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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone
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    SANDWORM_MODE: il worm AI che trasforma GitHub Copilot e Claude Code in armi contro gli sviluppatori📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/sandworm_mode-il-worm-ai-che-trasforma-github-copilot-e-claude-code-in-armi-contro-gli-sviluppatori/A cura di Redazione RHC#redhotcyber #news #supplychain #svilupposoftware #intelligenzaartificiale #assistenticoding
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:TogglePer la prima volta un fornitore di infrastruttura AI ammette pubblicamente di essere stato violato da un attacco condotto end-to-end da un agente AI autonomo, senza un operatore umano al comando durante l’intrusione vera e propria. Hugging Face, il più grande repository al mondo di modelli e dataset open source, ha reso noto il 16 luglio di aver rilevato e contenuto un’intrusione nella propria infrastruttura di produzione partita da un dataset malevolo e proseguita per un intero weekend attraverso migliaia di azioni automatizzate. L’ironia non è sfuggita a nessuno: la piattaforma che ospita gran parte dell’ecosistema AI open source è stata compromessa da un attacco reso possibile proprio dall’AI agentica.Il vettore: la pipeline di elaborazione datasetIl punto di ingresso non è stato un endpoint applicativo generico, ma il cuore stesso del business di Hugging Face: la pipeline che processa i dataset caricati dagli utenti. Un dataset predisposto ad hoc ha sfruttato due distinti code-execution path nel sistema di elaborazione: un remote-code dataset loader (una funzionalità che consente l’esecuzione di codice personalizzato durante il caricamento di certi formati di dataset) e una vulnerabilità di template injection nella configurazione del dataset stesso. La combinazione ha permesso l’esecuzione di codice arbitrario su un processing worker — il classico “primo piede nella porta” che qualunque red teamer riconoscerebbe, solo che qui a orchestrare i passi successivi non c’era una persona.Da quel singolo worker compromesso, l’attaccante ha scalato privilegi fino ad accesso a livello di nodo, raccolto credenziali cloud e di cluster, e si è mosso lateralmente in diversi cluster interni nell’arco di un intero fine settimana — la finestra temporale preferita da chi attacca infrastrutture aziendali, quando il personale di sicurezza è ridotto e la reattività cala. Hugging Face ha successivamente confermato l’accesso non autorizzato a un insieme limitato di dataset interni e a diverse credenziali di servizio, ma nessuna evidenza di manomissione di modelli, dataset o Spaces pubblici, e la supply chain software (immagini container, pacchetti pubblicati) è risultata pulita.Uno sciame di sandbox, non uno scriptCiò che distingue questo incidente da un normale attacco automatizzato è la scala e l’autonomia dell’orchestrazione. Secondo Hugging Face, la campagna è stata condotta da un framework di agenti autonomi — verosimilmente costruito su un harness da security research agentico, anche se il modello linguistico usato dall’attaccante resta sconosciuto — capace di eseguire migliaia di azioni individuali distribuite su uno sciame di sandbox effimere, con un’infrastruttura di comando e controllo self-migrating ospitata su servizi pubblici legittimi (una tecnica di “living off trusted services” che rende il traffico C2 difficile da distinguere da normale attività cloud). È esattamente lo scenario dell'”agentic attacker” che l’industria della sicurezza discute da mesi come previsione teorica, qui osservato per la prima volta in produzione contro un target reale.La caccia forense: quando i guardrail bloccano i difensoriLa parte più istruttiva della disclosure riguarda la risposta all’incidente. Il rilevamento iniziale è arrivato da una pipeline di anomaly-detection che usa LLM per il triage della telemetria di sicurezza: è stata la correlazione automatica dei segnali a far scattare l’allarme. Per ricostruire cosa avesse fatto realmente lo sciame di azioni automatizzate, il team ha fatto girare agenti di analisi LLM sull’intero log delle azioni dell’attaccante — oltre 17.000 eventi registrati — per ricostruire la timeline, estrarre indicatori di compromissione, mappare le credenziali toccate e separare l’impatto reale dalle attività diversive. Un lavoro che con metodi tradizionali avrebbe richiesto giorni, completato in poche ore.Ma è qui che Hugging Face ha incontrato un ostacolo inatteso, e potenzialmente rilevante per ogni team di incident response che lavora con modelli commerciali “hosted”: i primi tentativi di analisi con modelli frontier dietro API commerciali sono falliti, perché le richieste — che necessariamente contenevano comandi di attacco reali, exploit payload e artefatti C2 — venivano bloccate dai guardrail di sicurezza dei provider, incapaci di distinguere un incident responder legittimo da un attaccante. La soluzione è stata spostare l’analisi forense su GLM 5.2, modello open-weight del laboratorio cinese Z.ai, eseguito sull’infrastruttura interna dell’azienda: un doppio vantaggio, perché ha sbloccato l’analisi e ha evitato che dati dell’attaccante e credenziali compromesse uscissero dal perimetro aziendale.L’asimmetria che nessuno aveva pianificatoHugging Face descrive questo come “un gap su cui vale la pena pianificare”: non si sa quale modello alimentasse gli agenti dell’attaccante — un modello hosted jailbreakato o uno open-weight senza restrizioni — ma in ogni caso l’attaccante non era vincolato da alcuna policy d’uso, mentre il lavoro forense legittimo dei difensori è stato bloccato proprio dai guardrail dei modelli hosted inizialmente scelti. La lezione pratica che l’azienda condivide con il settore: avere già pronto e validato, prima che scoppi un incidente, un modello capace eseguibile sulla propria infrastruttura, sia per evitare il lockout dei guardrail sia per mantenere dati e credenziali sensibili entro il proprio perimetro. Non è, precisano, un argomento contro le misure di sicurezza sui modelli hosted — è un feedback che l’azienda dice di aver già condiviso con i provider coinvolti.Timeline dell’incidenteSettimana del 6 luglio 2026: rilevamento dell’intrusione nella pipeline di elaborazione dataset tramite anomaly-detection basata su LLM.Weekend successivo al primo accesso: escalation di privilegi, raccolta di credenziali cloud/cluster, movimento laterale su più cluster interni condotto dallo sciame di agenti autonomi.16 luglio 2026: pubblicazione della disclosure ufficiale sul blog Hugging Face, con dettaglio tecnico del vettore e delle contromisure adottate.Contestualmente: chiusura dei code-execution path usati come accesso iniziale, rotazione precauzionale di credenziali e token, rafforzamento degli admission control sui cluster, coinvolgimento di specialisti forensi esterni e notifica alle forze dell’ordine.Due righe per i difensoriQuesto incidente non è solo una curiosità tecnica: ridefinisce cosa significa “superficie di attacco” per qualunque piattaforma che elabora contenuti generati da utenti tramite pipeline automatizzate, AI o non AI.Trattare ogni pipeline di data processing che esegue codice fornito dall’utente (loader personalizzati, plugin, configurazioni con logica di templating) come superficie di attacco di prima classe, non come funzionalità di prodotto neutra.Validare in anticipo — prima di un incidente — un modello LLM eseguibile on-premise o in ambiente isolato per l’analisi forense, così da non dipendere da provider commerciali i cui guardrail possono bloccare legittime attività di incident response.Assumere che attacchi “a sciame” con orchestrazione agentica possano operare a velocità e scala superiori a quelle di un operatore umano, e dimensionare di conseguenza i tempi di detection e risposta: Hugging Face cita l’obiettivo di allertare un responder “in pochi minuti, in qualsiasi giorno della settimana”.Segmentare rigorosamente i processing worker dal resto del cluster e limitare il raggio d’azione di credenziali cloud raccolte da un singolo nodo compromesso, per contenere il movimento laterale anche quando l’accesso iniziale non può essere prevenuto al 100%.Indicatori e dettagli tecnici notiTarget: infrastruttura di produzione Hugging Face (dataset processing pipeline) Vettore iniziale: dataset malevolo caricato dall'utente Tecniche di code execution: remote-code dataset loader + template injection in dataset config Escalation: da worker compromesso a node-level access Post-exploitation: raccolta credenziali cloud/cluster, movimento laterale multi-cluster Durata campagna attiva: un intero weekend Orchestrazione: framework di agenti autonomi, presumibile harness di security-research agentico Infrastruttura C2: self-migrating, ospitata su servizi pubblici legittimi Eventi registrati nel log dell'attaccante: 17.000+ Impatto confermato: accesso non autorizzato a dataset interni limitati e a credenziali di servizio Impatto escluso: nessuna manomissione di modelli/dataset/Spaces pubblici; supply chain software verificata pulita Strumento di analisi forense: GLM 5.2 (Z.ai, open-weight), eseguito su infrastruttura interna Contatto per segnalazioni: security@huggingface.coHugging Face raccomanda a chi utilizza la piattaforma di ruotare i propri access token e rivedere l’attività recente sui rispettivi account. L’azienda ha inoltre chiarito di stare ancora completando la valutazione di eventuali impatti su dati di partner o clienti, con notifiche dirette previste per le parti coinvolte.
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleIl dominio polyfill[.]io — protagonista di uno dei più clamorosi supply chain attack del 2024 — è tornato attivo a fine maggio 2026 con un nuovo vettore: risposte HTTP 401 che inducono i browser a mostrare finestre di autenticazione false agli utenti di siti che non avevano ancora rimosso il vecchio script. Tra le vittime più note: Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung Smart TV.Il contesto: l’incidente polyfill.io del 2024Polyfill è una libreria JavaScript che permette ai siti web di supportare funzionalità moderne su browser legacy, fornendo uno strato di compatibilità lato client. Per anni, milioni di siti hanno caricato questa libreria dal CDN ospitato su polyfill[.]io — un dominio che tuttavia non era mai stato di proprietà del creatore del progetto open source, Andrew Betts.Nel febbraio 2024, il dominio polyfill[.]io fu acquistato da un’entità cinese (Funnull), che lo utilizzò per iniettare codice malevolo negli script distribuiti dal CDN, colpendo oltre 100.000 siti. Betts reagì subito consigliando a tutti gli amministratori di rimuovere il servizio dai propri siti e rilancò il progetto originale sotto nuovi domini (polyfill.com, poi polyfill.top). Le autorità e diversi CDN provider bloccarono l’accesso a polyfill[.]io, fermando i redirect malevoli.Maggio 2026: il dominio risponde di nuovo — con HTTP 401Il problema del 2026 ha un meccanismo diverso ma altrettanto insidioso. Secondo il ricercatore di sicurezza Pasquale Pillitteri, a partire da fine maggio 2026 il dominio polyfill[.]io ha ricominciato a rispondere alle richieste, questa volta restituendo codici HTTP 401 (Unauthorized). Quando un browser carica una risorsa da un dominio esterno e riceve una risposta 401, interpreta questo come una richiesta di autenticazione e mostra automaticamente una finestra di dialogo per inserire username e password.Tutti i siti che negli ultimi due anni non avevano completato la pulizia del codice — rimuovendo ogni riferimento a polyfill[.]io — si sono trovati improvvisamente a presentare ai propri utenti delle finestre di login che sembravano provenire dal sito legittimo, ma erano in realtà generate da una risorsa esterna non controllata dall’azienda.Le organizzazioni colpiteIl colosso tecnologico Toshiba ha pubblicato un avviso urgente ai propri utenti il 2 giugno 2026, chiedendo di annullare qualsiasi finestra di autenticazione insolita apparsa sul sito e di non inserire credenziali. Il gigante del retail Muji ha emesso un comunicato simile, dichiarando di non aver rilevato accessi non autorizzati o fughe di dati, ma invitando comunque alla prudenza chi avesse eventualmente inserito le proprie credenziali. Anche Zojirushi (elettrodomestici), FiNC Technologies (app di salute), Ishiyaku Publishers e Hobonichi (editore e brand lifestyle) hanno segnalato lo stesso problema. Pillitteri ha riportato che il fenomeno si è manifestato anche sui televisori Samsung Smart TV l’1 giugno 2026.Analisi tecnica: il meccanismo dell’HTTP 401 browser promptIl comportamento è standard nelle specifiche HTTP: quando una risorsa (script, immagine, iframe) risponde con 401, il browser mostra automaticamente una finestra di autenticazione nativa (WWW-Authenticate challenge). L’aspetto visivo di questa finestra è quello di un dialog box del browser — non una pagina web — il che può dare all’utente l’impressione di una richiesta legittima proveniente dal sito che sta visitando. Se l’utente inserisce le credenziali, queste vengono inviate in chiaro (o con Basic Auth) al server che ha emesso la challenge — in questo caso polyfill[.]io.Al momento della pubblicazione dell’articolo originale di BleepingComputer (5 giugno 2026), non erano emerse prove concrete che le credenziali eventualmente inserite dagli utenti fossero state effettivamente raccolte. Toshiba e Muji hanno dichiarato di aver rimosso il riferimento a polyfill[.]io e di aver sospeso il servizio. Tuttavia, il rischio per gli utenti che abbiano inserito credenziali prima della chiusura rimane reale, e il cambio password immediato è fortemente consigliato.Cosa devono fare gli amministratori di siti webLa lezione principale di questo incidente è chiara: le dipendenze da CDN esterni non controllati rappresentano un rischio persistente anche dopo che un incidente di sicurezza è stato apparentemente risolto. Gli amministratori devono verificare immediatamente che nessuna pagina del proprio sito contenga riferimenti a polyfill[.]io — incluse pagine secondarie, template legacy e componenti di terze parti. Gli strumenti di Content Security Policy (CSP) e Subresource Integrity (SRI) possono prevenire questo tipo di attacco bloccando il caricamento di risorse da domini non autorizzati o con hash diverso da quello atteso. Qualsiasi CDN di terze parti dovrebbe essere monitorato per variazioni nel comportamento delle risorse caricate.Indicatori## Dominio da bloccare polyfill.io cdn.polyfill.io ## Pattern da cercare nel codice sorgente src="https://polyfill.io/ src='https://polyfill.io/ src="//polyfill.io/
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Red Hat vittima di attacco alla Suppy Chain: cos’è successo e cosa imparare📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/red-hat-vittima-di-attacco-alla-suppy-chain-cose-successo-e-cosa-imparare/A cura di Luigi Zullo#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #supplychain #attacchinformatici
  • #CyberSecurity #SupplyChain #CERTEU

    Mondo cybersecurity supplychain certeu
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    g0rb@infosec.exchange
    @cert_eu maybe related, maybe unrelated: https://bird.makeup/users/vxunderground/statuses/2039506806670512497
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Il più grande supply chain attack è servito! 1000 ambienti SaaS Compromessi📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/il-piu-grande-supply-chain-attack-e-servito-1000-ambienti-saas-compromessi/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #supplychain #attacchinformatici #sicurezzainformatica #furtoinformatico
  • detritus of #drugs...

    Mondo drugs trashtodon supplychain
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    inquiline@assemblag.es
    detritus of #drugs... this #trashtodon discovery sent me down a rabbit-hole that led to (regulation of) flavored vaping, with retailers (possibly manufacturers too?) branching out to flavored NO2#supplyChain
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    NPM Supply Chain Attack 2025: analisi tecnica, impatto reale e come evolvono le difese📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/npm-supply-chain-attack-2025-analisi-tecnica-impatto-reale-e-come-evolvono-le-difese/#redhotcyber #news #cybersecurity #sicurezzainformatica #supplychain #catenaapprovvigionamento #hacking
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Dal rischio alla resilienza: come proteggere la supply chain dalle interruzioni secondo Veeam📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/dal-rischio-alla-resilienza-come-proteggere-la-supply-chain-dalle-interruzioni-secondo-veeam/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #ransomware #supplychain #digitalizzazione #vulnerabilita #minacceinformatiche #sicurezzainformatica #visibilita #systemieterogenei #rispostacapacity #cyberattack