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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

Mi domando: ma spegnere il telefono la notte no

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • Nemmeno dopo l’inizio delle ostilità è emersa una lettura chiara e univoca. Quando Washington ha giustificato il proprio intervento sostenendo che Israele avrebbe comunque colpito e che l’Iran avrebbe reagito contro basi e interessi americani nella regione, molti osservatori hanno evidenziato la natura circolare di questa spiegazione. Anche gli obiettivi finali, coerentemente, restano sfumati.
    (Alessia Melcangi La Stampa 11 marzo 2026)

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  • @lasolitaLaura_

    Par🇮🇹le n°1528 3/6

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  • In questa guerra, capire perché sia iniziata è quasi difficile quanto capire come potrà finire. Negli ultimi mesi Stati Uniti e Israele hanno offerto spiegazioni diverse - e spesso contraddittorie - per giustificare l’escalation contro l’Iran. Dalla protezione dei manifestanti iraniani alla minaccia nucleare, le motivazioni sono cambiate rapidamente. (Alessia Melcangi 11 marzo 2026 La Stampa)

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  • @voipmeister yes, I'm sure this will happen 😆

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  • I think one of the thing R demonstrates is how important the distinction between

    "we want to make something good by making it structurally impossible to do something we think is bad"

    and

    "we want to make something good, so we'll tell you doing that is probably not a good idea but it's still possible. Whatever happens when you do that is sort of on you tho."

    Allowing people to do (good) things that you didn't anticipate is literally the best possible outcome of making anything, and the balance between unstructured, groping in the dark chaos and the world of grammarlike intuition is the first, only, and total challenge. The evaluation model of R is a product of serendipity and reverse engineering that is objectively horrible to imagine, but has resulted in some of the most downright intuitive tools I have ever had the pleasure of using.

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  • momento di trascurabile infelicità

    un giornale che lascia X e continua a "scrivere" su tiktok e instagram (e LinkedIn e WhatsApp)

    https://x.com/i/status/2031274069211910608

    @MauroV1968 @Linkshaender

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  • @NIGHTEN - I hope you approve.

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  • From a newsletter I received:

    [...]
    To make it short, “print on demand” means working with another company who will print the product for you and fulfill (ship) it directly without your intervention.

    Back then I did a ton of research on the subject, and was pretty much convinced that it was the way to go for artists: "stop making packages and managing stocks, create more products and make more art instead".

    “Sending boxes is not where you create the most value.” to quote the ( my own, Ed.) blog post directly.

    So, what changed now that I print and send boxes all by myself?

    Honestly, it’s because I’ve realized what the “value” of an artist really is.

    I believe that the unique thing indie creators can bring to people is the human connection; whether it is an illustration that deeply speaks to specific people, a deep conversation with people on the internet, or a box coming in the mail… To me, this is what has become the most important when I create.

    A lot of independent creators are trying to sound too big and professional (saying “we” even though it’s one guy in his garage), and I realized that I was doing exactly the same mistake: By refusing to put a bit of myself in each order, I was basically turning away an opportunity to connect with someone directly.

    Imagine, it's like if I was hiring someone to write this newsletter! It's not directly my art, but it's still so important.

    So, to correct my past self, I think artists and creators create the most value by connecting with people. Making art and sending boxes are just some of the opportunities to do so!

    ~~~~~~ NIGHTEN

    This reminds me of the time I "fell in love" with Vincent van Gogh.

    It wasn't his art in the first place.

    It was his personality, his life, it was him that pulled me in.

    Then I looked at his art and realized that this kind of art could've only been made by this kind of artist.

    His personality, his story, he himself, connected with me.

    And that's why I still think he is the greatest artist of all time.

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    @steek_hutzee @salutePerò non mi torna che se ne parli in questi termini...Da ragazzo (quindi più di 30 anni fa) ero iscritto all'AIRC, ricevevo il loro notiziario "Fondamentale" e già allora si diceva che la carne rossa è cancerogena.Pensavo che ormai fosse una cosa scontata.
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    Vivere con la fibromialgia non è uno scherzo. Ecco gli step da compiere se vuoi emulare la giornata tipica di un fibromialgico. 1) Il Risveglio: Immagina di svegliarti al mattino, così stanco/a da non avere le energie per scendere dal letto. E, anche se le avessi, prima devi vincere il dolore: ogni singola fibra che deve tornare a muoversi provoca molta sofferenza. L'unico modo che hai per riuscirci è di farlo piano piano, per rendere tutto...non dico sopportabile, ma fattibile. I problemi non finiscono qui. Le gambe fanno fatica a reggerti in piedi e si ha costante sensazione di cadere. [nota: un gatto è sempre d'aiuto per farti cadere più in fretta]. 2) Arrivo al lavoro e nebbia cognitiva (fibrofog): Ammesso che non ti sia svegliato con l'emicrania, o che non ti accompagni dal giorno prima, non è detto che questa non insorga quando arrivi al lavoro. Le scadenze, i compiti, i problemi della propria professione a volte restano sullo sfondo di fronte alla voce del dolore, che soffoca tutte le altre. Si fa fatica a mettere due pensieri in fila. Si fa fatica a sopportare i suoni che ti circondano. Le cose non ti vengono in mente. Anche i colleghi che scherzano o la pausa caffè possono diventare un'altra cosa che ti porta via l'attenzione che hai, che è già molto poca. D'altra parte, tu vorresti solo dormire, stare sdraiato ed evitare di pensare a qualsiasi cosa finché la cosa passa. 3) La lotta: Puoi prendere qualcosa per mettere a tacere il dolore, ma...cosa? Qui si apre un grande capitolo, un grande rischio: devi scegliere bene, perché per ogni bersaglio ci vuole la cartuccia giusta, e se scegli il Brufen piuttosto che la Tachipirina potresti mancarlo del tutto, il bersaglio. E a quel punto non si può tornare indietro: i farmaci non si possono mescolare, ti tocca tenerti il male. Se anche il colpo centra il bersaglio del dolore, può volerci molto tempo: almeno 2 ore d'inferno ti toccano. In ogni caso resta quella sensazione di febbre, di averla o che stia per venire. Ci tocchiamo continuamente la fronte perché ci sentiamo caldi, ma il termometro dice di no. 4) L'incomprensione e la discriminazione. Spiegalo tu, al capo, che non sei un idiota. Spiegaglielo, che sei lento perché hai fai fatica, e vediamo se ti crede. [beato chi ha un capo che gli/le crede]. Ma, che il capo ti creda o no, le scadenze vanno portate avanti, e devi dare almeno l'impressione di essere sempre al top. Anzi, in questo mondo competitivo che ci siamo creati, anche oltre. Per noi non ci sono sconti: famiglia, lavoro, incombenze, pulizie di casa... Corriamo la stessa gara che corrono tutti, ma partiamo svantaggiati: partiamo dalle retrovie, e quella gara la corriamo col dolore, e con tanti pesi addosso. Corriamo, ci sforziamo e soffriamo ma veniamo “valutati” da persone che quei pesi non li hanno, e non vedono i tuoi. Anzi, spesso non veniamo creduti, o quantomeno compresi. 4) La sera: il riposo che non c'è. La sera si conclude sempre allo stesso modo: sfiniti, diciamo di no a tutti gli aperitivi, tutti gli inviti in pizzeria, tutti i ritrovi tra amici. Veniamo presi per lagne, per capricciosi. C'è una grande parte che non si vede nella vita dei fibromialgici, ed è questa che ti sto raccontando. Ora, immagina come possa farti sentire tutto questo: essere criticati, presi dei buoni a nulla, incapaci e inconcludenti, soltanto perché si è ammalati. In tutto questo, rimane la difficoltà di avere anche solo una diagnosi. Io sono riuscito ad averla, ma dopo 8 anni di visite, ospedali, esami. 5) Un po' di Storia. All'inizio non esisteva neanche il nome per tutto questo: venivo semplicemente bollato come scemo, o incapace. Poi il nome esisteva, ma mi si diceva che non avevo la fibromialgia, era artrite quella sentivo. E l'artrite c'era, in verità, ma io sapevo che non poteva essere quella a darmi tutte queste sensazioni. In tutto questo, lo Stato è assente. Non esiste aiuto economico (nonostante le medicine da prendere siano tante, e quelle poche terapie vagamente utili siano costose). Soprattutto, cosa che ritengo la più grave in assoluto, difficilmente viene concesso un punteggio di invalidità di qualche tipo perché...ehi, in fondo cammini e respiri. Cosa vuoi pretendere? 6) Il sonno. Mentre la giornata si chiude, ognuno di noi vorrebbe riposare, ma è difficile. Paradossalmente, se non è il dolore a tenerti sveglio è qualcos'altro: a volte anche qualcosa che non sai spiegare. Anche quelle volte in cui non c' dolore, non riesci a dormire. Oppure ti svegli molto presto. Oppure dormi, ma ti svegli distrutto. 7) Ripeti dal punto 1 fino alla fine della tua vita: non c'è cura. #fibromialgia #artrite #MalatiInvisibili #MalattieInvisibili #Discriminazione #Salute #Resistenza #GridoMuto #FibroFog #NebbiaCognitiva
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    Qua non si tratta di stabilire l'importanzxa degli antibiotici contro le infezioni, in questo caso, sessualmente trasmesse o demonizzare una famiglia di antibiotici rispetto ad un altra. Qui si tratta di capire se è giunta l'ora di considerare un approccio più olistico verso la malattia, un approccio preventivo prima che si manifesti o accettare inermi che gli antibiotici non facciano più ciò per i quali sono stati scoperti
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    @alsivx Ma da noi se ne parla ancora poco, nonostante PewDiePie, nonostante, Winzoz 10, nonostante Steam Deck! Questa storia la racconto sempre, ma trovo assurdo che i siti specializzati non abbiano minimamente parlato di SteamOS quando hanno recensito lo Steam Deck.