Salta al contenuto

Piero Bosio Social Web Site Personale Logo Fediverso

Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleDa due anni si spacciava per movimento hacktivista filo-palestinese. Il Dipartimento di Giustizia americano ha invece confermato ciò che gli analisti sospettavano da tempo: dietro il collettivo “Handala” opera il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS), e il suo bersaglio attuale sono i giornalisti israeliani, contattati su WhatsApp e Telegram con la stessa cura con cui si costruisce una fonte, per rubare loro le credenziali e, in alcuni casi, l’intero telefono.Lo Shin Bet e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza israeliana hanno diffuso il 16 agosto 2026 un avviso congiunto, raro per esplicitezza, in cui si afferma che “gli operativi dell’intelligence iraniana stanno tentando di raccogliere informazioni sensibili su sviluppi politici e di sicurezza, ottenere accesso a fonti giornalistiche, materiali di lavoro e corrispondenza”. Non è un’allerta generica: arriva dopo mesi di segnalazioni da parte di redazioni come Haaretz, i cui cronisti sono stati impersonati per avvicinare colleghi e contatti.Chi è davvero HandalaIl nome richiama la celebre vignetta del fumettista palestinese Naji al-Ali, e per due anni il brand “Handala Hack Team” ha coltivato un’immagine da collettivo hacktivista indipendente, rivendicando data breach e defacement contro obiettivi israeliani sui propri canali Telegram. È la stessa tattica di copertura vista in altri cluster iraniani — un layer “civile” che permette a Teheran di condurre operazioni offensive negando plausibilmente il coinvolgimento statale, mentre online si costruisce consenso e narrativa a supporto della causa filo-palestinese.A marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia USA ha reso pubblica un’incriminazione che collega individui operanti sotto l’ombrello Handala al MOIS, inquadrando le loro attività in un più ampio programma di “operazioni psicologiche cyber-abilitate” — disinformazione, intimidazione e raccolta di intelligence combinate nello stesso apparato. Lo stesso ecosistema di attori legati a Teheran è stato osservato a marzo colpire con un wiper l’azienda Stryker e violare la casella di posta personale del direttore dell’FBI, segno di un’operatività che spazia dal sabotaggio industriale allo spionaggio mirato su singole persone.Come funziona l’avvicinamentoLa campagna descritta da Shin Bet non punta a exploit zero-day, ma a ingegneria sociale paziente e su misura, costruita specificamente attorno al mestiere del giornalista. Gli operatori contattano il bersaglio fingendosi conoscenti, colleghi o addirittura firme note — tra i nomi usati come esca, secondo le ricostruzioni giornalistiche, anche quello del noto reporter Barak Ravid — con proposte di collaborazione, richieste di intervista o l’offerta di materiale esclusivo su sviluppi politici e militari, l’esca perfetta per chi vive di scoop.Da lì si dipartono tre vettori distinti, spesso combinati nella stessa conversazione:Link a pagine di login contraffatte che imitano Google, per catturare credenziali dell’account principale e, con esso, l’accesso a mail, contatti e cronologia dei documenti condivisi;Link a Google Drive falsificati che rimandano a documenti “esclusivi” ma in realtà instradano verso pagine di raccolta credenziali identiche a quelle originali;File malevoli inviati come allegati — presunti dossier, registrazioni o documenti di interesse — che una volta aperti concedono accesso completo al dispositivo mobile, inclusi messaggistica, microfono e geolocalizzazione.L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane non è solo la singola casella di posta: è la ricostruzione della rete di fonti del giornalista, l’accesso a materiali di lavoro non ancora pubblicati e, in prospettiva, la possibilità di alimentare operazioni di influenza usando conversazioni sottratte, come già avvenuto in altri episodi in cui gruppi legati a Teheran hanno pubblicato messaggi privati rubati per screditare bersagli israeliani.Perché conta per chi si occupa di difesaIl caso Handala è un promemoria scomodo per chi lavora in redazioni, ONG e uffici stampa che trattano materiale sensibile su Medio Oriente: l’anello debole non è quasi mai l’infrastruttura tecnica, ma la fiducia interpersonale che il mestiere stesso richiede di concedere a sconosciuti. Un attaccante di livello statale che parla la lingua del settore — propone uno scoop, cita eventi reali, imita lo stile di un collega — supera in un colpo solo gran parte delle difese tecniche standard, perché la vittima interagisce volontariamente con il contenuto malevolo.Per i team di sicurezza che proteggono realtà editoriali o organizzazioni esposte, le raccomandazioni diffuse da Shin Bet restano il primo presidio praticabile:Verificare l’identità di chi propone collaborazioni o interviste tramite un canale separato da quello di primo contatto, prima di aprire qualunque link o allegato;Non inserire mai credenziali dopo aver seguito un link ricevuto in chat, per quanto il mittente sembri legittimo — meglio digitare manualmente l’indirizzo del servizio;Attivare l’autenticazione a due fattori tramite app authenticator (non SMS) su tutti gli account di posta e cloud storage;Impostare indirizzi di recupero account separati e monitorati;Segmentare i dispositivi usati per il lavoro giornalistico da quelli personali, quando possibile, e mantenere aggiornati i sistemi operativi mobili.Handala dimostra ancora una volta come i confini tra hacktivismo, spionaggio statale e guerra dell’informazione si siano ormai dissolti: lo stesso gruppo che rivendica breach “per la causa” su Telegram può, il giorno dopo, star raccogliendo materiale per un dossier destinato ai servizi. Per i difensori, l’unica postura sensata è trattare ogni contatto non sollecitato — anche il più credibile — come potenzialmente ostile.Indicatori e riferimentiAttore: Handala (Handala Hack Team) — collegato al MOIS iraniano Vettori: WhatsApp, Telegram TTP: impersonificazione di giornalisti/contatti noti, phishing credenziali Google, Google Drive link contraffatti, allegati malevoli per compromissione mobile Target: giornalisti e figure pubbliche israeliane (es. redazioni come Haaretz) Incriminazione USA: marzo 2026 (Dipartimento di Giustizia, MOIS) Allerta ufficiale: Shin Bet + National Cyber Directorate, 16 agosto 2026 Canale di segnalazione IL: hotline 119 (National Cyber Directorate)
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleIl 10 agosto una turbina idroelettrica nei pressi di Danzica ha iniziato a impazzire: giri al minuto e potenza generata hanno oscillato in modo erratico fino all’arresto forzato del gruppo generatore-rotore. Non un guasto meccanico, ma la seconda intrusione andata a segno in pochi mesi contro lo stesso impianto, rivendicata con tanto di video dagli stessi attaccanti. È l’ultimo episodio di una campagna che il CERT Polska descrive ormai come sistematica contro il settore energetico e idrico del Paese, e che affonda le radici in un attacco ben più ampio, condotto a fine dicembre 2025 dal gruppo APT russo Sandworm contro una trentina di siti tra centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento rinnovabili.Un impianto già colpito, questa volta a pieno regimeLa centrale presa di mira si trova a Tczew, nel voivodato della Pomerania, ed era già stata bersaglio di un primo tentativo a maggio 2026, fallito perché l’impianto era offline per manutenzione e l’impatto operativo fu quindi nullo. Il 10 agosto, invece, gli attaccanti sono riusciti a operare mentre la centrale era pienamente funzionante: la prima volta, secondo gli analisti polacchi, che questo specifico gruppo di hacktivisti filo-russi ottiene un’interferenza reale sui parametri di produzione. Una volta dentro l’interfaccia di controllo, hanno spinto i valori operativi ai loro estremi — minimo o massimo — fino a costringere generatore e rotore all’arresto. I dati di monitoraggio del giorno dell’attacco mostrano picchi anomali di velocità di rotazione e livello dell’acqua, alternati a periodi di potenza erogata pari a zero: la firma tipica di una manipolazione manuale del pannello SCADA, non di un errore di processo.Gli stessi autori hanno pubblicato un video dell’intrusione, un dettaglio che negli ambienti di cybercrime filorusso serve tanto a rivendicare la paternità dell’attacco quanto a intimidire altri operatori del settore. L’attribuzione a un attore specifico resta fluida: gruppi come Cyber Army of Russia Reborn e la galassia riconducibile a Sandworm operano spesso in una zona grigia tra hacktivismo spontaneo e operazioni orchestrate dai servizi militari russi (GRU), rendendo la distinzione tra “protesta” e sabotaggio di stato sempre più teorica.Il precedente: come un router in un parco eolico ha aperto la porta a un impianto di teleriscaldamentoPer capire la portata della minaccia occorre guardare a un report pubblicato in contemporanea dal CERT Polska, che ricostruisce nel dettaglio un secondo attacco avvenuto in parallelo a quello di fine dicembre 2025 contro il settore energetico polacco, fino ad ora meno noto. Il bersaglio era un piccolo impianto di cogenerazione (CHP) che fornisce calore a circa 50.000 residenti. L’obiettivo, scrive il CERT, era “puramente distruttivo”.La catena di intrusione è particolarmente istruttiva perché introduce una tecnica mai documentata prima in Polonia né altrove: il pivoting attraverso una APN privata (Access Point Name), la rete cellulare dedicata che i distributori di energia (DSO) usano per far comunicare i propri sistemi SCADA con gli apparati di campo installati nelle sottostazioni.Accesso iniziale tramite un dispositivo Fortinet VPN/firewall esposto su internet e installato presso un parco eolico.Dalla stessa rete, individuazione di un router cellulare Teltonika e accesso alla sua interfaccia di amministrazione.Abuso del servizio SSH del router per creare un tunnel verso la APN privata gestita dal DSO, normalmente riservata al traffico SCADA legittimo.Scansione della APN e individuazione di un PLC Wago attivo presso l’impianto CHP, anch’esso con SSH esposto: da qui, accesso diretto alla rete OT della centrale.Dopo circa una settimana di ricognizione, connessione ai PLC Siemens, passaggio in modalità “stop” e impostazione di una password per impedire agli operatori di riprendere il controllo della logica di processo — con conseguente arresto della turbina a vapore e del sistema di trattamento acque.Presi di mira anche server seriali e switch di rete Moxa, oltre a inverter/VFD ABB e Schneider Electric, configurati per bloccare l’accesso agli operatori legittimi.Il personale dell’impianto è riuscito a limitare i tempi di fermo ripristinando i PLC alle impostazioni di fabbrica e ricaricando la logica dai backup. Ma non tutto è stato recuperabile: nel tentativo di cancellare le tracce, gli attaccanti hanno danneggiato in modo permanente il controller Wago usato come gateway d’accesso, corrompendone la tabella delle partizioni. Un successivo reset di fabbrica non è bastato a farlo ripartire, e il dispositivo è rimasto inutilizzabile — portando con sé anche i log necessari all’indagine forense.DynoWiper e il contesto dell’attacco del dicembre 2025L’attacco alla APN privata va letto come parte della stessa ondata che il 29-30 dicembre 2025 colpì una trentina di siti energetici polacchi, incluse centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento eolico e fotovoltaico. In quel caso ESET ha attribuito con confidenza media l’operazione a Sandworm, individuando l’uso di un nuovo wiper — battezzato DynoWiper e rilevato dai prodotti ESET come Win32/KillFiles.NMO — con tattiche molto simili al wiper ZOV già usato contro l’Ucraina. L’accesso iniziale in quel caso è avvenuto tramite dispositivi edge esposti su internet, seguito dalla distruzione di dati sulle interfacce HMI e dalla corruzione del firmware di alcuni apparati OT, causando danni permanenti ad alcune RTU (Remote Terminal Unit). L’operazione, va detto, è stata contenuta prima di provocare un blackout reale, e la tempistica — a ridosso del decimo anniversario dell’attacco alla rete elettrica ucraina del dicembre 2015 — non sembra casuale.Il quadro complessivo che emerge da Tczew, dalla APN privata e da DynoWiper è quello di una pressione costante e multiforme sulle infrastrutture critiche polacche. Il vicepremier Krzysztof Gawkowski ha dichiarato che il Paese subisce oggi circa 300 attacchi al giorno di matrice russa, il triplo rispetto all’anno precedente, e che gli obiettivi spaziano dalla rete idrica a quella elettrica. Solo negli ultimi mesi sono stati colpiti impianti di trattamento acque a Szczytno, Sierakowo, Witków e il depuratore di Kuźnica, oltre a piscine e fontane pubbliche — bersagli minori ma sintomatici di una strategia che punta a normalizzare l’intrusione in qualunque sistema OT raggiungibile, non solo nei nodi strategici. Un pattern che ricorda da vicino quanto osservato in Norvegia, dove hacker filorussi hanno manipolato le valvole di una diga, e negli Stati Uniti e in Francia, dove impianti idrici sono stati presi di mira con le stesse modalità opportunistiche.Due righe per i difensoriIl filo conduttore tra i due episodi polacchi è la superficie di attacco “dimenticata”: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet), router cellulari con interfacce di amministrazione raggiungibili, servizi SSH lasciati attivi su PLC e gateway pensati per reti “isolate” ma di fatto raggiungibili tramite APN condivise con altri operatori. Per chi gestisce ambienti OT/ICS, in particolare nel settore energetico e idrico, questo caso offre alcune lezioni operative concrete: segmentare rigorosamente le APN private evitando che un singolo dispositivo compromesso funga da ponte tra reti di operatori diversi; disabilitare SSH e altri servizi di gestione remota sui PLC quando non strettamente necessari, o quantomeno restringerne l’accesso con allowlist IP e MFA; monitorare le interfacce HMI/SCADA per variazioni anomale dei parametri operativi che non corrispondono a comandi degli operatori; e predisporre backup offline della logica PLC, testati periodicamente, dato che in entrambi i casi documentati sono stati proprio i backup a permettere un ripristino rapido.Indicatori e riferimenti tecniciMalware: DynoWiper (ESET: Win32/KillFiles.NMO) SHA-1 noto: 4EC3C90846AF6B79EE1A5188EEFA3FD21F6D4CF6 Attore: Sandworm (Russia, GRU-linked) - confidenza media Vettore 1: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet) - attacco 30 siti, dic. 2025 Vettore 2 (novel): pivot su APN privata via router cellulare Teltonika -> PLC Wago -> PLC Siemens (stop mode) Apparati OT coinvolti: PLC Wago e Siemens, switch/serial server Moxa, VFD ABB/Schneider Electric Impianto colpito 10 ago 2026: centrale idroelettrica di Tczew (Pomerania, Polonia) Fonte primaria: report CERT Polska, follow-up settore energetico 2025Nessun blackout è stato causato finora da queste operazioni, ma il trend è inequivocabile: gli attaccanti stanno affinando tecniche di pivoting sempre più sofisticate per raggiungere reti OT considerate “air gapped” o comunque isolate, e la loro pazienza — settimane di ricognizione silenziosa prima di agire — dimostra un livello di preparazione che va ben oltre il semplice defacement dimostrativo.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleNon serve sempre un exploit da milioni di dollari per compromettere un bersaglio di alto valore: a volte basta un cacciavite, una chiavetta USB e una cena fuori dalla stanza d’albergo. È questo lo scenario descritto dal CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report, pubblicato il 3 agosto, che rivela come tra marzo e maggio 2026 il team OverWatch abbia individuato e neutralizzato una serie di operazioni “close access” condotte in Cina dall’adversary OVERCAST PANDA contro i laptop di giornalisti, ricercatori e altri professionisti stranieri in viaggio nel Paese.Chi è OVERCAST PANDAOVERCAST PANDA è un adversary china-nexus attivo almeno dal 2019, in precedenza tracciato con il nome di cluster ClearVariable. Il suo tradecraft è storicamente caratterizzato dall’uso di due impianti proprietari, FlowCloud e LookBack, distribuiti attraverso vettori diversi a seconda dell’operazione. Ciò che distingue questa campagna dalle tipiche intrusioni china-nexus — solitamente basate su spear phishing, sfruttamento di vulnerabilità edge o compromissioni della supply chain software — è la scelta di un approccio interamente fisico, capace di bypassare di netto qualunque difesa di rete o endpoint basata su telemetria da remoto.La tecnica: accesso fisico opportunistico e boot da USBSecondo la ricostruzione di CrowdStrike, gli operatori di OVERCAST PANDA hanno sfruttato momenti di assenza dei bersagli — tipicamente durante cene o eventi collaterali di conferenze — per accedere fisicamente a laptop lasciati incustoditi nelle stanze d’albergo. Il dispositivo veniva avviato da un supporto USB rimovibile, bypassando così il sistema operativo in esecuzione e le relative protezioni, incluso qualunque agente EDR installato: l’impianto FlowCloud veniva scritto direttamente sul disco, fuori dal contesto del sistema operativo attivo.Al successivo riavvio del laptop — un’operazione del tutto ordinaria che non insospettisce la vittima — il backdoor si avviava automaticamente e restava operativo in modo persistente e silenzioso. Su almeno uno dei casi disinnescati da OverWatch, il laptop non aveva mai mostrato alcun segno di intrusione a livello di rete, a conferma che l’intero attacco si era consumato offline, senza lasciare tracce nei log di traffico che i team di sicurezza normalmente monitorano.Le capacità di FlowCloudUna volta attivo, FlowCloud fornisce agli operatori un accesso pressoché completo alla macchina compromessa: keylogging, cattura di screenshot, raccolta ed esfiltrazione di file, furto di credenziali salvate. Per un giornalista che sta lavorando su fonti sensibili o per un ricercatore che porta con sé dati proprietari o pre-pubblicazione, l’impianto rappresenta un rischio equivalente a una sorveglianza fisica prolungata, ma condotta interamente a livello digitale e senza necessità di ulteriore contatto con il bersaglio dopo l’installazione iniziale.Il contesto: il Threat Hunting Report 2026 di CrowdStrikeIl caso OVERCAST PANDA si inserisce in un quadro più ampio disegnato dal report, che descrive un ecosistema china-nexus sempre più aggressivo e rapido. Gli adversary VAULT PANDA e GENESIS PANDA, ad esempio, hanno sfruttato vulnerabilità critiche entro 24 ore dalla pubblicazione di proof-of-concept pubblici — un ritmo nettamente superiore alla media generale osservata da CrowdStrike, secondo cui l’88% degli sfruttamenti di vulnerabilità con PoC disponibile avviene comunque entro 48 ore dalla release. Il report segnala inoltre una crescita del 30% negli annunci di initial access broker relativi a società tecnologiche (277 aziende offerte in vendita), a testimonianza di una domanda crescente per accessi già pronti all’uso.In questo contesto, le operazioni close access di OVERCAST PANDA rappresentano un promemoria che la sofisticazione offensiva cinese non si esaurisce nel dominio puramente informatico: la disponibilità di personale sul territorio nazionale permette di condurre operazioni ibride, fisiche e digitali, contro bersagli che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere da remoto.Implicazioni pratiche per viaggiatori e organizzazioniPer chi viaggia in Cina — o in qualunque contesto ad alto rischio — con dispositivi aziendali, alcune contromisure restano fondamentali:non lasciare mai laptop o dispositivi incustoditi in stanze d’albergo, anche per periodi brevi; usare cassaforte in camera solo come deterrente minimo, non come garanziaabilitare la crittografia full-disk con autenticazione pre-boot e disabilitare il boot da dispositivi USB o esterni via firmware/BIOS, con password dedicatautilizzare dispositivi “da viaggio” dedicati, privi di dati sensibili e reimmagati al rientro, per le trasferte in giurisdizioni ad alto rischioattivare soluzioni di tamper-detection e monitorare eventuali riavvii anomali o modifiche allo stato del disco al rientroistruire il personale — giornalisti, ricercatori, dirigenti — sui rischi specifici degli attacchi close access, distinti da quelli più noti di phishing e compromissione di reteIl caso dimostra che, contro adversary con risorse statali e accesso fisico al territorio, anche l’igiene di sicurezza informatica più rigorosa deve essere affiancata da protocolli di sicurezza operativa (OPSEC) pensati per il mondo fisico.Indicatori e TTPAdversary: OVERCAST PANDA (ex cluster ClearVariable), china-nexus, attivo dal 2019 Malware: FlowCloud (impianto principale), LookBack (impianto storico) TTP osservate: - T1200 – Hardware Additions (uso di supporto USB rimovibile per boot esterno) - Bypass del sistema operativo e degli agenti EDR tramite avvio da media esterno - Scrittura dell'impianto direttamente su disco, fuori dal contesto OS - Persistenza tramite avvio automatico al riavvio successivo del sistema - Capacità: keylogging, screenshot capture, file collection, credential theft - Nessuna attività di rete rilevabile durante la fase di compromissione iniziale Finestra operativa nota: marzo-maggio 2026 Bersagli: giornalisti, ricercatori/scienziati e altri professionisti stranieri in viaggio in Cina Contesto di compromissione: laptop incustoditi in stanze d'albergo durante eventi/conferenze Fonte: CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report (pubblicato 3 agosto 2026)
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleUn impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.Il calendario come dead dropHollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.Il secondo canale: DNS tunneling per restare viviPerché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.Chi c’è dietro: Cavern e l’ombra di TeheranGroup-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.Perché conta per i difensoriNon c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.Cercare eventi di calendario con data remota 2050-05-13Verificare oggetti che siano un GUID nudo o seguano schemi tipo Event ID: o Boss{..}ID{..}Individuare allegati con nome File{n}.txtAuditare le modifiche al calendario generate da un’applicazione anziché da una persona (eventi creati, allegati caricati, oggetti rinominati via app)Monitorare query DNS AAAA insolitamente frequenti verso un singolo dominio, con sottodomini lunghi e ad alta entropiaCercare il dominio cloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txtL’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.Indicatori di compromissioneDominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com File di configurazione: logAzure.txt Evento calendario esca: data 2050-05-13 Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}" Allegati di comando: File{n}.txt Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum) Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026 Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleNon servono droni, satelliti spia o infiltrati sul campo: bastano un videocitofono smart lasciato con la password di fabbrica e una connessione a Internet. Le agenzie di intelligence olandesi AIVD (General Intelligence and Security Service) e MIVD (Military Intelligence and Security Service) hanno rivelato che hacker legati allo stato russo hanno compromesso migliaia di telecamere IP e sistemi di videocitofonia lungo le rotte logistiche usate dalla NATO e dall’Ucraina per il trasporto di aiuti militari occidentali, trasformando dispositivi domestici e commerciali in una rete di sorveglianza capillare sul territorio europeo.Un’operazione di OSINT armata su scala industrialeSecondo quanto riportato inizialmente dal Telegraph e ripreso da Kyiv Post, Pravda e diverse testate di settore, l’obiettivo dell’operazione russa era raccogliere intelligence in tempo reale sui tipi e sui volumi di armamenti inviati a Kyiv dagli alleati occidentali. A differenza delle tradizionali tecniche di sorveglianza satellitare o tramite drone, questa campagna sfrutta dispositivi IoT di consumo già presenti sul territorio: telecamere di sicurezza, citofoni smart e sistemi di videosorveglianza commerciale posizionati, spesso per puro caso logistico, lungo strade e valichi utilizzati per i convogli di aiuti militari.Le due agenzie olandesi hanno confermato che un numero limitato di telecamere situate direttamente lungo le rotte logistiche nei Paesi Bassi risultava compromesso, e che le organizzazioni proprietarie dei dispositivi sono state avvisate per adottare contromisure. Il fenomeno, però, non si limita al territorio olandese: secondo l’advisory, la campagna ha interessato più Paesi membri della NATO e la stessa Ucraina, delineando un quadro di sorveglianza distribuita su tutta la catena di rifornimento occidentale verso il fronte.Le tecniche: niente exploit sofisticati, solo superficie d’attacco enormeIl dato più inquietante emerso dall’advisory congiunto non riguarda la sofisticazione tecnica — che qui è minima — ma la scala e la facilità dell’operazione. “Quando una telecamera IP viene identificata, un attaccante può provare ad accedervi via Internet: spesso è relativamente facile, perché molte telecamere connesse alla rete sono insufficientemente protette”, si legge nel rapporto delle agenzie olandesi. Gli operatori russi si sono affidati sistematicamente a password di default lasciate dal produttore, firmware obsoleti e mai aggiornati, e configurazioni di fabbrica mai modificate dagli utenti finali.Molti dei dispositivi compromessi sono telecamere IP economiche di produzione cinese, in particolare modelli Hikvision e Dahua — marchi già oggetto in passato di segnalazioni per vulnerabilità di sicurezza e per preoccupazioni geopolitiche legate al loro utilizzo in infrastrutture sensibili. Una volta ottenuto l’accesso, gli aggressori hanno impiegato software di riconoscimento immagini per analizzare automaticamente i flussi video alla ricerca di veicoli militari e per identificarne il carico, automatizzando quello che altrimenti avrebbe richiesto osservazione umana costante.Il contesto più ampio: la guerra ibrida contro la logistica occidentaleQuesta campagna di compromissione delle telecamere si inserisce in un pattern più ampio di iniziative russe volte a mappare, disturbare o neutralizzare i vantaggi tecnologici che sostengono lo sforzo bellico ucraino. Un’inchiesta congiunta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde, citata da Kyiv Post, ha rivelato che Russia e Cina hanno discusso segretamente, nell’ambito del terzo Forum di cooperazione tecnico-militare Cina-Russia tenutosi a Guangzhou, piani per neutralizzare la costellazione satellitare Starlink, da cui l’Ucraina dipende fortemente per comunicazioni e intelligence in tempo reale sul campo di battaglia.Le slide trapelate, attribuite alla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), delineavano un approccio multi-dominio contro Starlink: mezzi fisici per distruggere satelliti in orbita bassa, jamming elettromagnetico dei segnali e operazioni cyber pensate per caricare payload malevoli attraverso i terminali utente. Il documento proponeva inoltre una vera e propria “alleanza di sicurezza” tra Pechino e Mosca, con condivisione di intelligence e collaborazione su tecnologie chiave per contrastare il dominio strategico statunitense nello spazio.Letta in questo contesto, la compromissione delle telecamere IP appare come un tassello a basso costo ma ad alto valore informativo di una strategia più ampia: se Starlink rappresenta il bersaglio ad alta quota della guerra ibrida russa, le migliaia di dispositivi IoT scarsamente protetti lungo le rotte logistiche europee rappresentano il fronte a bassa quota, silenzioso e diffuso, della stessa battaglia per la superiorità informativa.Due righe pratiche per i difensoriPer i team di sicurezza, in particolare in ambito enterprise, logistico e delle infrastrutture critiche, questa vicenda è un promemoria brutale di quanto i dispositivi IoT di consumo restino l’anello debole della catena, specialmente quando dislocati in prossimità di asset sensibili o rotte strategiche. Le raccomandazioni delle agenzie olandesi, applicabili anche al contesto italiano ed europeo in generale, si concentrano su igiene di base della sicurezza IoT piuttosto che su contromisure avanzate:Cambiare immediatamente le password di default su tutte le telecamere IP, videocitofoni smart e dispositivi di videosorveglianza connessi a Internet.Aggiornare il firmware dei dispositivi IoT con regolarità, verificando la disponibilità di patch presso il produttore.Segmentare la rete in modo che le telecamere IP non abbiano accesso diretto a Internet né alla rete aziendale principale, utilizzando VLAN dedicate.Per le organizzazioni logistiche che operano lungo rotte sensibili, effettuare un censimento dei dispositivi IoT esposti pubblicamente tramite piattaforme come Shodan o Censys.Segnalare alle autorità nazionali competenti (in Italia, CSIRT-Italia) eventuali dispositivi sospetti o comportamenti anomali di rete rilevati su telecamere aziendali.Valutare con attenzione l’adozione di dispositivi IoT di produttori con precedenti riscontrati di vulnerabilità sistemiche, specialmente in contesti a rischio geopolitico elevato.La vicenda dimostra ancora una volta che l’intelligence russa non ha bisogno di zero-day costosi o di infrastrutture offensive sofisticate quando l’anello debole è semplicemente la scarsa igiene di sicurezza di milioni di dispositivi IoT di consumo lasciati esposti online con le impostazioni di fabbrica. È una lezione che vale ben oltre il contesto bellico ucraino, e che riguarda direttamente chiunque gestisca infrastrutture di videosorveglianza connesse in rete.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleIl Dipartimento di Stato americano ha messo sul piatto 10 milioni di dollari per chi fornira’ informazioni utili a identificare o localizzare i membri dei gruppi UNC5792 e UNC4221, entrambi legati ai servizi di intelligence militare e al FSB russo. Nel frattempo, FBI e CISA hanno aggiornato il loro advisory di marzo 2026 con una nuova tattica individuata nella campagna: il furto delle Signal Backup Recovery Key, che consente agli attaccanti di accedere all’intera cronologia dei messaggi delle vittime.Chi sono UNC5792 e UNC4221I due gruppi, tracciati pubblicamente con i designatori UNC di Mandiant/Google, operano nell’ambito dei servizi segreti russi. UNC5792 e’ associato all’FSB (Federal Security Service), in particolare agli ufficiali embedded nelle Guardie di Frontiera russe; UNC4221 opera invece per conto dei servizi militari russi. Le attivita’ delle due entita’ si sovrappongono parzialmente: entrambi prendono di mira individui di alto valore informativo attraverso campagne di phishing su applicazioni di messaggistica, in particolare Signal e WhatsApp.Il profilo delle vittime e’ estremamente specifico e rivela gli obiettivi dell’intelligence russa: funzionari governativi statunitensi e NATO (attuali ed ex), vertici militari, figure politiche, analisti di policy, giornalisti che coprono Russia e Ucraina, ONG attive in supporto all’Ucraina e ricercatori di sicurezza o esperti di affari russi. Secondo l’annuncio ufficiale del programma Rewards for Justice, migliaia di account individuali sono stati compromessi in questo modo.La storia della campagna: dall’account linking al furto delle Recovery KeyLa campagna non nasce oggi. Il primo advisory pubblico di FBI e CISA risale a marzo 2026, quando gli analisti avevano documentato una tecnica di compromissione basata sull’abuso della funzione legittima di device linking di Signal. Gli attaccanti, spacciandosi per il supporto di Signal, inducevano le vittime a collegare un dispositivo controllato dagli attaccanti al proprio account, consentendo la lettura in tempo reale delle conversazioni senza compromettere la crittografia end-to-end del protocollo.L’advisory aggiornato del 26 giugno 2026 documenta l’evoluzione della tattica. Gli operatori hanno ora spostato il loro obiettivo primario: non piu’ solo l’intercettazione in tempo reale, ma il furto delle Signal Backup Recovery Key — le chiavi che proteggono le copie cifrate dell’intera cronologia dei messaggi nei server Signal Secure Backups. Si tratta di un cambio di paradigma operativo significativo: con la Recovery Key, l’attaccante puo’ recuperare su un proprio dispositivo tutti i messaggi storici della vittima, incluse conversazioni private e di gruppo potenzialmente risalenti a mesi o anni.Come funziona l’attacco in dettaglioLa catena di attacco si articola in due fasi di social engineering, entrambe condotte direttamente su Signal spacciandosi per il team di supporto della piattaforma:Fase 1: il pretestoLa vittima riceve un messaggio che afferma che Signal ha registrato un’ondata di attacchi da parte di “hacker iraniani e di paesi post-sovietici” e che, in risposta, la piattaforma sta introducendo una verifica obbligatoria a due fattori. Per “non perdere messaggi e media”, l’utente viene guidato passo per passo ad abilitare i backup e a visualizzare la propria Recovery Key:Istruzioni fornite dagli attaccanti nel messaggio di phishing: Settings -> Backups -> Enable backups -> View recovery key -> Copy to clipboard -> Next -> Enter the recovery key -> Next -> Continue -> Choose your backup plan [Premere "Accept" nel pop-up]Questa sequenza e’ reale: seguendo questi passi, l’utente attiva effettivamente Signal Secure Backups e genera una Recovery Key legittima. La chiave viene copiata negli appunti del dispositivo.Fase 2: l’estrazione della chiavePoco dopo, sempre spacciandosi per Signal, gli attaccanti inviano un secondo messaggio urgente che avvisa l’utente di un “problema di sincronizzazione” che metterebbe a rischio la perdita permanente dei dati. Per “risolvere il problema”, vengono chiesti di andare nelle impostazioni di backup, copiare la Recovery Key e incollarla nel messaggio di chat. Se la vittima esegue, gli attaccanti ottengono la chiave in chiaro.Con la Recovery Key in mano, gli attaccanti possono ripristinare il backup cifrato su qualsiasi loro dispositivo, scaricando l’intera cronologia messaggi della vittima dai server di Signal. L’operazione e’ completamente silenziosa per la vittima: nessuna notifica, nessun alert sul dispositivo.La trappola del recovery: perche’ cambiare account non bastaFBI e CISA sottolineano un aspetto critico spesso sottovalutato: se un attaccante ottiene la Recovery Key di un utente, creare un nuovo account Signal con lo stesso numero di telefono non invalida la chiave compromessa. L’attaccante puo’ continuare a utilizzare quella chiave per scaricare i backup gia’ acquisiti, anche dopo che la vittima ha cambiato account.L’unica azione risolutiva e’ generare una nuova Recovery Key attraverso le impostazioni di backup di Signal, che invalida la chiave precedente per i download futuri. Tuttavia — e questa e’ la parte piu’ critica — una nuova chiave non impedisce l’accesso ai backup che l’attaccante ha gia’ scaricato prima del cambio.Il bounty e gli obiettivi del programma Rewards for JusticeIl programma statunitense Rewards for Justice (RFJ) ha pubblicato il 29 giugno 2026 un annuncio specifico per UNC5792 e UNC4221, offrendo fino a 10 milioni di dollari per informazioni su:Identita’, localizzazione, affiliazioni e biografie dei membri dei gruppi e del personale di supporto.Legami con i servizi di intelligence russi, contractor e fornitori terzi.Infrastruttura operativa: domini, server, hosting, strumenti, framework e software.Fonti di finanziamento, conti bancari, meccanismi di pagamento.Wallet di criptovaluta, transazioni blockchain e reti finanziarie a supporto delle operazioni.L’entita’ del bounty — identica a quella offerta per i responsabili di attacchi ransomware contro infrastrutture critiche — segnala quanto Washington consideri questa campagna una minaccia alla sicurezza nazionale, non un semplice problema di cybercrime.Il fronte ucraino: SMS fasulli per rubare credenzialiParallelamente all’advisory FBI/CISA, l’Ucraina ha confermato che l’intelligence russa ha utilizzato falsi messaggi SMS di “supporto tecnico” per indurre utenti ucraini a rivelare le credenziali dei propri account di messaggistica. La tattica e’ la stessa: impersonare un servizio tecnico legittimo, creare urgenza attraverso una narrativa di sicurezza, estrarre credenziali o chiavi di backup. Il coordinamento tra le due campagne — quella focalizzata su obiettivi occidentali (UNC5792/UNC4221) e quella contro obiettivi ucraini — suggerisce un’operazione di intelligence integrata sotto ombrello comune.Consigli pratici per i difensori e gli utenti a rischioSignal e le sue comunicazioni cifrate restano tecnicamente integre: la crittografia end-to-end del protocollo Signal non e’ stata compromessa. Il vettore e’ esclusivamente il social engineering applicato alla gestione delle chiavi. Le misure di difesa piu’ efficaci sono le seguenti:Non condividere mai la Recovery Key: Signal non la chiedera’ mai via messaggio in-app. Qualsiasi richiesta in tal senso e’ un attacco.Verificare l’identita’ del mittente: il supporto Signal comunica esclusivamente tramite indirizzi email ufficiali, mai tramite messaggi in-app.Controllare i dispositivi collegati: in Settings > Account > Linked Devices, verificare periodicamente che non siano presenti dispositivi non riconosciuti.Ruotare la Recovery Key in caso di sospetto: Settings > Backups > Recovery Key > Create new key. Ricordarsi che i backup gia’ scaricati dall’attaccante rimangono accessibili con la vecchia chiave.Segnalare attivita’ sospette all’IC3 dell’FBI (ic3.gov) o al proprio ufficio locale FBI.Per le organizzazioni con personale ad alto rischio (giornalisti, diplomatici, ricercatori, personale ONG), e’ consigliabile implementare sessioni di awareness specifica sulla gestione delle Recovery Key di Signal e sul riconoscimento di questo pattern di social engineering, ormai sufficientemente documentato da considerarsi una tecnica consolidata nel repertorio dell’intelligence russa.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleIl gruppo APT cinese Mustang Panda ha colpito reti governative indiane e il settore idroelettrico con un toolkit malware completamente rinnovato, abusando di Zoho WorkDrive come canale di comando e controllo. La scoperta, firmata da Acronis Threat Research Unit in collaborazione con il CERT-In indiano, rivela come gli attori statali stiano sempre più sfruttando servizi cloud legittimi per mimetizzare il traffico malevolo all’interno delle reti bersaglio.Il contesto: Mustang Panda e l’IndiaMustang Panda — noto anche come Earth Preta, BRONZE PRESIDENT, RedDelta, STATELY TAURUS e CAMARO DRAGON — è uno dei gruppi di cyberspionaggio più attivi nell’orbita dell’intelligence cinese. Attivo almeno dal 2012, il gruppo ha storicamente preso di mira governi del Sud-Est asiatico, istituzioni religiose, ONG e — con crescente frequenza — obiettivi indiani legati alle dispute territoriali e alle partnership geopolitiche di New Delhi.Il precedente attacco significativo contro l’India risale all’aprile 2026, quando Acronis aveva attribuito al gruppo l’uso del backdoor LOTUSLITE contro il settore bancario indiano e circoli policy sudcoreani, già allora con infrastruttura cloud come relay. Prima ancora, nel 2021, la campagna RedEcho — attribuita a attori cinesi da Recorded Future — aveva preso di mira le centrali elettriche dell’India con ShadowPad. Il pattern è chiaro: la Cina ha un interesse strategico consolidato nelle infrastrutture energetiche indiane.Le due campagne di giugno 2026Acronis TRU ha identificato due campagne parallele con beaconing attivo rilevato tra il 12 e il 22 giugno 2026 su macchine usate da personale amministrativo di alto livello. I bersagli sono stati selezionati con precisione chirurgica:Campagna A: obiettivo il settore idroelettrico indiano, con lure a tema cooperazione su impianti idroelettrici.Campagna B: obiettivo enti governativi indiani coinvolti in accordi di cooperazione (MOU) con istituzioni taiwanesi.Entrambe le campagne sono state consegnate tramite archivi ZIP contenenti una DLL malevola marcata come file nascosto. Il vettore di accesso iniziale è ritenuto lo spear-phishing: il documento esca risultava contestualmente credibile per il destinatario, aumentando drasticamente la probabilità di esecuzione.Il toolkit: SHARDLOADER, MINIRECON e ZOHOMURKIl cuore tecnico dell’operazione risiede in tre componenti inediti o fortemente rielaborati:SHARDLOADERE’ il loader iniziale, eseguito tramite DLL sideloading da un binario legittimamente firmato. Nella campagna A, il binario ospite e’ un eseguibile di Solid PDF Creator; nella campagna B viene utilizzato un binario di Citrix Receiver. La tecnica sfrutta la fiducia del sistema operativo nei confronti dei binari firmati per caricare codice arbitrario senza triggerare alert standard degli EDR. SHARDLOADER funge da stager, deployando uno degli altri due implant a seconda del target.MINIRECONSi tratta di una variante rielaborata del backdoor Toneshell, gia’ documentato da IBM X-Force come strumento tipico di Mustang Panda. La novita’ principale e’ il protocollo di beaconing: MINIRECON comunica con i server C2 tramite connessione WebSocket su HTTPS, rendendo il traffico indistinguibile da normali sessioni web cifrate. Il cambio di protocollo rispetto alla versione originale di Toneshell rappresenta un aggiornamento operativo significativo, pensato per eludere i sistemi di ispezione profonda del traffico di rete.ZOHOMURK: il C2 nascosto nel cloud aziendaleQuesto e’ l’elemento piu’ sofisticato e originale dell’operazione. ZOHOMURK e’ un implant che porta hardcoded le credenziali OAuth di Zoho, utilizzate per autenticarsi su un account WorkDrive controllato dagli attaccanti. Il meccanismo di C2 e’ implementato come un classico dead drop:Inbox folder: i comandi impartiti dagli operatori vengono scritti in questa cartella dall’attaccante.Outbox folder: i dati esfiltrati dalla vittima vengono scritti dall’implant in questa cartella, dove l’attaccante li recupera periodicamente.La scelta di Zoho WorkDrive non e’ casuale: e’ una piattaforma ampiamente adottata nel settore governativo indiano. Il traffico verso i server Zoho e’ quindi whitelistato per definizione nelle policy di rete delle organizzazioni bersaglio. Non c’e’ alcun dominio C2 sospetto da bloccare: tutto il traffico di comando e controllo appare come normale utilizzo di un servizio SaaS autorizzato. E’ esattamente il tipo di Living-off-the-Cloud (LoC) che rende inutili le soluzioni di blocco basate su reputazione dei domini.Attribution e OPSEC: gli errori che hanno tradito il gruppoNonostante la sofisticazione del toolkit, Mustang Panda ha mostrato lacune significative nella sicurezza operativa. Acronis ha potuto attribuire l’attivita’ con alta confidenza grazie a piu’ elementi convergenti: la sovrapposizione di codice con Toneshell gia’ legato al gruppo da IBM X-Force; un typo ricorrente negli implant — la chiave di registro “RunOnece” (anziche’ “RunOnce”) — che funge da fingerprint involontario; l’infrastruttura C2 ospitata nello stesso netblock gia’ associato al gruppo; token OAuth hardcoded e identificatori in plaintext che hanno facilitato l’analisi statica e la notifica a Zoho per la chiusura degli account malevoli.Indicatori di Compromissione (IoC)# Persistenza -- chiave di registro Run HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\RunOnece # Scheduled Task Nome task: SolidPDFPcl2Bmp # Dominio C2 couldinstallup[.]com # Anomalia da monitorare (behavioural) - Processi non-browser che aprono connessioni verso workdrive.zoho.com - User-Agent Zoho rilevato su processi senza legittima ragione di accesso a WorkDrive # DLL sideloading -- binari legittimi da monitorare - Solid PDF Creator che carica DLL inattese dalla stessa directory - Citrix Receiver che carica DLL inattese dalla stessa directoryImplicazioni geopolitiche e due righe per i difensoriLa selezione dei target rivela con precisione gli interessi strategici di Pechino. La campagna focalizzata sull’idroelettrico si inserisce nel contesto della storica rivalita’ sino-indiana sulle risorse idriche himalayane, dove la Cina controlla le sorgenti di fiumi vitali per l’India. La campagna contro gli enti che gestiscono accordi con Taiwan segue invece la logica del monitoraggio delle alleanze diplomatiche di New Delhi.Questo attacco non si contrasta con patch o aggiornamenti software: il vettore e’ l’ingegneria sociale e l’abuso di strumenti legittimi. Le difese piu’ efficaci comprendono: sandbox email configurate per detonare ZIP con DLL nascoste anche se firmate; regole EDR/XDR per rilevare sideloading da Solid PDF Creator e Citrix Receiver; monitoraggio del traffico cloud su processi non-browser verso WorkDrive; threat hunting su chiavi Run con errori ortografici e scheduled task con nomi inusuali; awareness del personale su lure geopolitiche ricevute via email.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:TogglePer quasi un decennio, un gruppo di spionaggio informatico legato alla Cina ha operato indisturbato all’interno di una rete isolata di infrastrutture critiche, compromettendo il cuore stesso del meccanismo di autenticazione Linux. La scoperta, firmata dai ricercatori di Sygnia, racconta di una pazienza operativa rara e di una sofisticazione tecnica che ridefinisce il concetto di persistenza avanzata.Velvet Ant: chi è e cosa ha fatto in precedenzaVelvet Ant è un cluster di attività di cyberspionaggio attribuito a un attore nation-state cinese, già documentato da Sygnia nel 2024 in una campagna che aveva preso di mira dispositivi F5 BIG-IP rimasti compromessi per tre anni senza essere rilevati. Nello stesso anno, Cisco aveva segnalato lo sfruttamento di uno zero-day nei propri switch NX-OS da parte dello stesso gruppo. La nuova ricerca, denominata Operation Highland, supera però per portata e durata tutto ciò che era stato osservato in precedenza: dieci anni di accesso continuativo a una rete air-gapped di infrastrutture critiche appartenente a una grande organizzazione.La catena di attacco: dall’esterno alla rete isolataL’intrusione ha avuto inizio nel 2016 con la compromissione di server esposti su internet. Su questi sistemi, Velvet Ant ha distribuito una versione modificata di GS-Netcat, uno strumento legittimo per creare tunnel cifrati, trasformato in una reverse shell persistente. Il file veniva mascherato come utility di sistema auditdb e collocato in /usr/sbin/, stabilendo la persistenza tramite un servizio systemd malevolo oppure modificando gli script di avvio SysVinit a seconda del sistema.Per muoversi lateralmente senza generare traffico diretto verso internet, gli attaccanti hanno installato un proxy SOCKS5 scritto in Perl che mascherava il proprio processo come smbd -D, usando filename, porte e nomi di processo diversi su ogni host per ostacolare il rilevamento.La parte più sofisticata riguarda però la costruzione del percorso di accesso verso la rete isolata. Velvet Ant ha modificato la configurazione di un server Nginx internet-facing per proxare richieste HTTP specificamente costruite verso un server backend compromesso. Questo backend aveva a sua volta Nginx configurato per inoltrare le richieste a un processo FastCGI (fcgiwrap) in ascolto su una porta separata. Il FastCGI wrapper agiva come bridge di esecuzione, lanciando un binario personalizzato chiamato uptime che stabiliva connessioni SSH verso sistemi nella rete isolata, usando parametri forniti tramite HTTP POST.“Concatenando queste modifiche, Velvet Ant ha stabilito un percorso di esecuzione remota nell’ambiente segregato tramite semplici richieste HTTP, senza mai richiedere una connessione diretta alla rete di infrastrutture critiche.” — SygniaIl colpo di genio: backdoor nell’autenticazione LinuxUna volta ottenuto l’accesso alla rete isolata, Velvet Ant ha spostato il focus verso la persistenza a lungo termine e la raccolta di credenziali, attaccando direttamente il sistema di autenticazione Linux: i Pluggable Authentication Modules (PAM).I ricercatori di Sygnia hanno identificato nove varianti distinte del modulo malevolo pam_unix.so, ciascuna compilata in un ambiente di build separato — un indicatore di un attore con risorse abbondanti e operativamente disciplinato. Alcune varianti funzionavano come backdoor pura, accettando una password hardcoded che consentiva l’accesso bypassando l’autenticazione normale. Altre raccoglievano e memorizzavano localmente le credenziali di tutti gli utenti in un file nascosto.In parallelo, gli attaccanti hanno sostituito i componenti di OpenSSH — inclusi ssh, sshd e scp — con versioni trojanizzate capaci di:Catturare e registrare le password utilizzate nelle sessioni SSHLoggare tutti i comandi eseguiti dagli amministratoriNascondere le tracce dell’attività degli attaccantiDisabilitare SELinux quando avviati con privilegi rootPermettere agli stessi attaccanti di disattivare il logging delle proprie sessioni tramite un flag specialeVelvet Ant ha inoltre aggiunto le proprie chiavi pubbliche SSH negli authorized_keys dei server compromessi, garantendosi un accesso persistente senza password indipendente dai moduli PAM manipolati.Dieci anni invisibili: perché il rilevamento era così difficileLa scelta di compromettere i componenti di autenticazione stessi, piuttosto che distribuire malware convenzionale, ha rappresentato il fattore chiave nella longevità dell’operazione. I tool di sicurezza cercano processi anomali e comunicazioni di rete sospette: un’autenticazione PAM modificata che accetta una password hardcoded sembra semplicemente un login legittimo. I log di sistema mostravano accessi normali. Non c’erano payload da rilevare, non c’erano connessioni C2 evidenti dall’interno della rete isolata.L’uso di nomi di file, porte e nomi di processo differenti su ogni host rendeva impossibile correlare l’attività attraverso la rete senza una visione completa e coordinata dell’intero ambiente.Il cleanup: più pericoloso della compromissioneSygnia descrive la fase di remediation come particolarmente complessa. Velvet Ant aveva sostituito tanti componenti critici con versioni personalizzate che la loro rimozione scorretta avrebbe potuto bloccare l’accesso degli amministratori legittimi, causando interruzioni operative in sistemi di infrastruttura critica.Il team di risposta ha dovuto costruire un laboratorio di test per validare il processo di sostituzione dei binari, profilare ogni host per identificare le versioni corrette dei componenti, testare le procedure di ripristino e preparare rollback prima di tentare qualsiasi intervento in produzione. Ogni step veniva validato verificando che l’autenticazione SSH continuasse a funzionare correttamente.Indicatori di compromissione e due righe difensiveSygnia raccomanda di trattare componenti come PAM, OpenSSH e Windows LSASS come asset di sicurezza critici da proteggere con:File Integrity Monitoring (FIM) sui binari di autenticazione e sui moduli PAMEDR con regole specifiche per modifiche a /lib/security/pam_unix.so, /usr/sbin/sshd, /usr/bin/sshMFA obbligatoria per l’accesso privilegiato, anche in reti air-gappedBackup immutabili verificati periodicamente con procedure di ripristino testate offlineMonitoring delle chiavi SSH nei file authorized_keys su tutti i server# File e percorsi da monitorare con FIM /lib/security/pam_unix.so /lib/x86_64-linux-gnu/security/pam_unix.so /usr/sbin/sshd /usr/bin/ssh /usr/bin/scp /etc/ssh/sshd_config /root/.ssh/authorized_keys /home/*/.ssh/authorized_keys # Processi sospetti identificati nell'operazione smbd -D # proxy SOCKS5 mascherato uptime # binario custom per SSH verso rete isolata auditdb # GS-Netcat reverse shell # Pattern di accesso sospetto # Login PAM con password non corrispondente agli hash in /etc/shadow # Sessioni SSH con flag speciali non documentati # Traffico HTTP verso Nginx con parametri POST insoliti verso backend interniOperation Highland dimostra che la sicurezza delle reti air-gapped non può essere data per scontata. Quando un attore sufficientemente motivato riesce a ottenere l’accesso iniziale, la mancanza di connettività internet non è un ostacolo insuperabile: è semplicemente un problema da risolvere con creatività tecnica. E come questa operazione mostra, quella creatività può restare nascosta per un decennio.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    0 Visualizzazioni
    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleUn rapporto pubblicato oggi da Recorded Future’s Insikt Group smantella pezzo per pezzo una vasta rete di siti web contraffatti utilizzati dalle flotte ombra iraniane e russe per aggirare le sanzioni internazionali. Oltre 36 siti impersonano registri navali, amministrazioni marittime nazionali e società di classificazione inesistenti, formando un ecosistema digitale al servizio dell’evasione sanzionatoria.Il contesto: flotte ombra e sanzioni internazionaliDa quando le sanzioni occidentali hanno colpito le esportazioni energetiche di Russia e Iran, entrambi i Paesi hanno sviluppato reti di navi “ombra” — imbarcazioni che operano cambiando frequentemente bandiera, proprietario apparente e documentazione per continuare a trasportare petrolio sul mercato globale. Il problema centrale è la verifica: port state control, compagnie assicurative e broker richiedono documenti ufficiali — certificati di classe, certificati per i marittimi, lettere P&I — e questi documenti ora vengono prodotti digitalmente da entità fittizie che mimano quelle reali.Tre cluster, un ecosistema interconnessoInsikt Group ha identificato tre cluster di infrastruttura online, designati Alpha, Bravo e Charlie, accomunati da sovrapposizioni tecniche, pattern di registrazione domini e ricorrenti errori OPSEC. L’analisi mostra connessioni esplicite a 17 navi, la maggioranza delle quali già sanzionate dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control) del Dipartimento del Tesoro statunitense.Cluster Alpha è quello più sofisticato dal punto di vista tecnico: include un generatore automatizzato di PDF che produce certificati fraudolenti per marittimi con QR code funzionali, apparentemente riconducibile all’azienda indiana di sviluppo web Oceaniek Technologies. I certificati vengono emessi “per conto” delle amministrazioni marittime di Benin, Comore e Nicaragua — paesi con scarsa capacità di supervisione e spesso sfruttati come bandiere di comodo.Cluster Bravo è collegato a due cittadini siriani, uno dei quali ha precedenti di coinvolgimento in attività illecite, e comprende organizzazioni fittizie come la Med Lloyd Classification Society, Hellas Naval Bureau of Shipping e vari siti di formazione per marittimi. Cluster Charlie condivide caratteristiche tecniche e di design con Bravo ma rimane non attribuito, e utilizza uno schema di “validazione a strati” in cui le amministrazioni marittime false avallano altre entità false per costruire credibilità reciproca.Tecniche di falsificazione: il generatore di certificatiIl meccanismo più significativo identificato nel Cluster Alpha è un’applicazione web che consente la generazione self-service di documenti marittimi fraudolenti. Il sistema accetta i dati del marittimo in input, genera un certificato PDF formalmente identico a quello ufficiale, associa al documento un QR code che punta a una pagina di verifica controllata dagli stessi attori — restituendo risultati “positivi” durante le ispezioni portuali — e mantiene un database queryabile di certificati fittizi per simulare consultazioni da parte delle autorità. Questa capacità trasforma il sistema di verifica documentale in uno strumento di validazione per i documenti fraudolenti stessi.Pattern tecnici e indicatori di infrastruttura# Domini identificati nei tre cluster ## Cluster Alpha beninmaritime[.]org / beninmaritime[.]co / beninmaritime[.]net epnicaragua[.]org atlasregister[.]net ## Cluster Bravo medlloyd[.]online hellasnaval[.]net nauticacentro[.]mx isithin[.]com ## Cluster Charlie pioneersmaritime[.]com alliance-scs[.]org sasmaa[.]club zambmaritime[.]org # IP di hosting condivisi 159[.]198[.]36[.]123 217[.]76[.]51[.]133 151[.]80[.]4[.]227Collegamento a report precedenti e navi sanzionateIl rapporto integra indagini precedenti: Bellingcat aveva documentato nel febbraio 2026 l’attività di Oceaniek Technologies, e Lloyd’s List aveva scoperto un cluster di registri navali falsi centrati attorno al dominio marinegov[.]net. Le 17 navi per cui Insikt Group ha trovato connessioni esplicite includono petroliere già sanzionate da OFAC, Unione Europea e altri Paesi. Questo elemento rafforza la tesi che le reti di siti fraudolenti non siano operative isolate ma componenti di un’infrastruttura di servizio — un sanctions-evasion-as-a-service — che vende documentazione falsa a più reti operative simultaneamente.Due righe per compliance e difensoriPer le organizzazioni del settore marittimo, portuale e finanziario coinvolte in operazioni di due diligence, il rapporto segnala un cambio di paradigma: la verifica documentale tradizionale non è più sufficiente. Le raccomandazioni operative includono la verifica indipendente contattando direttamente le autorità nazionali (non tramite link nei documenti), l’integrazione di feed CTI nelle piattaforme di compliance per rilevare domini fraudolenti, l’analisi WHOIS dei domini presenti nei certificati e la segnalazione coordinata alle autorità dei Paesi la cui identità viene impersonata.Fonte primaria: Insikt Group / Recorded Future, 11 giugno 2026.
  • 0 Votazioni
    1 Post
    36 Visualizzazioni
    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Anthropic limita Glasswing: l’AI che trova zero-day è un vantaggio strategico e fa paura📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/zeroday-le-armi-cibernetiche-e-il-caso-di-anthropic-glasswing/A cura di Massimiliano Brolli#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #cyberwar #cybersicurezza #zeroday #glasswing
  • 0 Votazioni
    1 Post
    34 Visualizzazioni
    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Crisi USA-Iran, hacktivismo e ChatGPT-Pentagono: quando la fiducia diventa infrastruttura📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/crisi-usa-iran-hacktivismo-e-chatgpt-pentagono-quando-la-fiducia-diventa-infrastruttura/#redhotcyber #news #cyberwar #guerrainformatica #sicurezzainformatica #hacking #malware #ransomware #fiducia
  • 0 Votazioni
    1 Post
    34 Visualizzazioni
    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Dalla guerra dei chip al Mar Nero: perché la geopolitica sta riscrivendo le regole del cyber📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/dalla-guerra-dei-chip-al-mar-nero-perche-la-geopolitica-sta-riscrivendo-le-regole-del-cyber/#redhotcyber #news #cyberwar #intelligenceeconomica #cybersecurity #osint #geopolitica #guerrainformatica