Forse mi sbaglierò, ma quando entrai nel Fediverso, ormai 5 anni fa, mi sembrava tutto più caotico.Bello, eh. Sicuramente più pulito dei “soliti social”, meno vetrina, meno algoritmo col megafono, meno gente che urla nel vuoto sperando che il vuoto metta like.Però era comunque un periodo strano, poco prima dell’acquisto di Twitter da parte del noto genio interplanetario, quello che riuscì nell’impresa titanica di prendere una piattaforma già problematica e trasformarla in X, cioè in una specie di parcheggio digitale con le luci al neon rotte.Il Fediverso, invece, nel frattempo è cresciuto.Non è diventato perfetto, per carità. Ogni tanto passa ancora il meteorite, l’esperto di tutto, il predicatore con la tastiera benedetta, quello che arriva, fa rumore e poi sparisce come un pacchetto UDP nel Wi-Fi del vicino.Però oggi lo sento diverso.Più definito.Più maturo.Più casa.Forse si sono delineati meglio i contorni, forse ognuno ha trovato il proprio angolo, forse abbiamo imparato tutti un po’ meglio come stare in questo condominio decentralizzato dove non c’è l’amministratore unico, ma in compenso ci sono tanti portinai volontari con il server acceso, il backup programmato e l’ansia da aggiornamento.E devo dirlo, mi piace.Mi piace vedere persone vere, conversazioni normali, istanze con carattere, comunità piccole ma vive, gente che non cerca per forza di diventare virale, ma semplicemente di esserci.Sì, ci sono le eccezioni. Ma nel Fediverso, almeno, spesso durano poco. Entrano facendo casino, poi vengono silenziate, bloccate, defederate, ignorate o semplicemente evaporano nel grande nulla cosmico delle cattive maniere.Il Fediverso mi piace sempre di più.Non sarà perfetto, ma rispetto ai recinti tossici dei social commerciali sembra quasi una baita in montagna, con il camino acceso, la fibra che ogni tanto cade, Mastodon che chiede RAM, PostgreSQL che ti guarda male e una comunità che, tutto sommato, ti fa pensare,“sì, qui ci posso stare”.🙏