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    Mondo spyware
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    release_candidate@mastodon.bsd.cafe
    @stefano What did I miss today?
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleDa febbraio 2026 un nuovo trojan bancario per Android circola con un obiettivo dichiarato: l’Ucraina. Ma “trojan bancario” è ormai una definizione troppo stretta per Manic, il malware descritto in un report di ThreatFabric come “un ibrido tra malware bancario e spyware”. Oltre a rubare PIN e credenziali finanziarie, Manic intercetta SMS, seed phrase di wallet crypto, cronologia chiamate e posizione GPS — e, quando il telefono infetto è offline, trova comunque il modo di far uscire i dati sfruttando altri dispositivi compromessi nelle vicinanze via Bluetooth e Wi-Fi Direct. È una capacità che ridefinisce cosa significhi davvero “isolare” un dispositivo compromesso.Non una schermata di phishing, ma una tastiera che origliaLa maggior parte dei trojan bancari Android si affida a overlay che imitano l’interfaccia dell’app bersaglio per catturare le credenziali digitate dalla vittima. Manic fa qualcosa di più subdolo: grazie ai permessi di Accessibility Service, determina la posizione della tastiera digitale legittima dell’app e registra i singoli tocchi dell’utente senza alterare in alcun modo il funzionamento dell’app originale. Il risultato è che la vittima interagisce con la sua banca reale, sullo schermo reale, mentre in background il malware classifica ogni sequenza digitata — PIN di sblocco, seed phrase di wallet, codici OTP, password — semplicemente osservando dove e quando avvengono i tocchi.A questa capacità si aggiungono sessioni di controllo remoto vere e proprie via WebRTC, con visualizzazione live dello schermo, mascherate dietro overlay neri o finte schermate di aggiornamento di sistema; la possibilità di sbloccare il dispositivo da remoto tramite la funzione autoEnterPin, una volta che il PIN è stato catturato; e comandi dedicati per disattivare Google Play Protect (disable_gp), così da ridurre le probabilità di essere rilevati anche dalle protezioni native di Android.169 applicazioni monitorate, priorità all’UcrainaThreatFabric ha censito 169 identificatori di applicazioni nella lista bersagli di Manic: banche, exchange di criptovalute, app di pagamento P2P e “buy now pay later”, client email e browser. Il dato più significativo, però, è la composizione geografica dei target: il malware dà priorità esplicita a banche ucraine, servizi eID e piattaforme governative, oltre ad app di messaggistica sia commerciali sia a uso militare — una scelta che, nel contesto del conflitto in corso, suggerisce un interesse che va oltre la semplice frode finanziaria. La lista si estende poi a istituti finanziari in Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Estonia, Lituania e Regno Unito, con distribuzione tramite siti di phishing e dropper che si spacciano per utility di sistema o aggiornamenti di componenti Android/produttore (i nomi dei package individuati imitano deliberatamente Huawei, Honor, Lenovo, Motorola e persino Apple).Lo sviluppo del malware appare tutt’altro che concluso. ThreatFabric ricostruisce una timeline chiara: la prima infrastruttura viene registrata a febbraio 2026, i servizi di produzione entrano in funzione tra marzo e aprile, la prima versione operativa di wrapper e implant compare a maggio, mentre a luglio arriva un aggiornamento che introduce protezioni anti-analisi rafforzate, caricamento del codice DEX direttamente in memoria (per complicare l’analisi statica) e un meccanismo di phishing per il “lock secret” del dispositivo.Quando internet non basta: l’esfiltrazione mesh via BluetoothLa caratteristica più originale di Manic — e quella che lo distingue nettamente dal panorama dei trojan Android — è il meccanismo di esfiltrazione dati progettato per funzionare anche quando il dispositivo infetto non ha accesso diretto a internet. I dati rubati vengono cifrati con AES-GCM e messi in una coda locale; il malware cerca poi altri dispositivi infetti nelle vicinanze tramite Wi-Fi Direct, Bluetooth RFCOMM o BLE GATT, costruendo percorsi “store-and-forward” multi-hop — fino a 4 salti per impostazione predefinita — capaci di far arrivare i dati a internet passando di device in device, finché uno di essi non trova connettività diretta. Se nessuna rotta è disponibile nell’immediato, i dati restano semplicemente in coda per essere ritrasmessi al primo tentativo utile.Come sintetizzano gli stessi ricercatori di ThreatFabric, “rimuovere l’accesso diretto a internet da un dispositivo infetto non impedisce necessariamente l’esfiltrazione dei dati”. È una considerazione che dovrebbe far riflettere chi progetta contromisure basate solo su segmentazione di rete o blocco della connettività cellulare/Wi-Fi: in scenari con più dispositivi compromessi nello stesso ambiente — un ufficio, un’abitazione, persino un evento pubblico — la rete mesh creata dal malware stesso diventa il canale di comunicazione, aggirando completamente i controlli perimetrali tradizionali pensati per un singolo endpoint.Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza mobile e per gli istituti finanziari nei paesi target, Manic impone di ripensare due assunzioni comuni. La prima è che il monitoraggio comportamentale lato server (fraud detection basata su pattern di digitazione o velocità di interazione) rimane efficace anche quando l’attaccante non altera l’interfaccia dell’app: qui serve piuttosto rilevare l’uso anomalo di servizi di Accessibility da parte di app di terze parti non correlate al contesto bancario. La seconda è che l’isolamento di rete di un dispositivo sospetto non è più una garanzia sufficiente, quando l’esfiltrazione può avvenire tramite protocolli short-range verso dispositivi terzi già compromessi.Verificare quali app hanno richiesto e ottenuto permessi di Accessibility Service e Notification Listener, specie se provenienti da fonti fuori Google PlayMonitorare pattern anomali di connessioni Wi-Fi Direct/Bluetooth in ambienti aziendali e finanziari sensibiliDiffidare di dropper che si presentano come aggiornamenti di componenti di sistema legati a specifici produttori (Huawei, Honor, Lenovo, Motorola)Mantenere attivo Google Play Protect e verificare periodicamente lo stato di attivazione, dato che Manic include comandi dedicati per disattivarloPer le banche: rafforzare l’autenticazione multi-fattore fuori-banda, poiché OTP e SMS risultano tra i dati intercettati con prioritàIndicatori di compromissione[Wrapper - luglio 2026] SHA-256: 80be0942d0e20b5006e240434f42512c8b3cd0d54eee858a25663c1a4224a576 Package: tech.intel.dialer.updater [Implant - luglio 2026] SHA-256: feea425cde1223fe7afdd7a1ea631678ec6282f6cc20c3d3c0fb97cdbcf65b9b Package: org.lenovo.storage.processor [Implant primario] SHA-256: e7abc375f24d0dd2419e0bce4686c7301b3ee82ae38906c67d3481580f6c648e Package: tech.apple.dialer.scheduler [Wrapper - maggio 2026] SHA-256: 2884108b35eba7b8099087405653c1b23c3839f0d5058c4d61341fc31cfc6040 Package: org.honor.secure.helper [Implant - maggio 2026] SHA-256: 2fb5b01ea5a483d60b659e85327a53c6661bdd630d4afd93dc5fe0941d3ccbbe Package: dev.huawei.media.helper [Implant correlato] SHA-256: 7c12f1237090e32c18583f66f1a9e44b029ad7c1e61179e1d524fb3093abd59a Package: io.motorola.secure.executor [Comandi bot principali] remote_control - sessione schermo/webcam via WebRTC get_logs - esportazione log accessibility export_sms - esportazione SMS export_calls - esportazione cronologia chiamate export_contacts - esportazione contatti export_file - raccolta file locali send_sms - invio SMS dal dispositivo ussd - esecuzione codici USSD geo - attivazione geolocalizzazione disable_gp - disattivazione Google Play ProtectFonte primaria: ThreatFabric Mobile Threat Intelligence. Report completo disponibile sul blog ufficiale di ThreatFabric.
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    jbowen@mast.hpc.social
    @jonsnow Windows is just spyware now. It is unsafe to use.
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    redhotcyber@mastodon.bida.im
    Come la NSO Group ha trasformato la sorveglianza totale in un comodo servizio web📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/come-la-nso-group-ha-trasformato-la-sorveglianza-totale-in-un-comodo-servizio-web/A cura di Carolina Vivianti#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #spyware #datirubati #vittimadihacking #sicurezzainformatica
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleNon servono droni, satelliti spia o infiltrati sul campo: bastano un videocitofono smart lasciato con la password di fabbrica e una connessione a Internet. Le agenzie di intelligence olandesi AIVD (General Intelligence and Security Service) e MIVD (Military Intelligence and Security Service) hanno rivelato che hacker legati allo stato russo hanno compromesso migliaia di telecamere IP e sistemi di videocitofonia lungo le rotte logistiche usate dalla NATO e dall’Ucraina per il trasporto di aiuti militari occidentali, trasformando dispositivi domestici e commerciali in una rete di sorveglianza capillare sul territorio europeo.Un’operazione di OSINT armata su scala industrialeSecondo quanto riportato inizialmente dal Telegraph e ripreso da Kyiv Post, Pravda e diverse testate di settore, l’obiettivo dell’operazione russa era raccogliere intelligence in tempo reale sui tipi e sui volumi di armamenti inviati a Kyiv dagli alleati occidentali. A differenza delle tradizionali tecniche di sorveglianza satellitare o tramite drone, questa campagna sfrutta dispositivi IoT di consumo già presenti sul territorio: telecamere di sicurezza, citofoni smart e sistemi di videosorveglianza commerciale posizionati, spesso per puro caso logistico, lungo strade e valichi utilizzati per i convogli di aiuti militari.Le due agenzie olandesi hanno confermato che un numero limitato di telecamere situate direttamente lungo le rotte logistiche nei Paesi Bassi risultava compromesso, e che le organizzazioni proprietarie dei dispositivi sono state avvisate per adottare contromisure. Il fenomeno, però, non si limita al territorio olandese: secondo l’advisory, la campagna ha interessato più Paesi membri della NATO e la stessa Ucraina, delineando un quadro di sorveglianza distribuita su tutta la catena di rifornimento occidentale verso il fronte.Le tecniche: niente exploit sofisticati, solo superficie d’attacco enormeIl dato più inquietante emerso dall’advisory congiunto non riguarda la sofisticazione tecnica — che qui è minima — ma la scala e la facilità dell’operazione. “Quando una telecamera IP viene identificata, un attaccante può provare ad accedervi via Internet: spesso è relativamente facile, perché molte telecamere connesse alla rete sono insufficientemente protette”, si legge nel rapporto delle agenzie olandesi. Gli operatori russi si sono affidati sistematicamente a password di default lasciate dal produttore, firmware obsoleti e mai aggiornati, e configurazioni di fabbrica mai modificate dagli utenti finali.Molti dei dispositivi compromessi sono telecamere IP economiche di produzione cinese, in particolare modelli Hikvision e Dahua — marchi già oggetto in passato di segnalazioni per vulnerabilità di sicurezza e per preoccupazioni geopolitiche legate al loro utilizzo in infrastrutture sensibili. Una volta ottenuto l’accesso, gli aggressori hanno impiegato software di riconoscimento immagini per analizzare automaticamente i flussi video alla ricerca di veicoli militari e per identificarne il carico, automatizzando quello che altrimenti avrebbe richiesto osservazione umana costante.Il contesto più ampio: la guerra ibrida contro la logistica occidentaleQuesta campagna di compromissione delle telecamere si inserisce in un pattern più ampio di iniziative russe volte a mappare, disturbare o neutralizzare i vantaggi tecnologici che sostengono lo sforzo bellico ucraino. Un’inchiesta congiunta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde, citata da Kyiv Post, ha rivelato che Russia e Cina hanno discusso segretamente, nell’ambito del terzo Forum di cooperazione tecnico-militare Cina-Russia tenutosi a Guangzhou, piani per neutralizzare la costellazione satellitare Starlink, da cui l’Ucraina dipende fortemente per comunicazioni e intelligence in tempo reale sul campo di battaglia.Le slide trapelate, attribuite alla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), delineavano un approccio multi-dominio contro Starlink: mezzi fisici per distruggere satelliti in orbita bassa, jamming elettromagnetico dei segnali e operazioni cyber pensate per caricare payload malevoli attraverso i terminali utente. Il documento proponeva inoltre una vera e propria “alleanza di sicurezza” tra Pechino e Mosca, con condivisione di intelligence e collaborazione su tecnologie chiave per contrastare il dominio strategico statunitense nello spazio.Letta in questo contesto, la compromissione delle telecamere IP appare come un tassello a basso costo ma ad alto valore informativo di una strategia più ampia: se Starlink rappresenta il bersaglio ad alta quota della guerra ibrida russa, le migliaia di dispositivi IoT scarsamente protetti lungo le rotte logistiche europee rappresentano il fronte a bassa quota, silenzioso e diffuso, della stessa battaglia per la superiorità informativa.Due righe pratiche per i difensoriPer i team di sicurezza, in particolare in ambito enterprise, logistico e delle infrastrutture critiche, questa vicenda è un promemoria brutale di quanto i dispositivi IoT di consumo restino l’anello debole della catena, specialmente quando dislocati in prossimità di asset sensibili o rotte strategiche. Le raccomandazioni delle agenzie olandesi, applicabili anche al contesto italiano ed europeo in generale, si concentrano su igiene di base della sicurezza IoT piuttosto che su contromisure avanzate:Cambiare immediatamente le password di default su tutte le telecamere IP, videocitofoni smart e dispositivi di videosorveglianza connessi a Internet.Aggiornare il firmware dei dispositivi IoT con regolarità, verificando la disponibilità di patch presso il produttore.Segmentare la rete in modo che le telecamere IP non abbiano accesso diretto a Internet né alla rete aziendale principale, utilizzando VLAN dedicate.Per le organizzazioni logistiche che operano lungo rotte sensibili, effettuare un censimento dei dispositivi IoT esposti pubblicamente tramite piattaforme come Shodan o Censys.Segnalare alle autorità nazionali competenti (in Italia, CSIRT-Italia) eventuali dispositivi sospetti o comportamenti anomali di rete rilevati su telecamere aziendali.Valutare con attenzione l’adozione di dispositivi IoT di produttori con precedenti riscontrati di vulnerabilità sistemiche, specialmente in contesti a rischio geopolitico elevato.La vicenda dimostra ancora una volta che l’intelligence russa non ha bisogno di zero-day costosi o di infrastrutture offensive sofisticate quando l’anello debole è semplicemente la scarsa igiene di sicurezza di milioni di dispositivi IoT di consumo lasciati esposti online con le impostazioni di fabbrica. È una lezione che vale ben oltre il contesto bellico ucraino, e che riguarda direttamente chiunque gestisca infrastrutture di videosorveglianza connesse in rete.
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    blog@insicurezzadigitale.com
    Si parla di:ToggleC’è un dettaglio che rende il caso di Stelios Kouloglou diverso da tutti gli altri scandali Pegasus degli ultimi anni: l’eurodeputato greco non era una vittima qualsiasi, ma il membro di una commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo istituita proprio per indagare sugli abusi dello spyware commerciale. Secondo un report pubblicato il 3 luglio 2026 dal Citizen Lab dell’Università di Toronto, il telefono di Kouloglou è stato infettato con Pegasus nell’ottobre 2022 e almeno altre due volte nel marzo 2023, proprio nei momenti cruciali della stesura del rapporto finale della commissione PEGA. È la prima volta che un membro della commissione viene pubblicamente identificato come bersaglio dello stesso strumento che era chiamato a indagare.La commissione PEGA e il suo bersaglio internoLa commissione d’inchiesta PEGA (Pegasus and Surveillance Spyware) è stata istituita dal Parlamento Europeo nel marzo 2022, dopo che un consorzio internazionale di giornalisti aveva rivelato l’uso diffuso dello spyware Pegasus di NSO Group contro giornalisti, avvocati, attivisti e politici in diversi Stati membri, tra cui Ungheria, Polonia, Spagna e Grecia. Kouloglou, giornalista ed ex parlamentare di SYRIZA, sedeva nella commissione mentre questa raccoglieva testimonianze e redigeva le prime bozze del suo rapporto, concentrate in particolare sugli abusi documentati a Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia e Spagna.Il fatto che proprio lui sia finito nel mirino, mentre la commissione lavorava a conclusioni che avrebbero potuto imbarazzare governi europei, ha immediatamente sollevato interrogativi sulla natura dell’attacco. Un eurodeputato in carica ha definito l’episodio “un attacco diretto allo stato di diritto”, chiedendo alla Commissione Europea di imporre limiti stringenti all’uso dello spyware nei 27 Stati membri. La Commissione, contattata dai giornalisti, non ha risposto.Timeline degli attacchi: due finestre, due momenti chiaveIl Citizen Lab ha ricostruito con precisione forense due finestre di compromissione, entrambe coincidenti con fasi decisive del lavoro della commissione:21 ottobre 2022 — Prima infezione confermata, nel pieno delle discussioni via email e messaggistica di ottobre-novembre 2022, in vista della consegna della prima bozza del rapporto sugli abusi in Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia e Spagna. Il momento coincide inoltre con un ricovero ospedaliero di Kouloglou per un intervento chirurgico programmato, circostanza che potrebbe aver permesso agli operatori dello spyware di intercettare anche conversazioni ambientali relative alla sua salute o scambi con i visitatori.6-7 marzo 2023 — Due ulteriori infezioni, mentre Kouloglou viaggiava da Atene a Bruxelles per le audizioni della commissione, mesi prima dell’adozione finale del rapporto scritto.Kouloglou ha raccontato ai giornalisti di TechCrunch la rabbia provata nello scoprire la compromissione: “Ti rendi conto che tutti i tuoi dati personali sono stati presi — non solo gli scambi professionali o i messaggi con i ministri, ma anche le cose molto private, i momenti felici e quelli tristi”. L’eurodeputato ha annunciato l’intenzione di citare in giudizio NSO Group.PWNYOURHOME: l’exploit zero-click che passa da HomeKitDal punto di vista tecnico, l’infezione del 2022 sfrutta una catena di exploit già documentata dal Citizen Lab in precedenti ricerche e nota con il nome in codice PWNYOURHOME, attiva contro iOS 15 e iOS 16 a partire da ottobre 2022. Si tratta di un exploit zero-click in due fasi che colpisce due processi distinti del sistema operativo iPhone: il primo stadio prende di mira il framework HomeKit — il sistema Apple per la gestione della smart home — mentre il secondo stadio sfrutta iMessage per ottenere l’esecuzione di codice e l’installazione dello spyware.La vulnerabilità sfruttata riguarda un problema di deserializzazione in NSKeyedUnarchiver, una classe già abusata in precedenti catene di exploit zero-click contro iMessage. Poiché non richiede alcuna interazione da parte della vittima, il bersaglio non riceve notifiche, non deve cliccare link né aprire allegati: lo spyware si installa silenziosamente, consentendo l’accesso a messaggi, cronologia delle chiamate, dati di geolocalizzazione, foto e — nel caso dei modelli più recenti — anche all’attivazione da remoto di microfono e fotocamera.Apple ha corretto le falle sfruttate da PWNYOURHOME con il rilascio di iOS 16.3.1, introducendo tra l’altro un nuovo controllo che rifiuta di decodificare determinati messaggi HomeKit a meno che non provengano da una fonte plausibile. Il problema, come spesso accade con gli attacchi Pegasus, è che l’aggiornamento correttivo non era ancora installato sul dispositivo di Kouloglou al momento dell’attacco dell’ottobre 2022 — una finestra di esposizione che gli operatori dello spyware hanno sfruttato attivamente.Un cliente governativo con licenza multi-paeseIl Citizen Lab non ha attribuito pubblicamente l’attacco a un governo specifico, ma un dettaglio tecnico rende il quadro più inquietante: l’indirizzo email utilizzato come vettore d’infezione da chi ha colpito Kouloglou è lo stesso già osservato in una precedente campagna che aveva infettato i telefoni di giornalisti in diversi paesi europei. Il riutilizzo dello stesso indirizzo — e quindi, presumibilmente, della stessa infrastruttura di comando e controllo — suggerisce che il cliente governativo di NSO Group disponesse di un’autorizzazione per operare lo spyware Pegasus contro bersagli in più Stati membri dell’Unione Europea, non in uno soltanto.Questo elemento è cruciale per il dibattito politico che ne è seguito: se la licenza NSO copre operazioni cross-border all’interno dello spazio europeo, i meccanismi di controllo nazionale sull’export e sull’uso dello spyware — già ritenuti insufficienti dallo stesso rapporto PEGA — risultano ancora più permeabili di quanto documentato finora.NSO Group tra sanzioni USA e tentativi di riabilitazioneNSO Group resta in gran parte bandita dall’uso governativo negli Stati Uniti, a seguito di un ordine esecutivo dell’amministrazione Biden che vieta l’impiego federale di spyware commerciale capace di violare i diritti umani. Nel 2025 l’azienda israeliana ha confermato che un gruppo di investitori statunitensi non identificato ha versato decine di milioni di dollari nella società, in quella che gli osservatori hanno letto come un tentativo di riabilitare il marchio NSO in vista di un possibile ingresso nel mercato americano — un percorso già criticato per la scarsa trasparenza degli impegni dichiarati dall’azienda.Il caso Kouloglou arriva quindi in un momento delicato: mentre NSO cerca legittimazione commerciale, un membro della stessa commissione UE nata per indagarla diventa l’ennesima prova pubblica che gli abusi non si sono fermati.Implicazioni e due righe per i difensoriPer chi opera in ruoli ad alto rischio — parlamentari, giornalisti, avvocati per i diritti umani, ricercatori di sicurezza, dissidenti — il caso conferma alcune priorità difensive ormai consolidate ma spesso disattese:Aggiornamenti tempestivi: gli exploit zero-click di Pegasus sfruttano quasi sempre vulnerabilità già note ma non ancora patchate sul dispositivo bersaglio. Applicare gli aggiornamenti iOS entro 24-48 ore dalla pubblicazione riduce drasticamente la finestra di esposizione.Lockdown Mode: la modalità di isolamento introdotta da Apple su iOS disabilita molte delle superfici di attacco usate dagli exploit zero-click (inclusi determinati messaggi HomeKit e allegati iMessage complessi), ed è fortemente consigliata per soggetti ad alto rischio.Verifica forense periodica: strumenti open source come Mobile Verification Toolkit (MVT), sviluppato da Amnesty International, permettono di analizzare backup iOS/Android alla ricerca di indicatori di compromissione noti legati a Pegasus e spyware simili.Riavvii regolari del dispositivo: molte varianti di Pegasus non sopravvivono a un riavvio senza reinfezione, complicando la persistenza per gli attaccanti — una contromisura semplice ma efficace in assenza di altre difese.Segnalazione a Citizen Lab o Access Now: chi sospetta di essere bersaglio di spyware commerciale può richiedere supporto tecnico gratuito attraverso l’Access Now Digital Security Helpline.Il caso Kouloglou dimostra ancora una volta che lo spyware di livello statale non conosce eccezioni istituzionali: nemmeno chi indaga sugli abusi è al riparo dal diventarne bersaglio. Per il Parlamento Europeo, la domanda che resta aperta è se le raccomandazioni della stessa commissione PEGA — largamente rimaste lettera morta — troveranno finalmente attuazione concreta.Indicatori tecnici e riferimentiSpyware: NSO Group Pegasus Catena di exploit: PWNYOURHOME (zero-click, iOS 15/16) Vettori sfruttati: HomeKit (stage 1) + iMessage/NSKeyedUnarchiver (stage 2) Patch correttiva: iOS 16.3.1 Date di compromissione confermate (dispositivo Kouloglou): - 21 ottobre 2022 - 6 marzo 2023 - 7 marzo 2023 Strumenti di verifica consigliati: - Mobile Verification Toolkit (MVT) - github.com/mvt-project/mvt - Access Now Digital Security Helpline Fonte primaria: Citizen Lab, University of Toronto "Member of Committee Investigating Spyware Hacked With Pegasus" (3 luglio 2026)
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    CrystalX RAT: Il nuovo malware che ti hackera… e poi ti prende in giro📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/crystalx-rat-il-nuovo-malware-che-ti-hackera-e-poi-ti-prende-in-giro/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #trojan #spyware #kaspersky #crystalxrat #furtofrodi #sicurezzainformatica #ll
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    Spyware fuori controllo: la rete segreta che sta armando il mondo📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/spyware-fuori-controllo-la-rete-segreta-che-sta-armando-il-mondo/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #spyware #sicurezzainformatica
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    Gli spioni si sono fatti spiare! Paragon Graphite si “auto-leaka” la dashboard📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/quando-gli-spioni-si-fanno-spiare-paragon-graphite/#redhotcyber #news #spyware #graphite #sorveglianza #sicurezzainformatica #malware #hacking
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    Arriva ZeroDayRAT: il nuovo spyware che minaccia Android e iOS. Cosa c’è da sapere📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/arriva-zerodayrat-il-nuovo-spyware-che-minaccia-android-e-ios-cosa-ce-da-sapere/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #spyware #zerodayrat #telegram #android #ios
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    Spyware: gli USA rimuovono le sanzioni agli sviluppatori dello spyware Predator📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/spyware-gli-usa-rimuovono-le-sanzioni-agli-sviluppatori-dello-spyware-predator/#redhotcyber #news #intellexa #predator #spyware #sanzioni #dipartimentoDelTesoro #statiUniti #cybersecurity
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    A tutta sorveglianza: Predator torna più potente che mai grazie a nuove vulnerabilità zero-day📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/a-tutta-sorveglianza-predator-torna-piu-potente-che-mai-grazie-a-nuove-vulnerabilita-zero-day/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #spyware #intellexa #predator
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    Telegram, WhatsApp e Signal sotto tiro dagli Spyware. Il CISA Avverte📌 Link all'articolo : https://www.redhotcyber.com/post/telegram-whatsapp-e-signal-sotto-tiro-dagli-spyware-il-cisa-avverte/#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #spyware #trojan #messaggisticaMobile #ingegneriaSociale #targeting #codiciQR