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    Si parla di:TogglePer quasi un decennio, un gruppo di spionaggio informatico legato alla Cina ha operato indisturbato all’interno di una rete isolata di infrastrutture critiche, compromettendo il cuore stesso del meccanismo di autenticazione Linux. La scoperta, firmata dai ricercatori di Sygnia, racconta di una pazienza operativa rara e di una sofisticazione tecnica che ridefinisce il concetto di persistenza avanzata.Velvet Ant: chi è e cosa ha fatto in precedenzaVelvet Ant è un cluster di attività di cyberspionaggio attribuito a un attore nation-state cinese, già documentato da Sygnia nel 2024 in una campagna che aveva preso di mira dispositivi F5 BIG-IP rimasti compromessi per tre anni senza essere rilevati. Nello stesso anno, Cisco aveva segnalato lo sfruttamento di uno zero-day nei propri switch NX-OS da parte dello stesso gruppo. La nuova ricerca, denominata Operation Highland, supera però per portata e durata tutto ciò che era stato osservato in precedenza: dieci anni di accesso continuativo a una rete air-gapped di infrastrutture critiche appartenente a una grande organizzazione.La catena di attacco: dall’esterno alla rete isolataL’intrusione ha avuto inizio nel 2016 con la compromissione di server esposti su internet. Su questi sistemi, Velvet Ant ha distribuito una versione modificata di GS-Netcat, uno strumento legittimo per creare tunnel cifrati, trasformato in una reverse shell persistente. Il file veniva mascherato come utility di sistema auditdb e collocato in /usr/sbin/, stabilendo la persistenza tramite un servizio systemd malevolo oppure modificando gli script di avvio SysVinit a seconda del sistema.Per muoversi lateralmente senza generare traffico diretto verso internet, gli attaccanti hanno installato un proxy SOCKS5 scritto in Perl che mascherava il proprio processo come smbd -D, usando filename, porte e nomi di processo diversi su ogni host per ostacolare il rilevamento.La parte più sofisticata riguarda però la costruzione del percorso di accesso verso la rete isolata. Velvet Ant ha modificato la configurazione di un server Nginx internet-facing per proxare richieste HTTP specificamente costruite verso un server backend compromesso. Questo backend aveva a sua volta Nginx configurato per inoltrare le richieste a un processo FastCGI (fcgiwrap) in ascolto su una porta separata. Il FastCGI wrapper agiva come bridge di esecuzione, lanciando un binario personalizzato chiamato uptime che stabiliva connessioni SSH verso sistemi nella rete isolata, usando parametri forniti tramite HTTP POST.“Concatenando queste modifiche, Velvet Ant ha stabilito un percorso di esecuzione remota nell’ambiente segregato tramite semplici richieste HTTP, senza mai richiedere una connessione diretta alla rete di infrastrutture critiche.” — SygniaIl colpo di genio: backdoor nell’autenticazione LinuxUna volta ottenuto l’accesso alla rete isolata, Velvet Ant ha spostato il focus verso la persistenza a lungo termine e la raccolta di credenziali, attaccando direttamente il sistema di autenticazione Linux: i Pluggable Authentication Modules (PAM).I ricercatori di Sygnia hanno identificato nove varianti distinte del modulo malevolo pam_unix.so, ciascuna compilata in un ambiente di build separato — un indicatore di un attore con risorse abbondanti e operativamente disciplinato. Alcune varianti funzionavano come backdoor pura, accettando una password hardcoded che consentiva l’accesso bypassando l’autenticazione normale. Altre raccoglievano e memorizzavano localmente le credenziali di tutti gli utenti in un file nascosto.In parallelo, gli attaccanti hanno sostituito i componenti di OpenSSH — inclusi ssh, sshd e scp — con versioni trojanizzate capaci di:Catturare e registrare le password utilizzate nelle sessioni SSHLoggare tutti i comandi eseguiti dagli amministratoriNascondere le tracce dell’attività degli attaccantiDisabilitare SELinux quando avviati con privilegi rootPermettere agli stessi attaccanti di disattivare il logging delle proprie sessioni tramite un flag specialeVelvet Ant ha inoltre aggiunto le proprie chiavi pubbliche SSH negli authorized_keys dei server compromessi, garantendosi un accesso persistente senza password indipendente dai moduli PAM manipolati.Dieci anni invisibili: perché il rilevamento era così difficileLa scelta di compromettere i componenti di autenticazione stessi, piuttosto che distribuire malware convenzionale, ha rappresentato il fattore chiave nella longevità dell’operazione. I tool di sicurezza cercano processi anomali e comunicazioni di rete sospette: un’autenticazione PAM modificata che accetta una password hardcoded sembra semplicemente un login legittimo. I log di sistema mostravano accessi normali. Non c’erano payload da rilevare, non c’erano connessioni C2 evidenti dall’interno della rete isolata.L’uso di nomi di file, porte e nomi di processo differenti su ogni host rendeva impossibile correlare l’attività attraverso la rete senza una visione completa e coordinata dell’intero ambiente.Il cleanup: più pericoloso della compromissioneSygnia descrive la fase di remediation come particolarmente complessa. Velvet Ant aveva sostituito tanti componenti critici con versioni personalizzate che la loro rimozione scorretta avrebbe potuto bloccare l’accesso degli amministratori legittimi, causando interruzioni operative in sistemi di infrastruttura critica.Il team di risposta ha dovuto costruire un laboratorio di test per validare il processo di sostituzione dei binari, profilare ogni host per identificare le versioni corrette dei componenti, testare le procedure di ripristino e preparare rollback prima di tentare qualsiasi intervento in produzione. Ogni step veniva validato verificando che l’autenticazione SSH continuasse a funzionare correttamente.Indicatori di compromissione e due righe difensiveSygnia raccomanda di trattare componenti come PAM, OpenSSH e Windows LSASS come asset di sicurezza critici da proteggere con:File Integrity Monitoring (FIM) sui binari di autenticazione e sui moduli PAMEDR con regole specifiche per modifiche a /lib/security/pam_unix.so, /usr/sbin/sshd, /usr/bin/sshMFA obbligatoria per l’accesso privilegiato, anche in reti air-gappedBackup immutabili verificati periodicamente con procedure di ripristino testate offlineMonitoring delle chiavi SSH nei file authorized_keys su tutti i server# File e percorsi da monitorare con FIM /lib/security/pam_unix.so /lib/x86_64-linux-gnu/security/pam_unix.so /usr/sbin/sshd /usr/bin/ssh /usr/bin/scp /etc/ssh/sshd_config /root/.ssh/authorized_keys /home/*/.ssh/authorized_keys # Processi sospetti identificati nell'operazione smbd -D # proxy SOCKS5 mascherato uptime # binario custom per SSH verso rete isolata auditdb # GS-Netcat reverse shell # Pattern di accesso sospetto # Login PAM con password non corrispondente agli hash in /etc/shadow # Sessioni SSH con flag speciali non documentati # Traffico HTTP verso Nginx con parametri POST insoliti verso backend interniOperation Highland dimostra che la sicurezza delle reti air-gapped non può essere data per scontata. Quando un attore sufficientemente motivato riesce a ottenere l’accesso iniziale, la mancanza di connettività internet non è un ostacolo insuperabile: è semplicemente un problema da risolvere con creatività tecnica. E come questa operazione mostra, quella creatività può restare nascosta per un decennio.
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    Si parla di:ToggleUn rapporto pubblicato oggi da Recorded Future’s Insikt Group smantella pezzo per pezzo una vasta rete di siti web contraffatti utilizzati dalle flotte ombra iraniane e russe per aggirare le sanzioni internazionali. Oltre 36 siti impersonano registri navali, amministrazioni marittime nazionali e società di classificazione inesistenti, formando un ecosistema digitale al servizio dell’evasione sanzionatoria.Il contesto: flotte ombra e sanzioni internazionaliDa quando le sanzioni occidentali hanno colpito le esportazioni energetiche di Russia e Iran, entrambi i Paesi hanno sviluppato reti di navi “ombra” — imbarcazioni che operano cambiando frequentemente bandiera, proprietario apparente e documentazione per continuare a trasportare petrolio sul mercato globale. Il problema centrale è la verifica: port state control, compagnie assicurative e broker richiedono documenti ufficiali — certificati di classe, certificati per i marittimi, lettere P&I — e questi documenti ora vengono prodotti digitalmente da entità fittizie che mimano quelle reali.Tre cluster, un ecosistema interconnessoInsikt Group ha identificato tre cluster di infrastruttura online, designati Alpha, Bravo e Charlie, accomunati da sovrapposizioni tecniche, pattern di registrazione domini e ricorrenti errori OPSEC. L’analisi mostra connessioni esplicite a 17 navi, la maggioranza delle quali già sanzionate dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control) del Dipartimento del Tesoro statunitense.Cluster Alpha è quello più sofisticato dal punto di vista tecnico: include un generatore automatizzato di PDF che produce certificati fraudolenti per marittimi con QR code funzionali, apparentemente riconducibile all’azienda indiana di sviluppo web Oceaniek Technologies. I certificati vengono emessi “per conto” delle amministrazioni marittime di Benin, Comore e Nicaragua — paesi con scarsa capacità di supervisione e spesso sfruttati come bandiere di comodo.Cluster Bravo è collegato a due cittadini siriani, uno dei quali ha precedenti di coinvolgimento in attività illecite, e comprende organizzazioni fittizie come la Med Lloyd Classification Society, Hellas Naval Bureau of Shipping e vari siti di formazione per marittimi. Cluster Charlie condivide caratteristiche tecniche e di design con Bravo ma rimane non attribuito, e utilizza uno schema di “validazione a strati” in cui le amministrazioni marittime false avallano altre entità false per costruire credibilità reciproca.Tecniche di falsificazione: il generatore di certificatiIl meccanismo più significativo identificato nel Cluster Alpha è un’applicazione web che consente la generazione self-service di documenti marittimi fraudolenti. Il sistema accetta i dati del marittimo in input, genera un certificato PDF formalmente identico a quello ufficiale, associa al documento un QR code che punta a una pagina di verifica controllata dagli stessi attori — restituendo risultati “positivi” durante le ispezioni portuali — e mantiene un database queryabile di certificati fittizi per simulare consultazioni da parte delle autorità. Questa capacità trasforma il sistema di verifica documentale in uno strumento di validazione per i documenti fraudolenti stessi.Pattern tecnici e indicatori di infrastruttura# Domini identificati nei tre cluster ## Cluster Alpha beninmaritime[.]org / beninmaritime[.]co / beninmaritime[.]net epnicaragua[.]org atlasregister[.]net ## Cluster Bravo medlloyd[.]online hellasnaval[.]net nauticacentro[.]mx isithin[.]com ## Cluster Charlie pioneersmaritime[.]com alliance-scs[.]org sasmaa[.]club zambmaritime[.]org # IP di hosting condivisi 159[.]198[.]36[.]123 217[.]76[.]51[.]133 151[.]80[.]4[.]227Collegamento a report precedenti e navi sanzionateIl rapporto integra indagini precedenti: Bellingcat aveva documentato nel febbraio 2026 l’attività di Oceaniek Technologies, e Lloyd’s List aveva scoperto un cluster di registri navali falsi centrati attorno al dominio marinegov[.]net. Le 17 navi per cui Insikt Group ha trovato connessioni esplicite includono petroliere già sanzionate da OFAC, Unione Europea e altri Paesi. Questo elemento rafforza la tesi che le reti di siti fraudolenti non siano operative isolate ma componenti di un’infrastruttura di servizio — un sanctions-evasion-as-a-service — che vende documentazione falsa a più reti operative simultaneamente.Due righe per compliance e difensoriPer le organizzazioni del settore marittimo, portuale e finanziario coinvolte in operazioni di due diligence, il rapporto segnala un cambio di paradigma: la verifica documentale tradizionale non è più sufficiente. Le raccomandazioni operative includono la verifica indipendente contattando direttamente le autorità nazionali (non tramite link nei documenti), l’integrazione di feed CTI nelle piattaforme di compliance per rilevare domini fraudolenti, l’analisi WHOIS dei domini presenti nei certificati e la segnalazione coordinata alle autorità dei Paesi la cui identità viene impersonata.Fonte primaria: Insikt Group / Recorded Future, 11 giugno 2026.
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    Si parla di:ToggleIl dominio polyfill[.]io — protagonista di uno dei più clamorosi supply chain attack del 2024 — è tornato attivo a fine maggio 2026 con un nuovo vettore: risposte HTTP 401 che inducono i browser a mostrare finestre di autenticazione false agli utenti di siti che non avevano ancora rimosso il vecchio script. Tra le vittime più note: Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung Smart TV.Il contesto: l’incidente polyfill.io del 2024Polyfill è una libreria JavaScript che permette ai siti web di supportare funzionalità moderne su browser legacy, fornendo uno strato di compatibilità lato client. Per anni, milioni di siti hanno caricato questa libreria dal CDN ospitato su polyfill[.]io — un dominio che tuttavia non era mai stato di proprietà del creatore del progetto open source, Andrew Betts.Nel febbraio 2024, il dominio polyfill[.]io fu acquistato da un’entità cinese (Funnull), che lo utilizzò per iniettare codice malevolo negli script distribuiti dal CDN, colpendo oltre 100.000 siti. Betts reagì subito consigliando a tutti gli amministratori di rimuovere il servizio dai propri siti e rilancò il progetto originale sotto nuovi domini (polyfill.com, poi polyfill.top). Le autorità e diversi CDN provider bloccarono l’accesso a polyfill[.]io, fermando i redirect malevoli.Maggio 2026: il dominio risponde di nuovo — con HTTP 401Il problema del 2026 ha un meccanismo diverso ma altrettanto insidioso. Secondo il ricercatore di sicurezza Pasquale Pillitteri, a partire da fine maggio 2026 il dominio polyfill[.]io ha ricominciato a rispondere alle richieste, questa volta restituendo codici HTTP 401 (Unauthorized). Quando un browser carica una risorsa da un dominio esterno e riceve una risposta 401, interpreta questo come una richiesta di autenticazione e mostra automaticamente una finestra di dialogo per inserire username e password.Tutti i siti che negli ultimi due anni non avevano completato la pulizia del codice — rimuovendo ogni riferimento a polyfill[.]io — si sono trovati improvvisamente a presentare ai propri utenti delle finestre di login che sembravano provenire dal sito legittimo, ma erano in realtà generate da una risorsa esterna non controllata dall’azienda.Le organizzazioni colpiteIl colosso tecnologico Toshiba ha pubblicato un avviso urgente ai propri utenti il 2 giugno 2026, chiedendo di annullare qualsiasi finestra di autenticazione insolita apparsa sul sito e di non inserire credenziali. Il gigante del retail Muji ha emesso un comunicato simile, dichiarando di non aver rilevato accessi non autorizzati o fughe di dati, ma invitando comunque alla prudenza chi avesse eventualmente inserito le proprie credenziali. Anche Zojirushi (elettrodomestici), FiNC Technologies (app di salute), Ishiyaku Publishers e Hobonichi (editore e brand lifestyle) hanno segnalato lo stesso problema. Pillitteri ha riportato che il fenomeno si è manifestato anche sui televisori Samsung Smart TV l’1 giugno 2026.Analisi tecnica: il meccanismo dell’HTTP 401 browser promptIl comportamento è standard nelle specifiche HTTP: quando una risorsa (script, immagine, iframe) risponde con 401, il browser mostra automaticamente una finestra di autenticazione nativa (WWW-Authenticate challenge). L’aspetto visivo di questa finestra è quello di un dialog box del browser — non una pagina web — il che può dare all’utente l’impressione di una richiesta legittima proveniente dal sito che sta visitando. Se l’utente inserisce le credenziali, queste vengono inviate in chiaro (o con Basic Auth) al server che ha emesso la challenge — in questo caso polyfill[.]io.Al momento della pubblicazione dell’articolo originale di BleepingComputer (5 giugno 2026), non erano emerse prove concrete che le credenziali eventualmente inserite dagli utenti fossero state effettivamente raccolte. Toshiba e Muji hanno dichiarato di aver rimosso il riferimento a polyfill[.]io e di aver sospeso il servizio. Tuttavia, il rischio per gli utenti che abbiano inserito credenziali prima della chiusura rimane reale, e il cambio password immediato è fortemente consigliato.Cosa devono fare gli amministratori di siti webLa lezione principale di questo incidente è chiara: le dipendenze da CDN esterni non controllati rappresentano un rischio persistente anche dopo che un incidente di sicurezza è stato apparentemente risolto. Gli amministratori devono verificare immediatamente che nessuna pagina del proprio sito contenga riferimenti a polyfill[.]io — incluse pagine secondarie, template legacy e componenti di terze parti. Gli strumenti di Content Security Policy (CSP) e Subresource Integrity (SRI) possono prevenire questo tipo di attacco bloccando il caricamento di risorse da domini non autorizzati o con hash diverso da quello atteso. Qualsiasi CDN di terze parti dovrebbe essere monitorato per variazioni nel comportamento delle risorse caricate.Indicatori## Dominio da bloccare polyfill.io cdn.polyfill.io ## Pattern da cercare nel codice sorgente src="https://polyfill.io/ src='https://polyfill.io/ src="//polyfill.io/
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    Si parla di:ToggleSophos ha scoperto che un gruppo ransomware attualmente attivo ha costruito un laboratorio automatizzato basato su agenti AI — tra cui Claude Opus 4.5 — per sviluppare e testare sistematicamente tecniche di evasione dagli endpoint detection and response (EDR). Non si tratta di fantascienza: l’infrastruttura era operativa, testava payload reali contro Sophos, CrowdStrike e Windows Defender, e i risultati venivano usati in attacchi reali contro organizzazioni globali.Come è emersa la scopertaL’indagine è partita da un alert anomalo su un endpoint cliente: payload malevoli provenivano da una directory di testing insolita. Approfondendo, i ricercatori di Sophos hanno trovato qualcosa di inaspettato — non solo malware, ma un intero framework di sviluppo e testing. L’ambiente conteneva profili Cobalt Strike configurati per mascherare il traffico beacon come richieste web legittime, un meccanismo di command-and-control via Telegram Bot API, script Python per l’iniezione di shellcode in processi Windows legittimi, e un Cloudflare Worker usato per nascondere il server C2 backend. Sophos ha collegato l’attività a operazioni di ransomware e furto di dati, ma non ha divulgato il nome del gruppo per via di indagini ancora in corso.L’architettura del laboratorio: VM dedicate, agenti AI e MCPIl nucleo dell’operazione era un laboratorio di test composto da più macchine virtuali Windows Server 2022, ognuna dedicata a un diverso prodotto EDR: una per Sophos, una per CrowdStrike, una terza come ambiente di controllo senza EDR installato. Una quarta VM Ubuntu ospitava un server Sliver per il command-and-control. L’attore ha utilizzato Ludus, una piattaforma per il deployment rapido di ambienti virtualizzati di sicurezza, per provisionare l’infrastruttura.All’interno di questo ecosistema operavano più agenti AI coordinati tramite il protocollo Model Context Protocol (MCP), lo standard aperto che consente agli assistenti AI di interagire con strumenti e repository esterni. Un agente Claude Opus 4.5 fungeva da coordinatore principale, impostando le regole operative per gli altri agenti. Agenti specializzati si occupavano rispettivamente del testing EDR, della documentazione dei risultati, dell’hardening OPSEC, dei test di stress sul proxy e del deployment delle VM. Lo sviluppo del codice malevolo avveniva tramite Cursor, un IDE AI-native che integra capacità generative direttamente nell’ambiente di sviluppo.Il workflow: da articoli di ricerca a payload ottimizzatiIl processo di sviluppo seguiva una pipeline iterativa ben strutturata. Gli agenti leggevano articoli di threat intelligence da blog di vendor come Kaspersky, Palo Alto Networks e Bishop Fox, oltre a post su X e Telegram. Le tecniche di bypass identificate venivano estratte, mappate sul framework MITRE ATT&CK, trasformate in moduli di test, eseguite nel laboratorio virtualizzato contro gli EDR target, e i risultati documentati per guidare l’iterazione successiva.Il framework di generazione payload — uno strumento Python centrale — produceva eseguibili Windows personalizzati e DLL che incorporavano cifratura, tecniche di evasione e metodi di esecuzione alternativi. In totale, l’infrastruttura supportava quasi 80 moduli per testare oltre 70 tecniche di evasione distinte. Gli script Python erano in parte scritti in russo, e molti mostravano chiari pattern di generazione AI.Un aspetto critico riguarda il pretesto usato con Claude: l’attore ha incorniciato il progetto come un framework di red team per eludere i guardrail del modello. Sophos ha segnalato il pattern ad Anthropic. “Tentativi di aggirare i limiti dei modelli usando framing benigno per prompt malevoli — come il pretesto del red team — sono stati osservati in numerosi casi negli ultimi dodici mesi,” ha dichiarato Rafe Pilling, Director of Threat Intelligence di Sophos.Quanto è efficace davvero?La documentazione interna al framework attestava un aumento progressivo del tasso di successo nell’evasione man mano che i moduli venivano raffinati. Tuttavia i dati di test effettivi analizzati durante l’indagine non supportavano queste affermazioni. “Non disponiamo dei dati per spiegare completamente le discrepanze, ma è probabile che le allucinazioni degli LLM abbiano avuto un ruolo,” ha concluso Pilling. Il risultato è paradossale: un laboratorio AI che produce documentazione ottimistica ma risultati meno convincenti di quanto dichiarato. Questo non riduce la pericolosità della tendenza, ma ne contestualizza i limiti attuali.Due righe per i difensoriL’aspetto più preoccupante non è che l’AI abbia reso il ransomware invincibile — non è così, almeno per ora. Il problema è la scalabilità del processo di sviluppo: quello che richiedeva settimane di lavoro manuale per testare una singola tecnica di bypass può ora essere automatizzato in ore. I fondamentali della difesa restano invariati: patching, MFA/passkey, protezione degli endpoint. Ma l’accelerazione nel ciclo di sviluppo del malware significa che la finestra temporale tra la comparsa di una nuova tecnica di evasione e la sua adozione operativa da parte dei criminali si sta accorciando drasticamente.Per i team di sicurezza, questa vicenda sottolinea l’importanza di monitorare attività anomale nelle directory di staging e testing, rilevare l’uso di tool di virtualizzazione come Ludus in ambienti non autorizzati, prestare attenzione all’abuso di strumenti di sviluppo AI-native per la generazione di codice sospetto, e verificare connessioni verso Telegram Bot API da endpoint aziendali come potenziale C2 channel.
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    @harrysintonen Isn't deleting not truly deleting an unavoidable issue due to stuff like cpu caches?
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    This dumb password rule is from LCL.You have to enter your 6-digit password using this Frenchy keypad.https://dumbpasswordrules.com/sites/lcl/#password #passwords #infosec #cybersecurity #dumbpasswordrules
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    Today is L0pht Day. In 1998 7 hackers in suits told the US Senate the internet was a house of cards. We said we could take it down in 30 minutes. They looked at us like we'd landed from another planet.28 yrs later, the gap between what the security community knows and what decision-makers act on remains a fundamental problem.Miss you, Peter Neumann. He testified that day too, with decades of hard-earned wisdom. We owe him.The work isn't done. It never was.#L0phtDay #InfoSec
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    AI assisted pen testing, coding and arising secvulns. Are we humans still good enough?the last weeks we saw more and more security issues coming up. Let's talk!Sorry, a pretty long blog post about this...https://gyptazy.com/blog/coding-after-ai-are-humans-still-good-enough/#ai #aicoding #coding #opensource #foss #security #infosec #vulns #developer #devops #engineer #ops #fedi #philosophy
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    @beyondmachines1 does this apply only if you missed switching over to gem.coop or is that affected as well?
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    Critical PHP SOAP Extension Vulnerabilities Enable Remote Code ExecutionPHP released emergency updates to fix five vulnerabilities, including two critical use-after-free flaws (CVE-2026-6722 and CVE-2026-7261) that allow unauthenticated remote code execution via the SOAP extension.**If you run PHP on your web servers, update immediately to version 8.2.31, 8.3.31, 8.4.21, or 8.5.6. If you can't patch right away, disable the SOAP extension as a temporary measure until the update is applied.**#cybersecurity #infosec #advisory #vulnerabilityhttps://beyondmachines.net/event_details/critical-php-soap-extension-vulnerabilities-enable-remote-code-execution-g-4-t-d-9/gD2P6Ple2L
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    @mcfly which bit of news was the cause of this ?
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    💀 Il reparto IT sta per aprire una denuncia contro la Cybersecurity per molestie continuative 💀Pare che tutto sia iniziato con una semplice domanda: “Hai fatto il backup?”#redhotcyber #meme4cyber #meme #comico #cyber #hacking #hacker #infosec #infosecurity
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    Well, the new Google ReCaptcha is awful, sheeshIt's a QR code you have to scan with a "proper" device - aka with Google Services installedGoodbye last 10 years of phishing awareness, time to scan random QRs without a thought while you are purchasing things, woo! Seriously what were they thinking?And because it's recommended to be put in "high risk" places, people will expect them to be seen there, and so a scam/phishing QR will be so much easier to slip in.https://cloud.google.com/blog/products/identity-security/introducing-google-cloud-fraud-defense-the-next-evolution-of-recaptcha/#google #captcha #recaptcha #phishing #infosec #cybersecurity
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    @quad9dns Apparently this is what's going on:https://status.denic.de/> DENIC eG is currently experiencing a disruption in its DNS service for .de domains. As a result, all DNSSEC-signed .de domains are currently affected in their reachability.> The root cause of the disruption has not yet been fully identified. DENIC’s technical teams are working intensively on analysis and on restoring stable operations as quickly as possible.
  • Edit: issue seems fixed.

    Mondo infosec dnssec dns germany
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    @rysiek part of the whole idea of DNSSEC is that you can do your own validation (or not). it should be a local decision. if you choose to give your DNS and DNSSEC choices to someone else, do so with knowledge and deliberate choice.
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    @ra6bit @tinker exactly
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    A nice new #Linux kernel exploit aka CopyFail CVE-2026-31431 https://copy.fail/ #infosec
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    @BastilleBSD Anyone who tells you they are an expert in cyber security is either a fool, or a liar.--me, about 15 years ago.I wasn't wrong then, I'm not wrong now.(No offense, congrats on the degree)