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    Si parla di:ToggleMigliaia di email di conferma iscrizione e newsletter che intasano la casella di posta in pochi minuti, seguite — puntuale come un copione — da un messaggio Teams di un fantomatico “IT Support” pronto ad aiutare. È la sequenza che eSentire’s Threat Response Unit (TRU) ha documentato in una campagna di luglio 2026 contro un’azienda del settore software, attribuita al broker di accessi iniziali UNC6692. Il bersaglio finale non è un semplice furto di credenziali: è l’installazione di Edgecution, un’estensione malevola per Microsoft Edge capace di evadere la sandbox del browser e prendere il controllo dell’host sottostante.UNC6692 non è un nome nuovo per chi segue il crimine informatico organizzato: Google Cloud/Mandiant lo ha già descritto come un initial access broker (IAB) che prepara il terreno per gruppi ransomware, tra cui la syndicate nota come Payouts King. La catena osservata da eSentire — email bombing, impersonificazione IT via Teams, Quick Assist e una suite di malware modulare battezzata “SNOW” — è la stessa tradecraft già segnalata da Google e da The Hacker News nei mesi scorsi, ma il report più recente aggiunge dettagli tecnici granulari sull’ultimo anello della catena, l’estensione Edgecution, e sui suoi indicatori di compromissione.Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamataL’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-onIl finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browserIl payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.Un IAB al servizio del ransomwareIl quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.Due righe per i difensoriPer i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.Indicatori di compromissione[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront] d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net (+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU) [URL di delivery phishing/payload - Amazon S3] hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a (+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU) [Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload] 232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5 da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c [Comandi osservati in fase di deployment] tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase "" cmd.exe /c python --version 2>&1 cmd /c start /min ... & del [Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT] Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)" (indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale) [Persistenza] Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\ Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricataFonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.
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    Si parla di:TogglePer anni Scattered Spider ha costruito la propria reputazione criminale sulla capacità di restare invisibile, nascondendosi dietro VPN, servizi di anonimizzazione e infrastrutture usa e getta. Ora, atti giudiziari appena desecretati mostrano come gli investigatori statunitensi abbiano comunque ricostruito l’identità di un presunto membro del gruppo grazie a un ingrediente inatteso: un identificativo univoco che Windows assegna a ogni installazione e che Microsoft ha fornito all’FBI dietro ordine del tribunale.Chi è Peter Stokes e cosa gli viene contestatoAl centro del caso c’è Peter Stokes, 19 anni, cittadino con doppio passaporto statunitense ed estone, arrestato in aprile in Finlandia mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto in Giappone, con la collaborazione della National Bureau of Investigation finlandese. È stato successivamente estradato negli Stati Uniti e ha affrontato la sua prima udienza davanti a un tribunale federale di Chicago il 30 giugno 2026. I procuratori lo accusano di aver fatto parte di Scattered Spider, il collettivo cybercriminale noto anche con gli alias Octo Tempest, UNC3944 e 0ktapus, e di aver partecipato a molteplici intrusioni informatiche, furti di dati e schemi di estorsione.Secondo l’accusa, le autorità federali attribuiscono al gruppo oltre 100 intrusioni di rete e più di 100 milioni di dollari in pagamenti di riscatto dal 2022 a oggi, con un modus operandi che combina ingegneria sociale, furto di credenziali, SIM swapping e compromissione di ambienti cloud enterprise.GDID: il “device fingerprint” che nessuno può disattivareIl dettaglio tecnico più rilevante della vicenda riguarda il Global Device Identifier (GDID), un identificativo univoco assegnato da Microsoft a ogni installazione di Windows per finalità di telemetria a livello di dispositivo e per l’erogazione di alcuni servizi di piattaforma. Secondo l’affidavit dell’FBI reso pubblico, un account ngrok utilizzato durante una delle intrusioni contestate era stato creato attraverso una VPN — ma Microsoft, dopo aver ricevuto un ordine del tribunale, è stata in grado di associare quell’attività a uno specifico GDID.Da lì, gli investigatori hanno incrociato il GDID con la telemetria storica di Microsoft, individuando ulteriori indirizzi IP riconducibili alla stessa installazione Windows in periodi diversi. Questi indirizzi sono stati poi correlati con i log di accesso ottenuti da Snapchat, Apple, Facebook, con i registri di viaggio e con altre fonti digitali, costruendo — secondo l’accusa — un pattern coerente che collega il dispositivo a Stokes. Microsoft, va precisato, non ha monitorato l’attività in tempo reale: ha fornito telemetria storica e informazioni sul dispositivo solo dopo un iter legale formale, e aveva già inoltrato segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered Spider fin dal 2024.Timeline del caso2024 — Microsoft inoltra alle autorità le prime segnalazioni penali su Stokes come possibile membro di Scattered SpiderMaggio 2025 — intrusione contro un rivenditore statunitense di gioielleria di lusso: l’help desk IT viene manipolato con ingegneria sociale per resettare le credenziali di un dipendenteMaggio 2025 — esfiltrazione di circa 100 GB di dati e richiesta di riscatto da 8 milioni di dollari in criptovaluta; l’azienda rifiuta di pagare ma subisce perdite operative stimate in circa 2 milioni di dollariAprile 2026 — Stokes viene arrestato a Helsinki mentre tenta di imbarcarsi su un volo per il Giappone30 giugno 2026 — prima udienza federale a Chicago dopo l’estradizioneNon solo telemetria: un mosaico di prove digitaliNonostante il dibattito online si sia concentrato quasi esclusivamente sul ruolo di Microsoft, l’affidavit chiarisce che gli investigatori si sono basati su molteplici fonti indipendenti: log dei provider cloud, infrastruttura sequestrata, comunicazioni intercettate e prove digitali raccolte nel corso di un’indagine più ampia. È un promemoria importante per chi si occupa di threat intelligence e incident response: l’attribuzione moderna raramente si basa su un singolo indicatore, ma su una correlazione incrociata tra fonti eterogenee — piattaforma, cloud provider, social network, dati di viaggio — che insieme riducono drasticamente lo spazio delle identità plausibili, anche quando l’attaccante ha fatto ampio uso di VPN e servizi di anonimizzazione.Implicazioni per i difensori e per il settoreIl caso Stokes offre due lezioni parallele. La prima riguarda la resilienza dei processi organizzativi: l’attacco alla gioielleria di lusso è iniziato con un classico vishing/social engineering contro l’help desk IT, lo stesso schema che ha permesso a Scattered Spider di colpire catene alberghiere, compagnie aeree e assicurazioni negli ultimi anni. Rafforzare le procedure di verifica dell’identità per il reset delle credenziali — con callback verification, domande di sicurezza fuori banda o approvazione multi-step — resta la contromisura più efficace e meno costosa contro questo genere di intrusioni.La seconda lezione riguarda l’attribuzione: la vicenda GDID dimostra che le piattaforme cloud e i sistemi operativi moderni generano una quantità di telemetria sufficiente a ricostruire pattern comportamentali anche a distanza di mesi, sollevando al contempo interrogativi legittimi sulla portata e sulla durata di conservazione di questi dati per finalità che vanno ben oltre il semplice funzionamento del prodotto. Per i team SOC, il takeaway operativo è monitorare con attenzione l’uso di strumenti di tunneling come ngrok all’interno del proprio perimetro: la loro presenza, specie se associata ad accessi VPN anomali, resta uno dei segnali più affidabili di attività Scattered Spider in corso.Indicatori e TTP notiGruppo: Scattered Spider (alias Octo Tempest, UNC3944, 0ktapus) Soggetto: Peter Stokes, 19 anni, cittadinanza USA/Estonia Arresto: aprile 2026, Helsinki (Finlandia), tentata fuga verso il Giappone Estradizione/udienza: 30 giugno 2026, tribunale federale di Chicago TTP osservate: - Vishing / social engineering verso help desk IT per reset credenziali - SIM swapping - Furto di token/sessioni cloud (Azure, SaaS enterprise) - Tunneling via ngrok per infrastruttura C2 temporanea - Esfiltrazione dati seguita da estorsione in criptovaluta Caso di riferimento: intrusione maggio 2025 contro rivenditore di gioielleria di lusso USA - ~100 GB di dati esfiltrati - Richiesta riscatto: $8.000.000 in criptovaluta (rifiutata) - Perdite operative stimate: ~$2.000.000 Fonte identificativa chiave: Microsoft Global Device Identifier (GDID) - Fornito all'FBI dietro ordine del tribunale - Correlato con IP storici, login Snapchat/Apple/Facebook, dati di viaggioFonti: CyberScoop, atto d’accusa FBI (U.S. Attorney’s Office, Northern District of Illinois), BreachNews.
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    signorina37@defcon.social
    Once, during an #awareness session, I brought a jar into the room.One of those old-school glass jars with a metal lid.I put it on the table and asked the executives (not the CISOs) to drop a poker chip inside.Yes, poker chips. Don’t laugh. That’s what I had.The value of each chip was supposed to reflect two things: perceived risk and willingness to spend.At the beginning, the jar looked miserable.Two or three 50s.One brave 500.Fewer than ten 100s.Then came lunch.Paid for, obviously.But lunch was also the exercise.Heavy #socialengineering. Casual conversation. Names, routines, vendors, habits, internal friction, travel plans, tools, weak points, ego, trust.Then the last two hours began.Real risk demonstration.#spearphishing built with information collected during lunch.Fake WhatsApp chats after recon.#OSINT before the session even restarted.QR codes everywhere.Then we talked about recovery costs.Regulatory fines.Production downtime.Loss of trust.Reputational damage.The unpleasant difference between “unlikely” and “not impossible”.And, magically, the jar filled up with 500 and 1000 chips.You don’t fucking say.My #Decoded for #Baited: https://blog.baited.io/2026/cost-of-phishing-shrinking-budgets/
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Hai firmato una petizione online? Ecco cosa può succedere ai tuoi dati📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/hai-firmato-una-petizione-online-ecco-cosa-puo-succedere-ai-tuoi-dati/A cura di Stefano Gazzella#redhotcyber #news #petizionionline #sicurezzadigital #phishing #socialengineering #protezionedatidigitali #rischionline
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    I Criminali informatici sono alla ricerca di voci femminili e pagano per il disturbo📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/i-criminali-informatici-sono-alla-ricerca-di-voci-femminili-e-pagano-per-il-disturbo/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #phishing #socialengineering #telemarketing #supportotech
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    UNC1069 colpisce fintech e startup crypto: ecco cosa sapere📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/unc1069-colpisce-fintech-e-startup-crypto-ecco-cosa-sapere/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #socialengineering #cryptosicurezza