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Social Forum federato con il resto del mondo. Non contano le istanze, contano le persone

On Tuesday, Defense for Children International-Palestine (DCIP) shared testimony from Mohammad.

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Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
  • Social Debug: il Crystal Ball e la generazione che sapeva soffiare

    Crystal Ball, Slime, Exogini, Palla Pazza, Clic-Clac. Noi soffiavamo in una cannuccia e imparavamo la fisica. La GenAlpha scrolla. Chi è cresciuto davvero?

    Il post di @signorina37

    https://signorina37.substack.com/p/social-debug-il-crystal-ball-e-la?r=1qf9lh

    @eticadigitale

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  • CEO, presidente
    Flussi monetari
    Di armi
    Catene di comando

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  • Mantenere mobile, duttile, l'opinione pubblica permette di attizzarla facilmente, non farla consolidare, batterla col martello della propria violenza, sfruttare tutti i mezzi di controllo e di manipolazione che hanno bisogno di un prodotto malleabile
    Se si mantiene caldo un campo, si può mantenerne un altro freddo: invisibile, lontano dall'attenzione, stabile. Il campo del controllo, dei rapporti nascosti
    La legittimazione è importante solo nella misura in cui permette di mantenere la posizione

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  • @adrianomorselli sono sempre i migliori, quelli che sé ne vanno 😂

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  • Legittimità è una costruzione di regole, accettate o subite, ma riconosciute come reali
    La distruzione di tutto ciò può frammentare ulteriormente i legami sociali in essere, magari per essere ristrutturati a piacimento di altri
    Ma chi continua a distruggere può imporsi solo con la forza e la sua esibizione, quindi anche minacce, atti di violenza, guerre
    La guerra diventa forza primaria di legittimazione, tenuta sempre attiva per continuare a distruggere e mantenere mobile l'opinione pubblica

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  • La legittimità non è un ordine superiore che scende dal cielo sugli uomini, checché ne dicano alcuni
    La legittimità è un riconoscimento dato da un insieme di persone, che sia comunità, massa di persone, o massa di individui nella loro bolla collegati da un tessuto artificialmente sociale
    La legittimità è costruita, più raramente spontanea, si esprime e regola con atti comunicativi e assunzione di valori
    La legittimità è una cessione di forza per sostenere un progetto

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  • Conway’s Game of Life With Physical Buttons

    Conway’s Game of Life excels in its simplicity, creating a cellular automaton on a 2D grid where each cell obeys a set of very simple rules that determine whether a cell is ‘alive’ or ‘dead’. After setting an initial condition the ‘game’ then evolves naturally from there, creating an endless series of patterns as a simplified form of bacterial evolution. Of course, setting an initial state and then watching cells light up or fade away seems like a natural fit for light-up buttons. After struggling with intrusive thoughts related to such a project for a while, [Michal Zalewski] finally gave in, creating a pretty amazing looking result.

    Although there is no set size for the game board, [Michal] was constrained by his budget for the selected NKK JB15LPF-JF tactile buttons, resulting in a 17×17 matrix. That’s 289 buttons, for those keeping score, which comes down to over $1,000 over at e.g. Digikey even with quantity-based pricing. Add to this the custom PCB and a Microchip AVR128DA64 squeezed in a corner of said PCB to run the whole show and it’s quite the investment.

    Finishing up the PCB, driving the lights is done with a duty cycle as the matrix is scanned along with detecting inputs in a similar manner. This required the addition of MOSFETs and transistors, the details of which can be found in the downloadable project files, along with the firmware source code. In the article a video of the board in action can be watched, allowing one to admire the very pretty wooden enclosure as well.

    hackaday.com/2026/03/20/conway…

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    #Gaza è ancora vietata ai giornalisti.L'importanza del #giornalismo. Dell'#indipendenza della #testimonianza. Come quella delle #Ong Oggi per @repubblica
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    LEGGETE QUESTA ANALISI DI CHIARA PANNULLO, A MIO PARERE, PERFETTA. Negli ultimi giorni la scena internazionale è stata squarciata da un annuncio che ha infranto la narrazione imposta dall’ordine mediatico occidentale: Hamas, movimento islamista che da quasi quarant’anni costituisce una delle strutture più consolidate della Resistenza palestinese, ha dichiarato la propria disponibilità ad accettare - seppure in forma condizionata - il piano di cessate il fuoco proposto da Donald Trump e consacrato dal governo Netanyahu.L’evento, nella sua nuda evidenza, non si lascia ridurre a un episodio diplomatico. È un sisma politico che riporta la questione palestinese nel cuore del conflitto mondiale, là dove il capitale e l’imperialismo tentavano di relegarla in una zona d’ombra. Dopo mesi di distruzione, la Resistenza riaffiora non come fantasma del passato, ma come soggetto storico che costringe la geopolitica a guardare il proprio riflesso nelle macerie di Gaza.Che Hamas non sia l’unica forza della Resistenza è cosa nota a chi conosce la genealogia della lotta palestinese: dalle Brigate dei Martiri di al-Aqsa al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, dalle cellule marxiste nate nei campi profughi fino ai movimenti laici e sindacali che hanno attraversato le intifade. Ma oggi, nel vuoto politico generato dal collasso dell’Autorità Nazionale Palestinese e dal tradimento degli Accordi di Oslo, Hamas rimane la voce più strutturata - non per egemonia ideologica, ma per pura necessità materiale. In un contesto di sterminio, sopravvivere significa rappresentare.La contraddizione più acuta, rimossa dalle cronache e dai salotti diplomatici, è che lo stesso Israele che oggi dipinge Hamas come incarnazione del male ne favorì la nascita negli anni Ottanta, riconoscendovi un utile strumento per logorare le organizzazioni marxiste e nazionaliste. Il sionismo, come ogni potere coloniale, esercitò la propria astuzia: incoraggiare un soggetto religioso per dividere il fronte politico, depotenziare la possibilità di un blocco socialista internazionalista capace di legarsi ai movimenti del Sud del mondo. L’occupante produce il proprio nemico per poi legittimare la sua distruzione. È la dialettica classica dell’imperialismo: creare, utilizzare, demonizzare, annientare.Ma la storia non si lascia dominare in eterno. Oggi, dopo decenni di occupazione e di massacri, Hamas non è più la pedina che Israele pensava di poter controllare: è diventato l’unico corpo politico capace di rappresentare - nel deserto delle istituzioni collaborazioniste - la sopravvivenza di un popolo. La sua matrice religiosa non è l’essenza del conflitto, ma il linguaggio con cui una comunità oppressa ha tradotto la propria materialità. È l’oppressione che genera la forma della resistenza, non la teologia.Ridurre tutto questo a "guerra di religione" significa riprodurre la grammatica coloniale. Le guerre di religione non esistono: esistono guerre economiche mascherate da scontro di civiltà. Anche in Palestina, dietro il lessico del fanatismo, si nasconde la verità della terra, del gas, delle rotte commerciali. Gaza non è un altare ma un corridoio strategico del capitale globale, affacciato su giacimenti offshore e su rotte energetiche che collegano il Levante al Mediterraneo. La religione è solo la superficie, la maschera morale che copre il dominio materiale.La mossa di Hamas - dire "sì, ma a condizione" - non è una resa ma un sabotaggio politico. È l’irruzione della tattica nella diplomazia. Accettare sotto riserva significa rovesciare il terreno dell’avversario, obbligarlo a mostrarsi per ciò che è: non mediatore, ma carnefice. È l’arte operaia di piegare la macchina del comando contro se stessa. Hamas non cede: entra nella scena del potere per smascherarla, trasforma il negoziato in trincea, la tregua in strumento di contro-potere.Il piano Trump-Netanyahu, sostenuto da Egitto, Qatar e Turchia come garanti di facciata, non è un trattato di pace ma un dispositivo di dominio. Il suo impianto è trasparente nella sua brutalità: smilitarizzazione di Gaza, amministrazione "internazionale" - cioè coloniale - e un ritiro israeliano sempre revocabile in nome della "sicurezza nazionale". Persino il tempo della tregua è imperiale: scandito dal fuso orario di Washington, come se anche la sopravvivenza dovesse obbedire al ritmo del capitale.Hamas risponde imponendo condizioni: cessazione effettiva e verificabile dei massacri, garanzie di tutela internazionale indipendenti da Israele, calendario vincolante per il ritiro, restituzione dell’amministrazione di Gaza a un organo palestinese autonomo, scambio di prigionieri come atto politico e umanitario. È una partecipazione sotto riserva, un sabotaggio dentro la scena del potere, una mossa di guerriglia diplomatica.Dietro il lessico della pace si muove l’unico motore reale dell’imperialismo: l’accumulazione. Gaza è terreno da valorizzare. Sotto le rovine c’è il giacimento del Gaza Marine, bloccato da anni, che attende un equilibrio politico per essere estratto. Israele mira a diventare hub energetico mediterraneo; l’Europa, orfana del gas russo, ha fame di nuove rotte; le major occidentali premono. La tregua - se imposta secondo il dispositivo coloniale - diventa chiave di accesso ai profitti.La ricostruzione segue la stessa logica: non rinascita ma speculazione. Ogni edificio distrutto diventa appalto, ogni maceria un contratto. È la legge storica del colonialismo: devastare per appaltare, cancellare per edificare. Trump potrà presentarsi come "uomo della pace" mentre garantisce contratti miliardari a corporation americane e alle monarchie del Golfo. L’Europa, codarda, si prepara a reclamare la propria parte nel mercato della ricostruzione coloniale. Le spiagge di Gaza, ripulite dal sangue, già figurano nei progetti turistici israeliani come futuri resort e waterfront di lusso. Il genocidio non è follia: è premessa urbanistica del profitto.Ma il piano è anche geopolitico. Israele lo usa per consolidare la normalizzazione con Arabia Saudita ed Emirati, rafforzando il proprio ruolo di gendarme regionale. Trump lo utilizza per riaffermare la centralità americana nell’economia del caos. L’Europa vi intravede la possibilità di respirare nella strettoia energetica post-Ucraina. Le monarchie del Golfo riversano capitali per guadagnare influenza. Persino la Cina osserva: una Gaza pacificata diventerebbe un nodo delle rotte mediterranee della Belt and Road.Nel disegno del capitale globale, il popolo palestinese è un ostacolo materiale: forza-lavoro da disciplinare, residuo umano da controllare, presenza da rimuovere per liberare spazio all’accumulazione. Ma le condizioni poste dalla Resistenza trasformano il negoziato in terreno di conflitto: non una pausa tra due bombardamenti, ma uno spazio di riorganizzazione della soggettività politica.Senza condizioni, la tregua è resa e Gaza diventa laboratorio della valorizzazione. Con condizioni, essa diventa spazio di contro-potere, fragile ma reale. Perché le guerre di religione non esistono: esistono guerre per terra, gas e rendita, travestite da conflitti confessionali per ingannare le masse. La religione è linguaggio; la sostanza è il dominio del capitale.La tregua messa in scena da Trump e Netanyahu non è pausa umanitaria, ma dispositivo coloniale. È la stessa strategia vista a Baghdad, Kabul, Belgrado: distruggere per costruire, bombardare per appaltare. Washington detta, Tel Aviv massacra, Bruxelles applaude e attende i contratti.E l’Italia? L’Italia non è spettatrice innocente. È parte organica del meccanismo. Leonardo, fiore avvelenato dell’industria militare nazionale, fornisce droni, sistemi di puntamento, sorveglianza: frammenti italiani nei cieli che uccidono bambini. Fincantieri mira alle infrastrutture portuali, ENI al gas offshore, le imprese edili e cementiere alle macerie da monetizzare. Tutto in nome della "pace", tutto in nome della "ricostruzione", ma in realtà per accumulare profitto sulle rovine di un popolo.Il governo Meloni si è piegato senza esitazione: non ha mai pronunciato la parola "genocidio", ha ripetuto la formula dell’"autodifesa israeliana", ha garantito copertura diplomatica e interessi economici. Non per necessità ma per convenienza: difendere Leonardo, tutelare ENI, assicurare contratti. È l’Italia che si inginocchia non per obbligo ma per tornaconto.Così la catena della morte si chiude: Leonardo arma i droni, Fincantieri prepara i porti, ENI scommette sul gas, le imprese edili pianificano la ricostruzione. È la filiera del genocidio che diventa filiera del profitto. Ogni parola sui "diritti umani" viene smentita dai bilanci. Ogni richiamo alla "pace" è un involucro retorico dell’avidità.Il genocidio non è devianza - è razionalità del capitale. Non è eccesso - è metodo. Gaza viene devastata perché sotto le sue rovine si cela la rendita. Gli Stati Uniti dirigono, Israele esegue, l’Europa e l’Italia partecipano. Hamas, accettando solo a condizione, tenta di ribaltare la trappola: non resa ma contromossa. È l’ultimo atto di una Resistenza che, pur ferita, ancora indica la via.Gli Stati Uniti e Israele parlano di "pace" e intendono rapina. L’Occidente parla di "ricostruzione" e intende speculazione. L’Italia parla di "solidarietà" e intende commesse. Ma la Resistenza, con la sua ostinazione storica, continua a scardinare la messa in scena del potere, costringendo i colonizzatori a mostrarsi per ciò che realmente sono: funzionari del capitale, architetti del dominio, pianificatori scientifici del genocidio. Strati della stessa razionalità economica che trasforma l’annientamento in investimento e la morte in rendita.Chiara Pannullo#chiaraPannullo#hamas #gaza @attualita@diggita.com @attualita@mastodon.uno
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    Non risulta che il Presidente della Repubblica Sergio #Mattarella abbia preso una posizione pubblica sul rapporto #ONU del 16 settembre 2025 che accerta il #genocidio a #Gaza. Nei documenti e nelle dichiarazioni finora rilevate, Mattarella ha espresso appelli per la consegna sicura degli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e per la tutela della vita civile, ma non ha commentato esplicitamente il rapporto ONU o usato il termine "genocidio".
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    Lo ripeteremo ancora e ancora: è genocidio, ed è ecocidio.Non solo uccisioni, ma anche distruzione del sostentamento per chi resta e vorrebbe restare.@ambiente Articolo del prof. Paolo Pileri per Altreconomia https://altreconomia.it/solo-l15-dei-suoli-agricoli-della-striscia-di-gaza-resta-coltivabile-e-ecocidio/#gaza #stopGenocide #stopEcocide