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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

Fireball Slingshotonly $2.47 from CHAMPION Sales Dept (1954) (via comic book advertisement)

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • @sbilanciamoci "È che il crescere del capitale estende la proletarizzazione. E non nel senso dell’impoverimento assoluto, ma della costante degradazione fra nuovi bisogni e ruoli; prodotto non della crisi, ma dello sviluppo."

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  • Hai ottenuto lo ? Caricalo in anonimo sul sito https://www.sbattezzati.it per aiutarci a dare visibilità al fenomeno!
    Fai valere il tuo diritto all'apostasia e a cambiare o non avere una religione con le norme sulla privacy. Come sbattezzarsi? 👇
    https://www.sbattezzo.it

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  • Matrixmonio #2 (Reggio Emilia, Internazionale)

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  • RE: https://mastodon.social/@_elena/115943470860977033

    Good morning Fedi friends!

    Thank you for all the people who participated in my poll. I plan to write a blog post early next week about all the problematic aspects of . And I grabbed a URL that makes for a perfect shortlink / redirect to the article.

    Given the massive media coverage here in France, I strongly believe it's not wise to stay silent and wish W Social away.

    Quick note: I'll be offline most of the day at a child's birthday party.

    Have a great day! And yay Minnesota!

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  • RE: https://flipboard.com/@wireditalia/wired-italia-oupreb3dz/-/a-YtBUWXVnSgW3zG9ZlUYw8Q%3Aa%3A241914058-%2F0

    Apprezzata review di di Lucia Tedesco; uno dei film preferiti di papà.

    Metropolis non nasce dal nulla: Lang prende un filo già teso e lo trasforma in un cavo d’alta tensione. La macchina come centro (e padrone) dell’attività umana è un’ossessione che attraversa il cinema quasi fin dall’inizio, poi esplode dopo di lui.
    Già nel cinema muto la macchina è ambigua: promessa di progresso e minaccia disumanizzante (profetico, vero?).

    In "A Trip to the Moon” (1902, di Méliès) la macchina è ancora giocattolo e meraviglia. Razzi, ingranaggi, leve: la tecnologia è fantasia,è l’infanzia del mito tecnologico che tutti abbiamo sognato!

    Lo straordinario corto "The Electric Hotel” (1908, di Segundo de Chomón) vede valigie che si disfano da sole, spazzole automatiche, letti meccanici. È una satira purissima dell’automazione. La macchina come servitore… che sfugge di mano (anche di questa tematica il cinema ne ha lodato l'imperfezione).

    E poi c'è "Homunculus” (1916, grnuino Otto Rippert) che è poco conosciuto ma cruciale: un uomo artificiale, creato in laboratorio, "vive" alienato, incapace di empatia. Qui la macchina (o l’uomo-macchina) è già allo stadio di tragedia morale.

    Il tema industriale torna anche in "Algol” (1920, di Hans Werckmeister) dove lo scenario è in pratica l'utopia dell'energia infinita, il potere industriale, alienazione (che torna ad essere tratto dominante del futuro immaginato). Anticipa Metropolis in modo sorprendente: il controllo delle masse passa attraverso il controllo della tecnologia.

    Tutti questi film preparano il terreno, ma Lang fa il grande salto: la macchina non è più un oggetto narrativo, è l’architettura stessa della società. E dopo l'uscita, il cinema non torna più indietro. La macchina diventa sistema, ideologia, destino.

    Da vedere assolutamente: "Modern Times” (1936, di Chaplin) che fornisce una risposta umanista alla catena di montaggio che divora l’uomo. Satira, sì, ma lucidissima dove l’essere umano viene ridotto a ingranaggio intercambiabile (un po' come in "Elysium").
    Adorabile è "Things to Come” (1936, di William Menzies), tratto da H.G. Wells: la macchina come "possibile" salvezza tecnocratica. Un ottimismo quasi inquietante, con l’ordine meccanico contro il caos umano.
    "2001: A Space Odyssey” (1968, capolavoro di Kubrick) segna il punto di non ritorno: HAL 9000 non è più una macchina che serve l'uomo: lo valuta (concetto ripreso in "Alien").
    "THX 1138” (1971, di George Lucas) vede la macchina come sistema di controllo totale. Non solo hardware, ma burocrazia, farmaci, sorveglianza. Metropolis senza cattedrali, solo corridoi, insomma.
    E poi "Blade Runner” (1982, di Ridley Scott).. Qui la domanda si ribalta: se la macchina prova emozioni, cos’è l’uomo? La centralità non è più la macchina industriale, ma quella ontologica. Il concetto viene poi ampliato, in un'ottica più introspettiva in "Blade Runner: 2049".
    Con "The Matrix” (1999, dei fratelli - ora sorelle - Wachowski) è la perfetta chiusura del cerchio: l’uomo è letteralmente una batteria. La macchina non organizza il lavoro umano, lo coltiva per alimentarsi (concetto visto anche in "Soylent Green").
    Lang, alla fine, non ha inventato il tema; paradossalmente ha fatto di peggio (o di meglio): lo ha reso inevitabile.

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  • Perché le aziende di semiconduttori non potranno fare a meno della Cina

    Per vedere altri post come questo, segui la comunità @informatica

    Quanto incide il mercato cinese sui conti delle aziende occidentali di macchinari per semiconduttori. L'analisi di Alessandro Aresu.

    startmag.it/innovazione/macchi…

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  • Al minuto 13 si parla delle armi nucleari e del rinnovo del trattato New Start a febbraio. Da ascoltare con attenzione la parte finale del generale in cui invita a mettere da parte "moralismi" che hanno esacerbato le tensioni in Europa.

    https://youtu.be/PIJflNvLE8A

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