@antonuzzo1 la repressione è sempre anche una grande opportunità di rilancio. Hanno chiuso e stanno chiudendo i centri sociali, quasi tutti di sinistra. È una grande opportunità di riportare la politica e l'attivismo in ogni altro angolo della vita sociale: strade, piazze, scuole, università... I centri sociali fanno parte di una storia e un periodo che non c'è più, sono anche più facili da controllare. Voglio vedere cosa faranno quando il dissenso si articolerà in ogni cellula sociale.
Il punto, per me, è che non basta denunciare la deriva: serve anche ricostruire una cittadinanza che non accetti passivamente questi tentativi. Altrimenti continueremo a oscillare tra indignazione e rassegnazione, senza mai incidere davvero
Sulle priorità investigative: è vero che ciclicamente qualcuno prova a rimettere mano all’indipendenza dell’azione penale, ma questo dimostra quanto sia fragile l’equilibrio tra potere politico e potere giudiziario. Ogni volta che si tenta di spostare quell’equilibrio, lo si fa sempre con la scusa dell’efficienza, mai ammettendo apertamente il rischio di interferenze.
@G3rt Capisco il quadro che descrivi, ma secondo me c’è un punto che spesso sfugge: se davvero da trent’anni si restringono gli spazi democratici, allora il problema non è solo “chi governa”, ma un’intera cultura politica che ha smesso di pretendere trasparenza, competenza e responsabilità. La retorica della “stabilità” funziona proprio perché una parte consistente della popolazione è stata educata a considerare la partecipazione come un fastidio, non come un diritto.
Lo avevo pubblicato tempo fa. Lo ripubblico, perché credo sia una delle conferenze più chiare e schiette del prof. Canfora che dice molto di ciò che stiamo vivendo e che ancora ci aspetta.
“It was not Hitler or Himmler who abducted me, beat me, shot my family. It was the shoemaker, the milkman, the neighbor, who received a uniform and then believed they were the master race.”— Karl Stojka, Auschwitz Survivor#Trump #ICEMurders #GOPNazis
"FIFA President Gianni Infantino on Thursday sidestepped growing calls to suspend Israel from international football despite mounting evidence of genocide in Gaza. Addressing the FIFA Council in Zurich, Infantino spoke broadly about football’s role in promoting “peace and unity” without once naming Israel, even as human rights groups and football associations demand sanctions.Palestinian Football Association president Jibril Rajoub pressed FIFA to act, while Amnesty International urged both FIFA and UEFA to ban Israeli teams, denouncing Israel’s war on Gaza as a genocide alongside its expansion of illegal settlements in the West Bank.But Infantino insisted that FIFA “cannot solve geopolitical problems,” signaling the body’s refusal to hold Israel accountable while its national team continues preparing for World Cup qualifiers in Europe."#Israel #Palestine #Gaza #Genocide #WestBank
Israel is not only committing #genocide and ethnic cleansing — it is erasing entire families from existence.@palestine @mutualaid #gaza #StopGenocide #gazaunderattack #war #freepalestine