali e token, rafforzamento degli admission control sui cluster, coinvolgimento di specialisti forensi esterni e notifica alle forze dell’ordine.Due righe per i difensoriQuesto incidente non è solo una curiosità tecnica: ridefinisce cosa significa “superficie di attacco” per qualunque piattaforma che elabora contenuti generati da utenti tramite pipeline automatizzate, AI o non AI.Trattare ogni pipeline di data processing che esegue codice fornito dall’utente (loader personalizzati, plugin, configurazioni con logica di templating) come superficie di attacco di prima classe, non come funzionalità di prodotto neutra.Validare in anticipo — prima di un incidente — un modello LLM eseguibile on-premise o in ambiente isolato per l’analisi forense, così da non dipendere da provider commerciali i cui guardrail possono bloccare legittime attività di incident response.Assumere che attacchi “a sciame” con orchestrazione agentica possano operare a velocità e scala superiori a quelle di un operatore umano, e dimensionare di conseguenza i tempi di detection e risposta: Hugging Face cita l’obiettivo di allertare un responder “in pochi minuti, in qualsiasi giorno della settimana”.Segmentare rigorosamente i processing worker dal resto del cluster e limitare il raggio d’azione di credenziali cloud raccolte da un singolo nodo compromesso, per contenere il movimento laterale anche quando l’accesso iniziale non può essere prevenuto al 100%.Indicatori e dettagli tecnici notiTarget: infrastruttura di produzione Hugging Face (dataset processing pipeline) Vettore iniziale: dataset malevolo caricato dall'utente Tecniche di code execution: remote-code dataset loader + template injection in dataset config Escalation: da worker compromesso a node-level access Post-exploitation: raccolta credenziali cloud/cluster, movimento laterale multi-cluster Durata campagna attiva: un intero weekend Orchestrazione: framework di agenti autonomi, presumibile harness di security-research agentico Infrastruttura C2: self-migrating, ospitata su servizi pubblici legittimi Eventi registrati nel log dell'attaccante: 17.000+ Impatto confermato: accesso non autorizzato a dataset interni limitati e a credenziali di servizio Impatto escluso: nessuna manomissione di modelli/dataset/Spaces pubblici; supply chain software verificata pulita Strumento di analisi forense: GLM 5.2 (Z.ai, open-weight), eseguito su infrastruttura interna Contatto per segnalazioni: security@huggingface.coHugging Face raccomanda a chi utilizza la piattaforma di ruotare i propri access token e rivedere l’attività recente sui rispettivi account. L’azienda ha inoltre chiarito di stare ancora completando la valutazione di eventuali impatti su dati di partner o clienti, con notifiche dirette previste per le parti coinvolte.
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    Si parla di:ToggleImmaginate di collegare il vostro Ledger o Trezor per una transazione di routine, digitare il PIN, e vedere comparire sullo schermo del wallet una richiesta di “recovery” della seed phrase — identica, pixel per pixel, a quella che l’app mostrerebbe in caso di reale malfunzionamento. Solo che non è l’app a parlare: è OkoBot, un framework modulare scoperto dal team GReAT di Kaspersky, che si inietta direttamente nel processo Electron di Ledger Live e Trezor Suite per mostrare pagine di phishing hard-coded e rubare la frase di recupero da dentro l’applicazione legittima.Un framework, non un semplice trojanAttivo almeno da aprile 2025 e ancora operativo, OkoBot non è un singolo malware ma un’infrastruttura modulare che conta oltre venti payload e impianti diversi, orchestrati tramite un tunnel SSH verso un server controllato dagli attaccanti. Tra le funzioni disponibili: raccolta di file locali, esecuzione di comandi remoti, download di estensioni browser arbitrarie, furto di wallet crypto, keylogging, registrazione video della finestra attiva e, ovviamente, furto di seed phrase. Kaspersky rileva i vari componenti con firme distinte — Trojan-Downloader.Win32.TookPS, Trojan.Win64.BypassUAC, Trojan-Banker.Script.Agent.gen, Backdoor.Win32.TeviRat, Trojan-PSW.Win64.Stealer, Trojan-Spy.Win64.Keylogger — segno che si tratta di un ecosistema criminale maturo e in continua evoluzione, non di un singolo eseguibile.La catena di infezione: da TookPS al tunnel SSHTutto parte da TookPS, un downloader PowerShell che i ricercatori Kaspersky avevano già documentato in campagne precedenti mascherato da software popolare (UltraViewer, AutoCAD, Ableton). TookPS installa un client SSH sulla macchina della vittima, apre una connessione verso un server controllato dagli attaccanti e inoltra la porta del demone SSH locale. Dopo un intervallo di attesa, un bot SSH automatizzato si collega alla porta inoltrata, raccoglie informazioni di base sul sistema — nome utente, antivirus installato, indirizzo IP, versione del sistema operativo — e in base al profilo della vittima decide quali dei venti moduli successivi distribuire. È una catena a quattro stadi pensata per essere modulare e selettiva: non tutte le vittime ricevono lo stesso payload, riducendo il rumore e la superficie di rilevamento generica.SeedHunter e OkoSpyware: il cuore del furtoIl modulo più insidioso per chi possiede crypto è SeedHunter. Monitora costantemente i processi attivi in cerca di Trezor Suite, Ledger Wallet o Ledger Live; quando li trova, si inietta nel processo e aggancia (“hook”) le funzioni interne Electron dell’applicazione. Alla connessione di un wallet hardware Trezor o Ledger, SeedHunter attiva le funzioni agganciate per mostrare una pagina di phishing hard-coded per il “recupero” della seed phrase — con un layout diverso e specifico per ciascun tipo di wallet, per massimizzare la credibilità. La vittima crede di interagire con la propria app di sempre; in realtà sta digitando le 12 o 24 parole della propria frase di recupero direttamente nelle mani degli attaccanti.Accanto a SeedHunter opera OkoSpyware, un modulo più recente che cattura keystroke e stream video della finestra dell’applicazione target — utile sia per rubare credenziali digitate manualmente sia per raccogliere materiale di intelligence sulla vittima (abitudini, saldi, altre app finanziarie in uso).I vettori: ClickFix e repository GitHub trojanizzatiL’infezione iniziale avviene per due strade parallele. La prima è un classico attacco ClickFix: la vittima trova un sito o un annuncio che simula un errore di sistema e la invita a “risolverlo” copiando e incollando un comando in una finestra di esecuzione (di solito PowerShell aperto tramite il prompt “Esegui” di Windows) — un pattern di social engineering che sta esplodendo in popolarità perché elude molti controlli antivirus basati su file, dato che non c’è alcun eseguibile scaricato in un primo momento.La seconda strada è più insidiosa per un pubblico tecnico: repository GitHub che spacciano software legittimo. In un caso documentato da Kaspersky, un repository pubblicizzato come “SQL Server Management Studio” distribuiva in realtà una copia ricompilata di Audacity, il noto editor audio open source, con un impianto malevolo incorporato in una delle sue librerie. Il repository è rimasto attivo da fine marzo 2025 a giugno, tempo sufficiente per infettare sviluppatori e power user che scaricano software direttamente da GitHub confidando (a torto) nella reputazione della piattaforma come garanzia di autenticità del codice.I numeri della campagnaAd oggi OkoBot ha colpito centinaia di vittime in oltre 25 paesi, con la concentrazione più alta in Brasile, Vietnam, Canada, Messico e Turchia — una geografia coerente con altre campagne di crimeware finanziario che privilegiano mercati con adozione crypto retail elevata e risposta delle forze dell’ordine relativamente più lenta rispetto a USA ed Europa occidentale. La campagna, secondo Kaspersky, è tuttora attiva al momento della pubblicazione della ricerca.Due righe per i difensoriDiffidare sistematicamente da qualsiasi istruzione che chieda di copiare e incollare comandi in PowerShell o nel prompt “Esegui” per “risolvere un errore”: è la firma comportamentale di ClickFix, indipendentemente dal sito che la propone.Scaricare software critico (wallet manager, tool di sviluppo) esclusivamente dai domini ufficiali dei vendor, verificando hash e firme digitali dei pacchetti anche quando la fonte sembra GitHub o un repository con molte stelle.Trattare qualunque richiesta di inserimento della seed phrase come un evento anomalo per definizione: né Ledger né Trezor la richiedono mai via software per operazioni di routine. La seed phrase va scritta solo su supporto fisico, mai digitata su un computer connesso.Monitorare, lato endpoint, connessioni SSH in uscita non autorizzate e port-forwarding anomali verso IP esterni, dato che l’intera catena OkoBot dipende da un tunnel SSH stabilito dal downloader iniziale.Applicare application allow-listing sugli endpoint che gestiscono wallet crypto, impedendo l’iniezione di codice in processi Electron non firmati o modificati rispetto al binario ufficiale.Indicatori di compromissione# Firme di rilevamento Kaspersky associate alla campagna OkoBot Trojan-Downloader.Win32.TookPS.* Trojan.Win64.BypassUAC.* Trojan-Banker.Script.Agent.gen Trojan.Win32.Dllhijack.* Backdoor.Win32.TeviRat.* Trojan-PSW.Win64.Stealer.* Trojan-Spy.Win64.Keylogger.* Trojan-Spy.Win64.Agent.* Trojan.Win64.Agent.* # Comportamenti da monitorare (EDR/SOC) - Esecuzione PowerShell innescata da clipboard / dialogo "Esegui" (pattern ClickFix) - Installazione non richiesta di client SSH (es. OpenSSH) seguita da port-forwarding verso host esterno sconosciuto - Iniezione di codice in processi Ledger Live / Trezor Suite (Electron) - Hook di funzioni Electron in processi di wallet manager - Traffico SSH persistente in uscita su porte non standard verso infrastruttura non aziendale # Vettori di distribuzione noti - Repository GitHub che spacciano software legittimo (es. build trojanizzate di Audacity presentate come "SQL Server Management Studio") - Siti/annunci ClickFix che simulano errori di sistema o CAPTCHA falliti Fonte tecnica completa e IoC estesi: Securelist (Kaspersky GReAT)Il caso OkoBot conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano da tempo: i criminali informatici stanno spostando lo sforzo ingegneristico dal furto di credenziali generiche all’attacco mirato ai flussi applicativi di prodotti di sicurezza specifici — in questo caso i wallet hardware, pensati proprio per essere “air-gapped” e immuni al malware sul computer host. Iniettarsi nell’app companion anziché nel dispositivo fisico è un modo elegante per aggirare quella barriera senza doverla rompere davvero.
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    Si parla di:ToggleUn backdoor scritto in Go, un catalogo di tool integrati con precisione chirurgica e un bersaglio che non lascia dubbi sulle intenzioni: enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Il gruppo GReAT di Kaspersky ha appena pubblicato l’analisi di una campagna di cyberspionaggio che si distingue non tanto per la novità delle tecniche, quanto per la disciplina operativa con cui sono state orchestrate: raccolta dati silenziosa per settimane, poi un secondo strumento, mesi dopo, che arriva a prelevare esattamente ciò che il primo aveva già impacchettato e nascosto.Una campagna che dura da anni, ma si è affinata nel 2026Il ricercatore Noushin Shabab di Kaspersky racconta di aver individuato, a febbraio 2026, un insieme di attività malevole in corso almeno dalla fine del 2025 contro enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Al centro dell’operazione c’è GoSerpent, un RAT scritto in Go con capacità di proxying, in circolazione — in versioni via via più semplici — almeno dal 2021. È la firma di un attore che non si limita a colpire e sparire, ma torna, aggiorna il proprio arsenale e lo integra in una catena di attacco sempre più coerente.Il dettaglio più interessante non è il singolo malware, ma l’architettura in due fasi con cui il gruppo ha condotto l’operazione più recente. Nella prima fase, tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, gli attaccanti hanno usato GoSerpent per distribuire strumenti di raccolta dati e furto di credenziali, lasciandoli lavorare in silenzio per settimane. Solo a maggio 2026 sono tornati con un secondo set di strumenti — Stowaway e la coppia TmcLoader/TmcPayload — dedicato esclusivamente all’esfiltrazione di ciò che era stato accumulato nei mesi precedenti.Come funziona GoSerpentGoSerpent riceve argomenti a riga di comando cifrati e codificati in base64, contenenti l’indirizzo del server C2 e una password di comunicazione. La decifratura avviene in AES-CBC con IV fisso, mentre le comunicazioni verso il C2 sono protette con ChaCha20, usando come chiave l’hash SHA256 della password stessa. Il backdoor supporta un set di comandi identificati da codici esadecimali (ad esempio 9BA8 per avviare un proxy SOCKS5, 6BA5 per aprire una shell remota, 7BA6/8BA7 per upload e download di file) e può incatenare più nodi compromessi in una catena di proxy, mascherando l’origine reale del traffico.Accanto a GoSerpent, gli analisti hanno trovato McMx, una variante più semplice dello stesso strumento — probabilmente compilata da un repository GitHub diverso — che riceve i parametri da file di testo in chiaro invece che da argomenti cifrati. La configurazione viene generata tramite file batch manipolati con comandi echo, una tecnica rudimentale ma efficace per evitare di lasciare tracce dirette nei parametri di esecuzione.Raccolta dati e furto di credenzialiIl vero motore della raccolta dati è ThumbcacheService, una DLL malevola registrata come servizio Windows. Usa una XOR a singolo byte (0x13) per offuscare le stringhe e crea un database, thumbcache_605a.db, nella cartella C:\Users\Public\, dove archivia documenti con estensione .doc, .docx, .pdf, .xls e .xlsx — compresi quelli cancellati e ancora presenti nel Cestino. I file raccolti vengono compressi con 7-Zip, protetti da una password fissa e limitati a 20MB per archivio, evidentemente per restare sotto la soglia di allerta di eventuali sistemi di monitoraggio del traffico.In parallelo, GoSerpent distribuisce Mimikatz per il dump della memoria LSASS e QuarksDumpLocalHash per l’estrazione degli hash delle password locali dalla SAM, garantendo agli attaccanti le credenziali necessarie per il passaggio successivo: l’esfiltrazione via share di rete.La seconda fase: Stowaway e TmcLoaderA maggio 2026 il gruppo è tornato con Stowaway, un tool di proxy e accesso remoto basato su un framework open source personalizzato, capace di tunneling SSH, proxy SOCKS5, reverse tunneling e comunicazioni su TCP, HTTP o WebSocket cifrate con AES-256-GCM o TLS. Stowaway consegna alla macchina compromessa due file: TmcLoader, con un payload incorporato, e un file di configurazione cifrato.TmcLoader è un loader in C++ registrato come servizio Windows che decifra ed esegue TmcPayload direttamente nello spazio di memoria del processo svchost.exe, per persistenza e occultamento. Usa risoluzione dinamica delle API tramite XOR circolare combinata con Base64 per nascondere i nomi delle funzioni chiamate. TmcPayload, una volta attivo, cerca il file di configurazione in C:\Users\Public\Libraries\, legge le credenziali di rete cifrate al suo interno e trasferisce — via share condivisa — esattamente il database thumbcache_605a.db creato da ThumbcacheService mesi prima. È questa integrazione a orario differito, tra raccolta ed esfiltrazione, il tratto distintivo dell’intera operazione.Infrastruttura e possibile attribuzioneGli operatori si appoggiano a provider di hosting legittimi, tra cui Alibaba Cloud e UCLOUD HK, per il proprio C2 — una scelta che complica il rilevamento basato su reputazione IP. Curiosamente, sia GoSerpent sia Stowaway usano nomi di dominio legittimi come “chiavi segrete” operative: www.microsoft.com e www.spacex.com per il primo, github.code per il secondo — un dettaglio che suggerisce una metodologia operativa standardizzata all’interno del gruppo.Kaspersky non attribuisce con certezza la campagna, ma segnala somiglianze nel targeting, nelle capacità tecniche e nella metodologia operativa con TetrisPhantom, un threat actor già noto per operazioni contro entità governative nella regione. Il collegamento resta da confermare con ulteriori indagini.Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza di enti governativi e diplomatici, GoSerpent è un promemoria di quanto sia difficile distinguere la raccolta silenziosa dall’esfiltrazione quando i due momenti sono separati da settimane o mesi. Alcune raccomandazioni pratiche:Monitorare la creazione di file .db anomali in C:\Users\Public\ e sottocartelle, specialmente se seguiti da compressione 7-Zip con password.Allertare su servizi Windows di nuova registrazione con nomi che imitano processi di sistema (es. varianti di “lsass.exe” o “updates.exe”).Monitorare l’injection di codice nello spazio di memoria di svchost.exe e l’uso non autorizzato di condivisioni di rete per trasferimenti di dati verso host esterni.Bloccare o ispezionare traffico SOCKS5 non autorizzato originato da endpoint interni.Cercare l’uso di Mimikatz e QuarksDumpLocalHash nei log EDR, anche in assenza di alert di esecuzione diretta.Indicatori di compromissioneFile hashes (formato originale Kaspersky) GoSerpent: EBFFD5A76AAA690BCDB922F82E0BACC, 5DC506FF7BB72735444FB3703A6BEE6D8 McMx: D6E86BF8A90E9B632ADD5FA495F97FBC ThumbcacheService: CB6C4C70A3B171FA3404B8E1A338211, 664E9D1950E42BC98486DFD9919463D1C Stowaway: CBBB6D483737EA3566726E51752DFF40, 7F223EE0716CE2AD56F55D3744419449, 19F8BEFCB035F52BF70094E6B4F5779A, 846EF7C1C7323849B2A778C5E4CDA162 TmcLoader: D08A059E8B815E3B891505BC8777FC28, 93A1569D5D5AB2C4761FEDF84F83709E C2 IP addresses: 152.32.160[.]239 8.220.194[.]108 8.220.214[.]132 8.220.209[.]155 8.220.193[.]189 101.36.104[.]87 144.48.6[.]46 103.138.13[.]30 47.80.22[.]58 152.32.222[.]113 43.106.30[.]226 File/servizi correlati: C:\Users\Public\thumbcache_605a.db C:\Users\Public\Libraries\{BBF061R2-BE25-4F6D-8B2D-1A6A39C3FSA2}.dbFonte primaria: Kaspersky GReAT — Securelist.
  • 🐀Cybersecurity Advanced Class

    Mondo cybersecurity vlan networking infosec nextred
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    nextredblog@mastodon.uno
    🐀Cybersecurity Advanced Class 🔀 VLAN HoppingLe VLAN servono a separare i dispositivi in reti virtuali separate. Una configurazione errata degli switch può però consentire a un attaccante di raggiungere reti che dovrebbero essere isolate.La segmentazione è efficace solo se accompagnata da una corretta configurazione e da continui re-check.@sicurezza #CyberSecurity #VLAN #Networking #InfoSec #NextRed
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    bibbleco@infosec.exchange
    @DaveMWilburn "...prohibitive compliance costs and bureaucratic burdens..."I'm sure AI will eliminate the need to monitor or enforce compliance. It'll probably eliminate the need for policies, too, which will save an _awful_ lot of time. How splendid!!FX: gunshot, thud
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleLo pagavano per salvare le vittime dai ransomware. Invece vendeva le loro strategie di trattativa proprio a chi le stava estorcendo. Il 9 luglio 2026 un tribunale federale della Florida ha condannato Angelo Martino, ex negoziatore per una società di incident response statunitense, a 70 mesi di carcere per aver collaborato dall’interno con la gang BlackCat/ALPHV, passando ai criminali informazioni riservate sulle trattative dei propri clienti e, in un secondo momento, aiutando a distribuire ransomware contro altre vittime. È uno dei casi di insider threat più clamorosi mai emersi nel settore della risposta agli incidenti, e riscrive le regole su chi va fidato quando un’azienda è sotto estorsione.Il ruolo del negoziatore, capovoltoNel settore della cyber incident response, il negoziatore è la figura che si siede — metaforicamente — al tavolo con la gang ransomware per conto della vittima: valuta la credibilità della minaccia, verifica le prove dell’esfiltrazione, tratta il prezzo del riscatto e gestisce la comunicazione con l’attaccante attraverso chat cifrate o portali onion dedicati. È un ruolo che richiede accesso diretto alle informazioni più sensibili di un’azienda compromessa: quanto è disposta a pagare, quali dati sono stati davvero rubati, quali sono le sue coperture assicurative, quanto è disperata la situazione. Martino, impiegato presso una società statunitense di incident response il cui nome non è stato reso pubblico negli atti giudiziari, aveva esattamente questo tipo di accesso.Secondo il Dipartimento di Giustizia USA, a partire dall’aprile 2023 Martino ha iniziato a collaborare con gli operatori di BlackCat/ALPHV — all’epoca una delle ransomware-as-a-service più aggressive al mondo, poi disattivata a inizio 2024 dopo un’operazione internazionale di law enforcement e una successiva, sospetta “exit scam” ai danni degli affiliati. In cambio di un compenso, Martino forniva alla gang informazioni riservate sulla posizione negoziale e sulla strategia dei clienti che stava, formalmente, difendendo: quanto erano disposti a pagare, quali argomentazioni avrebbero usato per abbassare il riscatto, quando stavano per cedere. Con queste informazioni in mano, gli attaccanti potevano calibrare la pressione e massimizzare l’incasso finale, in un conflitto d’interessi totale in cui la vittima pagava — letteralmente — anche lo stipendio di chi la stava tradendo.Da complice a operatore: il salto di qualità criminaleIl caso non si è fermato alla fuga di informazioni. Gli atti giudiziari descrivono un’evoluzione: Martino ha reclutato Kevin Martin, 36 anni del Texas, assunto come suo collega dopo che la cospirazione era già in corso, e si è coordinato con Ryan Goldberg, 41 anni della Georgia, dipendente di un’altra società di incident response con lo stesso accesso privilegiato alle trattative delle vittime. Insieme, tra aprile e novembre 2023, i tre non si sono limitati a passare informazioni: hanno distribuito attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime statunitensi, diventando a tutti gli effetti affiliati della gang che avrebbero dovuto combattere. Una delle estorsioni portate a termine dal gruppo ha fruttato circa 1,2 milioni di dollari in Bitcoin, spartiti tra i cospiratori.Le forze dell’ordine hanno sequestrato asset per oltre 10 milioni di dollari riconducibili a Martino: criptovalute, veicoli, un food truck e persino un’imbarcazione da pesca di lusso, tutti acquistati con i proventi dello schema. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, è stato decisivo per ricostruire il flusso di denaro e collegare i pagamenti in criptovaluta ricevuti dagli affiliati BlackCat all’account personale di Martino.Timeline del casoAprile 2023 — Martino inizia a collaborare con gli operatori BlackCat/ALPHV, passando informazioni riservate sulle trattative dei clienti che sta assistendo.Aprile–novembre 2023 — Martino, Martin e Goldberg distribuiscono attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime negli Stati Uniti; una delle estorsioni frutta circa 1,2 milioni di dollari.2024 — Le indagini federali portano all’incriminazione dei tre; sequestro di asset per oltre 10 milioni di dollari.9 luglio 2026 — Angelo Martino viene condannato a 70 mesi di carcere federale; Martin e Goldberg hanno già ricevuto condanne separate in procedimenti collegati.Perché conta per chi lavora nella risposta agli incidentiIl caso Martino non è un episodio isolato di corruzione: è un campanello d’allarme strutturale per un intero settore che, negli ultimi anni, si è professionalizzato rapidamente ma spesso senza gli stessi controlli di integrità richiesti in altri ambiti a contatto con informazioni finanziarie sensibili, come la consulenza legale o quella assicurativa. Un negoziatore ransomware ha, per definizione, accesso a tutto ciò che serve a un attaccante per massimizzare il danno: la soglia di dolore economico della vittima, le sue debolezze legali, la tempistica delle sue decisioni. Se quella figura può essere corrotta — o è già collusa fin dall’inizio, come sembra essere il caso qui — l’intero modello di negoziazione assistita si trasforma in un vettore di attacco interno.Per le aziende che si affidano a società di incident response e negoziatori esterni, alcune contromisure pratiche emergono direttamente da questo caso:Richiedere che le società di IR dichiarino esplicitamente le proprie policy di vetting interno per il personale che gestisce trattative con gruppi ransomware, incluse verifiche periodiche successive all’assunzione.Separare, dove possibile, chi conduce materialmente la trattativa da chi ha visibilità completa sulla soglia di pagamento autorizzata dal cliente e dalla sua assicurazione cyber.Tracciare e loggare ogni comunicazione tra il negoziatore e l’attaccante, con controlli indipendenti (legale esterno, assicuratore) che rivedano a campione le trascrizioni delle chat di negoziazione.Trattare l’accesso alle informazioni di negoziazione — cifre, scadenze, coperture assicurative — con lo stesso livello di compartimentazione riservato ai segreti industriali, non come normale corrispondenza operativa.Il collasso di BlackCat/ALPHV a inizio 2024, con il probabile exit scam ai danni dei propri affiliati, ha già dimostrato quanto fosse marcio l’ecosistema attorno a quella particolare gang. Il caso Martino aggiunge un tassello inquietante: la marcescenza non riguardava solo il lato criminale dell’equazione, ma si era infiltrata anche in chi, sulla carta, doveva difendere le vittime.Fonti: comunicato del Dipartimento di Giustizia USA (justice.gov/opa), TechCrunch, The Hacker News, CyberScoop, DataBreaches.net.
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    pedro_mateus@mas.to
    @rysiek Never attribute to malice that which is adequately explained by stupidity or so Hanlon's Razor would have you believe.I'm inclined to agree given their previously demonstrated power level.
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    Si parla di:TogglePer anni Scattered Spider ha costruito la propria reputazione criminale sulla capacità di restare invisibile, nascondendosi dietro VPN, servizi di anonimizzazione e infrastrutture usa e getta. Ora, atti giudiziari appena desecretati mostrano come gli investigatori statunitensi abbiano comunque ricostruito l’identità di un presunto membro del gruppo grazie a un ingrediente inatteso: un identificativo univoco che Windows assegna a ogni installazione e che Microsoft ha fornito all’FBI dietro ordine del tribunale.Chi è Peter Stokes e cosa gli viene contestatoAl centro del caso c’è Peter Stokes, 19 anni, cittadino con doppio passaporto statunitense ed estone, arrestato in aprile in Finlandia mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto in Giappone, con la collaborazione della National Bureau of Investigation finlandese. È stato successivamente estradato negli Stati Uniti e ha affrontato la sua prima udienza davanti a un tribunale federale di Chicago il 30 giugno 2026. I procuratori lo accusano di aver fatto parte di Scattered Spider, il collettivo cybercriminale noto anche con gli alias Octo Tempest, UNC3944 e 0ktapus, e di aver partecipato a molteplici intrusioni informatiche, furti di dati e schemi di estorsione.Secondo l’accusa, le autorità federali attribuiscono al gruppo oltre 100 intrusioni di rete e più di 100 milioni di dollari in pagamenti di riscatto dal 2022 a oggi, con un modus operandi che combina ingegneria sociale, furto di credenziali, SIM swapping e compromissione di ambienti cloud enterprise.GDID: il “device fingerprint” che nessuno può disattivareIl dettaglio tecnico più rilevante della vicenda riguarda il Global Device Identifier (GDID), un identificativo univoco assegnato da Microsoft a ogni installazione di Windows per finalità di telemetria a livello di dispositivo e per l’erogazione di alcuni servizi di piattaforma. Secondo l’affidavit dell’FBI reso pubblico, un account ngrok utilizzato durante una delle intrusioni contestate era stato creato attraverso una VPN — ma Microsoft, dopo aver ricevuto un ordine del tribunale, è stata in grado di associare quell’attività a uno specifico GDID.Da lì, gli investigatori hanno incrociato il GDID con la telemetria storica di Microsoft, individuando ulteriori indirizzi IP riconducibili alla stessa installazione Windows in periodi diversi. Questi indirizzi sono stati poi correlati con i log di accesso ottenuti da Snapchat, Apple, Facebook, con i registri di viaggio e con altre fonti digitali, costruendo — secondo l’accusa — un pattern coerente che collega il dispositivo a Stokes. Microsoft, va precisato, non ha monitorato l’attività in tempo reale: ha fornito telemetria storica e informazioni sul dispositivo solo dopo un iter legale formale, e aveva già inoltrato segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered Spider fin dal 2024.Timeline del caso2024 — Microsoft inoltra alle autorità le prime segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered SpiderMaggio 2025 — intrusione contro un rivenditore statunitense di gioielleria di lusso: l’help desk IT viene manipolato con ingegneria sociale per resettare le credenziali di un dipendenteMaggio 2025 — esfiltrazione di circa 100 GB di dati e richiesta di riscatto da 8 milioni di dollari in criptovaluta; l’azienda rifiuta di pagare ma subisce perdite operative stimate in circa 2 milioni di dollariAprile 2026 — Stokes viene arrestato a Helsinki mentre tenta di imbarcarsi su un volo per il Giappone30 giugno 2026 — prima udienza federale a Chicago dopo l’estradizioneNon solo telemetria: un mosaico di prove digitaliNonostante il dibattito online si sia concentrato quasi esclusivamente sul ruolo di Microsoft, l’affidavit chiarisce che gli investigatori si sono basati su molteplici fonti indipendenti: log dei provider cloud, infrastruttura sequestrata, comunicazioni intercettate e prove digitali raccolte nel corso di un’indagine più ampia. È un promemoria importante per chi si occupa di threat intelligence e incident response: l’attribuzione moderna raramente si basa su un singolo indicatore, ma su una correlazione incrociata tra fonti eterogenee — piattaforma, cloud provider, social network, dati di viaggio — che insieme riducono drasticamente lo spazio delle identità plausibili, anche quando l’attaccante ha fatto ampio uso di VPN e servizi di anonimizzazione.Implicazioni per i difensori e per il settoreIl caso Stokes offre due lezioni parallele. La prima riguarda la resilienza dei processi organizzativi: l’attacco alla gioielleria di lusso è iniziato con un classico vishing/social engineering contro l’help desk IT, lo stesso schema che ha permesso a Scattered Spider di colpire catene alberghiere, compagnie aeree e assicurazioni negli ultimi anni. Rafforzare le procedure di verifica dell’identità per il reset delle credenziali — con callback verification, domande di sicurezza fuori banda o approvazione multi-step — resta la contromisura più efficace e meno costosa contro questo genere di intrusioni.La seconda lezione riguarda l’attribuzione: la vicenda GDID dimostra che le piattaforme cloud e i sistemi operativi moderni generano una quantità di telemetria sufficiente a ricostruire pattern comportamentali anche a distanza di mesi, sollevando al contempo interrogativi legittimi sulla portata e sulla durata di conservazione di questi dati per finalità che vanno ben oltre il semplice funzionamento del prodotto. Per i team SOC, il takeaway operativo è monitorare con attenzione l’uso di strumenti di tunneling come ngrok all’interno del proprio perimetro: la loro presenza, specie se associata ad accessi VPN anomali, resta uno dei segnali più affidabili di attività Scattered Spider in corso.Indicatori e TTP notiGruppo: Scattered Spider (alias Octo Tempest, UNC3944, 0ktapus) Soggetto: Peter Stokes, 19 anni, cittadinanza USA/Estonia Arresto: aprile 2026, Helsinki (Finlandia), tentata fuga verso il Giappone Estradizione/udienza: 30 giugno 2026, tribunale federale di Chicago TTP osservate: - Vishing / social engineering verso help desk IT per reset credenziali - SIM swapping - Furto di token/sessioni cloud (Azure, SaaS enterprise) - Tunneling via ngrok per infrastruttura C2 temporanea - Esfiltrazione dati seguita da estorsione in criptovaluta Caso di riferimento: intrusione maggio 2025 contro rivenditore di gioielleria di lusso USA - ~100 GB di dati esfiltrati - Richiesta riscatto: $8.000.000 in criptovaluta (rifiutata) - Perdite operative stimate: ~$2.000.000 Fonte identificativa chiave: Microsoft Global Device Identifier (GDID) - Fornito all'FBI dietro ordine del tribunale - Correlato con IP storici, login Snapchat/Apple/Facebook, dati di viaggioFonti: CyberScoop, atto d’accusa FBI (U.S. Attorney’s Office, Northern District of Illinois), BreachNews.
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    Si parla di:ToggleSei pacchetti npm, un nome quasi identico a un progetto scaricato oltre un milione di volte al mese, e in fondo alla catena un impianto capace di aprire sessioni SSH, leggere la clipboard e rovistare tra i wallet crypto della vittima. È l’ultima campagna di supply chain attribuita a gruppi legati alla Corea del Nord, documentata da JFrog Security Research il 30 giugno e ancora attiva nei repository pubblici a inizio luglio. Non è un incidente isolato: è l’ennesima iterazione di una macchina offensiva, quella riconducibile all’ecosistema Lazarus/Contagious Interview, che negli ultimi anni ha trasformato l’npm registry in un vettore di spionaggio e furto di criptovalute su scala industriale.Un travestimento quasi perfettoI ricercatori di JFrog hanno individuato due pacchetti “entry point”, rollup-packages-polyfill-core e rollup-runtime-polyfill-core, costruiti per somigliare in tutto e per tutto al legittimo rollup-plugin-polyfill-node: stesso tipo di README (“A modern Node.js polyfill for your Rollup bundle”), stesso link a repository e homepage puntati al progetto originale su GitHub, persino porzioni di codice del plugin reale copiate all’interno del pacchetto malevolo prima della logica dannosa. Il progetto legittimo conta circa 295.000 download settimanali e oltre 1,2 milioni nell’ultimo mese: un bersaglio ideale per un attacco che punta sulla somiglianza superficiale, non sul typosquatting grossolano.Il dettaglio tecnico più rilevante è che solo l’entry point CommonJS (dist/index.js) contiene la backdoor: le versioni ESM restano pulite, un accorgimento che complica le analisi automatiche basate su un singolo file di ingresso.La catena d’infezione, passo dopo passoAll’importazione del pacchetto, una funzione dal nome innocuo (ValidateSvgModule) decodifica una stringa base64 che nasconde il comando npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund, eseguito in silenzio tramite child_process.spawn. Il secondo pacchetto, quirky-token, viene installato allo stesso modo dal gemello rollup-runtime-polyfill-core.Questi pacchetti di secondo stadio si presentano come utility di sanitizzazione SVG, e in gran parte lo sono davvero: rimuovono tag <script>, minificano il markup. Ma in coda al file, una funzione getPlugin() effettua una richiesta verso un endpoint su jsonkeeper.com, estrae un campo JSON chiamato model e lo passa direttamente a eval(). Il codice malevolo, quindi, non risiede mai nei file pubblicati sul registry: vive su un servizio di hosting JSON esterno, invisibile a qualunque analisi statica del pacchetto.Il payload recuperato da JSONKeeper effettua per primo un controllo ambientale, uscendo silenziosamente se rileva variabili tipiche di Codespaces, CodeSandbox, Vercel, AWS Lambda, Google Cloud, Azure Functions, Docker, Render o sandbox di analisi — un chiaro tentativo di colpire solo workstation di sviluppatori reali ed evitare l’esposizione in ambienti di test automatizzati. Superato il controllo, installa axios e socket.io-client e scarica da un IP grezzo (216.126.236.244) un blob cifrato in AES-256-CBC (chiave derivata via scryptSync), lo decifra, lo scrive in una directory temporanea come file pack e lo esegue con node pack.Controllo remoto, furto wallet e sorveglianza della clipboardIl modulo pack altro non è che un loader per almeno quattro componenti distinti, ricostruiti da JFrog in ambiente sandbox: scdata.js, un modulo di accesso remoto che installa ssh2, node-pty e librerie di cattura schermo/input, offrendo all’operatore sessioni terminali interattive (PowerShell su Windows, zsh altrove), sessioni SSH, screenshot, movimento del mouse e digitazione simulata tramite @nut-tree-fork/nut-js; ldata.js, dedicato al furto di dati da browser e wallet crypto, che tenta l’esfiltrazione di file come Login Data, Web Data e lo storage delle estensioni di wallet noti (incluso MetaMask, identificato tramite i suoi ID di estensione); un file collector che scandaglia il filesystem alla ricerca di chiavi SSH, file .env, cronologia di editor come VS Code, Cursor e Windsurf, e directory di configurazione di strumenti AI (.claude, .gemini, .cursor); infine un modulo di monitoraggio della clipboard, che invia ogni nuovo contenuto copiato — password, seed phrase, token — a un endpoint dedicato.La combinazione di queste capacità va ben oltre il semplice furto di credenziali una tantum: garantisce all’attaccante un accesso interattivo e persistente alla macchina compromessa, tipico degli impianti usati da attori state-sponsored per operazioni di raccolta informativa prolungata, non solo per il cash-out rapido tipico del cybercrime finanziario puro.Il contesto: non è la prima voltaQuesta campagna si inserisce in un pattern già documentato. Ad aprile 2026 la società Panther aveva descritto una campagna sostenuta con 108 pacchetti npm malevoli distribuiti in 261 versioni, veicolo dei malware BeaverTail e OtterCookie, entrambi associati al cluster Contagious Interview — l’insieme di operazioni nordcoreane che si finge selezione del personale per convincere sviluppatori a clonare repository infetti come parte di un finto colloquio tecnico. Nello stesso periodo, Google aveva collegato attori nordcoreani anche a un dirottamento di un progetto open source molto diffuso, portato a termine dopo settimane di lavoro di ingegneria sociale ai danni del maintainer. Il filo conduttore è sempre lo stesso: colpire la fiducia implicita che sviluppatori e pipeline CI/CD ripongono nelle dipendenze open source.Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza e gli sviluppatori, la lezione operativa è chiara: la somiglianza del nome non è un indicatore affidabile di legittimità, e i controlli automatici basati su pattern di typosquotting classico (distanza di edit, caratteri sostituiti) non intercettano questo tipo di masquerading semantico. Chi ha installato uno dei pacchetti elencati dovrebbe considerare la macchina compromessa, ruotare tutte le credenziali (npm, GitHub, cloud, SSH, wallet) e verificare la presenza di processi o file residui nelle directory temporanee. Vale la pena ricordare che gran parte della logica dannosa non è mai stata pubblicata sul registry npm: bloccare gli indicatori di rete elencati sotto è quindi essenziale quanto rimuovere i pacchetti stessi.Indicatori di compromissionePacchetti npm malevoli: rollup-packages-polyfill-core rollup-runtime-polyfill-core swift-parse-stream quirky-token react-icon-svgs rollup-plugin-polyfill-connect Indicatori di rete: hxxps[:]//www[.]jsonkeeper[.]com/b/3P9BF hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/98cb54c0b4ac259d30c9c1ca1ae87c68 hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/makelog hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/process/ hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4801 hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4806/upload hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/upload hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/cldbs Indicatori host: /pack /scdata /ldata vhost.ctl Comandi/comportamenti sospetti: npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund npm install quirky-token --no-save --silent --no-audit --no-fund node pack node scdata node ldata
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    Si parla di:ToggleUn attore APT mai documentato prima, battezzato Armored Likho, sta colpendo agenzie governative e il settore elettrico in Russia, Brasile e Kazakistan con un nuovo infostealer Python chiamato BusySnake. Kaspersky, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 3 luglio, descrive un toolkit modulare, offuscato con PyArmor Pro e in parte generato con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale: un caso di scuola di come lo spionaggio informatico stia adottando l’AI-assisted malware development anche nelle campagne di fascia media.Chi è Armored LikhoArmored Likho non è un gruppo esordiente: secondo Kaspersky, il suo profilo operativo mescola campagne a sfondo finanziario contro privati con operazioni di cyberspionaggio mirate contro organizzazioni pubbliche e infrastrutture critiche. È proprio questa doppia natura — cybercrime opportunistico e intelligence gathering mirato — a rendere l’attribuzione complessa e la minaccia particolarmente insidiosa: la stessa toolchain può colpire un privato cittadino per rubare credenziali bancarie o un ministero per sottrarre documenti riservati.I ricercatori segnalano possibili sovrapposizioni con un cluster tracciato da BI.ZONE con il nome Eagle Werewolf, attivo almeno dal maggio 2023 e storicamente focalizzato su enti governativi e della difesa, in particolare organizzazioni coinvolte nello sviluppo e nella produzione di droni (UAV). Nel febbraio 2026 Eagle Werewolf era già stato osservato compromettere un canale Telegram dedicato al mondo dei droni per distribuire il RAT AquilaRAT tramite un dropper Rust travestito da checklist per l’attivazione di dispositivi Starlink. Le sovrapposizioni tecniche tra AquilaRAT e BusySnake — stessi schemi di ricezione dei task dal C2, stessa modalità di persistenza tramite scheduled task, endpoint di comunicazione simili — rafforzano l’ipotesi che si tratti dello stesso ecosistema di sviluppo, se non dello stesso gruppo.La catena d’attaccoIl vettore d’ingresso resta il più classico: email di spear-phishing con esche legate a comunicazioni governative ufficiali o programmi sociali, che distribuiscono un archivio RAR contenente eseguibili droppati da un repository GitHub. Il dropper crea due file VBScript, uno dei quali cancella le tracce dell’esecuzione iniziale mentre l’altro registra un’attività pianificata (scheduled task) per lanciare lo stealer ogni cinque minuti, mascherata da un innocuo processo di sistema chiamato WindowsHelper — la stessa convenzione di naming usata da AquilaRAT con MicrosoftOfficeUpdate.Una catena alternativa sfrutta invece file di collegamento Windows (LNK) che abusano di CVE-2025-9491 (nota anche come ZDI-CAN-25373), la vulnerabilità nella gestione degli shortcut corretta da Microsoft nel Patch Tuesday di novembre 2025 ma già sfruttata in passato da una dozzina di gruppi APT dal 2017. In questo scenario, il file LNK innesca un comando PowerShell offuscato che avvia un loader: quest’ultimo mostra un documento esca alla vittima mentre in background prepara l’ambiente per l’esecuzione del vero payload, scaricando un interprete Python 3.12 portatile, lo script get-pip.py per installare le dipendenze e un archivio contenente il payload finale module.pyw.BusySnake Stealer: un infostealer Python pensato per l’evasioneIl cuore della campagna è BusySnake, un infostealer scritto in Python e mai documentato prima. Il codice è offuscato e cifrato con PyArmor Pro 9.2.0: il malware decripta il proprio bytecode solo nell’istante esatto in cui una funzione viene invocata, per poi ricifrarlo immediatamente dopo l’esecuzione, complicando enormemente l’analisi statica e dinamica. L’estensione .pyw gli permette inoltre di girare in background senza mai aprire una finestra di console visibile.Dopo l’inizializzazione, che legge da un file di configurazione l’indirizzo del C2, i percorsi delle directory, gli intervalli per gli screenshot e uno user-agent dedicato, BusySnake si mette in ascolto di comandi tramite una funzione poll_task che interroga costantemente il server. Tra le capacità operative documentate da Kaspersky:Furto di dati dagli appunti di sistema (clipboard)Enumerazione dei file sul disco con logging dei metadati in un database localeRicerca di chiavi esadecimali a 64 caratteri nei file — un pattern tipico dei wallet di criptovalute — e relativa esfiltrazioneCattura periodica di screenshot, archiviazione e invio al C2Keylogging con invio ed eliminazione periodica del logFurto di cookie e password da browser Chromium e Firefox, tramite lettura diretta dei file Cookies/cookies.sqlite e della master key in Login StateFurto di sessioni e credenziali Telegram dalla cartella tdata, previa terminazione forzata del processo telegram.exeApertura di un tunnel SSH inverso riutilizzando una chiave privata fornita dal C2 (funzionalità ereditata dal tool standalone Go2Tunnel, ora integrata nativamente nello stealer)Installazione o riavvio di RustDesk per ottenere il controllo remoto, con cattura dello screenshot delle credenziali inserite dalla vittima al momento del loginKaspersky ha inoltre individuato una versione più recente dello stealer che introduce un vero e proprio framework di gestione dei task: ogni comando ricevuto dal C2 viene assegnato a un identificativo univoco e transita attraverso quattro stati operativi — SCHEDULED, IN_PROGRESS, SUCCEEDED, FAILED — per un reporting più granulare verso l’infrastruttura d’attacco. Un dettaglio che segnala una maturazione ingegneristica non banale per un tool di questa fascia.L’ombra dell’AI nel malware developmentUn elemento che merita attenzione da parte degli analisti: secondo Kaspersky, i payload di primo stadio (loader e stager) mostrano segni di essere stati generati, almeno in parte, con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale, a giudicare dalla presenza di commenti ridondanti e blocchi di codice ripetitivi tipici dell’output di modelli linguistici. Non è un caso isolato nel panorama 2026, ma conferma una tendenza: gruppi di livello medio stanno abbassando i tempi di sviluppo del malware affidandosi a copiloti AI, con tutte le implicazioni che questo comporta in termini di volume e velocità di iterazione delle campagne.Due righe per i difensoriPer i team di detection, il caso Armored Likho offre alcuni punti di leva concreti. Il monitoraggio di scheduled task con nomi che imitano processi Microsoft legittimi (WindowsHelper, ma anche varianti simili) dovrebbe essere prioritario in ambienti governativi e OT/ICS del settore energetico. Vale la pena bloccare o ispezionare il download di interpreti Python portatili e script get-pip.py da endpoint non di sviluppo, un comportamento anomalo per la maggior parte delle postazioni impiegatizie. È inoltre opportuno verificare che la patch per CVE-2025-9491 sia stata applicata su tutta la flotta Windows, dato che il bug LNK continua a essere riciclato da attori eterogenei quasi un decennio dopo la sua prima comparsa. Infine, il traffico verso servizi di tunneling SSH inverso avviato da processi non amministrativi è un segnale da allarme immediato, così come i tentativi di reinstallazione o riavvio non richiesti di RustDesk.Kaspersky segnala di continuare a monitorare attivamente l’evoluzione della campagna e dell’infrastruttura di rete associata: è ragionevole aspettarsi nuove varianti di BusySnake nei prossimi mesi, considerato il ritmo di sviluppo osservato finora.Indicatori di compromissione (IoC)# Hash MD5 (selezione) 5D5C3E483C5E544260CE98FC29FBF192 - PS1 stager 0041FD1B2358CD08DBCBC28EA8FC3D20 - EXE dropper 894332174F536C2E1EFEDA05CBA79F8B - DLL loader CF74AC018D158EA2C2CFA1B1D71D95BC - LNK malevolo C7622A1EFFA27BBFEE6D6E03D6474343 - BusySnake Stealer (PYW) 80B7700053E115D65365CE7330383320 - BusySnake Stealer (nuova versione, PYW) 6B45DDB39A6E86229348DCBBA3857E7C - Archivio RAR con BusySnake 006887732CA4A4A46A97989CF4DEEEF6 - Archivio RAR con BusySnake 732C31ACF971A81C7E51B2A3DAE82020 - Archivio RAR con BusySnake # Domini C2 winupdate[.]live arvax[.]xyz varenie[.]live lvl99[.]store onetoken[.]ink winupdate[.]ink # CVE sfruttata CVE-2025-9491 (ZDI-CAN-25373) - Windows LNK RCE, patchata Nov 2025 # Scheduled task sospetto WindowsHelper (persistenza BusySnake) MicrosoftOfficeUpdate (persistenza AquilaRAT)Fonti: Kaspersky/Securelist, The Hacker News, BI.ZONE Threat Intelligence.
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