@antonuzzo1 la repressione è sempre anche una grande opportunità di rilancio. Hanno chiuso e stanno chiudendo i centri sociali, quasi tutti di sinistra. È una grande opportunità di riportare la politica e l'attivismo in ogni altro angolo della vita sociale: strade, piazze, scuole, università... I centri sociali fanno parte di una storia e un periodo che non c'è più, sono anche più facili da controllare. Voglio vedere cosa faranno quando il dissenso si articolerà in ogni cellula sociale.
Il punto, per me, è che non basta denunciare la deriva: serve anche ricostruire una cittadinanza che non accetti passivamente questi tentativi. Altrimenti continueremo a oscillare tra indignazione e rassegnazione, senza mai incidere davvero
Sulle priorità investigative: è vero che ciclicamente qualcuno prova a rimettere mano all’indipendenza dell’azione penale, ma questo dimostra quanto sia fragile l’equilibrio tra potere politico e potere giudiziario. Ogni volta che si tenta di spostare quell’equilibrio, lo si fa sempre con la scusa dell’efficienza, mai ammettendo apertamente il rischio di interferenze.
@G3rt Capisco il quadro che descrivi, ma secondo me c’è un punto che spesso sfugge: se davvero da trent’anni si restringono gli spazi democratici, allora il problema non è solo “chi governa”, ma un’intera cultura politica che ha smesso di pretendere trasparenza, competenza e responsabilità. La retorica della “stabilità” funziona proprio perché una parte consistente della popolazione è stata educata a considerare la partecipazione come un fastidio, non come un diritto.
Lo avevo pubblicato tempo fa. Lo ripubblico, perché credo sia una delle conferenze più chiare e schiette del prof. Canfora che dice molto di ciò che stiamo vivendo e che ancora ci aspetta.