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Diario “La Gomera”, giorno 7: la piccola capitale.

  • Quando si visita un’isola così piccola come La Gomera, alle isole Canarie, la curiosità di vedere la sua città principale è tanta.

    In questo caso, più che di città si potrebbe parlare di paese, in termini italiani: solo 8500 persone.

    Nonostante la dimensione, San Sebastián de la Gomera ha saputo conquistarsi un posto nella Storia.

    Questo fu l’ultimo punto conosciuto in cui Colombo si fermò nel suo primo viaggio. C’è ancora la casa in cui riposò, e alcune statue o targhe commemorative.

    La cattedrale è magnifica, segno dell’importanza della città nel passato.

    Lato di sud est, navata laterale.
    Un affresco raffigurante la spedizione di Colombo.

    C’è poi il bastione dove gli indigeni, un’ottantina danni dopo l’annessione dell’isola al Regno si ribellarono contro il nipote del governatore che con l’inganno aveva fatto un rito per gemellare la comunità indigena con il Regno di Castiglia.

    La rivolta terminò nel sangue, e da allora gli indigeni scomparirono, poco a poco; non perché vennero uccisi tutti, ma perché vennero inglobati dalla nuova popolazione residente.

    Ad oggi si trovano ancora tracce del loro DNA negli abitanti.

    Una Storia che, purtroppo, come occidentali conosciamo molto bene.

    La giornata si conclude magnificamente. Al calare del sole, da Hermigua riesco a catturare una splendida luna che si riflette sul mare, lasciando intravedere anche Tenerife in lontananza.

    La qualità della fotografia degli smartphone moderni mi stupisce sempre più. La differenza con le fotocamere c’è ancora, ma è sempre più sottile.

    Hasta luego!


Gli ultimi otto messaggi ricevuti dalla Federazione
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    Spunti per risparmiare euro e pesare un po’ meno sull’ambiente, senza rinunciare a nulla.Succede che a Natale si è tutti più buoni, dicono.Succede che in un gruppo Facebook io abbia visto la domanda di una ragazza che non essendo mai stata a Tenerife si domandava cosa mettere in valigia e cosa portare, visto che sia lei che il suo ragazzo potevano portare 1 solo zainetto a testa e il loro viaggio si sarebbe svolto a Gennaio.Avendo fatto decine e decine di viaggi, molti dei quali alle Canarie, ho pensato di potere dare il mio contributo dicendole che sarebbe bastato poco per fare un viaggio confortevole, anche con il solo zainetto del bagaglio a mano, visto che anch’io parto sempre con 1 solo bagaglio. Ma, qui, voglio estendere il discorso.Anzitutto si può tenere presente che si parte da una zona del mondo fredda per andare in una zona che sarà calda o, se andasse male, tiepida.Partendo obbligatoriamente con vestiti che devono essere giusti per il nostro mese di Gennaio, si potranno portare: – piumino leggero e sottile, sciarpa, cappello, pantalone invernale (serviranno per le escursioni in montagna);– biancheria intima per 3/4 giorni; – 2 magliette estive (più quella che si indossa)– costume e infradito (serviranno anche in hotel/appartamento);– pantalone leggero;– felpa (quella che si indossa in Italia, servirà la sera e/o per escursioni)– cappello per il sole.– riempire le tasche della giacca di oggetti e oggettini, evitando così di metterli nello zaino.– Cosmetici, profumi, dentifricio, eccetera, si possono comprare anche in loco volendo. Esistono confezioni piccole che si possono lasciare nell’appartamento a beneficio di chi lo userà dopo di noi (certo, non il dentifricio…ma a questo proposito, si può portare il dentifricio solido dall’Italia, in modo da portare solo la quantità che serve, che andrà ad occupare piccoli spazi vuoti nello zaino).L’ideale sarebbe avere un appartamento dotato di lavatrice, in modo da poter lavare tutto. Molti appartamenti ne sono dotati ormai, persino gli aparthotel, ossia degli hotel che anziché fornire una stanza forniscono monolocali attrezzati per il soggiorno.Se così non fosse, ci sono due strategie possibili: 1) Lavanderia a gettone (se non vi piace l’idea, non pensiate che le lavanderie degli hotel siano molto diverse). 2) Lavare manualmente i vestiti, sotto il rubinetto o in doccia, comprando in loco un banale sapone di marsiglia (e, mi raccomando, usando meno acqua possibile visto che alle Canarie scarseggia). Facile e semplice! In questo modo riuscirete a partire per le Canarie (o qualsiasi posto caldo durante il nostro inverno). Ne beneficerà il vostro portafogli (viste le tariffe dei bagagli supplementari) e soprattutto l’ambiente, perché il peso di un bagaglio aggiuntivo non andrà ad appesantire l’aereo durante decollo/atterraggio. Ovvio, la differenza su 1 solo bagaglio è minima, ma questo è proprio uno di quei casi in cui l’unione fa la forza. Come ha reagito la ragazza a cui ho suggerito tutto ciò? Bene, mi ha ringraziato con una serie di icone eloquenti. Succede anche, però, che altri lettori passino sotto il mio consiglio. Una lettrice interviene a gamba tesa, rispondendomi così: bhe si se in 1 settimana esci dormi mangi etc con gli stessi vestiti nn ti serve nenmeno lo zaino..ma tt apposto??Ma non dovevamo essere tutti più buoni? Per conto mio, non ci sono riuscito. Le ho chiesto con una punta di sarcasmo se avesse compreso il significato di quanto avevo scritto. Lo spirito Natalizio è stato infranto. Sono consigli così strani, i miei? Anche voi li mettete in pratica? A voi i commenti. Nel frattempo, vi auguro Buone Feste!
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    La Gomera, Jerduñe Nell'isola de La Gomera capirà spesso di trovare paesaggi che, ai nostri occhi stranieri, sembrano contrastanti. Come fanno a stare insieme le palme e la nebbia fitta? Questa condizione invece è abbastanza frequente e tutt'altro che strana in quest'isola. A Jerduñe, la nebbia la si vede scorrere e sa rivelarti una storia che il turista frettoloso potrebbe perdersi. Al mio sguardo invece questa valle racconta di una comunità rurale, degli allevatori le cui capre belano ancora tra la nebbia, di giorni faticosi in cui occorreva risalire la pendenza fortissima fino alla statale, dove ferma l'autobus. E poi c'è il verricello. C'è quello ancora funzionante e ci sono i suoi antenati, i cui cavi ormai penzolano nella loro immobilità. Evidentemente la necessità aguzza l'ingegno e qualcuno era stanco di caricarsi il peso delle cose lungo questi sentieri irti. La Gomera è anche questo: è Storia, è Comunità, è ambiente e suggestione. #canarie #lagomera #diariogomera #isolecanarie #photography #foto #simoneviaggiatore @viaggi@feddit.it
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    @LeleGroot vero! Valeva la pena!In effetti chi ha una certa consapevolezza sull'arcipelago, secondo me, può apprezzarla di più.
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    Le ragioni che possono portare un viaggiatore a La Gomera possono essere tante. Per me, sono tantissime: è l’ultima delle 8 isole che mi rimane da visitare. Già questo sarebbe un motivo sufficiente, ma c’è di più. È l’isola che ho sempre visto da Tenerife, l’isola che da lontano mi sembrava una specie di roccaforte inespugnabile, fatta solo di scogliere e montagne, e dove non si vedeva mai nessun paese, neppure di notte quando calava il buio e non restava che la luna a illuminarla, lasciando visibile la sua sagoma scura adagiata sull’oceano blu scuro. La Gomera è sempre stata l’isola inaccessibile, per me, anche per una ragione di prezzo. Ci si arriva soltanto in aereo o in traghetto, e aumentare di 200 o 300 euro il budget era una spesa che non aveva senso, per il bilancio familiare, soprattutto se c’erano tante altre isole tra cui scegliere che erano raggiungibili con pochissimi euro. E poi non credevo che in un’isola fatta di montagne aride e canyon ci fosse più questo gran che da vedere. Molti la visitano in giornata da Tenerife, e per molto tempo nella mia testa questa era stata la conferma che in fondo l’unica attrattiva dell’isola fosse quel parco naturale fatto di boschi di laurisilva, il Garajonay. Finché, come è successo per El Hierro, ho capito che mi sbagliavo, e l’ho capito nel modo più brutale possibile, che però è anche quello che amo di più: guardare le fotografie di altri viaggiatori che prima di me hanno raccontato questo posto. L’attrazione per La Gomera è diventata irresistibile, e ho dovuto rompere il porcellino per tirare fuori anche l’ultimo euro che mi separava da questa ultima “conquista”. Oggi è stato il giorno in cui il viaggio è iniziato. Arrivare all’aeroporto di Milano Malpensa mi ha ricordato perché voglio tanto lasciare il nostro Paese. A parte il fatto che mi ci senti tremendamente fuori posto, ovvio. La pianura Padana è grigia, spenta. Il cemento e i piccoli rifiuti la fanno da padroni ovunque. Vedi carte, cartine e cartacce ormai dappertutto. Ininterrottamente si presentano ai bordi delle strade, impossibili da ignorare, almeno per me. Spesso vedi anche intere borse delle spesa che un tempo sono state in qualche pattumiera, e ora sono lì in stasi, ad aspettare che qualche animale o automobile le apra e sparga il contenuto in giro. Contenuto che poi finisce tra una carreggiata e l’altra, nelle rotonde, negli spazi tra uno svincolo della tangenziale e l’imbocco di una statale. Però, tutto questo sembriamo non notarlo. A quanto pare, da fastidio solo a me, che ricordo come fosse il Nord Italia un tempo. Forse, chi critica “il Sud” per problemi simili ha lasciato gli occhi da qualche parte attorno agli anni ’90. Ormai non c’è più differenza tra le campagne di Agrigento e la tangenziale di Milano (o di Reggio Emilia, se è per questo), e non in senso buono. Temevo per gli scioperi del personale di terra dell’aeroporto, ma il mio volo e molti altri non sono stati toccati. All’arrivo a Tenerife, ho trovato ad aspettarmi il solito caos, e una temperatura di 26/28° (a sensazione) che per la prima volta sento essere umidi. In una ventina di minuti, un taxi mi ha portato al porto di Los Cristianos (50€).Mentre aspettavo che il traghetto partisse, non ho potuto fare a meno di notare la maggiore pulizia rispetto all’Italia. I margini delle strade sono puliti, o almeno più di quelli che ho visto stamattina. Tanto si più.Il porto è piccolo, ma ordinato e ben funzionante. Mentre il tramonto indora le montagne alle spalle del porto, realizzo che qui c’è un’ora di luce in più rispetto all’Italia, a parità di periodo. Ci avevo già pensato durante uno dei viaggi del passato, ma questa verità mi viene di nuova sbattuta davanti agli occhi, prepotentemente. Se vivessi qui, questo per me sarebbe un grande vantaggio. Amo la luce. Non mi piacciono le giornate corte, specie quando il buio è associato alla stagione fredda. Per contro, amo la stagione calda, ma in Italia mi fa stare peggio dell’inverno. Qui, tutto andrebbe magicamente a posto. Peccato che Tenerife sia ormai satura, e le migliaia di edifici davanti a me, e il traffico che sembra quello milanese o emiliano, non sono che l’ennesima conferma. La traversata è di soli 50 minuti, ma decisamente intensa. Nonostante l’oceano sembrasse molto calmo, il traghetto ha ballato molto per tutto il tempo. Non si stava in piedi e alcune persone sono state molto male. Io ho resistito a mala pena restando immobile, seduto e ad occhi chiusi. Sam Sebastian de La Gomera, il capoluogo dell’isola è molto più “vivo” di quanto immaginassi, ma per il momento non posso dire molto di più, l’ho solo attraversata per salire poi verso il centro dell’isola, dove non c’è nemmeno una luce ad esclusione di quella di un paio di tunnel. Dopo essere saliti, si scende: prima ad Hermigua, una cittadina molto grande dove vedo qualche ristorante aperto e tante automobili, segno che qui qualcuno ci vive: non è una battuta, lo dico perché in tutti 50 km del tragitto ho incrociato una sola automobile. Finalmente arrivo ad Agulo, esausto. Ma da qui si vedono le luci di Tenerife. Finalmente, posso ribaltare la prospettiva. Domani sarà una giornata fantastica. Avrei quasi voglia che il mattino arrivasse in fretta per iniziare a conoscere meglio l’isola. La vista dalla terrazza della”estación marítima” di Los CristianosLa vista dalla terrazza della”estación marítima” di Los CristianosMal di mare